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Introduzione. Siena è famosa in tutto il mondo per il suo Palio, l’antica corsa di cavalli dove si affrontano le contrade in Piazza del Campo . Soggiornando all’Hotel Minerva – un incantevole albergo nel cuore di Siena – ci si trova immersi in questa atmosfera unica e si ha un punto di partenza privilegiato per scoprire da vicino la vita delle contrade. In particolare, la Contrada della Tartuca è una delle 17 contrade storiche di Siena e vanta una storia affascinante fatta di simboli, tradizioni secolari, musei ricchi di cimeli e ben 54 vittorie al Palio (conteggio della Contrada, che include anche mezze vittorie e Palii antichi) . In questa guida approfondiremo tutto ciò che c’è da sapere sulla Tartuca: storia, tradizioni, museo e Palii vinti, con un formato domande & risposte per soddisfare ogni curiosità. Troverete inoltre consigli pratici su come raggiungere il rione della Tartuca partendo dall’Hotel Minerva (a piedi o in auto) e utili tabelle riepilogative dei dati principali. Pronti a scoprire i segreti della Contrada della Tartuca? Andiamo!

Storia della Contrada della Tartuca

Dove si trova la Contrada della Tartuca? – La Tartuca occupa la zona sud-occidentale del centro storico di Siena, nel Terzo di Città (uno dei tre terzieri in cui è divisa la città) . Il suo territorio corrisponde al rione di Castelvecchio, la parte più antica di Siena, di probabile origine etrusca . Si tratta di un dedalo di vicoli medioevali dal grande fascino: passeggiando per queste strade si percepisce la storia ad ogni angolo. La sede amministrativa della Contrada e il suo complesso museale si trovano in Via Tommaso Pendola n.21, nei pressi della chiesa di Sant’Agostino e dell’Orto Botanico. Questa via attraversa il cuore del rione tartuchino ed è qui che si svolgono molti momenti di vita contradaiola, come vedremo in seguito.

Quando e come nasce la Contrada della Tartuca? – Le contrade senesi come le conosciamo oggi si formarono nei secoli tardomedievali e rinascimentali, ma le origini della Tartuca affondano nei primi decenni del 1500. Secondo le memorie storiche custodite dalla contrada, la Tartuca nacque nel 1516 dall’unione di due antiche compagnie militari di rione: quella di Porta all’Arco e quella di Sant’Agata . Queste compagnie erano milizie civiche organizzate su base territoriale, e la loro fusione diede vita ad una nuova contrada unita sotto un unico simbolo. Proprio nel 1516, in un corteo trionfale, gli abitanti di Castelvecchio sfilarono con un grande carro allegorico raffigurante una tartaruga, esibendo per la prima volta un vessillo nero e giallo con al centro questo animale . Questa data è considerata l’atto di nascita della Contrada della Tartuca. Nel 1560 il nome “Tartuca” comparve anche in documenti ufficiali dell’epoca, a conferma dell’esistenza già definita della contrada .

Perché il simbolo della contrada è proprio una tartaruga? – La tartaruga (in senese chiamata “tartuca”) fu scelta come emblema per rappresentare forza e costanza, valori simboleggiati da questo animale tenace e longevo. Non a caso il motto ufficiale della contrada è “Forza e costanza”, proprio a richiamare la solidità e perseveranza che la tartaruga incarna . In araldica la Tartuca è rappresentata da una tartaruga al naturale su sfondo oro, contornata da nodi e margherite sabaude (elementi aggiunti in seguito, come vedremo) . La tartaruga simboleggia dunque la saldezza e la determinazione: un passo lento ma inesorabile verso la vittoria. Questo animale comparve nello stemma tartuchino ufficialmente solo nel XVIII secolo (1717), ma era già presente nell’immaginario contradaiolo fin dal XVI secolo. Ancora oggi i membri della contrada si chiamano orgogliosamente “tartuchini”, identificandosi col loro totem animale.

Quali sono i colori e i simboli distintivi della Tartuca? – I colori sociali della Contrada della Tartuca sono il giallo e l’azzurro (tradizionalmente detto turchino a Siena) . In passato, però, la contrada ebbe stemmi e bandiere con combinazioni cromatiche diverse: nel Seicento e Settecento prevalevano il giallo e il nero, colori ispirati alle insegne imperiali asburgiche. Tuttavia, nell’Ottocento questi colori attirarono antipatie: intorno al 1845 i contradaioli della Tartuca furono addirittura fischiati da parte della popolazione, perché il giallo-nero ricordava troppo i colori dell’Impero austriaco dominante in Toscana . Per questo, a partire dal periodo risorgimentale, si introdusse gradualmente l’azzurro al posto del nero, rendendo le bandiere “meno tetre” e più vicine al sentimento patriottico dell’epoca . Già nel 1862 una commissione interna scelse ufficialmente i nuovi colori giallo e turchino per i costumi e i vessilli della contrada , che da allora divennero definitivi.

Un altro simbolo distintivo sono i nodi Savoia e le margherite presenti nello stemma attuale. Questi furono aggiunti nel 1887, quando il Re Umberto I di Savoia e la Regina Margherita visitarono Siena e in particolare onorarono la Tartuca con la loro presenza . In segno di omaggio, i sovrani concessero alla contrada il privilegio di inserire nel proprio stemma i nodi sabaudi (simbolo di Casa Savoia) alternati alle margherite (in onore del nome della Regina Margherita) . Fu in questa occasione che la tartaruga raffigurata nello stemma venne rappresentata senza corona regale sul dorso, per differenziarla dallo stemma monarchico – da allora la tartaruga è “semplice”, contornata però da dieci margherite bianche e nodi azzurri su sfondo dorato . I colori giallo-oro e azzurro, così arricchiti dai simboli sabaudi, sono quelli che sventolano ancora oggi sulle bandiere tartuchine durante il Palio.

