La Contrada del Drago è una delle diciassette contrade storiche di Siena, situata nel Terzo di Camollia, nella parte nord-occidentale della città . Il territorio del Drago si estende approssimativamente dall’area della Fortezza Medicea e dello stadio comunale fino alla Basilica di San Domenico, includendo verso est parte di Via dei Montanini e zone adiacenti al Poggio Malavolti . Proprio nelle vicinanze si trova l’Hotel Minerva (Via Garibaldi 72), un punto di partenza ideale per esplorare questa contrada: bastano infatti pochi minuti a piedi per raggiungere Piazza Giacomo Matteotti, la piazza principale del Drago, dove sorge la fontanina battesimale della contrada e la sede storico-museale.
In questa guida andremo a conoscere da vicino la Contrada del Drago – la sua storia plurisecolare, le tradizioni e i luoghi da visitare (come il museo e l’oratorio) – con un approccio a domande e risposte per sciogliere ogni curiosità. Scopriremo anche i trionfi del Drago al Palio di Siena, analizzando i singoli Palii vinti (ben 39 vittorie dal 1650 ad oggi ) e fornendo utili tabelle riepilogative. Infine, proponiamo un itinerario a piedi dall’Hotel Minerva attraverso le vie di Siena fino al cuore della contrada, indicando i punti di interesse lungo il percorso. Prepariamoci dunque a immergerci nell’anima di una delle contrade più antiche e affascinanti di Siena!
Dove si trova la Contrada del Drago e quali sono i suoi simboli?
Domanda: Qual è la posizione della Contrada del Drago nella città di Siena e quali sono i suoi simboli distintivi?
Risposta: La Contrada del Drago occupa la zona del Terzo di Camollia, uno dei tre antichi terzieri in cui è suddiviso il centro storico di Siena . Il territorio del Drago comprende diverse vie e piazze importanti: ad esempio Piazza Matteotti (il centro nevralgico contradaiolo, sede della fontanina e della società di contrada), Via di Camporegio (dove si trova la società “Camporegio”) e parte di Via dei Montanini, una delle principali strade cittadine . Questa contrada è circondata dalle vicine contrade dell’Onda, della Lupa, dell’Istrice e dell’Aquila, con cui condivide i confini nel dedalo urbano senese. Grazie alla sua collocazione, il Drago è facilmente raggiungibile a piedi dal centro – ad esempio, da Piazza del Campo bastano circa 10 minuti di cammino in direzione nord per arrivare nel territorio dragaiolo.
Simboli contradaioli: L’emblema araldico del Drago raffigura – come suggerisce il nome stesso – un drago alato dal colore oro, coronato all’antica, con le ali spiegate . Nella zampa destra il drago regge un pennoncello azzurro con la lettera “U” d’oro sormontata da una corona reale, riferimento storico al re Umberto I di Savoia . I colori ufficiali della contrada sono il rosa antico e il verde, listati (ossia attraversati) di giallo – tinte che compaiono su bandiere, costumi e sul fazzoletto (o “gioiello”) che i contradaioli indossano con orgoglio. Il motto della Contrada del Drago è “Il cor che m’arde divien fiamma in bocca”, un’espressione poetica in lingua senese che significa “Il cuore che mi arde diventa fiamma nella bocca”, alludendo al fuoco interiore del drago che si manifesta all’esterno .
Altri elementi distintivi: Ogni contrada di Siena ha tradizionalmente anche un santo patrono, alleanze e – talvolta – rivalità con altre contrade. Il Drago venera come santo patrono Santa Caterina da Siena, la grande mistica senese del XIV secolo, e in suo onore celebra la festa titolare (cioè la festa annuale principale della contrada) l’ultima domenica di maggio . La scelta di Santa Caterina è significativa: sebbene il luogo di nascita della santa ricada nel territorio della Contrada dell’Oca, il Drago le è particolarmente legato perché la sua chiesa (l’oratorio di contrada) è proprio intitolata a Santa Caterina. Un altro tratto peculiare è che il Drago non ha alcuna contrada rivale: è l’unica contrada di Siena a non aver mai avuto una nemica ufficiale nella storia, pur avendo vissuto in passato qualche attrito episodico (ad esempio con Lupa, Selva o Bruco in varie epoche) . In compenso, il Drago può vantare un rapporto speciale di alleanza con la Contrada dell’Aquila, alleanza sancita e mantenuta nel tempo . Anticamente esistevano anche alleanze con Oca, Lupa e Selva, poi sciolte nel Novecento , ma quella con l’Aquila perdura ancora oggi ed è evidente durante le celebrazioni comuni e nei reciproci sostegni in occasione del Palio.
Di seguito un riepilogo dei dati salienti della Contrada del Drago:
| Voce | Dettagli |
|---|---|
| Terzo di appartenenza | Camollia |
| Simbolo (emblema) | Drago alato d’oro coronato, con pennoncello azzurro recante la lettera “U” (Umberto I) |
| Colori | Rosa antico e verde listati di giallo |
| Motto | “Il cor che m’arde divien fiamma in bocca” |
| Santo patrono | Santa Caterina da Siena (festa titolare: ultima domenica di maggio) |
| Contrada alleata | Aquila |
| Contrada rivale | Nessuna (nessuna rivalità ufficiale) |
| Antica corporazione | Banchieri (ogni contrada era storicamente associata a un mestiere: il Drago ai banchieri) |
| Vittorie al Palio | 39 vittorie (prima nel 1650, ultima nel 2022) |
Come si evince, la Contrada del Drago unisce la simbologia fiera del drago alata con riferimenti storici importanti (la “U” di Umberto I), colori inusuali ma di forte impatto, e una posizione strategica nella città. Questa contrada, spesso chiamata anche “Popolo di Camporegio”, trae questo appellativo dalla località Poggio di Camporegio (l’area attorno a San Domenico e via del Paradiso) che ha costituito per secoli il fulcro del suo territorio . Visitare il Drago significa dunque addentrarsi in un rione ricco di storia e tradizione, facilmente accessibile e ben identificabile dai suoi vivaci colori e simboli draconici.
Qual è la storia della Contrada del Drago?
Domanda: Quali sono le origini e le tappe principali della storia della Contrada del Drago?
