Siena è famosa in tutto il mondo per il suo Palio, la storica corsa di cavalli tra le Contrade che accende la città due volte l’anno . I veri protagonisti di questa festa secolare sono proprio loro: i cavalli. In questa guida esploreremo in dettaglio tutto ciò che riguarda i cavalli del Palio di Siena – dalla scelta degli esemplari alla sorte (l’estrazione a sorte che li abbina alle contrade) fino alla solenne benedizione prima della corsa. Lo faremo in forma divulgativa, con tante domande e risposte per soddisfare le curiosità di tutta la famiglia, e con tabelle riassuntive che aiutano a orientarsi.
Ma prima di immergerci nelle tradizioni equine del Palio, è importante scegliere un buon punto di partenza per il nostro viaggio a Siena. E quale base migliore di un hotel accogliente in centro città, perfetto per le famiglie? L’Hotel Minerva di Siena, situato in posizione strategica nel centro storico (nel territorio della Contrada della Lupa) , offre un soggiorno ideale da cui esplorare a piedi le meraviglie senesi e vivere l’atmosfera del Palio. Lo vedremo tra poco nei dettagli pratici su cosa visitare nei dintorni, ma intanto iniziamo il nostro viaggio alla scoperta dei cavalli del Palio rispondendo alle domande più comuni.
Hotel Minerva: il punto di partenza ideale per le famiglie a Siena
Dove dormire a Siena con la famiglia durante il Palio? L’Hotel Minerva è un’ottima risposta. Questo storico albergo 3 stelle unisce fascino autentico e comfort moderni , ed è particolarmente adatto alle esigenze di genitori e bambini. Le sue Camere Family sono ampie e accoglienti, capaci di ospitare fino a quattro persone, e dotate di accorgimenti per la sicurezza dei più piccoli (finestre protette, balconi sicuri) . L’hotel fornisce culle per bebè, lettini aggiuntivi su richiesta e perfino accessori utili come fasciatoi portatili o scalda-biberon: basta chiedere e lo staff farà il possibile per farvi sentire a casa. Questa attenzione trasforma la vacanza con i bambini in un vero relax per mamma e papà, che non devono preoccuparsi di nulla .








Un grande vantaggio dell’Hotel Minerva è la sua posizione centrale unita alla comodità del parcheggio. Si trova all’interno della cinta muraria medievale ma appena fuori dalla zona a traffico limitato, quindi facilmente raggiungibile in auto; una volta arrivati, potete lasciare l’auto nel parcheggio privato dell’hotel e dimenticarvene, perché da qui Siena si gira comodamente a piedi . Dalle porte dell’hotel bastano pochi minuti di passeggiata per raggiungere i luoghi più iconici: Piazza del Campo è a circa 15 minuti, il Duomo a 17 minuti, la Fortezza Medicea a 13 minuti . Avere l’alloggio così vicino significa che, se i bambini (o voi genitori!) necessitano di un riposino o di una pausa durante la giornata, potete rientrare in camera in un attimo, rinfrescarvi e ripartire con energie rinnovate . In estate, ad esempio, potete uscire la mattina per assistere a una prova del Palio o visitare un museo, poi tornare in hotel nelle ore più calde per rilassarvi nell’aria condizionata, e di nuovo uscire nel tardo pomeriggio per godervi la città al tramonto. Questa flessibilità è impagabile per chi viaggia con bambini piccoli.
Oltre alla posizione, l’hotel coccola le famiglie con servizi dedicati. La colazione offre un’ampia scelta anche per i più piccoli: cereali, yogurt, frutta e dolcetti adatti ai bambini, con seggioloni a disposizione e lo staff pronto ad aiutare (per scaldare un biberon o preparare porzioni speciali) . In questo modo i genitori possono fare colazione in tranquillità mentre i bimbi mangiano felici. Dopo una giornata di esplorazioni – magari a rincorrere i piccioni in Piazza del Campo o a scoprire le fontane contradaiole nei vicoli – tornare in una stanza spaziosa dove i bambini possono giocare e i grandi riposare è un vero toccasana . E la sera, con i piccoli che dormono sereni nei loro lettini, i genitori possono godersi un momento di relax magari sul balcone, guardando le stelle sopra Siena e brindando a una giornata indimenticabile.
In sintesi, scegliere Hotel Minerva significa abbracciare lo spirito di Siena con tutto il comfort di un’accoglienza familiare. Vi troverete nel cuore della città, in una contrada storica, circondati dalle tradizioni del Palio ma con un rifugio tranquillo sempre a portata di mano. Adesso che abbiamo il nostro “campo base” ideale, possiamo addentrarci nelle storie e nei segreti dei cavalli del Palio di Siena!
La scelta dei cavalli del Palio: come vengono selezionati?
Durante una batteria di selezione (prove mattutine della “Tratta”), alcuni cavalli vengono fatti partire dal canape in Piazza del Campo per testarne prestanza e adattabilità al difficile tracciato cittadino. I cavalli indossano i colori bianco-neri di Siena e numeri identificativi, poiché in questa fase non rappresentano ancora le Contrade.
Quanti cavalli corrono il Palio di Siena?
Ad ogni Palio corrono 10 cavalli, uno per ciascuna delle dieci Contrade partecipanti. Siena ha 17 Contrade in totale, ma solo 10 prendono parte a ogni corsa: 7 Contrade vi accedono di diritto (non avendo corso l’anno precedente) e le restanti 3 vengono estratte a sorte qualche settimana prima . Una volta definito quali Contrade correranno, occorre abbinare a ciascuna il proprio cavallo, ed è qui che entra in gioco la fase della scelta dei cavalli.
Da dove provengono i cavalli del Palio?
I cavalli che partecipano al Palio (detti tradizionalmente “barberi”) non capitano certo per caso in Piazza del Campo. Sono tutti esemplari iscritti in uno speciale Albo dei Cavalli tenuto dal Comune di Siena, che elenca i cavalli ritenuti idonei per la corsa . Si tratta di cavalli mezzosangue (incroci di varie razze) con una percentuale di sangue inglese non superiore al 75% . Dal 2000 in poi, infatti, i purosangue inglesi puri sono stati esclusi dal Palio perché considerati morfologicamente inadatti al tortuoso circuito di Piazza del Campo . I mezzosangue, spesso anglo-arabi o incroci anglo-arabo-sardi, hanno caratteristiche fisiche più adatte: sono un po’ meno veloci dei purosangue da ippodromo, ma più robusti, con un baricentro più basso e falcate più corte – qualità che riducono il rischio di incidenti su un tracciato così particolare . In passato (fino al Novecento inoltrato) correvano spesso cavalli toscani o maremmani addestrati dai butteri, e ancor prima persino cavalli da tiro leggero utilizzati per carrozze . Oggi invece la selezione è rigorosa e orientata alla sicurezza: vengono ammessi solo soggetti mesomorfi di statura media (circa 150–163 cm al garrese) con una solida costituzione. Ad esempio, il regolamento richiede che la circonferenza dello stinco – indicatore di ossatura robusta – non sia inferiore a 19 cm per cavalli alti fino a 156 cm, e almeno 19,5 cm per cavalli fino a 163 cm . Inoltre ogni cavallo deve possedere un documento identificativo genealogico ufficiale, a riprova della sua origine e delle percentuali di sangue delle varie razze .