Qual è l’oratorio della Contrada e chi è il patrono? – Ogni contrada ha una chiesa di riferimento (detta oratorio). Quello della Tartuca è la chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova alle Murella, situata proprio in Via Tommaso Pendola . Sant’Antonio di Padova è il santo patrono della contrada e viene celebrato il 13 giugno di ogni anno . La storia dell’oratorio è interessante: inizialmente i tartuchini si riunivano presso la piccola chiesa di Sant’Ansano alle Carceri nel Seicento , ma non riuscendo ad acquistarla, decisero di costruire un proprio oratorio. Acquistarono così un terreno sulle Murella (le mura antiche interne del rione) e vi edificarono la nuova chiesa dedicata a Sant’Antonio di Padova, che divenne protettore ufficiale della Tartuca . L’oratorio fu consacrato nel 1818 e da allora è il cuore spirituale della contrada. Ogni anno, la contrada organizza la festa titolare in onore di Sant’Antonio nel mese di giugno (generalmente la terza domenica di giugno, attorno al 13): in tale occasione si tiene una solenne messa, una processione per le vie del rione con il santo patrono e una grande cena all’aperto per tutti i contradaioli . Durante la festa avviene anche il tradizionale battesimo contradaiolo, in cui i bambini nati nell’ultimo anno vengono simbolicamente “battezzati” come nuovi membri della Tartuca, utilizzando l’acqua della fontanina contradaiola (ne parleremo tra poco).

Quali sono gli eventi storici più importanti nella storia della Tartuca? – La storia plurisecolare della Tartuca è ricca di eventi e aneddoti. Alcuni momenti chiave includono:

  • Le “cacce” e le origini del Palio: Già nel Quattrocento e Cinquecento gli abitanti di Castelvecchio partecipavano a spettacoli precedenti al Palio moderno, come le cacce ai tori e le bufalate in Piazza del Campo . Questi giochi cruenti furono i precursori del Palio corso con i cavalli, istituito stabilmente dal Seicento. La Tartuca vi prese parte fin dall’inizio, costruendo la sua leggenda paliesca.
  • Le alleanze e rivalità antiche: Sin dal tardo Medioevo le contrade stringevano patti di alleanza (aggregazioni) o al contrario accese rivalità . Anche la Tartuca non fece eccezione. Sorprende sapere che in passato la sua attuale rivale, la Chiocciola, fu per ben due volte alleata della Tartuca (tra il XVII e XIX secolo) prima che i dissapori sui confini riaccendessero la rivalità . Nel 1689 Tartuca, Chiocciola e Torre firmarono addirittura un patto triplo di alleanza e celebrarono insieme i rispettivi patroni . Tuttavia, nell’Ottocento i rapporti peggiorarono: celebre l’episodio del Palio del 1820, in cui i fantini di Tartuca e Chiocciola scesero da cavallo nerbandosi a vicenda per tutta la corsa, causando disordini tali da richiedere un accordo di pace temporaneo tra le contrade ! Negli anni successivi vi furono ripetuti tradimenti e riconciliazioni, finché la rivalità tornò definitiva dopo il 1910 ed è rimasta tale fino ad oggi .
  • Il privilegio sabaudo del 1887: Come già detto, la visita dei reali d’Italia Umberto e Margherita di Savoia nel 1887 segnò una tappa importante. In quell’anno la Tartuca rinnovò il proprio stemma con l’aggiunta dei simboli sabaudi e godette di grande prestigio a livello cittadino. Pochi anni prima, nel 1886, la contrada aveva tra l’altro vissuto uno dei suoi momenti di gloria al Palio (il primo cappotto, di cui diremo a breve), quindi l’onore ricevuto dai Reali coronò un periodo d’oro per i tartuchini.
  • Il “TONO” e il dominio negli anni ’30: Nel XX secolo, un capitolo famoso della storia della Tartuca è l’alleanza denominata T.O.N.O. (dalle iniziali di Tartuca, Onda, Nicchio, Oca). Questa coalizione di quattro contrade, formalizzata nel 1928-1930, fu estremamente potente e condizionò pesantemente l’esito di molti Palii . In particolare, tra il 1930 e il 1934 le contrade del TONO vinsero quasi ininterrottamente, lasciando agli avversari solo poche occasioni . La Tartuca, con il fantino Ganascia, nel 1933 riuscì addirittura a ottenere il “cappotto”, vincendo sia il Palio di luglio che quello di agosto dello stesso anno . Fu l’unico cappotto di tutto il Novecento fino al 1997, e rimase leggendario. L’alleanza TONO si ruppe nel 1934 in seguito a contrasti interni e rivalità (specie tra Oca e Nicchio) che sfociarono in risse dopo il Palio dell’Assunta . Ma quegli anni ruggenti restano memorabili per i tartuchini.
  • Il dopoguerra e i giorni nostri: Nel Palio del dopoguerra, la Tartuca fu protagonista di un curioso primato negativo: nel Palio della Pace del 1945 venne squalificata assieme al Bruco per intemperanze, costituendo la prima squalifica disciplinare nella storia moderna del Palio di Siena. La sospensione fu poi annullata l’anno seguente , ma resta un fatto storico. Nel secondo Novecento e inizio Duemila la Tartuca ha continuato a essere una contrada competitiva, vincendo più volte (come vedremo nella sezione Palii vinti) e togliendosi grandi soddisfazioni. Nel 2016 la contrada ha celebrato simbolicamente i suoi 500 anni di storia (1516-2016) con eventi rievocativi, e nel 2018 ha festeggiato un’importantissima vittoria al Palio Straordinario di ottobre (il centenario della fine della Grande Guerra). La storia continua a essere scritta: la Tartuca è tutt’oggi una delle contrade più vive, con un forte spirito comunitario che lega i suoi contradaioli “di ieri e di oggi”.

Tradizioni e vita contradaiola nella Tartuca

Chi sono gli alleati e i rivali della Tartuca? – La Tartuca attualmente ha quattro contrade alleate, dette aggregate: Selva (dal 1789), Leocorno (dal 1815), Nicchio (dal 1933) e Onda (dal 1933) . Questi patti di amicizia si manifestano in vari modi: ad esempio, in occasione delle festività importanti, la Tartuca espone anche le bandiere delle contrade aggregate e partecipa con delegazioni agli eventi delle alleate, e viceversa . In passato la Tartuca ebbe alleanze anche con altre contrade oggi non più aggregate, come l’Oca (1933-1975) e persino con la Chiocciola, la quale fu amica in varie epoche tra il ‘600 e l’800 .