Risposta: La storia del Drago affonda le sue radici nel tardo Medioevo e nel Rinascimento senese. Già nel XV secolo si trovano tracce di questa contrada: ricerche storiche documentano l’esistenza di una compagnia o gruppo di zona denominato “Drago” già nel 1481, prima ancora dell’istituzione formale delle contrade come partecipanti a eventi pubblici . Il 1º marzo 1494, la Contrada del Drago (assieme a Giraffa, Chiocciola e Onda) comparve con il proprio simbolo in uno spettacolo pubblico detto Gioco delle Pugna, organizzato in Piazza del Campo in onore di un dignitario (il cardinale di San Malo) . Questo è uno dei primi riferimenti documentati alla contrada in un evento cittadino ufficiale, segno che già a fine Quattrocento il Drago aveva un’identità di rione ben riconosciuta.
Nel XVI-XVII secolo, le contrade assunsero progressivamente la fisionomia attuale. Per lungo tempo, fino a metà Seicento, i membri del Drago si riunivano in case private o botteghe all’interno del rione . Una svolta avvenne nel 1650: nello stesso anno in cui il Drago avrebbe poi vinto il suo primo Palio (come vedremo più avanti), alla contrada fu concesso l’uso di una sala presso la Compagnia laicale di San Domenico a Camporegio come luogo di ritrovo ufficiale . Questa concessione legò la contrada al potente complesso religioso di San Domenico (che domina la zona) e gettò le basi per una collaborazione duratura. A testimonianza di ciò, dal 1679 la Compagnia di San Domenico s’impegnò perfino a contribuire alle spese del Palio corso dal Drago, a patto che, in caso di vittoria, il Drappellone (il palio, lo stendardo dipinto che spetta in premio) fosse offerto sull’altare di San Domenico . Questo accordo particolare – quasi un patronato religioso sulla contrada – durò circa un secolo, fino a quando alcuni dissapori non posero fine alla collaborazione dopo il Palio vinto dal Drago il 2 luglio 1738 . Da quella data fino al 1787 le vicende del Drago tornano in ombra (salvo qualche cenno negli atti di San Domenico), complice forse anche un periodo di minori successi al Palio. Curiosamente, l’unico drappellone di quel periodo ancora conservato è proprio quello della vittoria del 16 agosto 1786, custodito oggi nella Sala delle Vittorie della contrada .
Un capitolo fondamentale si apre negli anni successivi alla metà del Settecento: il Drago ottenne finalmente una sede propria. Nel 1787, il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo donò alla contrada la chiesa di Santa Caterina in Paradiso (con parte dell’annesso ex-convento delle monache del Paradiso) per farne il proprio oratorio . Questa chiesa del XVII secolo, costruita originariamente intorno al 1620, sorgeva su un’altura nota come Poggio Malavolti (o Camporegio) . L’acquisizione della chiesa segnò la nascita della Contrada del Drago come entità autonoma completa di luogo di culto e, di fatto, di un quartier generale. Da allora, l’Oratorio di Santa Caterina è il fulcro spirituale della contrada: qui si tengono le cerimonie principali, e nei locali sottostanti e adiacenti ha preso forma col tempo il museo che conserva i tesori del Drago (Palii, costumi, cimeli di vittoria di cui parleremo tra poco). Vale la pena notare che il paesaggio urbano attorno al Poggio Malavolti è cambiato: l’altura è stata più volte spianata nei secoli successivi e oggi risulta poco riconoscibile, ma le imponenti scalinate che salgono all’oratorio testimoniano i dislivelli dell’antico terreno .
Durante l’Ottocento e il Novecento la Contrada del Drago, come le altre, attraversò le vicende legate alle soppressioni napoleoniche e al mutare dei tempi, ma mantenne vivo il proprio spirito. Un fatto curioso: il Drago possiede la montura (divisa storica) più antica tra quelle giunte fino a noi, ovvero un costume in stile “spagnolesco” risalente al 1839 . Questo costume è ancora oggi conservato e occasionalmente esposto, a testimonianza della ricca tradizione sartoriale e culturale contradaiola.
Nel corso del Novecento, la Contrada del Drago si è dotata di un’organizzazione moderna (Statuti, organismi elettivi come il Consiglio e il Seggio guidato dal Priore) e ha partecipato attivamente alla vita cittadina e alle competizioni del Palio con alterne fortune. Il Drago, pur non essendo tra le contrade più vittoriose in assoluto, ha conquistato un palmarès ragguardevole (39 Palii) e vissuto momenti epici. Tra questi, uno in particolare è entrato negli annali: il Palio Straordinario del 20 agosto 1945, detto il “Palio della Pace”, di cui diremo dettagliatamente più avanti. Nel secondo dopoguerra, nel 1970, la Contrada del Drago ha anche ottenuto il riconoscimento giuridico come Ente morale di diritto canonico (decreto dell’Arcivescovo Castellano) , formalizzando così il suo ruolo comunitario. In anni più recenti, il Drago si è distinto per l’armonia interna e la stabilità della sua dirigenza: statisticamente, è la contrada senese con i dirigenti (Priore e Capitano) rimasti in carica più a lungo in media, indice di coesione e continuità .
In sintesi, la storia della Contrada del Drago è quella di un’antica comunità cittadina che, attraverso i secoli, ha saputo conservarsi e rinnovarsi: dalle prime pugne rinascimentali alle vittorie palii più recenti, dalla chiesetta di Santa Caterina donata dal Granduca fino al museo contemporaneo, il Drago intreccia mito, fede e passione popolare. Ogni angolo del rione racconta un pezzo di questa storia: i vicoli di Malavolti, la piazzetta di Camporegio, la fontanina con la sua iscrizione, le bandiere al vento durante il Palio – tutto contribuisce a dipingere il vivido affresco di questa contrada senza tempo.
Quali tradizioni e festività caratterizzano la Contrada del Drago?
Domanda: Quali sono le principali tradizioni, celebrazioni e la vita quotidiana all’interno della Contrada del Drago?
Risposta: La vita contradaiola nel Drago – come in ogni contrada di Siena – è ricca di tradizioni secolari che mescolano il sacro e il profano, momenti di aggregazione sociale e rituali solenni. Ecco alcuni degli aspetti più significativi:
- Festa Titolare di Santa Caterina: Essendo Santa Caterina da Siena la patrona della contrada, ogni anno l’ultima domenica di maggio il Drago celebra la propria festa titolare in suo onore . Si tratta di un fine settimana di celebrazioni che include cerimonie religiose (la messa solenne nell’Oratorio di Santa Caterina in Paradiso), processioni per le strade del rione con la partecipazione dei contradaioli in abito storico, e momenti conviviali come la cena della vittoria (qualora il Palio sia stato vinto nell’anno in corso) o comunque cene e brindisi tra i membri della contrada. Durante la festa titolare ha luogo anche il rituale del Battesimo contradaiolo: i nuovi nati (o comunque i bambini legati alla contrada per famiglia o residenza) vengono simbolicamente “battezzati” con l’acqua alla fontanina di contrada, ricevendo il fazzoletto dai colori del Drago. Questo rito, introdotto nel dopoguerra ma ormai fondamentale, sancisce l’ingresso ufficiale dei più piccoli nella comunità contradaiola . Nel Drago, la cerimonia avviene presso la fontanina battesimale situata in Piazza Matteotti: il Priore pronuncia la formula tradizionale mentre bagna la fronte del bambino con l’acqua della fontana, tra il rullo di tamburi e lo sventolio delle bandiere, consegnando poi il fazzoletto simbolo di appartenenza . Da quel momento il piccolo è, a tutti gli effetti, un dragaiolo (così sono chiamati i contradaioli del Drago) a vita.
