(Introduzione)
Siena è una città unica al mondo, famosa per il suo storico Palio e per la suddivisione in diciassette contrade (dal latino contrata, quartieri cittadini), vere e proprie comunità rionali che da secoli custodiscono tradizioni secolari. Chi visita Siena rimane incantato dal suo fascino senza tempo: qui ogni pietra racconta storie di arte, di amori passati e di tradizioni secolari . Passeggiare per Siena è come sfogliare le pagine di un libro di storia, con capitoli scritti in ogni vicolo e in ogni piazza. L’intero centro storico di Siena è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio Mondiale dell’Umanità) , e le contrade con le loro tradizioni secolari costituiscono un patrimonio culturale vivente all’interno della città medievale. Ed è proprio nelle contrade che pulsa l’anima di Siena: ognuna ha un emblema, dei colori, un patrono e un territorio, ma soprattutto una popolazione di contradaioli che la vive quotidianamente con passione. Durante il celebre Palio di Siena – la sfida a cavallo che si corre due volte l’anno in Piazza del Campo – le contrade si affrontano con ardore, dando vita a una competizione leale ma carica di rivalità antiche e orgoglio civico.








La Contrada della Selva, con i suoi colori verde-arancio, occupa un posto speciale per le sue caratteristiche e la sua storia affascinante. Visitare la Contrada della Selva significa immergersi nel cuore pulsante della cultura senese: bandiere svolazzanti, simboli araldici curiosi, musei di contrada e aneddoti che raccontano di competizioni cavalleresche e devozione popolare. Partendo dall’Hotel Minerva – situato in posizione strategica a Siena, dentro le antiche mura e a pochi minuti a piedi dalle principali attrazioni – è facile raggiungere il territorio della Selva con una piacevole passeggiata . In questa guida approfondiremo tutto ciò che c’è da sapere sulla Contrada della Selva: storia, tradizioni, il suo museo e i Palii vinti nel corso del tempo. Il tutto è accompagnato da utili domande e risposte per soddisfare ogni curiosità e da tabelle riepilogative per orientarsi tra date e informazioni.
Perché visitare la Contrada della Selva? Ecco cinque motivi in breve:
– Atmosfera autentica: Immergersi nell’atmosfera genuina di Siena, lontano dai circuiti turistici più battuti, scoprendo un angolo di città dove la tradizione è vita quotidiana.
– Simboli unici: Ammirare il suggestivo stemma del Rinoceronte e i colori unici verde-arancio, simboli di una storia contradaiola affascinante e diversa da tutte le altre contrade.
– Arte e memoria: Visitare l’Oratorio di San Sebastiano e il Museo di Contrada, scrigni d’arte e di memoria dove sono custoditi i drappelloni del Palio vinti dalla Selva e opere artistiche di grande pregio.
– Vivere le tradizioni: Partecipare (se possibile) a eventi caratteristici come la Sagra del Braciere o assistere alle prove di tamburini e sbandieratori, per vivere da vicino la passione contradaiola in tutta la sua vivacità.
– Capire il Palio da dentro: Comprendere meglio il Palio di Siena attraverso il racconto diretto dei contradaioli della Selva, che con orgoglio condividono aneddoti e spiegazioni sulle proprie secolari consuetudini.
Prima di entrare nel vivo, ecco una panoramica sintetica sulla Contrada della Selva e i suoi elementi distintivi, utile per orientarsi durante la visita:
| Aspetto | Dettagli |
|---|---|
| Simbolo ed emblema | Rinoceronte ai piedi di una quercia con attrezzi da caccia, sormontato da un sole dorato con la lettera U (Umberto I) . |
| Colori | Verde e arancione, listati di bianco . |
| Motto | “Prima selvalta in campo” (antico slogan in latino maccheronico che significa “Prima selva elevata sul campo”, allusivo alla volontà di primeggiare e simbolo di potenza ). |
| Titolo onorifico | Priora – la Selva è detta Contrada Priora perché ospitò la prima riunione del Magistrato delle Contrade (l’assemblea storica delle contrade). |
| Terzo di appartenenza | Terzo di Città (uno dei tre terzieri storici di Siena) . |
| Alleate | Chiocciola (dal 1792) e Tartuca (dal 1788) . |
| Rivali | Nessuna rivalità attiva – è nota come contrada “senza nemici” (in passato vi furono attriti con la Pantera e talvolta l’Aquila, ma oggi non ha rivali dichiarate ). |
| Santo patrono | Assunzione di Maria Vergine (15 agosto) . |
| Festa titolare | Ultima domenica di agosto (celebra l’Assunta; include cerimonie religiose e battesimo contradaiolo dei nuovi membri) . |
| Corporazione storica | Arte dei Tessitori (antica corporazione di riferimento per la contrada) . |
| Sede e territorio | Zona di Vallepiatta, nei pressi del Duomo e Piazza del Campo. Sede storica in Piazzetta della Selva n. 5 . Il territorio comprende vie come via di Vallepiatta, piazza San Giovanni (Battistero) e vicoli adiacenti. |
| Oratorio (chiesa) | Chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta – oratorio contradaiolo costruito nel 1492 (completato nel 1656) per volontà dell’Arte dei Tessitori , assegnato alla contrada nel 1810. Pianta a croce greca con cupola; interno affrescato con opere di pittori senesi del XVI-XVII secolo. |
| Museo di contrada | Situato nella cripta della chiesa di San Sebastiano (Piazzetta della Selva, 2-5). Illustra la storia del rione ed espone i drappelloni (stendardi) dei Palii vinti, costumi storici e altri cimeli contradaioli . |
| Fontanina battesimale | Fontanina in bronzo (opera di Vinicio Guastatori, 1965) sormontata da un rinoceronte, sita in Piazzetta della Selva (davanti alla sede) . Qui si svolge ogni anno il battesimo contradaiolo dei nuovi Selvaioli. |
| Numero di Palii vinti | 40 vittorie ufficiali al Palio di Siena (ultima vittoria il 2 luglio 2023; vedi elenco completo in seguito). |
Dove si trova la Contrada della Selva e come raggiungerla?
La Contrada della Selva occupa una porzione del centro storico di Siena, nel cosiddetto Terzo di Città, a ridosso di Piazza del Campo e del Duomo. Il suo territorio si sviluppa attorno alla valle di Vallepiatta, includendo pittoresche stradine medievali come via di Vallepiatta, piazza San Giovanni (di fronte al Battistero) e la stessa Piazzetta della Selva dove ha sede la contrada . Si tratta di un rione dal tessuto urbano autentico e poco turistico: le strade sono strette, la densità abitativa è alta e non vi sono molti negozi, se non intorno al Battistero di San Giovanni . L’atmosfera che vi si respira è genuinamente senese, lontana dal frastuono commerciale delle vie principali.