La rivale per eccellenza è invece la Contrada della Chiocciola, con cui sussiste uno storico antagonismo. Tartuca e Chiocciola sono rivali da secoli, al punto che la loro rivalità è tra le più antiche e radicate di Siena . Curiosamente, come accennato, in passato furono persino alleate per alcuni periodi, ma i dissidi territoriali e gli episodi burrascosi in Piazza (come quelli narrati sopra del 1686, 1820, 1841 ecc.) hanno sempre finito per riaccendere l’ostilità . Oggi la rivalità è totale: durante il Palio Tartuca e Chiocciola non perdono occasione per ostacolarsi a vicenda, e fuori dalla Piazza non mancano sfottò e aneddoti coloriti tra i due popoli. Per esempio, i tartuchini chiamano i rivali chiocciolini “affogasanti” (ricordando un episodio leggendario in cui gli abitanti di Chiocciola avrebbero gettato una statua di un santo in un pozzo), mentre i chiocciolini canzonano i tartuchini con l’appellativo “codini” (risalente all’epoca lorenese, quando i Tartuchini erano considerati filo-monarchici, da cui l’epiteto di codini per indicare i conservatori) . Questi soprannomi fanno parte del folklore contradaiolo e vengono usati goliardicamente durante le cene e le feste.

Come si svolge la vita nella Contrada della Tartuca durante l’anno? – La contrada non vive solo nei giorni del Palio, ma anima il quartiere tutto l’anno come una grande famiglia. La Società di Contrada “Castelsenio” è il circolo ricreativo dei tartuchini, con sede in Piazzetta Silvio Gigli nel rione . Qui si trovano spazi per ritrovarsi, un bar e spesso un ristorantino gestito dai contradaioli stessi. Ogni fine settimana la Società organizza cene, tombolate, proiezioni video dei vecchi Palii e altre iniziative sociali. È un luogo fondamentale di aggregazione: pensate che i contradaioli di tutte le età passano le serate estive a cenare insieme all’aperto nella via, e in inverno si riuniscono nelle sale interne riscaldate, mantenendo vivo il senso di comunità. Nella Tartuca, come in ogni contrada, vige un forte spirito di mutuo aiuto: ci si chiama “montone” (fratello contradaiolo) e ci si sostiene reciprocamente nelle difficoltà quotidiane, dai piccoli favori fino all’assistenza in caso di bisogno. Questa solidarietà interna è una caratteristica peculiare delle contrade senesi, che stupisce sempre i visitatori: è come un paese nel paese, dove tutti si conoscono e collaborano.

Tra le tradizioni annuali principali oltre al Palio, ci sono:

  • La già citata Festa Titolare di Sant’Antonio a giugno, con cerimonie religiose e civili. In tale occasione si svolge il Battesimo Contradaiolo: sulla caratteristica fontanina battesimale della contrada (una piccola fontana-monumento situata in via Pendola) vengono “battezzati” i nuovi nati. La fontana della Tartuca, realizzata dallo scultore Bruno Buracchini nel 1951, raffigura ovviamente una tartaruga ed è utilizzata simbolicamente per aspergere i bambini con qualche goccia d’acqua, accogliendoli ufficialmente nella comunità tartuchina . Questo rito emozionante sottolinea il legame a vita tra il contradaiolo e la propria contrada.
  • Le cene della vittoria e propiziatorie: quando la Tartuca vince un Palio, qualche mese dopo viene organizzata la grande Cena della Vittoria lungo le vie del rione, con migliaia di partecipanti seduti a tavola per festeggiare il trionfo (l’ultima si è tenuta a inizio 2019 per celebrare la vittoria di ottobre 2018). Durante l’anno, invece, prima dei Palii si tengono le cene propiziatorie, soprattutto la cena della Prova Generale (la sera del 1° luglio e 15 agosto), dove contradaioli e simpatizzanti cenano all’aperto sperando che porti fortuna in Piazza.
  • Il bandierino e la prova della bandiera: i giovani contradaioli della Tartuca imparano sin da piccoli l’arte del bandieraio e del tamburino. Durante l’anno vengono organizzate prove di bandiera e tamburo per trasmettere alle nuove generazioni le tecniche del glorioso corteo storico. La Tartuca vanta splendide monture (costumi) rinascimentali: recentemente, nel 2017-2018, la contrada ha completamente rinnovato i propri costumi storici, facendoli tessere in pregiati damaschi dalla Fondazione Lisio di Firenze e cucire dalle abili sarte contradaiole, per un totale di 120 nuove liveries sfilate per la prima volta nei Palii del 2018 . Si tratta di un esempio di come la tradizione si unisca al rinnovamento: ancora oggi ogni contrada investe cura e passione per presentarsi al meglio nelle parate che precedono il Palio.
  • Il Te Deum di ringraziamento: quando la Tartuca vince il Palio, la sera stessa tutta la contrada si reca in Duomo per cantare il Te Deum di ringraziamento alla Madonna. In particolare, dopo la vittoria straordinaria del 2018, il Drappellone (il palio dipinto premio della vittoria) fu portato processionalmente nella Basilica di San Domenico, dove fu cantato il Te Deum . È un momento solenne in cui la gioia per la vittoria viene vissuta con spiritualità e gratitudine.
  • Il giornalino “Murella Cronache”: dal 1976 la Tartuca ha anche un proprio periodico, chiamato Murella Cronache, che esce a cadenza periodica con articoli sulla vita di contrada, la storia, i personaggi, aneddoti e naturalmente i commenti ai Palii. Questo giornalino, curato dai contradaioli, è un archivio prezioso della memoria tartuchina .

Qual è il ruolo della Tartuca nel Palio di Siena? – La Tartuca è una contrada di primo piano nel Palio. Ha un organico di contrada molto strutturato: un Priore che guida la contrada (attualmente Simone Ciotti dal 2024) e un Capitano che gestisce la strategia paliesca (Niccolò Rugani dal 2022) , coadiuvati da mangini, barbareschi e commissioni varie. Durante il Palio di luglio e di agosto, la Tartuca – come le altre contrade sorteggiate o “di diritto” – prepara con cura la propria partecipazione: dalle prove di notte con i fantini papabili, alla cura del barbero (il cavallo assegnato alla contrada alla “tratta” tre giorni prima della corsa). Il popolo tartuchino assiste compatto alle prove mattutine e serali, incita il proprio fantino scelto e partecipa alla Carriera in Piazza del Campo con la comparsa (il corteo storico contradaiolo). La comparsa della Tartuca, con tamburino, alfieri (due abilissimi sbandieratori) e figuranti, sfila nel Corteo Storico indossando splendidi costumi giallo-azzurri riccamente ricamati e portando alta la grande bandiera con lo stemma. Uno dei figuranti più importanti è il Duce (o Paggio Maggiore), che regge il bellissimo insegna della contrada: la bandiera rappresentativa con la tartaruga coronata e Sant’Agata, antica protettrice del rione . Questo ruolo è molto ambito dai giovani contradaioli.