Chi sceglie i cavalli e come avviene la selezione?
La selezione vera e propria avviene pochi giorni prima del Palio, tipicamente tre giorni prima della corsa (il 29 giugno per il Palio del 2 luglio, e il 13 agosto per quello del 16 agosto). In quella mattina si svolge la cosiddetta “Tratta”, che comprende due fasi: prima la presentazione e prova dei cavalli candidati, poi la scelta dei 10 che correranno.
In pratica, i proprietari possono presentare i loro cavalli ritenuti idonei (spesso ne vengono proposti attorno a 30 cavalli in totale). Questi cavalli, già nei giorni precedenti, sono stati sottoposti a una pre-visita veterinaria approfondita da parte di una Commissione nominata dal Comune . Inoltre, nei mesi antecedenti, molti di loro hanno partecipato a un Protocollo di addestramento ufficiale: una serie di corse di prova organizzate in primavera su piste appositamente attrezzate (come quelle di Mociano e Monticiano, nei dintorni di Siena) che riproducono fedelmente il tracciato di Piazza del Campo . Durante queste corse di addestramento, ogni cavallo viene valutato per il comportamento in pista, la reazione ai rumori, la capacità di affrontare curve e pendenze, la partenza dai canapi, ecc. – insomma, si giudica l’attitudine di ciascun soggetto a diventare un “barbero” affidabile . Se un cavallo non mostra le qualità necessarie (ad esempio è troppo nervoso, oppure fatica ad entrare tra i canapi di partenza), viene scartato e non arriverà nemmeno alla Tratta . In questo modo, il giorno della selezione in Piazza del Campo si presentano solo cavalli già ritenuti sanitariamente idonei e sufficientemente allenati.
La mattina della Tratta inizia presto. All’alba, la piazza viene preparata: il tufo (la terra battuta che copre il lastricato) viene steso e compattato con cura, e tutto è pronto per le batterie di selezione. Si tratta di corse di prova su tre giri, non competitive, generalmente 5-6 cavalli per batteria . Ogni cavallo viene montato da un fantino con casacca bianco-nera (i colori della Balzana, simbolo di Siena) ed esegue i tre giri di pista per dimostrare la propria condizione e adattabilità . Queste batterie, svolte di solito tra le 9:00 e le 11:00 del mattino, permettono alla Commissione Veterinaria e soprattutto ai Capitani delle Contrade (presenti sul palco dei giudici) di osservare attentamente i candidati in azione . Non è una gara: i tempi non contano e spesso i fantini non spingono al massimo il cavallo, ma cercano piuttosto di capire come prende le curve di San Martino e del Casato, come reagisce al tufo, se tende a scivolare, se ha un’andatura fluida o se si intimidisce davanti ai suoni e alla folla. Anche i contradaioli e molti turisti assistono alle batterie del mattino, assiepati dietro gli steccati, poiché è uno spettacolo unico vedere così tanti cavalli correre in Piazza al di fuori del Palio vero e proprio.
Al termine delle batterie, verso le 11:00 circa, arriva il momento cruciale: i dieci Capitani delle Contrade che parteciperanno al Palio si riuniscono (insieme ai rappresentanti del Comune e al mossiere) per scegliere i 10 cavalli che andranno al Palio . Questa riunione avviene nel Palazzo Pubblico, a porte chiuse, ed è carica di tensione. In teoria, l’obiettivo sarebbe selezionare il cosiddetto “lotto di cavalli” più equilibrato possibile, cioè dieci soggetti di forza equivalente, in modo che nessuna Contrada abbia un vantaggio eccessivo sulle altre . In pratica, le valutazioni possono essere oggetto di strategie e trattative tra Capitani: per esempio, potrebbero decidere di escludere un cavallo ritenuto fortissimo (il migliore) se pensano che la sua presenza sbilancerebbe troppo la competizione (dando magari per scontata la vittoria a chi lo dovesse ricevere in sorte) . Meglio, in tal caso, correre tutti con cavalli di medio-alto livello ma senza punte imbattibili. Oppure, al contrario, se tra i candidati ce ne sono pochi davvero validi, i Capitani possono preferire inserire nel lotto proprio i più performanti sperando di aggiudicarsene uno. Insomma, la scelta dei cavalli è un gioco di equilibrio fra qualità tecniche (velocità, resistenza, esperienza del cavallo in quella pista) e affidabilità. Non di rado si preferisce un cavallo sano, esperto e “tranquillo” a uno magari più veloce ma con un temperamento ingestibile o piccoli problemi fisici . Come spiegano gli stessi senesi: “non necessariamente i migliori: si può optare per un cavallo sano e affidabile al posto di un cavallo molto forte ma problematico” .
Alla fine dell’adunanza, i dieci cavalli prescelti vengono condotti al Cortile del Podestà (nel Palazzo Pubblico). Qui fuori, intanto, la Piazza del Campo è gremita: contradaioli e curiosi attendono con ansia l’annuncio dei cavalli scelti e soprattutto la successiva assegnazione alle Contrade. Si respira eccitazione nell’aria, perché tutti sanno che quei dieci nomi determineranno l’esito del Palio imminente.