- La Fontanina battesimale: Ogni contrada possiede una fontanina dove avviene il battesimo laico contradaiolo, ma quella del Drago ha particolarità artistiche notevoli. Inaugurata nel 1977, è opera dello scultore senese Vico Consorti, egli stesso contradaiolo del Drago . La fontana si compone di una colonna scolpita con un’iscrizione dedicatoria (“L’amore di Contrada per l’arte di Vico Consorti affida ai dragaioli che nasceranno il ricordo dei grandi Priori Mario Calamati e Alberto Rossi” ), sormontata dalla scultura di un ragazzo accovacciato che gioca con delle biglie. Questa scelta iconografica è inusuale: a differenza di quasi tutte le altre fontane di contrada, qui non compare direttamente il simbolo totemico del drago . Il drago è evocato solo dai colori: infatti, tra le biglie scolpite, una sola è dipinta con i colori del Drago (rosso-verde, cioè il “rosa antico” tendente al rosso e il verde) – è la biglia vincente, a simboleggiare la contrada che primeggia nel gioco . L’assenza della figura del drago e la presenza di un fanciullo che gioca rendono questa fontanina unica, rappresentando lo spirito di gioco e la trasmissione ai giovani (il ragazzo) del patrimonio di contrada. La fontana è collocata in un angolo di Piazza Matteotti, proprio di fronte all’ingresso della sede e museo del Drago . Con la sua acqua si battezzano ogni anno i nuovi contradaioli durante la festa titolare, come descritto sopra. Per un visitatore, la fontanina è un piccolo monumento da cercare: può passare quasi inosservata nell’ambiente moderno della piazza, ma osservandola da vicino rivela tutta la sua bellezza e il suo significato (consigliamo di leggere l’iscrizione sulla colonna e di notare la biglia colorata in mano al bimbo).
La fontanina battesimale della Contrada del Drago in Piazza Matteotti, opera di Vico Consorti (1977). La scultura raffigura un ragazzo intento a giocare con delle biglie; una di queste è dipinta con i colori rosso e verde del Drago. Con l’acqua di questa fontanina vengono “battezzati” i bambini contradaioli durante la festa annuale della contrada.
- Vita di contrada e società “Camporegio”: Il cuore pulsante della socialità dragaiola è la Società di Camporegio, il circolo ricreativo della contrada. I locali della società si trovano in Via di Camporegio 1, a pochi passi dall’oratorio (in pratica sotto la chiesa, nell’ex convento) . Qui i contradaioli si ritrovano tutto l’anno per cene, assemblee, feste e iniziative varie. Una tradizione tipica sono le cene periodiche: ad esempio le cene del venerdì (il cosiddetto “cenenino”), le cene propiziatorie prima del Palio e soprattutto la Cena della Vittoria che si tiene all’aperto in grande stile quando il Drago vince un Palio. Durante l’anno non mancano poi eventi per tutte le età: tornei di giochi (calcio, tiro a segno, giochi da tavolo) tra contradaioli, serate danzanti, lotterie, oltre naturalmente alla partecipazione collettiva alle prove del Palio e al corteo storico. Il Drago, come le altre contrade, cura molto l’educazione dei giovani contradaioli: è attivo un Gruppo Piccoli Dragaioli che coinvolge bambini e ragazzi in attività ludiche e culturali legate alla contrada, insegnando loro fin da piccoli gli inni, il maneggio della bandiera, il rullo del tamburo e i valori comunitari. Questa trasmissione generazionale è fondamentale per mantenere vivo lo spirito contradaiolo .
- Altri rituali contradaioli: Tra le usanze peculiari del Drago possiamo citare il tradizionale omaggio floreale che la contrada compie il 29 aprile (giorno liturgico di Santa Caterina) presso la basilica di San Domenico dove sono conservate le reliquie della santa: una delegazione in costume porta fiori in segno di devozione alla patrona. Inoltre, ogni contrada ha un inno ufficiale: quello del Drago si intitola “Il canto del drago” (col ritornello inneggiante “Drago, Drago!”) e viene intonato in coro nelle occasioni solenni, specialmente dopo una vittoria al Palio, quando risuona per le vie del rione insieme al rullo dei tamburi. In caso di vittoria, un altro rito sentito è la messa di ringraziamento (il Te Deum) che il Drago celebra solennemente nel Duomo assieme alle contrade alleate, come da tradizione comune a tutte le contrade vincenti.
In generale, la Contrada del Drago vive 365 giorni l’anno attraverso un fitto calendario di appuntamenti, grandi e piccoli: dal supporto al proprio fantino durante le trattative primaverili, alle benedizioni del cavallo e del fantino la sera prima del Palio nell’oratorio (momento di forte emozione), fino alle feste rionali estive ed autunnali. Chi visita Siena fuori dal periodo del Palio potrà comunque cogliere scorci di questa vita di contrada: passando in Via di Camporegio magari sentirà provenire voci e musica dai locali della società, oppure vedrà bambini esercitarsi a fare i tamburini nel doposcuola, o ancora noterà le bandierine del Drago esposte lungo le strade del rione durante qualche ricorrenza particolare. Tutto ciò testimonia come il Drago non sia solo una partecipante al Palio, ma una vera famiglia allargata che custodisce e rinnova quotidianamente le proprie tradizioni plurisecolari.
Cosa si può vedere nel Museo della Contrada del Drago?
Domanda: La Contrada del Drago ha un suo museo? Cosa espone e come si può visitare?
Risposta: Sì, ogni contrada di Siena possiede un proprio museo, e quello del Drago è particolarmente interessante per comprendere la storia e l’arte legate alla contrada. Il Museo della Contrada del Drago si trova negli spazi adiacenti e sottostanti l’Oratorio di Santa Caterina del Paradiso, ovvero la chiesa di contrada in Via del Paradiso 1 (zona Poggio Malavolti) . L’ingresso del museo coincide con la sede storico-museale, di fronte alla fontanina in Piazza Matteotti, ed è spesso riconoscibile dallo stemma del Drago sull’architrave.