La Selva confina territorialmente con numerose consorelle: a nord con l’Aquila, a ovest con la Chiocciola, a sud con la Tartuca, mentre verso est e nord-est lambisce i territori dell’Onda e della Pantera. Questa posizione centrale, circondata da contrade limitrofe, ha storicamente contribuito sia alle alleanze (non a caso Chiocciola e Tartuca – confinanti – sono divenute alleate) sia alle antiche rivalità (come quella passata con la Pantera). Inoltre, trovandosi nel Terzo di Città, la Selva è vicina anche alla Contrada della Torre, sebbene separata da questa dai confini dell’Aquila e della Pantera.
Per un turista alloggiato all’Hotel Minerva, raggiungere la Contrada della Selva è semplice e piacevole. L’hotel, situato in Via Garibaldi appena fuori dalla zona a traffico limitato, dista circa 15-17 minuti a piedi dalla Piazzetta della Selva. Basta incamminarsi verso il cuore della città: dalle porte dell’hotel Siena si dispiega tutta intorno a voi, pronta per essere scoperta a piedi passo dopo passo . È sufficiente una breve passeggiata attraverso pittoresche vie cittadine per raggiungere i luoghi più iconici. Piazza del Campo, con la sua caratteristica forma a conchiglia, si trova a circa 15 minuti di cammino: camminando tra botteghe artigiane e caffè all’aperto, in un attimo ci si ritrova al centro di una delle piazze più belle del mondo . Dal Campo, prendendo la ripida Costarella dei Barbieri verso l’alto, si arriva in pochi minuti a Piazza San Giovanni e al Duomo di Siena. Proprio qui, alle spalle del Duomo, si entra nel territorio della Selva.
Giunti in Piazza San Giovanni, davanti alla facciata gotica del Battistero, si nota subito l’insegna della contrada: qualche lampione stradale decorato con il rinoceronte e i colori verde-arancio e, poco più avanti, la targa stradale di via di Vallepiatta con lo stemma selvaiolo. Imboccando via di Vallepiatta e scendendo di pochi metri, si arriva nella piccola Piazzetta della Selva, cuore della contrada. Orientarsi è facile: questo slargo tranquillo, pavimentato in mattoni, è dominato dalla facciata semplice della chiesa di San Sebastiano ed è abbellito dalla caratteristica fontanina contradaiola al centro. Da qui, ci si può addentrare nei vicoli circostanti sapendo che ogni pietra e ogni decorazione racconta un pezzo della storia contradaiola. Passeggiando per il rione, noterete targhe con motti e simboli, piccoli altari mariani agli angoli e bandierine verdi-arancio alle finestre: sono tutti segnali della presenza viva della contrada.
Qual è la storia della Contrada della Selva?
Le origini della Contrada della Selva si perdono nei secoli medievali di Siena. Il nome “Selva” richiama probabilmente zone boscose o orti che anticamente sorgevano in quest’area; di certo, sin dal Rinascimento la contrada adottò simboli legati al mondo boschivo e venatorio. La Selva era nota come la contrada dei cacciatori, come testimoniano gli attrezzi da caccia presenti nel suo stemma . Già nel XVI secolo i contradaioli della Selva si distinsero per la scelta di un emblema insolito ed esotico: il rinoceronte. Questo animale, all’epoca simbolo di forza e rarità, venne utilizzato dalla Selva in apparati festivi: nel 1546 la contrada si presentò alle pubbliche feste con una grande macchina raffigurante un rinoceronte, tanto che da allora il rione venne soprannominato anche “il Rinoceronte” . All’epoca il rinoceronte era un animale esotico e quasi leggendario in Europa, simbolo di forza invincibile: adottarlo come insegna rappresentò quindi un’audace dichiarazione di potenza e fierezza da parte della contrada. Da allora i Selvaioli amano definirsi “quelli del Rinoceronte”, facendo di questo possente animale un elemento identitario unico che li distingue dalle altre contrade. Il suo stemma attuale, oltre al rinoceronte, presenta una quercia verde frondosa con trofei di caccia appesi al tronco e un sole dorato in campo azzurro con al centro la lettera “U”.
Domanda: Perché nello stemma della Selva compare la lettera “U”?
Risposta: La lettera U sta per Umberto I, Re d’Italia. Fu aggiunta allo stemma della contrada alla fine dell’Ottocento in omaggio al sovrano, grazie a un decreto di concessione reale del 1889 . Da allora, il sole dorato che campeggia sopra la quercia reca al centro l’iniziale del re. Questo dettaglio rende unico lo stemma della Selva e ricorda la benevolenza dimostrata dalla monarchia sabauda verso Siena e le sue contrade in quel periodo storico.
Nel corso dei secoli, la Selva ha assorbito anche porzioni di territori di contrade limitrofe soppresse. Ad esempio, parte dell’antica Contrada dell’Orso e della Contrada del Gallo – due contrade che furono soppresse nel XVIII secolo – ricadono oggi nell’area della Selva , ampliando così il patrimonio storico di questo rione. In passato, la Selva era suddivisa internamente in tre “compagnie militari” – Porta Salaia, San Giovanni e Vallepiatta – corrispondenti ad altrettante zone del rione . Questi nomi, retaggio dell’organizzazione militare cittadina, sopravvivono oggi nella toponomastica locale e identificano aree specifiche del territorio selvaiolo. Nel 1729, la Governatrice di Siena Violante di Baviera emanò il famoso Bando che ridisegnò i confini delle contrade, fissandone il numero a diciassette: in quell’occasione la Selva inglobò porzioni di Orso e Gallo, raggiungendo l’estensione attuale che arriva fino alla valle retrostante il complesso museale di Santa Maria della Scala .
La contrada consolidò la sua identità nel Settecento e Ottocento, adottando i colori verde e arancione (che col tempo divennero quelli ufficiali, listati di bianco) e perfezionando il proprio gonfalone. Dal punto di vista dei colori e della bandiera, la Selva attraversò varie trasformazioni nel corso dei secoli: antiche cronache riportano che nel 1717 il rione inalberava un drappo bianco, con un albero e trofei di caccia al centro , mentre nel 1791 la bandiera era bianca con decorazioni gialle e blu attorno a un albero stilizzato . I colori verde e arancione vennero adottati stabilmente solo nell’Ottocento inoltrato, e dopo il 1889 – grazie alla concessione reale – lo stemma attuale fu fissato ufficialmente con il rinoceronte e la lettera “U” in campo azzurro . In sintesi, l’identità visiva della contrada si è delineata gradualmente, arricchendosi via via di significati e particolari araldici fino alla forma definitiva odierna.