Quali requisiti devono avere i cavalli del Palio? (Riassunto)
Abbiamo visto molti criteri: razza, misure, addestramento… Ecco una tabella riepilogativa dei requisiti principali richiesti ai cavalli per poter correre il Palio:
| Requisito | Dettagli per i cavalli del Palio |
|---|---|
| Razza | Ammessi solo cavalli mezzosangue (incroci di varie razze) con sangue inglese ≤ 75% . I purosangue inglesi puri sono esclusi dal 2000 in poi . |
| Morfologia | Altezza al garrese tipica ~150–163 cm. Circonferenza dello stinco ≥ 19 cm (per cavalli alti fino a 156 cm) o ≥ 19,5 cm (per cavalli alti 156–163 cm) . Si preferiscono cavalli robusti, mesomorfi, con corporatura solida e arti forti (più adatti alle curve strette e al fondo in tufo) . |
| Età | Generalmente 5 anni o più. Il Comune richiede che i cavalli abbiano almeno 4 anni compiuti per poter entrare nel protocollo di addestramento e nelle prove della Tratta (i cavalli troppo giovani sono esclusi per motivi di sicurezza) . In pratica la maggior parte dei barberi ha tra i 5 e i 10 anni di età. |
| Documenti & origine | Il cavallo deve essere registrato con pedigree: è richiesto un documento genealogico che provi origini e percentuali di sangue . Possono partecipare cavalli nati in Italia o in paesi UE con controlli equivalenti, per garantire la tracciabilità della provenienza . |
| Addestramento | Obbligatoria l’adesione al Protocollo Equino del Comune di Siena. I cavalli devono partecipare a prove di addestramento su piste dedicate (es. Mociano, Monticiano) che simulano Piazza del Campo , dove vengono valutati per comportamento, attitudine alla corsa e capacità di affrontare il tracciato. I soggetti che non superano queste valutazioni vengono esclusi prima della Tratta . |
| Visite veterinarie | Rigorosi controlli veterinari prima e durante l’addestramento e alla vigilia del Palio. Una Commissione Veterinaria esprime giudizi d’idoneità sanitaria (escludendo cavalli con problemi fisici) . Anche il giorno della Tratta, dopo le batterie, c’è un’ultima verifica veterinaria: la Commissione può dichiarare non idoneo all’ultimo momento un cavallo che mostrasse anomalie . |
| Assenza di doping | Ogni cavallo viene sottoposto a screening farmacologico (analisi del sangue) durante la previsita: se risultasse positivo a sostanze proibite viene immediatamente escluso . Inoltre vige il divieto per i cavalli ammessi alla Tratta di partecipare ad altre corse nei 15 giorni precedenti, così da evitare stress o trattamenti illeciti . |
| Equipaggiamento | Durante le prove di selezione i cavalli corrono senza sella né staffe (montati a pelo). Possono indossare protezioni leggere agli arti (paracolpi) per prevenire traumi, ma non fasce elastiche stringenti . Nel Palio vero e proprio, correranno con un piccolo morzello (staffa minimalista) e la spennacchiera – il ciuffo di penne colorate con i colori della Contrada assegnata. |
Nota: Questi requisiti sono costantemente aggiornati dal Comune di Siena nell’ambito del “Protocollo per l’addestramento dei cavalli da Palio” per garantire la tutela e il benessere degli animali. Ad esempio, dal 2024 è stata prevista una maggiore preparazione per i cavalli di 4 anni e un limite più stringente sulla partecipazione dei soggetti troppo giovani, proprio a conferma dell’attenzione crescente verso la sicurezza dei cavalli .
Cosa succede dopo che i cavalli vengono scelti?
Una volta individuati i dieci barberi, siamo solo a metà del processo: ora bisogna assegnare a ciascuna Contrada il suo cavallo, ed è qui che entra in gioco la famosa “sorte”. La scelta dei cavalli è avvenuta dietro le quinte, ma l’assegnazione avviene in modo pubblico e del tutto casuale, ed è uno dei momenti più emozionanti di tutto il Palio.
La sorte: l’assegnazione dei cavalli alle Contrade
Cosa significa assegnazione a sorte dei cavalli?
Significa che l’abbinamento tra cavalli e Contrade avviene tramite estrazione casuale, quindi la Contrada non può scegliere quale cavallo avrà, ma lo riceve in sorte dalla dea bendata. Questo avviene subito dopo la scelta dei 10 cavalli, nella tarda mattinata del terzo giorno prima del Palio (indicativamente tra le 12:30 e le 13:30) . In Piazza del Campo, alla presenza di tutti i contradaioli e delle autorità, si svolge la cerimonia dell’estrazione, chiamata anch’essa comunemente Tratta.
Come avviene l’estrazione dei cavalli?
Sul palco appositamente allestito davanti al Palazzo Pubblico prendono posto il Sindaco di Siena, i dieci Capitani delle Contrade che corrono, i “Deputati della Festa” e un notaio (segretario) . Vengono preparate due urne: nella prima si mettono dieci piccole sfere (in gergo ghiandine) numerate da 1 a 10, ciascun numero corrispondente a uno dei cavalli selezionati; nella seconda urna si mettono dieci ghiandine, ognuna con il nome di una Contrada partecipante . Due giovani paggetti in costume hanno l’onore di effettuare l’estrazione: il primo estrae un numero dalla prima urna (ad esempio “7”, che identifica un certo cavallo), il secondo estrae un nome di Contrada dalla seconda urna (ad esempio “Onda”). Il Sindaco annuncia ad alta voce l’abbinamento: “Il cavallo numero 7 va alla Contrada dell’Onda!” . A quel punto dalla folla si levano immediatamente grida e reazioni: i contradaioli dell’Onda esplodono in urla di gioia (se magari il cavallo 7 è reputato forte) oppure mormorano delusione (se quel soggetto non gode di buona fama), mentre i contradaioli delle altre Contrade ancora in attesa di estrazione calibrano speranze e timori in base ai cavalli rimasti. L’operazione continua finché tutti e dieci i cavalli sono stati assegnati alle dieci Contrade .
Dal punto di vista emotivo, è un momento fondamentale: solo quando sanno quale cavallo è capitato loro in sorte, le Contrade possono davvero iniziare a pianificare strategie di gara e a scegliere (o confermare) il fantino più adatto . Per questo durante l’estrazione si percepisce una tensione enorme: basta osservare le scene subito dopo ogni abbinamento. Spesso si vedono contradaioli piangere di gioia abbracciandosi se hanno ricevuto un “bombolone” (termine colloquiale per indicare un cavallo molto forte), oppure disperarsi e imprecare se la sorte ha dato loro un cavallo ritenuto scarso. In altri casi le reazioni sono miste, perché magari il cavallo ha caratteristiche particolari: ad esempio è velocissimo ma tende a scartare in partenza, oppure è affidabile ma non ha mai vinto – ciascuno farà le sue valutazioni. In ogni caso, da questo momento ogni Contrada “sposa” completamente il proprio barbero, qualsiasi sia la sua qualità: il cavallo diventa l’anima stessa della Contrada per i giorni del Palio.
Dove vengono portati i cavalli dopo l’assegnazione?
Appena ogni abbinamento è fatto, il cavallo esce dal Palazzo Pubblico ed entra ufficialmente nella Contrada che lo ha ottenuto. Tradizionalmente, dieci contradaioli (vestiti in costume storico) attendono davanti al palco per ciascuna Contrada: non appena sentono il proprio nome associato a un cavallo, corrono a prendere in consegna l’animale per condurlo nella stalla della Contrada . Da quel momento la Contrada ne diventa responsabile a tutti gli effetti . Questa è una scena molto bella da vedere: ogni cavallo viene circondato dai suoi nuovi contradaioli, che lo accompagnano verso il rione con tutto il corteo festante al seguito. Immaginate dieci processioni spontanee che si dipanano per le vie di Siena, ciascuna con al centro un cavallo addobbato e coccolato come una star, in mezzo a tamburi rullanti, canti e bandiere. Per un visitatore, seguire una di queste carovane equine è un’esperienza davvero suggestiva del folklore paliesco.