Il complesso museale si articola in più sezioni, offrendo al visitatore un percorso affascinante attraverso la memoria del Drago:
- L’Oratorio di Santa Caterina: Fa parte del percorso museale la stessa chiesa barocca, piccola ma riccamente decorata. L’oratorio (costruito intorno al 1620 su una preesistente chiesa del XV secolo) presenta una navata unica e custodisce importanti opere d’arte sacra: vi si possono ammirare dipinti secenteschi di artisti senesi come Francesco Rustici, Raffaello Vanni e Domenico Manetti, oltre a un prezioso busto in terracotta policroma di Santa Caterina, opera di Lorenzo Marrina (1517), e un crocifisso ligneo del Quattrocento . Questi capolavori fanno parte del patrimonio artistico della contrada e introducono il visitatore all’intreccio tra fede e tradizione contradaiola.
- Sala delle Vittorie: Scendendo nei locali sottostanti la chiesa, si accede al cuore del museo: la cosiddetta Sala delle Vittorie, dove sono esposti i Drappelloni – ovvero i palii (stendardi dipinti) vinti dalla contrada nelle varie edizioni del Palio di Siena . Attualmente il Drago ne conserva 36 (su 39 vittorie totali) poiché alcuni drappelloni antichi sono andati perduti nel tempo . Entrare in questa sala è un’esperienza suggestiva: le pareti sono letteralmente ricoperte di stendardi variopinti, ognuno dei quali racconta la storia di una vittoria. Si possono vedere Palii risalenti anche a oltre un secolo fa, con i loro disegni e colori ormai storici, accanto a quelli più recenti dipinti da artisti contemporanei. Tra i pezzi più notevoli conservati qui vi sono:
- Il Palio del 2 luglio 1921, che ha la particolarità di essere stato il primo Palio dipinto da una donna, l’artista romana Maria De Maria . Osservando quel drappellone, si può notare lo stile liberty e innovativo che Maria De Maria impresse, aprendo la strada alle artiste donne in un campo fino ad allora dominato da pittori uomini.
- Il Drappellone del 20 agosto 1945, il celebre Palio della Pace, opera del pittore Dino Rofi. Questo stendardo ha una storia unica: Rofi inizialmente riuscì solo ad abbozzarlo a causa del pochissimo tempo a disposizione per organizzare quel Palio straordinario post-bellico; inoltre, dopo la carriera, il drappellone originale venne strappato e ridotto in pezzi durante i tumulti seguiti alla gara (per via della rabbia dei contradaioli del Bruco, sconfitti in modo rocambolesco, come vedremo) . Fu quindi ridipinto integralmente dallo stesso autore qualche settimana più tardi, quando il Drago poté finalmente entrare in possesso del premio legittimamente vinto . Una piccola curiosità: nel ridipingere il drappellone, Rofi apportò una sottile modifica vendicativa in favore del Drago, inserendo nel nuovo dipinto un piccolo bruco in bocca al drago dello stemma, a imperituro ricordo dello “sgarro” subito dai rivali brucaioli .
- Due drappelloni firmati da noti artisti senesi del primo Novecento: Ezio Pollai e Plinio Tammaro, entrambi autori di Palii vinti dal Drago (Pollai nel 1930 e Tammaro nel 1933, non menzionati sopra ma esposti) . La loro presenza segna l’evoluzione dell’arte paliesca verso sensibilità più moderne negli anni ’30.
- Diversi Palii del secondo Novecento e contemporanei dipinti da artisti di fama: ad esempio quelli realizzati da Carlo Cerasoli, dal francese Gérard Fromanger, da Mimmo Paladino, da Ruggero Savinio, da Silvano “Nano” Campeggi (celebre per i suoi manifesti cinematografici, autore di un Palio negli anni ‘80), da Rosalba Parrini (pittrice senese) e da Emilio Giannelli (illustre vignettista senese, anch’egli contradaiolo del Drago) . Fino ad arrivare ai giorni nostri con il Palio del 2 luglio 2022 dipinto dall’artista britannica Emma Sergeant – un altro nome femminile di prestigio a legare la propria opera a una vittoria del Drago . Questa carrellata artistica mostra come il Palio sia non solo competizione ma anche produzione culturale: ogni drappellone racchiude simbologie e stili dell’anno e dell’autore in cui fu creato.
- Galleria dei Costumi e Bandiere: Un’altra sezione del museo, spesso allestita in ambienti separati, è la Galleria delle Monture (o dei costumi) dove sono conservati e talvolta esposti al pubblico gli abiti storici utilizzati dalla comparsa del Drago nel corteo storico del Palio. Si possono così ammirare le monture di diverse epoche: ad esempio, il museo possiede e talvolta espone (in occasioni speciali) la già citata montura del 1839 in foggia spagnolesca, la più antica di Siena arrivata fino ad oggi intatta . Accanto ad essa, vi sono costumi di foggia ottocentesca e novecentesca, tutti riccamente decorati a mano, che testimoniano l’evoluzione dello stile e delle tecniche sartoriali senesi. Nella galleria trovano posto anche le bandiere storiche della contrada, alcune risalenti a decenni fa, con i diversi disegni e variazioni del simbolo del drago nel tempo. Vedere queste bandiere ingiallite o consunte accanto a quelle attuali fa capire quanto sia sentito il legame con la tradizione: ogni anno la contrada rinnova le proprie bandiere per le feste, ma conserva gelosamente quelle vecchie come memoria storica.
- Altri cimeli: Completano il percorso museale vari trofei e oggetti legati alla vita del Drago. Ad esempio, sono esposti i Masgalani vinti dalla contrada (il Masgalano è il premio che viene assegnato alla contrada con la migliore comparsa nel corteo storico; il Drago ne ha vinti diversi, in particolare 8 tra il 1951 e il 2017, come indicato dagli annali ). Nel museo si possono trovare anche fotografie d’epoca, documenti e libri sulla contrada, nonché omaggi offerti da altre contrade o dalle istituzioni cittadine in occasioni speciali. Un angolo è spesso dedicato alle Figure illustri del Drago: ad esempio ritratti di personaggi storici contradaioli (come famosi capitani o fantini che hanno corso per il Drago).