Un momento di grande prestigio storico per la Selva fu l’istituzione del Magistrato delle Contrade. Si tratta dell’assemblea che riunisce tutte le contrade di Siena per discutere questioni comuni: ebbene, la primissima riunione di tale organo avvenne proprio nei locali della Selva. Per questo alla contrada fu riconosciuto il titolo onorifico di Priora, che tuttora porta con orgoglio . Essere contrada Priora significa avere una sorta di primato cerimoniale tra le consorelle, un retaggio dell’antico ruolo di guida rivestito in quell’occasione.
La Selva, come le altre contrade, ha attraversato epoche difficili (si pensi alle guerre) riuscendo sempre a mantenere viva la propria comunità. Storicamente, la contrada svolgeva anche una funzione di assistenza: nel 1870 i selvaioli fondarono la Società di Mutuo Soccorso del Rinoceronte, che per oltre mezzo secolo fornì aiuto economico e sanitario ai membri in difficoltà. Questa istituzione benefica, molto attiva tra fine Ottocento e primo Novecento, rappresentò un pilastro di solidarietà interna finché fu operativa (si sciolse negli anni ’30) . Lo spirito mutualistico però non è andato perduto: oggi la Contrada della Selva prosegue quella vocazione attraverso iniziative come il gruppo donatori di sangue e la Commissione Solidarietà, segno di una comunità attenta anche al benessere sociale dei propri membri.
Non mancano aneddoti curiosi nella storia della Selva, talvolta anche drammatici. Uno dei più noti è il cosiddetto Palio cruento del 16 agosto 1919, passato agli annali per la violenza scatenatasi attorno alla corsa. La Selva non vinceva il Palio da molti anni e nutriva grandi speranze per la carriera di agosto di quell’anno, affidandosi al fantino Aldo Mantovani, detto Bubbolo. Tuttavia, vicende di denaro e rancori personali accesero gli animi: Bubbolo aveva corso il Palio di luglio per la Selva, ma con scarsi risultati e – secondo alcuni contradaioli – trattenendo per sé gran parte della paga ricevuta . Per il Palio dell’Assunta, i dirigenti selvaioli cercarono di ingaggiare nuovamente Bubbolo, ma questi – probabilmente per gli screzi avuti – preferì accettare l’offerta della Tartuca, provocando il risentimento dei Selvaioli . Durante le prove, la Selva schierò un fantino giovane (Randellone) con l’ordine tacito di ostacolare Bubbolo in ogni modo. Ne nacque una rissa furibonda in pista tra i due fantini, che furono entrambi squalificati prima della corsa .
La situazione degenerò ulteriormente poco prima della gara: alcuni contradaioli della Selva aggredirono Bubbolo fuori Piazza del Campo, arrivando a colpirlo con un coltello . Mentre il fantino ferito veniva ricoverato in ospedale, il Palio si corse ugualmente e vide la Selva trionfare proprio davanti alla Tartuca . Fu una vittoria dal sapore amaro: la gioia per il Drappellone conquistato dovette far posto all’arrivo dei carabinieri in contrada per arrestare il colpevole dell’accoltellamento e interrogare i testimoni . La giustizia fece il suo corso (il responsabile scontò una pena attenuata per via della provocazione subita), ma la Selva pagò caro quel tumulto: dopo il 1919 la contrada non riuscì più a vincere il Palio per ben 34 anni, fino al 1953 . Questa lunga astinenza dalle vittorie fu battezzata dai contradaioli come la “maledizione di Bubbolo”, a ricordo di quella turbolenta vicenda.
Nonostante alti e bassi, la Contrada della Selva ha sempre mostrato grande vitalità e spirito di comunità. Ogni generazione di Selvaioli (così si chiamano i membri della contrada) ha contribuito a tramandare le tradizioni e l’amore per il proprio rione. Oggi, passeggiando per la Selva, si percepisce chiaramente questo orgoglio identitario costruito nei secoli.
Quali sono le tradizioni della Contrada della Selva?
La contrada, oltre a partecipare al Palio, mantiene vive numerose tradizioni, sia religiose che laiche, che scandiscono la vita comunitaria durante l’anno. Vediamo le principali.
Festa Titolare e celebrazioni del patrono: la Selva, avendo per patrona la Madonna Assunta, celebra la sua festa titolare intorno al 15 agosto, ricorrenza dell’Assunzione di Maria. In particolare, i festeggiamenti contradaioli si concentrano nell’ultima settimana di agosto, con culmine l’ultima domenica di agosto, quando la contrada organizza cerimonie solenni. Si inizia tipicamente il 15 agosto con la Messa solenne in San Sebastiano e il battesimo contradaiolo dei nuovi nati, che vengono simbolicamente “battezzati” alla fontanina contradaiola, diventando membri ufficiali della Selva . Nei giorni successivi hanno luogo momenti di intensa partecipazione: una cerimonia in memoria dei contradaioli defunti (il giro al cimitero e il mattutino, ovvero le preghiere all’alba in suffragio) , seguita dalla visita ufficiale alle contrade consorelle alleate – Chiocciola e Tartuca – per rendere omaggio e rinnovare l’amicizia . Questi riti rafforzano i legami comunitari e la continuità tra passato e presente. La festa titolare culmina poi con il giro della comparsa (il corteo in costumi storici della Selva) per le vie del proprio territorio e con una sentita processione religiosa con il Cero votivo in onore della Madonna.
Ecco, ad esempio, un tipico programma della Festa Titolare nella Selva:
| Giorno / Periodo | Evento nella Contrada della Selva |
|---|---|
| 15 agosto (Assunzione) | Messa solenne nell’oratorio di San Sebastiano; Battesimo contradaiolo dei nuovi nati e dei nuovi membri della contrada. |
| Giorni seguenti (16-20 agosto ca.) | (Se la Selva corre il Palio dell’Assunta) Partecipazione al Palio di Siena (16 agosto); altrimenti, periodo di preparativi per la festa titolare. |
| 22-24 agosto (giorni prefesta) | Festa Titolare: cerimonie religiose (Mattutino all’alba, benedizione e processioni interne); Onoranze alle Consorelle (visita ufficiale alle contrade alleate Chiocciola e Tartuca); ricordo dei contradaioli defunti al cimitero. |
| 25 agosto (sera della vigilia) | Giro della Comparsa: la comparsa (corteo storico) della Selva sfila in costume per le vie del rione, con bandiere e tamburi, rendendo omaggio ai luoghi simbolici (chiesa, fontanina, sede di contrada). |
| Ultimo weekend di agosto – inizio settembre | Sagra del Braciere: serate di festa popolare con stand gastronomici all’aperto nella contrada (specialità alla brace, vino, musica dal vivo); evento aperto a contradaioli, senesi e visitatori, in un clima conviviale e gioioso. |
| Settembre (post-festa) | (Eventuale Palio Straordinario se indetto, altrimenti pausa) – Ripresa delle attività ordinarie: riunioni di contrada, avvio preparativi per l’anno successivo, ecc. |
Battesimo contradaiolo: uno dei momenti più caratteristici della festa dell’Assunta è, come accennato, il battesimo laico dei nuovi contradaioli. I neonati (e talvolta anche gli adulti che chiedono di entrare a far parte della contrada) vengono portati di fronte alla fontanina battesimale della Selva – una piccola fontana sormontata dalla statua di un rinoceronte – e qui il Priore bagna simbolicamente la loro fronte con l’acqua, pronunciando la formula di rito. Da quell’istante, quei bambini entrano nella grande famiglia selvaiola. È un momento commovente, spesso accompagnato dagli applausi e dall’emozione dei presenti.