Giunti nella Contrada, il cavallo viene sistemato nella stalla di Contrada. Ogni Contrada dispone di una propria stalla situata nel territorio contradaiolo, spesso appositamente allestita e decorata. Un tempo (secoli fa) le Contrade affittavano provvisoriamente delle rimesse o garage per usarli come stalle nei giorni del Palio; oggi invece quasi tutte hanno stalle permanenti e attrezzate, con box ampi, lettiere confortevoli, abbeveratoi e tutto il necessario per la cura del cavallo . Molte stalle di Contrada sono veri piccoli santuari: sulle pareti potrete vedere le immagini dei cavalli vittoriosi del passato di quella Contrada, ferri di cavallo appesi portafortuna, drappi e foulard contradaioli. Il cavallo assegnato diventa in quei giorni il “figlio prediletto” del rione.
Chi si prende cura del cavallo in Contrada?
Ogni Contrada ha dei membri incaricati della cura del cavallo, il più importante dei quali è chiamato Barbaresco. Il Barbaresco è una figura tradizionale: è il custode e accompagnatore del cavallo durante i giorni del Palio. Lo si riconosce perché indossa una tipica coppola di colore chiaro con una coccarda nei colori della Contrada . Il Barbaresco ha il compito di stare col cavallo praticamente 24 ore su 24: dorme accanto alla stalla, lo sorveglia per assicurarsi che sia sempre tranquillo, lo porta personalmente in Piazza per le prove e la corsa, e in generale provvede a nutrirlo, strigliarlo e farlo sentire al sicuro. Serve una grande familiarità con gli animali e un sangue freddo notevole, perché nei momenti concitati del Palio il Barbaresco deve mantenere il cavallo calmo e sotto controllo. Pensate che in ogni Contrada il ruolo di Barbaresco è considerato un onore e una responsabilità enormi, spesso ricoperto per molti anni dallo stesso contradaiolo di provata esperienza. Durante i tragitti verso Piazza del Campo, vedrete il Barbaresco camminare davanti al cavallo tenendolo per la longhina, con fierezza ma anche con occhi attentissimi – quasi non perde mai di vista il suo protetto nemmeno per un secondo !
Le Contrade possono cambiare fantino in base al cavallo assegnato?
Sì. Nei giorni (o settimane) precedenti, ciascuna Contrada ha già contattato e opzionato uno o più fantini (i jockey) papabili per correre. Spesso hanno un fantino di riferimento pronto, ma la scelta definitiva del fantino dipende molto dal cavallo estratto. Alcuni fantini, ad esempio, sono noti per essere abili strateghi con cavalli non velocissimi, altri invece eccellono nello spronare cavalli molto competitivi; inoltre c’è il fattore peso (un fantino leggero può favorire un cavallo meno potente). Dunque subito dopo l’assegnazione, nelle sedi di Contrada si tengono febbrili riunioni in cui il Capitano e i dirigenti valutano se confermare il fantino designato o ingaggiarne un altro più adatto al cavallo ricevuto. Entro poche ore, comunque, ogni Contrada ufficializza il proprio fantino per le prove e per la carriera.
Cosa sono le prove e quante ce ne sono?
Dal momento dell’assegnazione fino al giorno del Palio, i cavalli avranno occasione di correre sei prove ufficiali, sempre in Piazza del Campo, per allenarsi e per permettere a fantino e cavallo di conoscersi meglio . Le prove si svolgono secondo questo calendario tradizionale:
- Prima prova: la sera stessa dell’assegnazione (es. 29 giugno o 13 agosto, ore ~19:45) . È la primissima presa di contatto: ogni Contrada porta il suo cavallo in Piazza accompagnato da un corteo di contradaioli canterini , poi si corre una simulazione di Palio su tre giri. L’ordine al canape per questa prova è dato dal numero estratto (il cavallo n.1 partirà di posizione 1, e così via fino al 10°) – solo per la prima prova.
- Seconda prova: la mattina del giorno successivo (ore 9:00) . Cavalli e fantini iniziano a carburare; la Piazza alle 9 è quasi un salotto per i senesi, con molti meno spettatori rispetto alle prove serali.
- Terza prova: la sera del secondo giorno (ore ~19:15/19:45, a seconda del mese) .
- Quarta prova: la mattina del terzo giorno (ore 9:00).
- Quinta prova – la “Prova Generale”: la sera del terzo giorno (1º luglio o 15 agosto, ore ~19:15/19:45) . È chiamata Generale perché è l’ultima prova serale ed è seguita, in ogni Contrada, dalla Cena della Prova Generale: un grande banchetto all’aperto in onore di fantino e contradaioli, a cui possono partecipare anche i forestieri previa prenotazione. Dopo questa prova i fantini ufficialmente non potrebbero più essere cambiati (salvo infortuni).
- Sesta prova – la “Provaccia”: la mattina del giorno del Palio (2 luglio o 16 agosto, ore 9:00) . È detta Provaccia perché viene corsa a andatura molto tranquilla: fantini e contrade preferiscono non rischiare nulla poche ore prima della gara vera. Spesso infatti accade che i cavalli vengano “fatti partire” dai canapi e poi rallentati; a volte qualcuno nemmeno completa tutti i giri. Il pubblico comunque assiste per tradizione, anche perché al termine c’è un ultimo scambio di saluti tra contradaioli e fantini in Piazza.
Durante tutte queste prove, l’obiettivo è affiatare la coppia fantino-cavallo. Il fantino studia come meglio partire col suo cavallo, prova le traiettorie in curva, cerca di capire i punti forti e i limiti dell’animale. Il cavallo, dal canto suo, si abitua alla pista, ai suoni (ci sono tamburi, spari del mortaretto che segnala la partenza, pubblico vicino) e familiarizza con il tragitto da percorrere. Ogni prova ha un ordine di partenza diverso, che viene determinato da un sorteggio effettuato ogni volta poco prima della prova (tranne la prima prova come detto).
Va sottolineato che queste non sono gare: non c’è un vincitore nelle prove, non conta arrivare primi. Se visitate Siena in questi giorni e vedete una prova, non sorprendetevi se un cavallo dopo la mossa rallenta vistosamente: probabilmente il fantino ha già visto abbastanza e preferisce non stancarlo inutilmente. Lo scopo delle prove è infatti di mettere a punto la strategia e presentarsi al top per la gara ufficiale. Gli spettatori però le adorano, perché si può vedere i cavalli in azione senza la ressa del giorno del Palio e spesso si capiscono già molte cose (ad esempio quali cavalli partono meglio, quali prendono bene la curva di San Martino e così via).
Durante i giorni del Palio, la salute dei cavalli è monitorata costantemente. Veterinari comunali osservano ogni prova e sono pronti a intervenire. Se, sfortunatamente, un cavallo dovesse infortunarsi in prova in modo serio e non poter correre il Palio, esistono procedure per eventualmente sostituirlo con un altro cavallo (tra quelli scartati alla Tratta) se c’è il tempo materiale e l’accordo di tutti – ma è una circostanza rara e complessa. In genere, la speranza è che tutti i 10 arrivino sani e in forma alla Carriera.