Visitare il museo: Di norma, i musei di contrada non hanno orari di apertura quotidiani come i musei statali; sono visitabili su appuntamento o in date particolari. La Contrada del Drago organizza visite guidate su richiesta (soprattutto per gruppi) : contattando anticipatamente la contrada (ad esempio via email al cancelliere o attraverso il sito ufficiale) è possibile prenotare una visita al percorso museale . Inoltre, durante l’estate senese, in prossimità dei Palii di luglio e agosto, spesso i musei di contrada aprono al pubblico con eventi o attraverso itinerari organizzati dal Comune/Consorzio per la Tutela del Palio. Vale senz’altro la pena visitare il museo del Drago per chiunque sia appassionato di Palio o voglia comprendere dall’interno l’anima delle contrade: trovarsi circondati dai drappelloni vinti, ascoltare le spiegazioni dei contradaioli su ogni vittoria e vedere da vicino i costumi e gli oggetti cerimoniali offre una prospettiva unica, impossibile da cogliere altrove. È un piccolo scrigno che racchiude secoli di arte, storia e passione senese.
Quanti Palii ha vinto la Contrada del Drago?
Domanda: Qual è il palmarès della Contrada del Drago al Palio di Siena? Quante vittorie conta e in quali anni le ha ottenute?
Risposta: La Contrada del Drago ha vinto 39 Palii nella sua storia (dato aggiornato al Palio dell’anno 2022) . La prima vittoria risale al lontano 1650, mentre l’ultima è recentissima, del 2 luglio 2022 . Con 39 vittorie “sul campo”, il Drago è una delle contrade di media-alta statistica nell’albo d’oro: non è tra le primissime (l’Oca ne vanta 66, Chiocciola 51, ecc.), ma supera molte altre e può vantare periodi di grande successo. Di seguito presentiamo la lista completa dei Palii vinti dal Drago, in ordine cronologico, con l’indicazione della data, del fantino (col suo soprannome) e del cavallo montato:
| # | Data (Palio) | Fantino (detto) | Cavallo |
|---|---|---|---|
| 1 | 6 novembre 1650 (straordinario) | sconosciuto | – (non documentato) |
| 2 | 28 giugno 1682 (straordinario) | Pavolo Roncucci (detto Pavolino) | – (non pervenuto) |
| 3 | 4 luglio 1717 | Michele Fedi (Muletto) | Baio di Buonconvento |
| 4 | 2 luglio 1724 | Domenico Fulgenzi (Romano) | Colombino |
| 5 | 2 luglio 1729 | Giovanni Cappannini (Capanna) | Leardo del Parigini |
| 6 | 2 luglio 1738 | Antonio Corgnolini (Pettinajo) | Sauro bruciato (di Buonconvento) |
| 7 | 16 agosto 1748 | Domenico Laschi (Bechino) | Cavallo del Becarelli |
| 8 | 2 luglio 1763 | Francesco Manganelli (Checchino) | Stornello del Falorsi |
| 9 | 16 agosto 1771 | Luigi Sucini (Nacche) | Cavazza |
| 10 | 16 agosto 1786 | Isidoro Bianchini (Dorino) | Baio bruciato (del Nepi) |
| 11 | 2 luglio 1833 | Giovanni Brandani (Pipistrello) | Morello dello Iacopi |
| 12 | 17 agosto 1845 (straordinario) | Giuseppe Buoni (Figlio di Bonino) | Morello del Barbetti |
| 13 | 16 agosto 1874 | Angelo Romualdi (Girocche) | Storno del Pisani |
| 14 | 2 luglio 1878 | Paolo Santinelli (Marzialetto) | Baia del Nardi |
| 15 | 16 agosto 1881 | Genesio Sampieri (Moro) | Baio bruciato (del Carlini) |
| 16 | 18 agosto 1889 (straordinario, Palio a cavalli scossi) | (cavalli scossi) | baio zaino (del Marchetti) |
| 17 | 2 luglio 1890 | Francesco Ceppatelli (Tabarre) | Prete |
| 18 | 16 agosto 1890 | Francesco Ceppatelli (Tabarre) | Farfallina |
| 19 | 2 luglio 1894 | Francesco Ceppatelli (Tabarre) | Morello bruciato (del Borgogni) |
| 20 | 2 luglio 1900 | Angelo Volpi (Bellino) | Sultana |
| 21 | 2 luglio 1903 | Alduino Emidi (Zaraballe) | Colombina |
| 22 | 16 agosto 1909 | Angelo Meloni (Picino) | Calabresella |
| 23 | 16 agosto 1911 | Aldo Mantovani (Bubbolo) | Baia “fiore in fronte” |
| 24 | 2 luglio 1921 | Giulio Cerpi (Testina) | Crognolo |
| 25 | 16 agosto 1936 | Tripoli Torrini (Tripolino) | Aquilino |
| 26 | 2 luglio 1938 | Tripoli Torrini (Tripolino) | Folco |
| 27 | 20 agosto 1945 (straordinario, Palio della Pace) | Gioacchino Calabrò (Rubacuori) | Folco |
| 28 | 16 agosto 1962 | Antonio Trinetti (Canapetta) | Beatrice |
| 29 | 16 agosto 1963 | Donato Tamburelli (Rondone) | Zaffira |
| 30 | 2 luglio 1964 | Giuseppe Vivenzio (Peppinello) | Arianna |
| 31 | 2 luglio 1966 | Eletto Alessandri (Bazza) | Topolona |
| 32 | 2 luglio 1986 | Roberto Falchi (Falchino) | Ogiva |
| 33 | 16 agosto 1989 | Antonello Casula (Moretto) | Benito III (scosso, arrivato senza fantino) |
| 34 | 16 agosto 1992 | Giuseppe Pes (Il Pesse) | Pitheos |
| 35 | 16 agosto 1993 | Andrea Chelli (Mistero) | Vittorio (scosso) |
| 36 | 16 agosto 2001 | Luca Minisini (Dè) | Zodiach |
| 37 | 2 luglio 2014 | Alberto Ricceri (Salasso) | Oppio |
| 38 | 2 luglio 2018 | Andrea Mari (Brio) | Rocco Nice |
| 39 | 2 luglio 2022 | Giovanni Atzeni (Tittìa) | Zio Frac |
(Legenda: in corsivo sono indicati i Palii straordinari fuori dalle consuete date del 2 luglio e 16 agosto; “cavalli scossi” indica vittoria ottenuta da cavallo arrivato al traguardo senza fantino.)