La fontanina battesimale della Contrada della Selva, opera in bronzo del 1965 di Vinicio Guastatori, con il rinoceronte simbolico sulla sommità. Ogni anno, presso questa fontana, vengono “battezzati” i nuovi contradaioli della Selva, secondo una tradizione molto sentita. Nella foto si notano anche il motto contradaiolo inciso e i colori verde-arancio che adornano la fontana, a testimonianza dell’orgoglio di appartenenza della contrada.
Sagra del Braciere: terminati i riti religiosi della festa titolare, la Contrada della Selva prosegue i festeggiamenti con un evento conviviale amatissimo: la Sagra del Braciere. Si tratta di una tradizionale sagra gastronomica all’aperto, organizzata dalla contrada solitamente nell’ultima settimana di agosto o inizio settembre, subito dopo la festa dell’Assunta. Nata nei primi anni ’70 (nel 2025 si è celebrata la 50ª edizione, segno di una tradizione che risale al 1973 circa) , la Sagra del Braciere richiama non solo contradaioli ma anche tanti senesi e turisti, offrendo l’occasione di gustare specialità alla griglia, piatti tipici toscani e buon vino in un’atmosfera informale e allegra. Per circa una settimana, le vie e le piazzette del rione si animano di tavolate sotto le stelle, stand gastronomici e musica. La sagra è anche un modo per raccogliere fondi a sostegno delle attività contradaiole e per rinsaldare lo spirito di appartenenza dopo le tensioni del Palio di agosto. È interessante notare come la Selva abbia trasformato il periodo post-Palio in un momento di convivialità aperto a tutta la città: un vero festival di contrada che testimonia la vivacità del rione.
Alleanze e assenza di rivalità: un tratto peculiare della Contrada della Selva è la mancanza di una nemica tradizionale. A differenza di molte altre contrade senesi famose per duelli secolari (si pensi ad Aquila vs Pantera, Onda vs Torre, ecc.), la Selva attualmente non ha una contrada rivale ufficiale . In passato vi furono rivalità poi dissolte: con la Pantera, ad esempio, ci furono forti attriti tra XVIII e XIX secolo (come testimoniano cronache che parlano di aggressioni reciproche almeno fino al 1900 circa) , ma col tempo l’astio si è spento. Alcune fonti citano anche l’Aquila come contrada avversaria in antiche contese, ma oggi questo non ha più riscontro pratico. Essere “senza rivali” in Palio può essere un vantaggio (nessun nemico dichiarato da ostacolare significa potersi concentrare solo sulla propria corsa) ma anche uno svantaggio sul piano emotivo, poiché manca quella componente di sfida diretta che spesso accende le passioni. In compenso, la Selva può vantare ben due alleate storiche: la contrada della Chiocciola e la Tartuca. Questi patti di alleanza, nati a fine Settecento, significano sostegno reciproco morale (e talvolta materiale) soprattutto in occasione del Palio . Durante i cortei storici, ad esempio, le contrade alleate si scambiano saluti e onori speciali. L’alleanza con la Tartuca in particolare è curiosa, considerando che proprio la Tartuca fu coinvolta negli eventi turbolenti del 1919 narrati prima: evidentemente le ragioni storiche dell’amicizia tra i due rioni hanno prevalso sulle rivalità contingenti di una singola corsa.
Un aspetto moderno interessante sono i gemellaggi che la Selva ha instaurato con realtà al di fuori di Siena. In anni recenti, ad esempio, la contrada si è gemellata con la città di Cuneo in Piemonte , nonché con la frazione di Caldana (nel comune di Gavorrano, in provincia di Grosseto) e con il quartiere Travaglio di Montalcino . Questi gemellaggi culturali nascono per diffondere lo spirito contradaiolo oltre Siena e creare legami di amicizia: delegazioni della Selva partecipano alle feste di queste località e viceversa, specialmente in occasioni di rilievo (come vittorie del Palio o ricorrenze storiche). È un modo per esportare simbolicamente la tradizione senese, condividendone i valori di comunità e passione con altre realtà.
Vita di contrada e “Società di Contrada”: la Contrada della Selva, come le altre, non vive solo nei giorni del Palio. Durante tutto l’anno è animata dalla Società di Contrada, un’associazione interna che gestisce eventi sociali, cene, attività ricreative e culturali per i contradaioli. La società di contrada della Selva ha sede anch’essa in Piazzetta della Selva, accanto al museo, ed è il luogo dove i membri si ritrovano regolarmente (specie nei fine settimana) per cene comunitarie, tombolate, feste per bambini e altre iniziative. Questa “seconda casa” dei Selvaioli è fondamentale per mantenere unito il tessuto sociale: qui giovani e anziani si incontrano, i nuovi residenti vengono introdotti alle tradizioni, e si coltiva il senso di appartenenza giorno per giorno. Tra gli eventi annuali organizzati dalla Selva ci sono, ad esempio, la festa di Carnevale per i bambini del rione, la Festa dei Tabernacoli a settembre (in cui si addobbano e si illuminano gli altarini sacri del rione e si premiano i migliori) e varie cene tematiche (la Cena della Vittoria dopo un Palio vinto, la Cena degli Auguri a Natale, la Cena della prova generale prima del Palio, ecc.). Partecipare a uno di questi momenti conviviali è il modo migliore per cogliere lo spirito vivo della contrada e sentirsi, anche se solo per una sera, parte della famiglia Selva.
La contrada si regge su organi democratici interni: un Priore eletto (che funge da presidente e rappresentante della contrada) e un Capitano (responsabile soprattutto delle questioni legate al Palio e all’addestramento di fantino e cavallo). È interessante notare che la Selva, nel segno dei tempi, dal 2021 ha per la prima volta una Priore donna, Benedetta Mocenni (in carica dal 2021) , coadiuvata dall’attuale Capitano Andrea Causarano. Questo dimostra come le contrade – pur fedeli alla tradizione – sappiano evolversi e includere in ruoli di comando anche figure femminili capaci e appassionate.