Cosa si fa per la sicurezza e il benessere dei cavalli durante il Palio?
Questa è una domanda importante, specie per le famiglie sensibili al tema animale. Negli ultimi decenni Siena ha introdotto molte misure per aumentare la sicurezza dei cavalli (e dei fantini). Eccone alcune:
- Addestramento obbligatorio: Come già detto, solo cavalli adeguatamente addestrati e valutati possono correre, riducendo la presenza di soggetti impreparati.
- Controlli veterinari stringenti: Ogni cavallo è visitato prima e dopo ogni prova. Sul percorso sono presenti veterinari pronti a intervenire immediatamente in caso di caduta o incidente.
- Ambulanze veterinarie e clinica mobile: Durante tutte le prove e la gara, in Piazza è predisposta un’ambulanza veterinaria attrezzata per il soccorso dei cavalli, nonché la disponibilità di una struttura veterinaria per emergenze chirurgiche . Questo per garantire un eventuale intervento rapidissimo.
- Pista più sicura: Il fondo in tufo viene preparato con precisione (spessore maggiore nelle curve, irrigazione per mantenere la giusta consistenza) . Nelle curve più pericolose (come San Martino) da anni sono installate barriere protettive imbottite per attutire eventuali urti contro le transenne esterne. Inoltre viene limitato il numero di cavalli in prova simultaneamente per evitare eccessiva competizione in spazi stretti.
- Equipaggiamento di sicurezza: I fantini corrono con casco omologato e corpetto protettivo obbligatori (non più a torso nudo o solo con cappellaccio come un tempo) . Per i cavalli, come accennato, sono consentiti paracolpi protettivi sulle gambe durante prove e addestramenti , così da prevenire ferite da urto. È vietato l’uso di frustini o nerbi in prova (e durante il Palio i fantini usano il tradizionale nerbo – un corto staffile ricavato da pelle secca di bue – solo per incitare il proprio cavallo, non per colpire intenzionalmente altri cavalli, cosa considerata scorrettezza grave).
- Protocollo sanitario: C’è un’attenzione maniacale alla salute: cavalli con problemi anche minimi sono fermati. Dopo ogni Palio, la commissione redige per ogni cavallo una relazione dettagliata sullo stato fisico, per decidere se potrà partecipare l’anno successivo .
- Limiti al peso del fantino: Indirettamente, i fantini nei palii moderni tendono ad essere leggeri (50-60 kg al massimo con il giubbetto), e questo aiuta i cavalli a subire meno stress. Non c’è un peso minimo o massimo regolamentare, ma la contrada nel scegliere il fantino valuta anche questo aspetto nell’ottica di non appesantire il proprio barbero.
Nonostante queste misure, è bene essere onesti: il Palio resta una corsa rischiosa, per via della velocità, del tracciato e dell’agonismo. Gli incidenti possono capitare, anche se l’organizzazione fa di tutto per evitarli. È importante trasmettere ai bambini (se assistono) che i senesi amano profondamente i loro cavalli – ciascun animale rappresenta l’orgoglio della Contrada – e ogni caduta viene vissuta con grande apprensione, intervenendo immediatamente per aiutare il cavallo. Negli ultimi anni, grazie alle misure prese, gli infortuni gravi ai cavalli si sono ridotti e il Palio di Siena viene continuamente monitorato da associazioni veterinarie per migliorarne la sicurezza.
Una curiosità: Siena ha persino dedicato un monumento ai cavalli del Palio, a testimonianza di quanto siano amati. Ai giardini de La Lizza potete ammirare una grande statua bronzea raffigurante due cavalli in corsa – un omaggio artistico al coraggio e alla bellezza dei barberi senesi.
A questo punto, abbiamo seguito i nostri cavalli dal momento in cui vengono scelti, passando per il sorteggio e le prove. Arriviamo così al grande giorno: il giorno del Palio, in cui avviene un rito antichissimo e suggestivo che coinvolge proprio il cavallo e la sua Contrada: la benedizione.
La benedizione del cavallo: un rito sacro prima della corsa
Cos’è la benedizione del cavallo nel Palio di Siena?
È uno dei momenti più affascinanti e carichi di significato del Palio. Nel primo pomeriggio del giorno del Palio (2 luglio o 16 agosto), in ciascuna delle dieci Contrade che corrono si tiene la benedizione del cavallo e del fantino. Si tratta di un rito religioso, quasi mistico, durante il quale il cavallo, con il suo fantino, viene condotto davanti all’altare della chiesa della Contrada . Qui un sacerdote – tradizionalmente chiamato Correttore in gergo contradaiolo – pronuncia una preghiera e benedice l’animale (nonché il fantino) con l’acqua santa, concludendo con la celebre formula di auspicio: “Vai e torna vincitore!” (in alcune versioni si usa la seconda persona singolare antica: “Va’ e torna vincitore” ). Questa frase – rivolta al cavallo più che al fantino – incarna tutto l’augurio della Contrada: che il cavallo torni vittorioso in Piazza del Campo.
Da quanto tempo esiste questa tradizione?
La benedizione del cavallo è documentata almeno dal Seicento: sembra che la sua origine risalga al lontano 1682 . Da allora, di Palio in Palio, si è sempre ripetuta, immutata nella sua solennità. Pensate: mentre nelle strade esplode il tripudio del Corteo storico e della folla, in quei minuti dentro le piccole chiese contradaiole cala un silenzio quasi irreale, rotto solo dalle parole del sacerdote e dagli sbuffi dei cavalli.
Come si svolge esattamente la benedizione?
Ogni Contrada raduna il proprio popolo verso le 14:30-15:00 davanti all’oratorio (la chiesetta di Contrada). Il cavallo, strigliato e preparato a festa, con la sua spennacchiera (il pennacchio con i colori contradaioli) già infilata sul capo, viene condotto dentro la chiesa dal Barbaresco e dal fantino, seguiti da poche altre figure contradaiole di spicco (Capitano, mangini, ecc.). La maggior parte dei contradaioli e i forestieri restano fuori dalla chiesa: lo spazio è piccolo e viene data precedenza ai membri della Contrada . Dentro, il cavallo spesso viene fatto girare per entrare dalla porta principale – scena non sempre semplice, perché non tutti i cavalli amano passare da una porta stretta! Una volta davanti all’altare, il cavallo si trova accanto al fantino, entrambi fronte al sacerdote. Vige un silenzio assoluto: è rigorosamente vietato parlare, applaudire o usare flash delle macchine fotografiche, per non disturbare la concentrazione e non spaventare il cavallo . Il sacerdote recita quindi una breve preghiera di benedizione, chiedendo la protezione divina sul fantino e sul cavallo impegnati nella non facile impresa della carriera. Culmina il tutto con la formula: “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, va’ e torna vincitore!” , mentre fa il segno della croce verso il cavallo. A quel punto il popolo fuori esplode in un grido di esultanza, ma dentro ancora no: all’interno della chiesa si mantiene il raccoglimento finché cavallo e fantino non escono all’aperto . Solo a quel punto, fuori, solitamente il Capitano o i contradaioli danno sfogo alla tensione con incitazioni, abbracci al fantino, e applausi (sempre senza spaventare il cavallo). In alcune Contrade c’è l’usanza che il cavallo “firmino” (firmi) il libro d’onore: ovvero viene fatto avanzare uno zoccolo su un tampone di inchiostro e poi su una pagina bianca, lasciando l’impronta come ricordo della sua presenza benedetta.