Dal prospetto sopra emergono diversi fatti interessanti. Intanto, le 39 vittorie del Drago coprono un arco temporale di quasi quattro secoli – dalla metà del Seicento ai giorni nostri – a testimonianza della longevità e partecipazione continua della contrada al Palio di Siena. Si noti che fino al 1800 inoltrato le corse non si tenevano sempre il 2 luglio e 16 agosto come oggi: ad esempio il Drago vinse il 6 novembre 1650 un Palio straordinario corso in occasione di S.Martino, e il 28 giugno 1682 un Palio straordinario indetto per celebrare l’arrivo del nuovo Governatore di Siena, principe Francesco Maria de’ Medici . Queste vittorie straordinarie sono riportate infatti fuori dalle date ordinarie e rappresentano occasioni speciali in cui Siena organizzava carriere extra. In totale il Drago ha vinto 2 Palii straordinari: quello del 1682 appena citato e l’ormai famoso Palio del 20 agosto 1945 (Palio della Pace) .
Quali vittorie del Drago nel Palio sono state le più memorabili?
Domanda: Ci sono episodi o aneddoti particolarmente importanti legati ai Palii vinti dal Drago?
Risposta: Assolutamente sì. Alcune vittorie del Drago hanno un posto speciale nella storia del Palio per le loro circostanze eccezionali. Ecco una rassegna delle vittorie più memorabili della Contrada del Drago e il perché della loro fama:
- Il Palio della Pace (20 agosto 1945): Questo Palio straordinario, corso a guerra appena finita, è considerato “la carriera più turbolenta del dopoguerra” ed è ricordato come uno dei Palii più drammatici di sempre. Organizzato in fretta per celebrare la fine della Seconda Guerra Mondiale, vide il Drago presentarsi al canape con una coppia giovanissima: il fantino Gioacchino Calabrò detto Rubacuori, appena diciannovenne e al debutto, sul cavallo Folco, anch’esso giovane ma promettente . Il favorito sulla carta era però il Bruco (che non vinceva da 23 anni) con il forte fantino Guglielmo Biondo su Mughetto . La corsa fu tesissima: dopo addirittura due mosse annullate, partite in testa e invalidate – che provocarono il clamoroso ritiro per protesta della Tartuca – al terzo allineamento finalmente la carriera si svolse regolarmente . Il Bruco condusse per gran parte della corsa, tallonato però dal Drago; all’ultimo giro, il giovane Rubacuori con un guizzo riuscì a sfruttare le grandi doti di Folco, sorpassando il Bruco in extremis e andando a vincere per il Drago . Scoppiò il finimondo: i brucaioli, inferociti per la vittoria sfumata, inscenarono violenti tumulti in Piazza del Campo, che degenerarono in rissa generale. Il fantino del Drago dovette essere protetto dalla folla per evitare il linciaggio, mentre alcuni contradaioli del Bruco, accecati dalla rabbia, distrussero il Drappellone strappandolo letteralmente in brandelli . Fu un episodio senza precedenti. Solo dopo oltre un mese, con gli animi placati, al Drago fu consegnato un drappellone ricostruito a spese del Bruco e ridipinto ex novo dal pittore Rofi . Come accennato, Rofi inserì un piccolo bruco tra le fiamme emesse dal drago dipinto sul vessillo, a ricordo ironico della rivalità scoppiata in quel Palio . Questa vittoria è leggendaria non solo per il caos che ne seguì, ma anche perché simbolicamente segnò la “pace” ritrovata dopo la guerra – da cui il nome Palio della Pace – ed è tuttora celebrata con orgoglio dal Drago. Il fantino Rubacuori e il cavallo Folco, per quella impresa, sono entrati nel mito contradaiolo.
- Il cappotto del 1890: Nel gergo del Palio, fare cappotto significa vincere entrambe le corse ordinarie dello stesso anno (cioè il Palio di Provenzano a luglio e quello dell’Assunta ad agosto). È un evento raro e prestigiosissimo. Ebbene, il Drago riuscì nell’impresa nel 1890: vinse sia il 2 luglio 1890 sia il 16 agosto 1890 . Protagonista assoluto fu il fantino Francesco Ceppatelli detto Tabarre, che montò due cavalli diversi (Prete a luglio e Farfallina ad agosto) ma con lo stesso esito trionfale . Nella carriera di luglio 1890 il Drago partì fortissimo con Prete e Tabarre fu abilissimo a mantenere la testa fino alla fine, mentre in quella di agosto riuscì in rimonta: partito non benissimo, Tabarre sfruttò la velocità di Farfallina e gli errori altrui per portarsi in testa e vincere. Realizzare un cappotto è motivo di enorme vanto: pensate che dal 1701 ad oggi si contano appena 17 casi di cappotto, e il Drago ne detiene uno . In città si dice che “il cappotto non lo toglie nemmeno il re” – nel senso che resta nella gloria per sempre. Ancora oggi, negli elenchi ufficiali, accanto all’anno 1890 il nome del Drago compare due volte, a suggellare quell’anno memorabile. I festeggiamenti allora furono epocali: la tradizione narra che i dragaioli portarono in trionfo Tabarre per tutto il rione e organizzarono banchetti per giorni. Curiosamente, il Drago fece cappotto proprio lo stesso anno in cui, ad agosto, si corsero tre Palii (due ordinari e uno straordinario il 18 agosto, vinto poi dal Drago stesso, anche se quel Palio straordinario del 1889 fu riconosciuto ufficialmente solo nel 1931) . Quindi, tra 1889 e 1890 il Drago riuscì addirittura a vincere 3 Palii su 5 disputati, un dominio notevole per l’epoca.
- Il Palio a “cavalli scossi” del 1889: Un altro primato curioso del Drago è quello di aver vinto l’unico Palio della storia corso senza fantini in sella, cioè con cavalli scossi (scossi = “scossi di dosso” i fantini). Questo avvenne il 18 agosto 1889, Palio straordinario organizzato dalla “Società delle feste” in pieno clima di divertimento estivo . In quella corsa sperimentale, i cavalli partirono tutti “scossi” (senza fantino, appunto) e vennero guidati solo da bersaglieri posti ai lati con delle “perette” (sorta di bersagli mobili) – una modalità del tutto insolita, provata solo poche volte. Il Drago vinse grazie al suo cavallo, un baio appartenente al sig. Marchetti, che tagliò per primo il bandierino con i propri estri naturali, senza alcun fantino a dirigerlo . Fu una gara anomala e spettacolare; all’epoca non si era certi se considerarla ufficiale, tanto che solo nel 1931 il Comune riconobbe formalmente quella vittoria nel conteggio del Palio (deliberando che dovesse essere annoverata nell’albo) . Da allora, il Drago può dire di aver vinto anche “senza fantino”: un vanto più unico che raro. I cavalli scossi di solito vincono i Palii in situazioni fortuite quando il fantino cade, ma un Palio interamente senza fantini è un unicum. Oggi questa modalità non si ripete più, ma resta la memoria di quell’estate 1889 in cui Siena si concesse un Palio giocoso e folle, e il Drago ne uscì vincitore.