Nel Palio, la Tartuca ha sviluppato nel tempo tattiche spesso audaci. Celebre fu la sua strategia difensiva contro la Chiocciola: ad esempio nel 1904 ingaggiò un fantino (Zaraballe) esclusivamente per ostacolare la rivale durante la corsa . Questa determinazione è valsa ai tartuchini la reputazione di contradaioli tenaci e mai arrendevoli. D’altra parte, i risultati danno loro ragione: la Tartuca è attualmente la terza contrada più vittoriosa di Siena con 48 vittorie e mezzo ufficiali (solo Oca e Chiocciola ne hanno di più) . Inoltre, la Tartuca ha la particolarità di non essere mai rimasta “nonna”, cioè non è mai stata la contrada col digiuno di vittorie più lungo tra tutte – ha sempre interrotto le proprie fasi sfortunate prima di chiunque altro, aspettando al massimo 23 Palii prima di tornare a vincere . In sintesi, nel Palio la Tartuca è sinonimo di competitività costante: raramente passa troppi anni senza conquistare un Drappellone.

Il Museo della Contrada della Tartuca

Che cos’è il Museo della Tartuca e dove si trova? – Il Museo della Contrada della Tartuca è un complesso espositivo che raccoglie i tesori e le memorie storiche della contrada. È situato all’interno del rione, in via Tommaso Pendola 21, adiacente all’oratorio di Sant’Antonio da Padova . Inaugurato nella sua forma moderna nel 2013, il museo è ospitato in una struttura architettonica che unisce parti antiche (già sede della Società di Mutuo Soccorso “Castelsenio”) a soluzioni espositive contemporanee . Il percorso museale si articola in diverse sezioni tematiche: il Museo del Palio, il Museo del Costume, il Museo degli Arredi Sacri e naturalmente l’Oratorio stesso, che fa parte integrante della visita . In pratica, entrando dal portone del museo ci si trova immersi nel mondo tartuchino, potendo ammirare i palii vinti, i costumi storici, gli oggetti sacri e tanti altri reperti legati alla vita della contrada.

Cosa si può vedere nella sezione Museo del Palio? – La sezione dedicata al Palio è sicuramente il fiore all’occhiello del museo tartuchino. Appena entrati, si accede a una sala dove sono esposti tutti i drappelloni (i palii dipinti) che la Tartuca ha vinto nel corso dei secoli . I palii più antichi (il più remoto conservato è del 1786) sono vere opere d’arte dipinte da artisti ignoti, raffiguranti la Madonna e stemmi nobiliari, come si usava un tempo . Man mano che si avanza cronologicamente, si possono ammirare i drappelloni dell’Ottocento e del Novecento, con stili che evolvono dal neoclassico al liberty fino all’arte contemporanea . Alcuni sono firmati da artisti di fama internazionale: ad esempio, la Tartuca conserva i palii dipinti dal maestro colombiano Fernando Botero (Palio del 2002) e dallo scultore polacco Igor Mitoraj (Palio del 2004), opere di grande valore estetico . Ci sono poi palii realizzati da celebri artisti senesi come Temistocle Pecci, Carlo Pizzichini, Eugenia Vanni e altri. Ciò rende il museo non solo un luogo identitario per la contrada, ma anche una piccola pinacoteca sulla storia dell’arte del Palio.

Oltre ai drappelloni, nel Museo del Palio sono esposti tanti cimeli delle corse: ad esempio i giubbetti dei fantini (le casacche indossate dai fantini tartuchini nelle varie vittorie) e i nerbi (i tradizionali frustini ricavati da pene di bue) utilizzati in quelle occasioni . Questi oggetti, sebbene umili, raccontano storie epiche: su un elmetto di fantino si può magari scorgere il segno di una nerbata subìta in curva, oppure leggere il nome di un cavallo leggendario inciso sul cuoio di una briglia. Alle pareti, inoltre, trovano posto dipinti e stampe d’epoca che raffigurano scene di Palio legate alla Tartuca, nonché antichi manifesti artigianali del Palio. Una chicca moderna è l’“Albo d’oro” multimediale o pannello delle Vittorie, dove sono elencate tutte le date dei successi tartuchini e che viene costantemente aggiornato . Questa panoramica permette ai visitatori di rendersi conto di quanti trionfi costellano la storia contradaiola.

Uno spazio speciale è dedicato ai ricordi delle rivalità: in una saletta si trovano infatti cimeli e foto che testimoniano l’accesa contrapposizione con la Chiocciola . Ci sono, ad esempio, vecchi cazzotti (giornalini satirici) che sfottevano i chiocciolini, quadretti naïf che celebrano vittorie della Tartuca particolarmente gustose perché ottenute a danno della rivale, e così via. Insomma, il museo racconta anche l’anima passionale del Palio, fatta di agonismo e sentimento popolare. Da segnalare infine due bellissimi bassorilievi in legno intarsiato risalenti al 1933, raffiguranti cavalli e fantini, tra cui uno che rappresenta proprio la storica doppia vittoria (cappotto) del 1933 . Sono opere artigianali d’epoca che i tartuchini conservano con orgoglio.