Inoltre, la Selva è attiva anche nel campo della solidarietà: ad esempio ha istituito un Gruppo Donatori di Sangue intitolato al contradaiolo Lorenzo Guasparri, che coinvolge i Selvaioli dai 18 ai 65 anni nell’importante gesto di donare il sangue . Questa iniziativa, cresciuta nel tempo, è diventata un modello per molte consorelle e dimostra come lo spirito di contrada sappia tradursi anche in impegno sociale concreto a beneficio di tutta la comunità. La vita quotidiana nel rione scorre solitamente tranquilla, ma basta avvicinarsi alla sede di contrada in certe sere per udire il rullio dei tamburi e vedere il volteggiare delle bandiere: sono i giovani selvaioli che si allenano come tamburini e alfieri, preparandosi con dedizione alle future sfilate. Queste prove serali, spesso in primavera, trasformano la piazzetta in un piccolo campo d’addestramento dove la tradizione prende vita quotidianamente. È un momento suggestivo: il suono dei tamburi rimbalza sui mattoni secolari e le bandiere colorate disegnano traiettorie nell’aria al tramonto, sotto lo sguardo orgoglioso dei contradaioli anziani che assistono dispensando consigli. Scene come queste fanno capire che nella Selva il Palio non è soltanto due giorni l’anno, ma un sentimento costante che anima il quartiere in ogni stagione.
Un’ultima curiosità: la Selva è stata più volte premiata con il Masgalano (dal termine spagnolo “más galante”, un grande piatto d’argento finemente decorato), ovvero il trofeo che viene assegnato ogni anno alla contrada che si distingue per l’eleganza, la perizia e il portamento nel corteo storico del Palio . Ad esempio, nel 1973 la comparsa della Selva vinse il Masgalano a pari merito con il Drago . Questo riconoscimento riempie i Selvaioli di orgoglio quasi quanto una vittoria sul campo, perché premia la cura e lo stile con cui la contrada sfila di fronte al pubblico e alle autorità. Inoltre, anche i piccoli Selvaioli contribuiscono al prestigio del rione: la Selva organizza un vivace gruppo di bambini alfieri e tamburini che partecipa al cosiddetto Minimasgalano (una sfilata non competitiva dedicata ai giovanissimi), a dimostrazione che lo spirito contradaiolo viene coltivato sin dalla tenera età.
Cosa si può vedere nel museo e nell’oratorio della Selva?
Una visita alla Contrada della Selva non sarebbe completa senza entrare nel suo Oratorio e Museo, autentici scrigni di arte e memoria storica. La chiesa di riferimento del rione è l’Oratorio di San Sebastiano in Vallepiatta, una piccola chiesa situata proprio in Piazzetta della Selva. Questa chiesa, costruita a partire dal 1492 (completata nel 1656) per volontà dell’Arte dei Tessitori , fu donata alla contrada nel 1810 per le funzioni religiose contradaiole. La pianta dell’oratorio è a croce greca sormontata da una cupoletta; la facciata in laterizio è sobria, arricchita solo da un portale in travertino aggiunto intorno al 1545 . All’interno, San Sebastiano custodisce tesori artistici notevoli: le pareti sono affrescate da pittori senesi del XVI e XVII secolo, che hanno raffigurato scene come il Sogno di Sant’Irene di Stefano Volpi, una Gloria di San Sebastiano e allegorie di Virtù e Angeli di Sebastiano Folli, Storie di San Sebastiano di Pietro Sorri e Rutilio Manetti . Sull’altare maggiore campeggia una venerata scultura – la Madonna della Selva – un altorilievo in terracotta e stucco (con tracce di policromia) raffigurante la Vergine col Bambino e angeli, attribuito alla scuola di Francesco di Giorgio Martini . Questo rilievo quattrocentesco, donato dall’arcivescovo di Siena alla contrada nel 1818 , è il simbolo sacro della Selva, oggetto di profonda devozione (viene portato in processione durante la festa titolare).
Oltre alla Madonna della Selva, la chiesa conserva altre opere di pregio: due tavole cinquecentesche raffiguranti la Madonna col Bambino e Santi – una dipinta da Benvenuto di Giovanni e l’altra attribuita a un allievo di Guidoccio Cozzarelli – e una pregevole Crocifissione seicentesca di Rutilio Manetti, importante pittore barocco senese . Sugli archi e sul soffitto, affreschi con Sibille, Santi e Angeli dipinti da Raffaello Vanni vegliano sui contradaioli da secoli . All’interno, oltre alle opere già citate, si trovano anche una grande tela raffigurante la Spogliazione di Cristo (dipinta intorno al 1800 dal pittore neoclassico Luigi Ademollo) e un prezioso Crocifisso quattrocentesco, legato a una curiosa leggenda: pare che questo Crocifisso fosse stato donato secoli fa da San Bernardino in persona a una confraternita senese (la Compagnia di San Giovanni Battista della Morte), e da lì trasferito nella chiesa di San Sebastiano . Dettagli come questi aggiungono un’aura di mistero e spiritualità al luogo, rendendo la visita ancora più affascinante.
Accanto alla chiesa, nei locali della cripta sottostante, si sviluppa il Museo della Contrada della Selva. Inaugurato per conservare il patrimonio storico del rione, il museo offre un percorso suggestivo tra cimeli, documenti e soprattutto i trofei vinti al Palio. Qui infatti sono esposti tutti i Drappelloni (stendardi dipinti) dei Palii vinti dalla Selva . Ogni drappellone è un’opera d’arte unica, dipinta da artisti diversi per ciascun Palio: ammirarli da vicino significa ripercorrere la storia delle vittorie contradaiole. Tra i più belli spiccano il drappellone di agosto 1970 dipinto da Mino Maccari e quello di agosto 1974 dipinto da Ugo Attardi , entrambi artisti di fama: il primo era un celebre pittore e incisore toscano, il secondo un noto esponente dell’arte contemporanea italiana. I colori vivaci e le allegorie raffigurate su questi palii raccontano aneddoti e dediche speciali: ad esempio, quello del 1974 (vinto dalla Selva) fu dedicato al tema della Libertà, interpretato in chiave artistica da Attardi.
Oltre ai drappelloni, nel museo trovano posto le monture storiche (i costumi) utilizzate dal corteo della Selva nelle sfilate del Palio, con spiegazioni sui ruoli (dame, paggi, tamburini, alfieri ecc.) e sui colori. Ci sono inoltre antichi palii alla lunga (cioè le competizioni a cavallo antecedenti all’istituzione del Palio moderno in Piazza del Campo), bandiere storiche, foto d’epoca, e le gage (collari) un tempo portate dai Capitani vittoriosi. Ogni oggetto è corredato di didascalie che ne spiegano il significato e la provenienza. Fa parte dell’itinerario museale anche la stessa chiesa di San Sebastiano, considerata parte integrante del percorso : durante visite guidate, oltre al museo si può accedere all’oratorio per ammirarne gli affreschi e le sculture.