- Le vittorie con il cavallo scosso (senza fantino): Oltre al caso eccezionale del 1889, il Drago può annoverare altre due vittorie ottenute grazie al cavallo arrivato scosso al traguardo (stavolta in Palii con fantini regolarmente partiti, ma poi caduti durante la corsa). È successo due volte consecutive: nel 16 agosto 1989 vinse il Drago con il cavallo Benito III scosso (il fantino Moretto cadde in corsa, ma il cavallo proseguì e vinse per conto suo) ; e nel 16 agosto 1993 ancora il Drago trionfò con il cavallo Vittorio scosso (anche in quel Palio il fantino, Mistero, cadde, ma il cavallo portò comunque i colori del Drago alla vittoria) . Questi episodi generarono grande entusiasmo perché vedere un barbero (così sono chiamati i cavalli del Palio) vincere da solo rappresenta sempre una scena epica, quasi come se l’animale “scegliesse” di far vincere la contrada. In particolare nel 1989 il Drago interruppe un digiuno ultratrentennale (non vinceva dal 1966) proprio grazie a Benito III scosso, regalando ai contradaioli un’emozione doppia e inaspettata. Anche la vittoria del 1993 fu molto sentita perché arrivò all’ultima curva con il cavallo del Drago che superò miracolosamente quello dell’Oca (la grande favorita) dopo la caduta dei fantini. Due Palii davvero incredibili e insperati, che dimostrano come al Palio “conta il cavallo” almeno quanto il fantino.
- Le vittorie recenti e i fantini leggendari: Spostandoci all’epoca contemporanea, meritano menzione gli ultimi successi del Drago e i fantini che li hanno firmati. Nel 2 luglio 2014 il Drago tornò al successo dopo 13 anni grazie al fantino Alberto Ricceri detto Salasso su Oppio , una vittoria giunta quasi a sorpresa. Poi nel 2 luglio 2018 si impose Andrea Mari detto Brio su Rocco Nice , uno dei fantini più amati (Brio, prematuramente scomparso nel 2021, è stato più volte vittorioso al Palio ed era legato al Drago da profonda amicizia). Infine, l’ultima vittoria ad oggi: il 2 luglio 2022 il Drago ha trionfato con Giovanni Atzeni detto Tittìa sul baio Zio Frac . Tittìa è attualmente il fantino di punta del Palio, e con quella vittoria (la sua nona in carriera, prima però per il Drago) ha conferito ulteriore prestigio alla contrada. Queste ultime vittorie sono state seguite da festa grande nel rione: nel 2018, ad esempio, il Drago ruppe un digiuno di 4 anni e portò in trionfo Brio e il cavallo per le vie di Camporegio; nel 2022 la gioia fu incontenibile perché la vittoria arrivò contro pronostico in una carriera mozzafiato, e in contrada si tenne una cena della vittoria con oltre 1.500 partecipanti provenienti da tutta la città.
In conclusione, dietro ogni drappellone appeso nella Sala delle Vittorie c’è una storia fatta di cavalli leggendari, fantini coraggiosi e momenti di gloria rimasti nel cuore dei contradaioli. La Contrada del Drago ne ha collezionati tanti: dal Palio della Pace al cappotto del 1890, dalle vittorie scosse a quelle recenti con fantini campioni. Chiunque voglia approfondire queste vicende può ascoltarle direttamente dai contradaioli al museo o durante una visita guidata: vi racconteranno con passione di Rubacuori e Folco, di Tabarre e dei due trionfi in un anno, di Benito III che vinse senza cavaliere, e di come “il cor che m’arde divien fiamma in bocca” si manifesti ogni volta che il Drago taglia vittorioso il traguardo in Piazza del Campo.
Quale itinerario seguire a piedi dall’Hotel Minerva alla Contrada del Drago?








Domanda: Come si può raggiungere la Contrada del Drago partendo dall’Hotel Minerva? Quali sono i punti di interesse da vedere lungo il percorso?
Risposta: L’Hotel Minerva di Siena, situato in Via Garibaldi 72, si trova a breve distanza dal territorio della Contrada del Drago e offre un’ottima base per un percorso turistico a piedi alla scoperta del rione. Di seguito proponiamo un itinerario consigliato, pensato per coprire in circa 20–30 minuti di passeggiata (senza contare le soste) il tragitto dall’hotel fino al cuore della contrada, toccando lungo il cammino alcuni luoghi di interesse storico e panoramico:
- Partenza dall’Hotel Minerva (Via Garibaldi): Uscendo dall’albergo, ci si trova su Via Garibaldi, una strada che corre ai margini del centro storico. Imboccate Via Garibaldi verso sinistra (direzione est) in leggera salita. Dopo poche decine di metri, sulla vostra destra potreste notare la Chiesa di Santa Maria di Provenzano in lontananza – in realtà è un po’ più distante, ma il suo cupolino potrebbe essere visibile (Provenzano è un altro luogo paliesco importante, legato al Palio di luglio, anche se in contrada Giraffa). Continuando su Via Garibaldi, dopo circa 300 metri arriverete a un bivio: a sinistra sale Via del Risalita (rampa che porta verso San Domenico), mentre proseguendo dritto Via Garibaldi curva e diventa Via delle Terme verso il basso. Voi tenete la sinistra salendo (seguendo le indicazioni per San Domenico/Stadio).
- Salita verso la Fortezza Medicea e La Lizza: La strada in salita (Via del Risalita o via San Domenico) conduce in pochi minuti all’area verde de La Lizza e alla Fortezza Medicea. Questo è un punto panoramico notevole: se avete qualche minuto, potete entrare nei giardini della Fortezza (aperti liberamente) e salire sulle mura bastionate per godere di una splendida vista su Siena, in particolare verso sud si ammira il Duomo e la Torre del Mangia svettare sui tetti. La Fortezza, costruita nel XVI secolo dai Medici, oggi ospita anche enoteche e spazi espositivi, ed è un luogo amato per passeggiate. Sul lato opposto della strada rispetto alla Fortezza, si apre il Parco della Lizza con al centro la statua equestre di Garibaldi. Questa zona segna l’estremo limite del territorio del Drago lato nord-ovest.