Cosa comprende il Museo del Costume? – Scendendo al piano inferiore, si accede alla sezione dedicata ai costumi della comparsa e alle monture storiche. Questo ambiente lascia molti visitatori a bocca aperta: è una sala scenografica dove manichini e teche mostrano gli antichi costumi utilizzati nel corteo storico dal XVII secolo in poi. Troviamo ad esempio una ricostruzione delle liveries settecentesche della Tartuca, con quei caratteristici giubbotti a strisce giallo-azzurre, calzamaglie rigate, farsetti con maniche a sbuffo e preziosi colletti ricamati in oro, chiamati scollo d’oro . Possiamo ammirare la divisa del Paggio Maggiore (il porta-bandiera principale) così come venne disegnata nel 1865: un bellissimo drappo quadripartito con i colori della contrada e delle sue compagnie militari originarie, al cui centro spicca una grande tartaruga coronata e l’immagine di Sant’Agata in un angolo . Di particolare interesse è un piccolo dipinto del 1877 di Luigi Mussini che raffigura proprio un paggio tartuchino con la sua bandiera – un’opera d’arte che testimonia come l’orgoglio contradaiolo ispirasse anche artisti dell’Ottocento .

Nel Museo del Costume si trovano inoltre le monture moderne utilizzate fino a poco tempo fa, accanto alle nuove monture introdotte nel 2018 con i tessuti damascati rifatti fedelmente sui modelli antichi . È molto interessante vedere l’evoluzione degli abiti: da quelli più semplici e “vissuti” (con qualche rattoppo testimone di secoli di utilizzo) ai costumi attuali, sfarzosi e impeccabili. I colori giallo e azzurro dominano ovunque, insieme ai motivi dei nodi savoia e delle margherite che decorano finemente giubbe e gonfaloni. I bambini e i ragazzi della contrada solitamente restano affascinati da questa sala, perché vedono da vicino i costumi che magari indossano durante le feste o che sperano di indossare un giorno nel corteo del Palio.

E la parte degli Arredi Sacri e l’Oratorio? – Il percorso museale include anche la visita all’Oratorio di Sant’Antonio da Padova, la chiesetta della contrada, e agli adiacenti locali dove sono esposti paramenti e arredi sacri. Nell’oratorio si possono ammirare gli altari e le opere d’arte custodite: ad esempio una pala d’altare ottocentesca raffigurante Sant’Antonio, e varie statue processionali. Nel piccolo Museo degli Arredi Sacri, situato in ambienti attigui alla chiesa, sono raccolti reliquiari, antichi candelabri, ostensori e paramenti utilizzati durante le funzioni contradaiole (come la pianeta ricamata, il piviale, ecc.). Ci sono anche ex-voto e doni offerti nei secoli dai contradaioli al santo patrono in segno di ringraziamento per grazie ricevute. Questa sezione, sebbene meno “famosa” rispetto ai palii e costumi, è molto importante perché illustra la profonda devozione religiosa che accompagna la vita della contrada. Per i tartuchini, Sant’Antonio protegge non solo spiritualmente, ma – si dice – anche sportivamente la contrada nelle sfide del Palio! Una curiosità: all’interno dell’oratorio è custodita anche la mazza del tamburino (un bastone simbolico), che viene battuta tre volte a terra dal Priore durante la cerimonia del battesimo contradaiolo, simboleggiando l’accoglienza dei nuovi membri “sotto la protezione del santo e della comunità”.

Come e quando si può visitare il Museo della Tartuca? – Il museo della Tartuca non è aperto con orari fissi giornalieri, ma si può visitare su prenotazione tutto l’anno . Chi desidera scoprirlo deve inviare con anticipo una mail a museo@tartuca.it per concordare giorno e ora . Di solito la contrada è molto disponibile ad aprire il museo per piccoli gruppi e visitatori interessati, spesso organizzando visite guidate dagli stessi contradaioli (come il famoso signor Franco citato da alcuni blogger, che con passione fa da cicerone ai turisti raccontando aneddoti commoventi ). Durante i giorni del Palio, invece, il museo ha orari di apertura straordinari senza prenotazione: ad esempio indicativamente 29-30 giugno e 1° luglio, nonché 13-14-15 agosto, in fasce orarie sia mattutine che pomeridiane . Questo permette ai numerosi visitatori e appassionati del Palio presenti in città di entrare nei musei di contrada. Naturalmente nei giorni di Palio l’atmosfera è festosa e un po’ caotica: potreste trovare i contradaioli intenti negli ultimi preparativi o nelle ritualità pre-gara. Se preferite una visita più calma e approfondita, è consigliabile prenotare in un periodo lontano dal Palio, così da godervi con calma tutti i dettagli esposti.

Cosa rende unico questo museo rispetto ad altri? – Ogni museo di contrada a Siena ha il suo fascino particolare, ma quello della Tartuca colpisce per alcuni motivi. Innanzitutto, l’allestimento moderno: la grande sala principale ha un’ampia vetrata affacciata sulla via, che di sera lascia intravedere dall’esterno i drappelloni appesi, creando quasi una “vetrina” sulla storia del Palio . Inoltre le teche porta-palio sono sospese a soffitto e scorrevoli, un sistema ingegnoso che consente di spostare i drappi per fare spazio al centro sala quando necessario . Questo colpo d’occhio di decine di palii allineati verticalmente è estremamente suggestivo e unico a Siena. Un altro elemento notevole è la presenza di opere d’arte contemporanea: ad esempio la Tartuca possiede un trittico pittorico dedicato alla contrada realizzato dall’artista inglese Emma Sergeant (olio su tavola con foglia d’oro, intitolato “Trittico Tartuca”, realizzato tra 2008 e 2015) esposto in una delle sale . Sempre di Emma Sergeant sono stati esposti nel 2018 ritratti della casa reale inglese in una mostra temporanea dentro il museo , segno dei contatti internazionali della contrada. Nel 2019 un’altra artista britannica, Emily Young, ha esposto sculture in onice sempre negli spazi museali tartuchini, due delle quali sono state acquisite e sono visibili ancora oggi . Dunque il museo non è solo luogo di memoria, ma anche spazio vivo di cultura che dialoga con artisti contemporanei. Questo mix di tradizione e modernità rappresenta perfettamente lo spirito della Tartuca.