Completano la dotazione culturale della contrada gli archivi storici: nei locali della sede, accanto al museo, sono custoditi con cura registri antichi, fotografie d’epoca, documenti sulle vittorie e sulle alleanze, che costituiscono la memoria scritta della Selva. Pur non essendo generalmente accessibili al pubblico, questi archivi rappresentano una risorsa di grande valore per studiosi e contradaioli, testimonianza tangibile della continuità storica del rione.
Domanda: Il museo della Selva è sempre aperto al pubblico?
Risposta: I musei di contrada a Siena, compreso quello della Selva, non hanno orari di apertura quotidiani regolari come un normale museo civico. Sono visitabili soprattutto in occasioni particolari (ad esempio durante il periodo del Palio, oppure durante manifestazioni culturali come “Musei aperti” organizzate dal Comune o dal Touring Club) oppure su prenotazione contattando direttamente la contrada . Se siete interessati a visitarli, conviene informarsi in anticipo tramite il sito ufficiale della Contrada della Selva o l’ufficio turistico di Siena, per sapere se ci sono aperture straordinarie previste. Quando riuscirete ad entrare, preparatevi a un’esperienza davvero speciale: sarete probabilmente accompagnati dai contradaioli stessi, che con orgoglio vi illustreranno ogni reliquia e vi racconteranno storie tramandate dalla loro comunità.
Itinerario consigliato per visitare la Selva
Nonostante la Contrada della Selva non occupi un’area vastissima, vale la pena dedicare un po’ di tempo ad esplorare le sue strade ricche di fascino. Ecco un possibile percorso a piedi che potete seguire partendo dal centro di Siena (o dall’Hotel Minerva stesso) per cogliere al meglio i punti salienti del rione Selva:
Partenza da Piazza del Campo: dal cuore di Siena – la famosa piazza a forma di conchiglia – imboccate la breve salita di Costarella dei Barbieri (il passaggio che collega Piazza del Campo alla sovrastante Piazza del Duomo). Giunti in cima alla Costarella, vi troverete in Piazza San Giovanni, proprio di fronte alla magnifica facciata del Battistero di San Giovanni. Questa piazza segna l’ingresso nel territorio della Selva: siete infatti all’inizio di via di Vallepiatta, una stretta strada in discesa che costeggia il lato destro del Battistero. Prima di proseguire, soffermatevi ad ammirare il Battistero e l’ambiente circostante: da qui si ha una prospettiva suggestiva anche sul retro del Duomo e sull’imponente mole di Santa Maria della Scala, che chiude la piazza sul lato sinistro.
Piazzetta della Selva: imboccate via di Vallepiatta scendendo pochi metri e arriverete nella piccola Piazzetta della Selva, cuore della contrada. Questo tranquillo slargo pavimentato in mattoni è dominato dalla facciata sobria della chiesa di San Sebastiano (sulla destra) ed è impreziosito al centro dalla caratteristica fontanina contradaiola con la statua in bronzo del rinoceronte. Fermatevi qui qualche minuto: leggete la targa col motto sul basamento della fontana, osservate le bandiere verde-arancio appese agli edifici intorno e immaginate la vivacità che anima questo luogo durante i giorni di festa. Se trovate la chiesa aperta (evento raro, a meno di visite guidate o celebrazioni), approfittatene per dare un’occhiata all’interno e ammirare le opere d’arte citate in questa guida. In caso contrario, potete comunque apprezzare dall’esterno alcuni dettagli, come lo stemma della Selva scolpito sopra il portale e i piccoli dipinti devozionali posti ai lati dell’ingresso.
Esplorando i vicoli del rione: dalla piazzetta dipartono alcuni vicoletti pittoreschi. Uno è il Vicolo di San Girolamo, che scende ripido fiancheggiando la chiesa: percorretelo per immergervi nell’atmosfera più intima del rione, tra archi in mattoni e antiche case da cui pendono – qua e là – lampioncini con il simbolo del rinoceronte. Il vicolo termina congiungendosi a un altro angolo della contrada; da lì potete risalire attraverso Vicolo del Pozzo tornando in Piazza San Giovanni (queste vie formano un piccolo anello). Lungo il percorso, cercate le tracce del passato: un tabernacolo con l’immagine della Vergine, un’insegna stradale dipinta con i colori selvaioli, e magari incontrerete qualche residente che, con un po’ di fortuna, potrebbe raccontarvi qualche aneddoto sul rione e sul Palio.
Ritorno verso il Duomo: completata la visita della Selva, potete facilmente ritornare sui vostri passi fino a Piazza San Giovanni. Da lì, salendo pochi gradini, vi troverete proiettati nella monumentalità di Piazza del Duomo, dove proseguire eventualmente la visita di Siena (Duomo, Libreria Piccolomini, Museo dell’Opera del Duomo, ecc.). Oppure, se preferite tornare verso l’Hotel Minerva per riposare, potete scendere lungo Via del Castoro e Via di Fontebranda (un percorso alternativo che passa accanto ad altre contrade, come l’Onda) fino a ricongiungervi con Via Garibaldi. In entrambi i casi, avrete arricchito la vostra giornata con l’esperienza autentica di un tuffo nella vita della Contrada della Selva, un angolo di Siena che custodisce gelosamente il proprio tesoro di storia e tradizioni.
Quanti Palii ha vinto la Contrada della Selva?
Sin dal XVII secolo, la Selva ha preso parte a quasi tutti i Palii corsi a Siena, schierando i propri fantini e cavalli ad ogni occasione utile. Il primo trionfo di cui si ha notizia risale al lontano 9 settembre 1685, e da allora la storia paliesca del rione si è arricchita di molte pagine gloriose. La Contrada della Selva vanta una lunga tradizione paliesca coronata da numerose vittorie. In totale, la Selva ha collezionato 40 vittorie ufficiali al Palio di Siena (non contando alcuni successi ottenuti in competizioni antecedenti al Palio moderno, come palî “alla lunga” e bufalate del XVII secolo) . L’ultima affermazione è molto recente: 2 luglio 2023, quando il fantino Giovanni Atzeni detto Tittìa ha conquistato il drappellone sul cavallo Violenta da Clodia per i colori verde-arancio . Con quella vittoria Tittìa ha eguagliato il record di 5 Palii vinti consecutivamente, impresa che in epoca moderna era riuscita solo al leggendario fantino Aceto .