Proprio qui infatti ci troviamo già nel rione del Drago: la Fortezza e lo stadio adiacente segnano i confini al margine del territorio dragaiolo . A conferma di ciò, cercate sul muro vicino all’ingresso della Fortezza una mattonella di ceramica dipinta con il simbolo del Drago: Siena è costellata di queste tabelle di confine tra contrade, e nei pressi della Lizza ne troverete una del Drago (spesso accompagnata da quella della contrada limitrofa Istrice dall’altro lato di Via Crispi). Da qui in avanti siete ufficialmente in “casa” del Drago.
- Piazza Giacomo Matteotti: Proseguendo dal giardino della Lizza verso sud-est (superate magari il Terminal degli autobus che si trova proprio in Piazza Gramsci/Matteotti), raggiungerete Piazza Matteotti. Questa piazza moderna, dedicata al politico Giacomo Matteotti, è uno snodo urbano importante con fermate dei bus e taxi. Pur non avendo l’aspetto medievale di altre piazze, è significativa per la contrada: qui infatti sorge la Fontanina del Drago (punto che non potete perdere) e la Sede Museo. Per trovare la fontanina, cercate l’angolo della piazza all’incrocio con Via dei Montanini – vedrete una nicchia con la colonnina e la sculturina del fanciullo (descritta in dettaglio prima). Inquadrare la fontanina nel suo contesto permette di apprezzare come la tradizione contradaiola viva anche in mezzo alla modernità cittadina. Di fronte ad essa, noterete un portone con lo stemma del Drago: è l’ingresso della Società di Camporegio e del percorso museale. Spesso l’accesso è riservato ai contradaioli, ma in occasioni speciali o su appuntamento potreste varcare quella soglia per visitare il museo (come spiegato, conviene informarsi in anticipo). Anche senza entrare, però, siete nel cuore della contrada: guardandovi attorno a Piazza Matteotti potreste scorgere bandiere del Drago esposte alle finestre, specialmente se siete in periodo di Palio o festa di contrada. La piazza stessa, pur trafficata, durante le vittorie si trasforma: qui si svolgono i primi festeggiamenti spontanei dopo il Palio, con i contradaioli che si tuffano nella fontanina (letteralmente!) per la gioia. Immaginate l’acqua zampillare e decine di fazzoletti bianco-rosa-verdi ondeggiare al canto dell’inno!
- Via dei Montanini e Via di Camporegio: Dalla piazza, consigliamo due piccole deviazioni per gustare meglio l’atmosfera del rione. Prima, fate qualche passo lungo Via dei Montanini (lato destro guardando la fontana): questa elegante strada fiancheggiata da negozi era un tempo parte del “Corso” principale di Siena. Percorretela per 100 metri fino all’altezza dell’Arco dei Montanini – un antico arco sotto cui si trova un tabernacolo; qui un tempo sorgeva la chiesetta di San Donato dei Montanini, che dava nome a una delle compagnie militari del Drago . Noterete sulle pareti alcuni stemmi e forse una lapide che ricorda il territorio. Tornando indietro verso Piazza Matteotti, imboccate ora Via di Camporegio (la stradina in salita accanto alla fontanina): questa viuzza stretta vi conduce dopo pochi passi a Piazza Camporegio, una piccola piazzetta pittoresca delimitata da case in mattone. Siete proprio sotto la Basilica di San Domenico, che infatti domina dall’alto con la sua mole. Piazza Camporegio è un angolo suggestivo: qui sorgeva il Poggio Malavolti, luogo storico per il Drago. Nella piazzetta spesso la contrada organizza cene all’aperto d’estate; vi si affaccia anche l’ingresso secondario dell’oratorio di Santa Caterina. Se trovate il portone aperto, date un’occhiata all’interno: potreste intravedere i preparativi di qualche evento contradaiolo o semplicemente le scale che portano all’oratorio. Questo è un punto ottimo per scattare una foto: inquadra in alto la facciata laterale di San Domenico e in basso le bandiere del Drago appese agli edifici contradaioli.
- Basilica di San Domenico: Dalla Piazza Camporegio, salite la scalinata o la stradina che conduce all’ampio piazzale della Basilica di San Domenico. Questa tappa è leggermente fuori dal tracciato “contrada”, ma è un must assoluto, ed è legata indirettamente al Drago per via di Santa Caterina (qui si conserva la sacra testa della santa). Entrate in San Domenico: la chiesa gotica, austera e imponente, contiene varie opere d’arte e soprattutto la cappella di Santa Caterina dove è custodita la reliquia. Molti contradaioli del Drago, avendo Caterina come patrona, sentono un legame particolare con questo luogo. Uscendo, soffermatevi sul belvedere accanto alla basilica: è uno dei panorami più famosi di Siena, con la vista sulla città vecchia e sul Duomo. Da qui potete contemplare anche parte del territorio del Drago appena girato e magari scorgere in lontananza l’Hotel Minerva (verso nord-ovest, oltre le mura).
- Ritorno o proseguimento: Dopo San Domenico, potete rientrare verso l’Hotel Minerva seguendo a ritroso Via di Camporegio e Via Garibaldi, oppure proseguire l’esplorazione di Siena. Siete a due passi dal Santuario di Santa Caterina (in Contrada dell’Oca, sotto San Domenico, visitabile scendendo per Costa di Sant’Antonio) e abbastanza vicini a Piazza Salimbeni e Via Banchi di Sopra (basta percorrere tutta Via Montanini in giù). Se preferite rimanere in zona Drago, potete anche fare un giro per Via della Sapienza e Costa dell’Incrociata – altre strade del rione con scorci caratteristici – oppure recarvi allo Stadio Artemio Franchi (subito fuori la Fortezza) se siete curiosi, perché è lì che nei giorni del Palio vengono tenuti i cavalli la mattina per la tratta (assegnazione dei cavalli alle contrade) e in passato vi si svolgevano le corse di addestramento.
Questo itinerario unisce aspetti culturali (San Domenico, scorci panoramici) ad aspetti contradaioli (fontanina, sedi del Drago, atmosfere di rione). Percorrendolo, avrete toccato con mano la Contrada del Drago: dai luoghi della sua storia (Camporegio, Malavolti) ai simboli vivi della tradizione (fontana, oratorio, museo). È un percorso agevole e immersivo, che vi farà apprezzare non solo le bellezze di Siena, ma anche la ricchezza della vita di contrada, elemento unico al mondo che la città offre ai suoi visitatori attenti. Buona passeggiata e – come dicono i dragaioli in segno di augurio – “che la fiamma del Drago arda sempre vivace!”