Di seguito una tabella riepilogativa con le informazioni principali sul museo per chi volesse visitarlo:

Museo Contrada della TartucaDettagli principali
IndirizzoVia Tommaso Pendola, 21 – 53100 Siena (adiacente all’oratorio di Sant’Antonio da Padova alle Murella)
Sezioni espositiveMuseo del Palio (drappelloni vinti, cimeli del Palio) – Museo del Costume (costumi storici, bandiere) – Museo Arredi Sacri (oggetti religiosi) – Oratorio di Sant’Antonio (chiesa della contrada) .
Pezzi forti in mostra54 drappelloni vinti (1786–2018) in teche sospese ; giubbetti e nerbi dei fantini ; dipinti di artisti celebri (Botero 2002, Mitoraj 2004) ; costumi antichi e nuovi della comparsa ; fontanina battesimale (1951) in via Pendola ; opere d’arte moderne dedicate alla contrada (es. trittico Emma Sergeant 2015) .
AperturaSu prenotazione obbligatoria tutto l’anno (email: museo@tartuca.it) . Apertura senza prenotazione nei giorni del Palio con orari prestabiliti: es. 29-30 giugno, 1-2 luglio / 13-14-15-16 agosto (mattina e pomeriggio) .
IngressoGeneralmente gratuito; eventuali offerte libere gradite. Visite guidate a cura dei contradaioli disponibili in italiano e spesso anche in inglese (su richiesta).
CuriositàIl museo è stato completamente ristrutturato e inaugurato il 4 luglio 2013, in occasione dei festeggiamenti per il centenario della società Castelsenio. L’allestimento ha vinto premi per la museografia innovativa. All’esterno del museo, una targa ricorda la visita dei Reali di Savoia nel 1887, con l’aggiunta delle margherite e nodi allo stemma della contrada.

Palio di Siena: i Palii vinti dalla Tartuca

Quante vittorie ha ottenuto la Contrada della Tartuca al Palio? – La Tartuca può vantare 48 vittorie “ufficiali” riconosciute dal Comune di Siena, a cui si aggiunge ½ vittoria per il celebre pareggio del 1713 . Il conteggio interno alla contrada sale invece a 54½ vittorie, poiché la Tartuca rivendica anche alcuni Palii antichi non inclusi nell’albo d’oro comunale (ad esempio vittorie in anni precedenti al 1650 o disputate in condizioni speciali) . Questa differenza è comune a quasi tutte le contrade e deriva dal diverso modo di considerare i Palii delle origini. In ogni caso, già come numero di vittorie ufficiali la Tartuca risulta la terza contrada più vittoriosa in assoluto, dietro solo all’Oca (65) e alla Chiocciola (51) .

Nella tabella seguente riepiloghiamo i dati salienti sulle vittorie della Tartuca al Palio di Siena:

Statistiche Vittorie TartucaDati
Vittorie ufficiali (Comune)48 vittorie + 0.5 (vittoria condivisa) = 48½
Vittorie secondo la Contrada54 vittorie + 0.5 condivisa = 54½
Prima vittoria documentata2 luglio 1633 (Palio allacciato/non ufficiale, vittoria conservata nel museo contradaiolo) . La prima vittoria ufficiale conteggiata dal Comune è 2 luglio 1651 (vittoria non conteggiata in albo, riconosciuta postuma nel 1896) o il 1664 secondo gli albi tradizionali . (Fonti divergenti: la Contrada conserva un drappo del 1633; gli elenchi comunali partono dal 1650 circa.)
Ultima vittoria20 ottobre 2018 (Palio Straordinario in onore del centenario WWI), cavallo Remorex, fantino Andrea Coghe detto Tempesta .
Ultima vittoria di luglio2 luglio 2009, fantino Giuseppe Zedde detto Gingillo .
Ultima vittoria di agosto16 agosto 2010, fantino Luigi Bruschelli detto Trecciolino .
Vittoria più recente in assoluto20 ottobre 2018 (vedi sopra) – Palio straordinario, vinto dalla Tartuca che era stata sorteggiata tra le contrade partecipanti. Drappellone dedicato alla pace, portato in Duomo per il Te Deum .
Cappotti realizzati2 volte: 1886 e 1933 . “Fare cappotto” significa vincere entrambi i Palii ordinari (luglio e agosto) nello stesso anno. La Tartuca ci riuscì nel 1886 (luglio con Leggerino su Carbonello, agosto con Pietrino d’Arezzo su Farfallina) e nel 1933 (luglio e agosto entrambi vinti da Ganascia su Folco) .
Palio straordinari vinti2 (due): 4 giugno 1809 e 20 ottobre 2018 . (I Palii straordinari sono corse eccezionali fuori delle due date tradizionali; la Tartuca ne ha vinti due, a 209 anni di distanza l’uno dall’altro!)
Periodo più lungo senza vittorie23 Palii di fila senza vittorie (dal luglio 1817 al luglio 1836) – è il digiuno massimo della Tartuca, il più breve in assoluto rispetto a tutte le contrade (nessuna vittoria per ~19 anni). La contrada non è mai stata “nonna” del Palio proprio grazie al fatto che non ha mai attraversato periodi di astinenza troppo lunghi .
Numero Masgalani vinti3 Masgalani (premio per la miglior comparsa nel corteo storico): anni 1954, 1988, 1995 .
Fantino più vittorioso per TartucaA pari merito Fernando Leoni detto Ganascia e Luigi Bruschelli detto Trecciolino, con 3 vittorie ciascuno in Tartuca . Ganascia vinse per Tartuca nel 1930 e fece cappotto nel 1933; Trecciolino vinse nel 2002, 2004 e 2010 .
Curiosità sulle vittorieL’unica “mezza vittoria” della storia del Palio è quella del 16 agosto 1713, assegnata ex aequo a Tartuca e Onda dopo un arrivo contestato (il fantino dell’Onda si fermò al punto d’arrivo vecchio e la Tartuca ne approfittò; seguì una lite furibonda e le autorità decisero di dichiarare due vincitori) . Entrambe le contrade contano quel Palio come mezzo successo.