Chi può assistere alla benedizione?
Come detto, le chiesette delle Contrade sono piccole, quindi la cerimonia è riservata quasi interamente ai contradaioli. In genere è difficile per un turista entrare, a meno che non conosca qualcuno della Contrada disposto a farlo entrare come ospite. Comunque, per rispetto, è sempre meglio chiedere con molta cortesia il permesso ai responsabili all’ingresso, e accettare un eventuale diniego senza insistere . Se si riesce a entrare, ricordarsi di osservare le regole: stare in silenzio, niente foto con flash, niente applausi . In alternativa, ci si può unire alla folla all’esterno della chiesa, che è anch’essa un’esperienza: vedrete il cavallo arrivare, immerso in una marea di fazzoletti e bandiere, ed entrerà nella chiesa tra due ali di folla muta (impressionante come all’improvviso centinaia di persone tacciano di colpo). Poi sentirete il silenzio dentro e, al momento dell’uscita, l’esplosione di urla e canti: perché a quel punto tutto è pronto. La benedizione è l’ultimo atto prima che cavallo e fantino si dirigano verso la Piazza per la carriera. Da quel momento in poi, il cavallo è considerato quasi investito di una missione “sacra” per la Contrada: deve portare onore e vittoria.
Per i bambini, assistere almeno all’arrivo o all’uscita del cavallo dalla chiesa può essere molto emozionante (sempre tenendoli per mano, perché ci sarà molta calca). È un rito che mescola sacro e profano in modo unico al mondo : vedere un cavallo – animale maestoso e potente – all’interno di una chiesa affrescata, tra candele e incenso, è un’immagine che resta impressa a lungo.
Cosa succede dopo la benedizione?
Subito dopo, ogni Contrada parte in gruppo dietro al suo cavallo e fantino verso il luogo della partenza del Corteo Storico. Tradizionalmente, tutti i figuranti in costume (i tamburini, alfieri sbandieratori, paggi e il Duce della Contrada) attendono nel Cortile del Palazzo del Governo presso il Duomo. Qui convergono anche i cavalli benedetti, che però non partecipano al corteo storico per le vie – restano in attesa di entrare in Piazza solo al momento della corsa. Nel frattempo, dalle 16 circa inizia il Corteo: i gruppi di figuranti di ciascuna Contrada, con costumi medievali splendidamente variopinti, attraversano le strade di Siena secondo un percorso stabilito (da Piazza del Duomo giù per via San Pietro e Casato) e fanno il loro ingresso trionfale in Piazza del Campo attorno alle 17. Il cavallo e il fantino della Contrada entrano invece in Piazza solo alla fine del corteo, preceduti dal Carabiniere a cavallo che sciabola in aria al galoppo (altro momento attesissimo dai bimbi!). A quel punto i dieci cavalli con i loro fantini si allineano dietro il canape di partenza, pronti per la carriera.
Come riconosciamo i cavalli durante la corsa?
Ogni cavallo corre senza sella, montato “a pelo” dal fantino, ed è contraddistinto da due elementi: la spennacchiera sul capo con i colori della Contrada e un numero di gara (1-10) appuntato sul fazzolettone o sulla placca che il cavallo porta sul posteriore durante le prove – anche se durante la corsa vera e propria si riconoscono principalmente dai colori contradaioli. In Piazza, quando guarderete la partenza, vedrete che nove cavalli sono allineati tra i due canapi (le due corde di partenza) in un ordine che viene sorteggiato poco prima, e un decimo cavallo (di rincorsa) parte leggermente arretrato e deve entrare al volo per far scattare la mossa. Sono attimi concitati perché i cavalli percepiscono la tensione e i fantini cercano di ottenere posizioni migliori facendo piccoli movimenti fra di loro.
Chi vince la corsa?
Può sembrare buffo chiederselo, ma vale la pena chiarirlo ai bambini: vince il cavallo, non il fantino. Il Palio infatti viene aggiudicato alla Contrada il cui cavallo completa per primo i tre giri di Piazza del Campo e taglia il traguardo, anche se nel frattempo ha perso il fantino lungo la corsa ! Un cavallo che arriva primo “scosso”, cioè senza fantino, è comunque vincitore a tutti gli effetti . È successo varie volte nella storia e anche di recente: ad esempio il Palio dell’Assunta del 16 agosto 2019 è stato vinto dal cavallo Remorex della Contrada della Selva senza fantino, che era caduto durante la corsa (Remorex è riuscito a rimontare e vincere per un soffio, diventando un piccolo eroe per i senesi) . Situazioni del genere insegnano quanto conta il cavallo nel Palio: il suo ruolo è fondamentale e viene celebrato persino al di sopra di quello del fantino.
Un cavallo vincitore del Palio viene condotto tra la folla festante della sua Contrada dopo la corsa. Nel Palio del 16 agosto 2019 il cavallo Remorex della Selva ha vinto “scosso”, cioè senza fantino in sella, e qui lo vediamo accolto trionfalmente dai contradaioli di Selva poco dopo la vittoria.
Quando la corsa finisce – in un minuto e pochi secondi di emozioni indescrivibili – il Drappellone (il premio dipinto) viene subito portato in trionfo dalla Contrada vincitrice insieme al fantino, ma non si dimentica mai il vero trionfatore, il cavallo. Solo il cavallo completa il Palio, si dice, e infatti il nome del cavallo vincitore viene iscritto per la storia accanto a quello della Contrada e del fantino. Subito dopo la vittoria, scoppia la festa più pazza: il cavallo vittorioso viene circondato dai contradaioli che lo baciano, lo abbracciano (qualcuno piange di gioia sul suo collo sudato) e gli sventolano il fazzoletto al muso. Il cavallo – se non è troppo agitato – viene persino portato dentro la Chiesa della Contrada vincente per un “Te Deum” di ringraziamento, e stavolta le grida di giubilo rimbombano eccome!
Che fine fanno i cavalli dopo il Palio?