Sin dalle prime edizioni del Palio alla tonda (ovvero corso in Piazza del Campo a partire dal 1656 circa), la Selva è sempre scesa in pista per difendere i propri colori. Il primo trionfo registrato – come detto – fu nel 1685, e nei secoli la contrada ha continuato a lottare per la vittoria ad ogni occasione. Di seguito ripercorriamo tutti i Palii vinti dalla Selva in ordine cronologico, con l’indicazione della data e del fantino vittorioso (tra parentesi il soprannome con cui è noto a Siena):
| # | Data | Fantino vincitore |
|---|---|---|
| 1. | 9 settembre 1685 | Pavolo Roncucci (Pavolino) |
| 2. | 2 luglio 1698 | Giuseppe Galardi (Pelliccino) |
| 3. | 2 luglio 1707 | Giovan Battista Pistoi (Cappellaro) |
| 4. | 16 agosto 1711 | Giuseppe Galardi (Pelliccino) |
| 5. | 2 luglio 1715 | Giovan Battista Pistoi (Cappellaro) |
| 6. | 2 luglio 1730 | Antonio Corgnolini (Pettinaio) |
| 7. | 22 settembre 1737 | Ceccone (soprannome di fantino ignoto) |
| 8. | 2 luglio 1739 | Giuseppe Rabazzi (Carnaccia) |
| 9. | 2 luglio 1742 | Santi Pacini (Boccino) |
| 10. | 2 luglio 1743 | Domenico Laschi (Bechino) |
| 11. | 17 agosto 1750 | Francesco Manganelli (Checchino) |
| 12. | 7 luglio 1754 | Cristofano Fumi (Cristofanone) |
| 13. | 17 agosto 1794 | Isidoro Bianchini (Dorino) |
| 14. | 2 luglio 1840 | Francesco Santini (Gobbo Saragiolo) |
| 15. | 2 luglio 1865 | Giuseppe Paoli (Mascherino) |
| 16. | 16 agosto 1879 | Mario Bernini (Bachicche) |
| 17. | 4 luglio 1880 | Antonio Salmoria (Leggerino) |
| 18. | 2 luglio 1891 | Ulisse Betti (Bozzetto) |
| 19. | 2 luglio 1899 | Girolamo Vigni (Pippìo) |
| 20. | 16 agosto 1901 | Ernesto Felli (Chiccone) |
| 21. | 16 agosto 1904 | Angelo Montechiari (Spanziano) |
| 22. | 16 agosto 1919 | Domenico Leoni (Moro III) |
| 23. | 16 agosto 1953 | Primo Arzilli (Il Biondo) – cavallo scosso (senza fantino) |
| 24. | 16 agosto 1955 | Romano Corsini (Romanino) |
| 25. | 2 luglio 1960 | Rosario Pecoraro (Tristezza) |
| 26. | 2 luglio 1962 | Francesco Cuttone (Mezz’etto) |
| 27. | 16 agosto 1965 | Eletto Alessandri (Bazza) |
| 28. | 16 agosto 1967 | Eletto Alessandri (Bazza) |
| 29. | 16 agosto 1970 | Antonio Giorgi (Baìno) |
| 30. | 16 agosto 1974 | Andrea Degortes (Aceto) |
| 31. | 3 luglio 1978 | Silvano Vigni (Bastiano) |
| 32. | 7 settembre 1980 | Silvano Vigni (Bastiano) |
| 33. | 2 luglio 1987 | Guido Tomassucci (Bonito da Silva) |
| 34. | 9 settembre 2000 | Giuseppe Pes (Il Pesse) |
| 35. | 2 luglio 2003 | Antonio Villella (Sgaibarre) |
| 36. | 16 agosto 2006 | Alberto Ricceri (Salasso) |
| 37. | 2 luglio 2010 | Silvano Mulas (Voglia) |
| 38. | 17 agosto 2015 | Giovanni Atzeni (Tittìa) |
| 39. | 16 agosto 2019 | Giovanni Atzeni (Tittìa) – cavallo scosso (Remorex senza fantino) |
| 40. | 2 luglio 2023 | Giovanni Atzeni (Tittìa) |
Come si nota, la Selva ha raccolto vittorie in ogni epoca: dalle corse nel Seicento e Settecento (compresi alcuni Palii alla lunga e perfino bufalate vittoriose nel Seicento, antecedenti al Palio moderno ), passando per l’Ottocento e un periodo d’oro a metà Novecento, fino alle affermazioni in tempi recentissimi. Tra i fantini leggendari che hanno trionfato con il giubbetto della Selva ricordiamo Bazza (Eletto Alessandri), che vinse due Palii consecutivi nel 1965 e 1967, Bastiano (Silvano Vigni) dominatore a fine anni ’70 con due vittorie, e naturalmente Tittìa (Giovanni Atzeni), protagonista dell’era moderna con ben tre vittorie per la Selva (2015, 2019, 2023) – l’ultima delle quali ha fatto cessare il lungo digiuno che rendeva la Selva nonna (cioè la contrada che non vinceva da più tempo). Ogni vittoria è celebrata in contrada con una grande festa (la Cena della Vittoria), i cui echi risuonano per anni nei racconti dei contradaioli.
Tra le vittorie recenti, quella del 16 agosto 2019 merita un cenno: la Selva trionfò grazie al cavallo Remorex, che concluse la corsa vittorioso pur avendo disarcionato il fantino (dunque scosso) . Fu un Palio al cardiopalma e quel drappellone, conquistato quasi per miracolo, viene oggi custodito con orgoglio nel museo contradaiolo come simbolo della tenacia (e della fortuna) che talvolta accompagnano la Selva.
Curiosità: nella lista spicca la vittoria del 16 agosto 1953, contrassegnata come cavallo scosso. Ciò significa che il cavallo della Selva (di nome Mitzi) tagliò il traguardo per primo senza fantino in sella – evento raro ma non unico nella storia del Palio. In quella carriera, il fantino Primo Arzilli detto Il Biondo cadde durante la corsa; tuttavia il cavallo, rimasto libero (scosso), proseguì e vinse da solo . La Selva poté così festeggiare ugualmente il trionfo, a riprova che al Palio il vero protagonista può essere il cavallo stesso, e che la fortuna gioca sempre la sua parte.
Da notare che la Selva non ha mai realizzato il “cappotto” – ovvero la vittoria di entrambi i Palii ordinari dello stesso anno – impresa riuscita solo in rare occasioni ad alcune contrade. Ciò nonostante, ha attraversato periodi di grande competitività (basti pensare alle 5 vittorie ottenute tra il 1960 e il 1974, o alla striscia recente di successi negli anni 2010). Vale la pena citare anche alcuni cavalli leggendari che hanno fatto la storia recente della Selva: su tutti Panezio, il baio che vinse ben 4 Palii in carriera (uno dei quali per la Selva nel Palio straordinario del 7 settembre 1980, montato da Bastiano) ; e Urban II, il sauro vittorioso nel Palio del 3 luglio 1978 (sempre con Bastiano) ricordato per la sua eccezionale velocità. Questi destrieri, insieme ai fantini che li hanno montati, occupano un posto d’onore nelle storie che i contradaioli si tramandano nelle serate d’estate, a testimonianza di come nel Palio uomini e cavalli condividano la gloria dei momenti vittoriosi.
Domanda: Come vengono scelti il cavallo e il fantino per la Selva durante il Palio?