Come si vede dai dati, la Tartuca ha una storia paliesca di tutto rispetto. Possiamo menzionare alcuni momenti memorabili legati alle sue vittorie:

  • La prima vittoria (1633): anche se non ufficiale negli annali, la Tartuca conserva il drappo di un Palio “alla lunga” corso il 15 agosto 1633 e vinto dal suo cavallo . È uno dei palii più antichi di cui si abbia testimonianza museale.
  • La vittoria condivisa (1713): rimane unica nel suo genere. In quel Palio dell’Assunta, Tartuca e Onda arrivarono praticamente appaiate. La leggenda racconta che il fantino dell’Onda, inesperto, si fermò dove un tempo era posto il traguardo, mentre quello della Tartuca proseguì tagliando il nuovo traguardo. Dopo proteste e intervento delle autorità, fu deciso di non scontentare nessuno: vittoria assegnata a entrambe a metà . Da qui nasce la “mezza vittoria” nei conteggi.
  • Il Palio dei records (1886): come detto, la Tartuca fece cappotto nel 1886. Fu un anno trionfale che proiettò la contrada ai vertici dell’albo d’oro ottocentesco. Inoltre vinse di nuovo nel 1889 e 1891, totalizzando 4 vittorie in 6 anni, un dominio che alimentò la rivalità con la Chiocciola (in quegli stessi anni invece a secco) .
  • Il Cappotto del 1933: resta probabilmente la pagina più gloriosa. Il fantino Ganascia entrò nel mito vincendo sia a luglio che ad agosto sul cavallo Folco, approfittando della forte alleanza TONO. Ancora oggi il nome di Ganascia è ricordato con ammirazione e nel museo vi sono foto e la giubba originale che indossò in quelle corse .
  • La vittoria del 16 agosto 2010: importante perché arrivata dopo un Palio combattutissimo. La Tartuca montava il fuoriclasse Trecciolino su Istriceddu, cavallo fortissimo: fu una corsa dominata fin dalle prime battute e regalò la gioia ai tartuchini dopo alcuni anni di attesa . Inoltre, con quel drappellone la Tartuca superò momentaneamente la Chiocciola nel conteggio delle vittorie (all’epoca 51 vs 50), accendendo ulteriormente la rivalità.
  • Il Palio Straordinario 2018: un capitolo recentissimo e indimenticabile. La Tartuca venne estratta per correre il Palio straordinario del 20 ottobre (indetto per commemorare i 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale). Pur non essendo tra le favorite, riuscì a vincere grazie a una rocambolesca corsa in cui il cavallo Remorex fece quasi tutto da solo (scosso, cioè senza fantino, perché il fantino Tempesta cadde durante la gara!) . Remorex tagliò il traguardo primo e fu un tripudio: la contrada tornò a vincere dopo 8 anni e, fatto ancor più gustoso, lo fece battendo sul filo di lana proprio la Chiocciola arrivata seconda. Questa vittoria ha chiuso in bellezza il palmarès tartuchino (almeno finora) e i contradaioli la ricordano come “il Palio del cavallo eroe”.

In conclusione, la Contrada della Tartuca ha scritto pagine importanti nella storia del Palio di Siena. Il suo palmarès è ricco e la passione dei tartuchini per la corsa non è mai diminuita. Ogni 2 luglio e 16 agosto i cuori giallo-azzurri battono sperando di aggiungere un’altra vittoria alla già lunga lista. E quando ciò accade, la festa che esplode per il rione Castelvecchio è qualcosa di indescrivibile, che solo a Siena si può vivere.

Come visitare la Contrada della Tartuca partendo dall’Hotel Minerva

Come arrivo alla Tartuca dall’Hotel Minerva a piedi? – L’Hotel Minerva, trovandosi all’interno delle mura medievali e appena fuori dalla zona a traffico limitato, è in posizione strategica per girare Siena comodamente a piedi . Per raggiungere il territorio della Contrada della Tartuca ci vogliono all’incirca 15-20 minuti di passeggiata attraverso il centro storico (il tempo dipende dal ritmo e dalle eventuali soste fotografiche!). Ecco un percorso a piedi consigliato e panoramico:

  1. Dall’Hotel Minerva a San Domenico: Uscendo dall’hotel, dirigetevi verso la vicina Basilica di San Domenico (visibile a poca distanza). Potete percorrere Via Garibaldi e poi Via della Sapienza in lieve salita fino a raggiungere la scalinata che conduce alla basilica. San Domenico è un ottimo riferimento, essendo uno dei grandi monumenti senesi e situato su un colle prospiciente il centro.
  2. Verso il Duomo e Castelvecchio: Costeggiate San Domenico e prendete Via di Camporegio, che vi porta nei pressi del Santuario di Santa Caterina e quindi in zona Duomo. Salite verso la Cattedrale di Santa Maria Assunta (Duomo di Siena) – l’Hotel Minerva è talmente ben posizionato che in circa 15-17 minuti siete già al Duomo! . Da Piazza del Duomo proseguite alle spalle della cattedrale, imboccando Via di San Pietro. Questa via vi conduce dritti nel cuore dell’antico rione di Castelvecchio (la Tartuca, appunto). Giunti all’altezza di Via Tommaso Pendola (sulla destra di Via San Pietro guardando in discesa), entrate in Via Pendola.
  3. Arrivo in Via Pendola (Contrada Tartuca): Via Tommaso Pendola è la strada principale della contrada. Percorretela per qualche decina di metri: riconoscerete la zona tartuchina dai lampioni colorati di giallo e azzurro (ogni contrada personalizza l’illuminazione del proprio territorio) e dalle bandiere con la tartaruga appese ai palazzi (soprattutto in periodo di Palio, ma spesso sono esposte tutto l’anno). Al civico 21 di via Pendola troverete la sede-museo della contrada . Poco oltre, sempre su Via Pendola, ecco la caratteristica fontanina con la tartaruga (sulla sinistra, incassata in un’edicola di mattoni) . Siete arrivati nel cuore della Tartuca!

Questo itinerario vi fa passare davanti a luoghi splendidi (San Domenico, Duomo, panorami sulle colline) e al contempo vi porta efficacemente a destinazione. In alternativa, potete scegliere un percorso che attraversi Piazza del Campo: dal Minerva raggiungete Piazza Salimbeni, poi percorrete Banchi di Sopra e arrivate in Piazza del Campo dal Costone. Da lì uscite dal lato opposto (vicolo di San Pietro) che vi immette sempre in Via San Pietro e quindi a Pendola. È un tragitto un po’ più lungo ma suggestivo perché passa dal Campo. In ogni caso, camminare è il modo migliore per gustarsi Siena: ogni passo svela scorci e dettagli storici (come scrive la stessa brochure dell’Hotel Minerva, “ogni pietra a Siena racconta storie secolari” ). Il percorso è in parte in salita – Siena è collinare – ma ne vale assolutamente la pena per vivere l’autenticità dei vicoli contradaioli.