Nei giorni successivi, tutti i cavalli ritornano ai rispettivi proprietari, che spesso li tengono a riposo per qualche tempo dopo lo stress della corsa. Il cavallo vincitore, però, ha ancora impegni da onorare: il giorno dopo la carriera, per tradizione, la Contrada vittoriosa compie il cosiddetto Giro delle Onoranze o “passeggiata della vittoria”. In pratica il cavallo (accompagnato dal fantino e dalla comparsa in costume) viene portato a “fare visita” a tutte le Contrade alleate e a omaggiare le Contrade avversarie sfilando sul loro territorio . Questo tour celebrativo si conclude la sera con la famosa Cena della Vittoria, il grande banchetto che la Contrada vincitrice offre ai propri contradaioli per festeggiare. E indovinate chi è l’ospite d’onore alla cena? Proprio lui, il cavallo vincitore! Viene condotto al tavolo d’onore, spesso sistemato su un praticello o una pedana poco distante dai commensali, adornato e coccolato con ogni sorta di prelibatezza (carote, zuccherini) e attenzioni . Lì, tra applausi e cori dedicati, riceve il tributo di tutto il popolo contradaiolo che gli deve la gloria. È un’immagine tenera e significativa: un intero quartiere riunito a banchetto, e al centro un cavallo che bruca fieno sereno, inconsapevole forse della portata della sua impresa, ma certamente circondato d’amore.
Nei mesi seguenti, se il cavallo è giovane e in salute, tornerà ad allenarsi e probabilmente verrà candidato per i Palii degli anni successivi (molti cavalli corrono più di un Palio in carriera, alcuni diventano vere leggende con diverse vittorie all’attivo). Altri magari vengono ritirati e destinati alla riproduzione (avere un puledro figlio di un plurivincitore del Palio è prestigioso). In ogni caso, nessun contradaiolo dimenticherà mai il nome del proprio cavallo vittorioso: generazioni dopo, quei nomi risuonano ancora nei canti e nelle targhe commemorative nelle sedi delle Contrade.
Quali sono i cavalli più famosi nella storia del Palio?
Ce ne sono tanti! Possiamo citarne alcuni leggendari: Folco, ad esempio, un cavallo degli anni ‘30 che vinse ben 8 Palii (un record) ; oppure Urban II, un mezzo sangue anglo-arabo che ha vinto il Palio del 2000 inaugurando il nuovo millennio con la Contrada della Selva; più recentemente Berio (un sauro molto amato, 3 vittorie nei primi anni 2000) o Trecciolino… ah no, Trecciolino è il soprannome di un fantino (Luigi Bruschelli) che però vinse 13 Palii grazie anche a cavalli eccellenti. Negli ultimi anni hanno lasciato il segno Tittia (Giovanni Atzeni, fantino) con cavalli come Violenta da Clodia o Zio Frac, ma forse stiamo andando fuori tema perché stiamo parlando di fantini. Tornando ai cavalli: uno veramente iconico è stato Brandano, che corse tantissimi Palii negli anni ‘80 senza mai vincere, diventando il simbolo sfortunato ma amato di quei tempi; oppure Occolè e Bonito da Clodia, vincenti negli anni 2010. Insomma, ogni contrada vi racconterà del suo cavallo del cuore. Sul sito ufficiale del Palio e negli archivi storici trovate liste di cavalli vittoriosi dal 1900 a oggi , con nomi spesso curiosi (da Gobba a Farfallina, da Re Artù a Morosita Prima). È divertente leggerli insieme ai bambini e scoprire il significato dei nomi scelti.
Come vivere l’esperienza dei cavalli del Palio con la famiglia?
Ecco alcuni consigli pratici per godersi questa tradizione con i vostri bambini in sicurezza: – Assistere alle prove: Come suggerito, portare i bimbi a vedere una prova (mattutina o serale) è più agevole che il giorno del Palio. C’è meno folla e possono vedere i cavalli correre senza il sovraffollamento. Teneteli però sempre per mano e lontani dalle transenne durante l’accompagnamento dei cavalli (quando passano le comparse con il cavallo prima delle prove) , perché in quel frangente c’è spinta di gente. – Evitare la calca del giorno del Palio: Tenete presente che il giorno del Palio i bambini sotto i 10 anni non possono accedere all’interno di Piazza del Campo durante la corsa, per motivi di sicurezza . È una norma introdotta di recente: le forze dell’ordine ai varchi respingono i minori di 10 anni anche se accompagnati . Quindi, se siete con bimbi piccoli, programmate di guardare il Palio da fuori (magari in TV o da una terrazza se ne avete l’opportunità) oppure affidatevi a un baby parking dell’hotel per quell’oretta. In alternativa, potete far vivere ai bambini l’atmosfera andando in Piazza al pomeriggio per vedere il Corteo Storico da bordo strada (tenendoli sulle spalle magari), e poi lasciare la Piazza prima della ressa finale. – Visitare un Museo di Contrada: Alcune contrade aprono i loro musei dove si possono vedere i costumi, i drappelloni vinti e spesso foto di cavalli storici. È un modo carino per far capire ai ragazzi la cura e l’amore dietro le quinte. Chiedete in hotel: spesso lo staff sa indicare se qualche museo di contrada è visitabile. – Mostrare ai bambini i cavalli da vicino: Nei giorni del Palio, i cavalli spesso vengono portati a passeggio la mattina presto per sgranchirsi. Può capitare di vederli nelle stradine attorno alla Contrada accompagnati dal Barbaresco. Se ne avvistate uno, potete fermarvi a guardare a debita distanza: i contradaioli sono orgogliosi di mostrare il loro barbero (ma mi raccomando, non toccate mai un cavallo del Palio senza permesso e non fate movimenti bruschi, perché sono tenuti sotto stretta sorveglianza). – Raccontare la storia dei barberi: Ai bambini piacerà sapere che la parola barbero deriva dai cavalli berberi nordafricani un tempo famosi , e potete far notare le differenze con i cavalli da corsa “normali” – ad esempio il fatto che corrono senza sella, o che sono un po’ più bassi ma robusti. Coinvolgeteli magari in un piccolo gioco: inventare insieme il nome per un cavallo del Palio! Spesso sono nomi fantasiosi come Tornasol, Reo Confesso, Porto Alabe… chissà, vostro figlio potrebbe battezzare mentalmente un cavallo “Fulmine” o “Stella” mentre lo guarda, rendendo l’esperienza più personale.
Adesso che abbiamo esplorato la dimensione culturale e affettiva dei cavalli del Palio, è tempo di concludere il nostro tour tornando al punto di partenza: Siena e i suoi dintorni, che offrono ben più del Palio. Dopo l’emozione della corsa, infatti, vi aspetta una città-museo tutta da scoprire, e l’Hotel Minerva sarà il vostro trampolino di lancio per esplorare comodamente ogni angolo.