Risposta: Il cavallo che correrà per la Selva (come per ogni contrada) viene assegnato tramite sorteggio pubblico, in un evento detto tratta che si svolge qualche giorno prima del Palio. In Piazza del Campo vengono presentati una ventina di cavalli, e l’estrazione a sorte decide quali 10 contrade (tra cui la Selva, se estratta per quel Palio) partecipano e con quale cavallo. La Selva, dunque, si ritrova con un cavallo assegnato dal destino: può essere un favorito potente o un esordiente meno quotato. Una volta saputo il cavallo, la contrada sceglie il fantino da ingaggiare. Il Capitano della Selva, sentito il parere dei collaboratori (detti mangini) e degli anziani, contatta i fantini professionisti disponibili e ingaggia quello ritenuto migliore per valorizzare quel cavallo e difendere i colori della Selva. Nella storia la Selva ha avuto fantini di riferimento come Bazza negli anni ’60 o Bastiano negli anni ’70, mentre oggi il top jockey in Piazza è Tittìa, che di recente ha corso e vinto anche per la Selva. Durante i quattro giorni di prove prima della gara, il fantino e il cavallo della Selva familiarizzano: ogni mattina e pomeriggio corrono prove in Piazza per testare partenze e strategie. I contradaioli osservano con trepidazione, e la dirigenza studia anche le mosse delle altre contrade, specialmente di quelle che potrebbero intralciare o favorire la Selva in base ad alleanze e rivalità. È un vero gioco di strategia che appassiona l’intero rione. Infine, il giorno del Palio, spetta al fantino (spronato dai contradaioli durante il corteo storico con applausi e incoraggiamenti) portare il cavallo alla vittoria con abilità e un pizzico di fortuna. In sintesi, cavallo e fantino per la Selva sono frutto di un mix di sorte e scelte oculate: la sorte assegna il destriero, gli uomini della contrada scelgono il “cavallo umano” (il fantino) che meglio può rappresentarli e, si spera, condurli al trionfo.
Domande frequenti sulla Contrada della Selva
D: Perché questo rione si chiama “Selva” se si trova in città?
R: Il nome “Selva” deriva probabilmente dalla conformazione dei luoghi in tempi antichi: sembra che nel Medioevo la valle di Vallepiatta (dove oggi sorgono le strade principali della contrada) fosse ricca di orti e alberi, costituendo una sorta di selva alle spalle del Duomo di Siena. Col passare dei secoli la zona si urbanizzò, ma il toponimo rimase come identificativo del rione. Anche il simbolo della quercia nello stemma richiama questa originaria presenza di vegetazione.
D: Qual è il periodo migliore per visitare la Contrada della Selva?
R: Dipende dall’esperienza che cercate. Nei giorni del Palio (fine giugno-inizio luglio e metà agosto) troverete la contrada in fermento: bandiere ovunque, prove dei cavalli al mattino e al pomeriggio, contradaioli in costume che si preparano al corteo storico. L’atmosfera è elettrizzante ma anche molto affollata e “interna” – ricordate che in quei momenti i contradaioli sono concentrati sulle loro tradizioni e sulle strategie di corsa. Se volete assistere, fatelo con rispetto e magari facendovi accompagnare da qualcuno del posto che possa spiegarvi cosa accade. Al di fuori del periodo del Palio, la Selva è invece un quartiere tranquillo che potete esplorare in qualsiasi stagione: ogni momento è buono per passeggiare tra i vicoli e respirare l’autenticità senese senza ressa. A fine agosto, durante la Sagra del Braciere, il rione è animato da festeggiamenti aperti a tutti e può essere un’ottima occasione per unire buona cucina e cultura contradaiola.
D: Un turista può partecipare alle cene o alle feste della contrada?
R: Dipende dal tipo di evento. Le sagre e iniziative pubbliche (come la Sagra del Braciere) sono aperte a chiunque: basta presentarsi e acquistare sul posto ciò che si desidera mangiare, godendo dell’atmosfera conviviale sotto le stelle. Diverso è il caso delle cene di contrada private, come la Cena della Prova Generale o la Cena della Vittoria: queste sono riservate ai contradaioli e ai loro ospiti (in genere amici di altre contrade o autorità), e l’accesso è controllato. Tuttavia, se avete contatti in contrada o prenotate con molto anticipo tramite canali specifici, talvolta è possibile per qualche esterno partecipare dietro invito o pagando una quota. In generale, l’ospite rispettoso e sinceramente interessato viene accolto volentieri, ma è importante ricordare che si entra in un contesto comunitario dove le tradizioni e le regole interne vanno osservate con sensibilità.
D: Il museo e la chiesa sono visitabili liberamente?
R: La chiesa di San Sebastiano è aperta in occasione delle messe e cerimonie contradaiole; fuori da questi momenti, di solito non è aperta continuativamente al pubblico come una normale chiesa turistica. Potete però sempre chiedere in contrada se qualcuno è disponibile ad aprirla per una breve visita, specialmente se siete un piccolo gruppo. Il Museo invece, come già accennato, è visitabile su prenotazione o durante eventi straordinari. Una buona opportunità per vedere museo e oratorio è partecipare alle giornate di apertura organizzate dal Touring Club o dal Comune (ad esempio in estate o durante la “Settimana dei Musei” in primavera). Informatevi presso l’ufficio turistico locale per far coincidere la vostra visita con una di queste occasioni: ne vale la pena!
Conclusione
In definitiva, la Contrada della Selva incarna tutto ciò che rende Siena speciale: il radicamento in una storia plurisecolare e la capacità di trasmettere alle nuove generazioni l’amore per le proprie radici. Visitandola, si entra nell’anima più autentica della città. Dal silenzio raccolto della chiesa di San Sebastiano – dove arte e fede si intrecciano – al vivace vociare delle cene all’aperto durante la Sagra del Braciere, ogni esperienza in questo rione lascia ricordi indelebili. Avrete scoperto storie di cavalli e fantini, ammirato bandiere e costumi, e magari scambiato qualche parola con i Selvaioli, che con orgoglio vi avranno raccontato aneddoti della loro contrada. Dopo una giornata così ricca di cultura e tradizioni, non c’è niente di meglio che fare ritorno all’Hotel Minerva, poco distante, per rilassarsi ripensando alle emozioni vissute. L’hotel – un vero nido di comfort nel cuore di Siena – vi accoglierà con la stessa calda ospitalità con cui la Selva accoglie i suoi ospiti. E chissà: affacciandovi dalla vostra camera al tramonto, con la vista sui tetti senesi, potreste scorgere in lontananza il campanile di San Sebastiano o le bandiere verdi-arancio mosse dalla brezza serale, simboli di una contrada che avrete imparato a conoscere e ad apprezzare. Benvenuti a Siena e buona scoperta della Contrada della Selva!