Si può raggiungere la Tartuca in auto o con i mezzi? – Considerando che l’Hotel Minerva è in centro e la contrada Tartuca pure, sconsigliamo l’uso dell’auto per spostarsi, sia per le brevi distanze sia per le restrizioni del traffico (ZTL) nel centro storico. Tuttavia, se aveste l’auto e voleste avvicinarvi, potreste:

  • In auto: dall’hotel (che ha parcheggio proprio) potreste uscire dalle mura e rientrare da Porta Tufi (nel settore sud della città). Appena fuori Porta Tufi si trova il grande Parcheggio “Il Campo” (via di Fontanella), dove lasciare l’auto . Da lì, a piedi, in 5 minuti si risale in contrada Tartuca entrando da via Mattioli o dalla stessa Porta Tufi: vi troverete proprio nel territorio tartuchino (via Mattioli e via Pendola incrociano poco dopo) . Questa soluzione evita di dover attraversare tutto il centro in macchina (cosa non permessa ai non residenti). In alternativa, c’è anche il Parcheggio Santa Caterina (zona Fontebranda) e il Parcheggio San Marco nei dintorni, ma “Il Campo” resta il più comodo per la Tartuca.
  • In autobus: Siena ha una rete di minibus urbani; dall’Hotel Minerva potete raggiungere Piazza Indipendenza/Piazza Postierla con il minibus Pollicino e scendere lì (accanto al Duomo), poi proseguire 5 minuti a piedi in Via San Pietro > Via Pendola. Però, dati i tempi di attesa e la brevità della distanza, spesso conviene camminare direttamente.
  • In taxi: volendo, potete prendere un taxi dal vostro hotel fino a Piazza San Pietro o Porta Tufi, ma è un percorso così breve che probabilmente il taxi non riuscirà neanche ad accedere in ZTL. Meglio farsi lasciare appena fuori da Porta Tufi e camminare pochi passi.

Insomma, a piedi è l’opzione migliore: vi godrete la passeggiata nel centro UNESCO di Siena, respirando l’atmosfera che conduce verso il territorio tartuchino. E non preoccupatevi di perdervi: potete chiedere indicazioni a qualunque senese, basta dire “Scusi, per la Tartuca?” e sarete guidati con gentilezza (magari il vostro interlocutore sarà di un’altra contrada, ma a Siena l’orientamento tra contrade è un sapere diffuso!).

C’è un momento migliore per visitare la Contrada della Tartuca? – Dipende da cosa cercate. Se volete vedere la contrada in festa, allora sicuramente i giorni del Palio (fine giugno o metà agosto) sono ideali: le strade saranno addobbate con bandiere giallo-azzurre, potreste assistere a una prova di tamburi e chiarine, e l’entusiasmo nell’aria è contagioso . Inoltre in quei giorni il museo è aperto senza prenotazione. Però tenete presente che durante il Palio i contradaioli sono molto impegnati e un po’ “tesi” per la gara imminente, quindi potrebbero non avere tanto tempo da dedicare ai visitatori. Se invece preferite una visita più tranquilla e approfondita, va benissimo qualsiasi periodo dell’anno, esclusi magari i giorni immediatamente successivi al Palio (in cui, se la Tartuca ha vinto, staranno preparando la Cena della Vittoria, oppure se ha perso saranno un po’ giù di morale). Un ottimo periodo è settembre-ottobre, quando il clima è ancora mite: potreste trovare la contrada impegnata nella Festa della Vittoria (se ha vinto in uno dei due Palii, di solito tra fine settembre e ottobre c’è la grande cena celebrativa con tutto il rione addobbato a festa). In quel caso, sebbene l’evento sia privato per contradaioli e ospiti, respirerete un’aria gioiosa con canti contradaioli che risuonano nelle vie fino a tardi. Se capitate in quell’occasione, affacciatevi con discrezione: vedrete lunghe tavolate sotto le luci, e magari i contradaioli vi inviteranno a bere un bicchiere alla loro salute!

Conclusione

Visitare la Contrada della Tartuca significa immergersi in una storia secolare fatta di devozione, identità e passione per il Palio. Dai racconti delle origini etrusche di Castelvecchio , passando per le glorie dei cappotti ottocenteschi e novecenteschi , fino alle emozioni recenti del 2018, ogni pietra e ogni cimelio di questo rione raccontano qualcosa. L’Hotel Minerva, con la sua posizione privilegiata, vi permette di vivere tutto ciò con facilità: bastano pochi passi per andare “dall’altra parte” del libro di Siena, quello scritto non nelle guide turistiche ma nei cuori dei contradaioli. Come descritto nelle pagine dell’Hotel Minerva, in estate Siena vibra dei suoni e colori delle contrade – “le bandiere colorate… su ogni finestra e un rullo di tamburi in lontananza ad annunciare la festa” . Ecco, entrando in Tartuca potrete toccare con mano questa poesia vivente: vedrete le bandiere giallo-azzurre sventolare davvero dalle finestre e magari sentirete il rullare di un tamburo in prova provenire da un cortile.

Che siate appassionati di Palio o semplici viaggiatori curiosi, la Tartuca saprà accogliervi con la forza e costanza che la contraddistinguono. Magari troverete qualche contradaiolo disposto a raccontarvi un aneddoto – i senesi, se vedono interesse genuino, adorano condividere la loro cultura contradaiola. Potreste scoprire perché il nonno di qualcuno ha pianto di gioia nel 2018, o farvi spiegare il significato di quel nodo Savoia scolpito sul pozzo. E, perché no, potreste imparare a tifare un po’ anche voi per la tartaruga più famosa d’Italia!

Al termine della visita, tornando verso l’Hotel Minerva per rilassarvi, porterete con voi un pezzo di Siena autentica. La Contrada della Tartuca non sarà più solo un nome o un simbolo visto su una guida: avrete conosciuto la sua gente, le sue tradizioni e la sua straordinaria storia. E chissà, la prossima volta che in TV passeranno le immagini del Palio di Siena, alzerete il volume quando lo speaker annuncerà “Tartuca!”, ripensando a quel vicolo di via Pendola dove la tartaruga corre da oltre cinque secoli. Buona visita a Siena e viva la Tartuca!