Cosa visitare nei dintorni dell’Hotel Minerva
Soggiornare all’Hotel Minerva significa avere a portata di mano i tesori di Siena. Il centro storico è un vero museo a cielo aperto, e dall’hotel potete raggiungere a piedi tantissime attrazioni e angoli caratteristici . Ecco alcuni luoghi imperdibili nelle vicinanze dell’hotel, ideali per tutta la famiglia:
| Luogo | Cosa vedere | Distanza dall’Hotel |
|---|---|---|
| Piazza del Campo | È il cuore pulsante di Siena, con la sua caratteristica forma a conchiglia. Qui si corre il famoso Palio di Siena e la piazza è splendida a tutte le ore: di giorno i bambini possono rincorrersi liberamente nello spazio aperto e ammirare la Fonte Gaia (la fontana monumentale al centro), di sera vi godrete l’atmosfera magica con le luci sui palazzi medievali. Sulla piazza si affaccia il gotico Palazzo Pubblico con la Torre del Mangia (alto campanile panoramico). Salire i 400 scalini della torre è una sfida che i ragazzi più grandi apprezzeranno, ricompensati da una vista mozzafiato. | ~15 minuti a piedi |
| Duomo di Siena <br>(Cattedrale di S. Maria Assunta) | Uno dei capolavori dell’architettura gotica italiana. La facciata di marmo bianco e verde scuro strappa esclamazioni di meraviglia ai bambini, e all’interno il pavimento intarsiato e gli affreschi variopinti (come quelli della Libreria Piccolomini) catturano l’attenzione di tutta la famiglia. Non perdete la Porta del Cielo, il percorso panoramico sotto il tetto del Duomo, per una vista che affascina grandi e piccini. | ~17 minuti a piedi |
| Fortezza Medicea | Un’imponente fortezza del XVI secolo, circondata da bastioni erbosi perfetti per far correre i bambini in libertà. All’interno c’è un grande parco pubblico dove i senesi passeggiano e fanno jogging; spesso ospita eventi e in estate c’è l’Enoteca Italiana dove i genitori possono degustare un calice di Chianti mentre i piccoli giocano sul prato (sempre sotto occhio!). Dai bastioni si gode di uno splendido panorama sulla città e le colline – ideale al tramonto per foto ricordo di famiglia. | ~13 minuti a piedi |
| Museo Civico <br>(Palazzo Pubblico) | Se avete tempo, vale la pena visitare questo museo all’interno del Palazzo Pubblico in Piazza del Campo. Nella Sala del Mappamondo e nella Sala dei Nove potrete ammirare affreschi famosi come la Maestà di Simone Martini e l’Allegoria del Buono e Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti – utili anche per raccontare ai ragazzi qualche storia sulla Siena medievale. Consiglio: chiedete ai bimbi di individuare nei dipinti i cavalli, ce ne sono tanti nascosti nelle scene! | ~15 minuti a piedi (dalla via dell’hotel a Piazza del Campo) |
| Basilica di San Domenico <br>e Santuario di S. Caterina | Una grande chiesa in mattoni che domina Siena dall’alto (visibile anche dall’hotel). Dentro, custodisce importanti reliquie di Santa Caterina da Siena (patrona della città) – può essere un momento educativo per spiegare ai ragazzi chi era questa Santa così amata qui. Dal sagrato della basilica c’è anche una vista panoramica notevole sul Duomo dall’altro lato della valle. Poco sotto la basilica si trova il Santuario di Santa Caterina, ricavato nella casa natale della santa: cortili e chiesette dove il tempo sembra essersi fermato. | ~10 minuti a piedi |
| Orto de’ Pecci | Una meta perfetta per le famiglie: è un orto medievale trasformato in parco urbano, appena dietro Piazza del Campo (zona Porta Giustizia). Qui potete fare un picnic sul prato, mentre i bambini scoprono gli animali da fattoria (asino, oche, pavoni) che gironzolano nell’erba . C’è anche una piccola trattoria con piatti tipici e pizza, comoda per pranzo. L’Orto de’ Pecci offre un’insolita prospettiva sulla città: alzando lo sguardo vedrete la Torre del Mangia e i tetti di Siena incorniciati dal verde – un panorama che mamma e papà adoreranno fotografare . E intanto i bimbi possono giocare all’aria aperta in sicurezza. | ~15 minuti a piedi (scendendo da Piazza del Mercato) |
Naturalmente queste sono solo alcune idee. Nei dintorni immediati dell’Hotel Minerva ci sono anche la Pinacoteca Nazionale (per chi ama l’arte senese, scrigno di dipinti gotici), la Basilica di San Francesco con i famosi affreschi e la reliquia del miracolo eucaristico, il Battistero di San Giovanni sotto il Duomo, e tanti vicoli caratteristici tutti da esplorare . Ogni rione di Siena ha la sua anima, i suoi colori e magari una fontanina contradaiola nascosta in un angolo – provate a scovarle, è un gioco divertente per i bambini (ce n’è una per ogni Contrada, spesso decorata con l’animale simbolo). Se vi incuriosiscono i segreti del quartiere in cui vi trovate, chiedete allo staff dell’hotel: saranno felici di indirizzarvi verso qualche chicca poco nota, come una bottega artigiana di ceramica o un forno antico che sforna ricciarelli alle mandorle ancora caldi .
Dopo aver esplorato le meraviglie di Siena, è rassicurante sapere che il vostro hotel è sempre a pochi passi: potete tornare in camera per una breve pausa ogni volta che lo desiderate, e poi rituffarvi tra le vie medievali con energie rinnovate . Questa combinazione di posizione centrale e accoglienza calorosa offerta dall’Hotel Minerva vi consente di vivere la città al vostro ritmo, senza fretta e senza stress – un vantaggio inestimabile soprattutto con i bambini al seguito.
Siena vi accoglie con il suo fascino senza tempo: dai cavalli del Palio che infiammano gli animi due volte l’anno, alle stradine acciottolate dove ogni pietra racconta una storia. I cavalli del Palio vi hanno accompagnato in questo viaggio attraverso tradizioni secolari, e speriamo che ora possiate guardare quella corsa sfrenata in Piazza del Campo con occhi nuovi, consapevoli di tutti i preparativi, le cure e le emozioni che ruotano intorno a quei dieci magnifici barberi. Allo stesso modo, l’Hotel Minerva sarà pronto ad accogliervi nel cuore di Siena, offrendovi un’oasi di comfort dalla quale partire alla scoperta di contrade, chiese, musei e panorami mozzafiato.
Non resta che augurarvi buon viaggio a Siena – che possiate anche voi “andare e tornare vittoriosi” dalle vostre esplorazioni quotidiane, con il cuore colmo di ricordi indimenticabili! E chissà, magari la prossima volta che assisterete al Palio, lo farete tifando insieme ai vostri bambini per quel cavallino dal manto baio o sauro di cui conoscete già il nome e la storia, parteggiando per lui come veri contradaioli per un giorno. Siena vi aspetta, a braccia aperte e col suono lontano di un rullo di tamburi che annuncia nuove emozioni. Buon divertimento!
