La provincia di Siena, nel cuore della Toscana, custodisce alcune tra le abbazie più affascinanti d’Italia. Questi antichi monasteri, spesso immersi in paesaggi da cartolina, uniscono arte, storia e spiritualità, offrendo al visitatore un viaggio indietro nel tempo. In questa guida esploreremo le abbazie più belle e visitabili del territorio senese, fornendo domande e risposte utili per organizzare al meglio la visita, oltre a tabelle riepilogative con informazioni pratiche (orari, prezzi, trasporti, accessibilità). Per chi soggiorna nel capoluogo, scopriremo anche perché l’Hotel Minerva di Siena è un punto di partenza ideale per queste escursioni culturali, e cosa visitare nei dintorni della città per arricchire ulteriormente il vostro itinerario toscano. Prepariamoci dunque a un percorso tra abbazie medievali, chiostri silenziosi, antiche leggende e panorami mozzafiato!
Hotel Minerva: base ideale per esplorare Siena e dintorni
Scegliere un alloggio strategico è fondamentale per visitare comodamente le bellezze di Siena e provincia. L’Hotel Minerva è una struttura 3 stelle nel cuore di Siena, perfetta come base per esplorare sia la città che i dintorni. La sua posizione è infatti privilegiata: si trova all’interno delle mura medievali, ma appena fuori dalla zona a traffico limitato, risultando facilmente raggiungibile in auto e dotato di parcheggio privato custodito . Questo significa che potete arrivare in macchina senza pensieri, lasciare l’auto al sicuro, e poi muovervi a piedi nel centro storico. In pochi minuti di passeggiata potrete raggiungere i luoghi iconici di Siena: Piazza del Campo dista circa 15 minuti a piedi, attraversando pittoresche vie cittadine , mentre il Duomo di Siena si raggiunge in circa 17 minuti di cammino in salita, godendo di scorci indimenticabili sulla città . Trovarsi così vicino alle meraviglie cittadine è un privilegio: potete facilmente rientrare in hotel per una pausa e poi riuscire la sera per un gelato in Piazza del Campo, dato che tutto è così vicino .
Un altro vantaggio dell’Hotel Minerva è la sua accessibilità ai trasporti. La stazione ferroviaria di Siena dista solo 1 km; volendo, si raggiunge a piedi in circa 15 minuti, oppure con un breve tragitto in autobus (7 minuti) . Ciò significa che, anche se arrivate in treno o preferite spostarvi coi mezzi pubblici, l’hotel è comodamente collegato. Inoltre, la posizione leggermente defilata dal caos notturno garantisce notti tranquille, pur restando vicinissimi al centro pulsante della città .
Ma l’Hotel Minerva eccelle anche come base per gite fuori porta. Grazie alla facilità di accesso in auto, potete partire ogni giorno alla scoperta di borghi e paesaggi toscani: nel raggio di circa un’ora di viaggio si trovano città d’arte come Firenze, borghi incantati come San Gimignano o Monteriggioni, e i panorami da cartolina della Val d’Orcia – Pienza, Montalcino e Montepulciano . Dopo aver esplorato queste meraviglie, potrete rientrare comodamente in hotel la sera per riposare. Lo staff multilingue della struttura, per di più, è noto per la cortesia e i consigli che offre agli ospiti sugli itinerari segreti e le mete da non perdere nei dintorni . In sintesi, soggiornare all’Hotel Minerva significa avere Siena e la Toscana a portata di mano, con il comfort di un’accoglienza attenta e posizione imbattibile.
Di seguito partiremo proprio da Siena per un tour approfondito delle abbazie più belle della provincia, organizzato in sezioni Q&A per rispondere ai principali dubbi dei viaggiatori. Ogni abbazia avrà anche una tabella riepilogativa con le informazioni pratiche essenziali. Pronti a scoprire questi tesori di arte e fede? Iniziamo!








Abbazia di San Galgano (Chiusdino)
Dove si trova l’Abbazia di San Galgano? – L’abbazia di San Galgano sorge in località Chiusdino, nella campagna sud-occidentale della provincia di Siena . Ci troviamo circa 30 km a sud-ovest di Siena, immersi nella valle del fiume Merse. L’abbazia si erge in posizione isolata tra campi e colline, il che contribuisce al suo grande fascino: intorno si vedono solo prati, campi di grano e boschi, in un silenzio surreale. Questo isolamento la rende un luogo suggestivo già dall’arrivo, come se il tempo si fosse fermato al Medioevo.
Perché l’abbazia di San Galgano è così speciale? – San Galgano è celebre perché è una “chiesa senza tetto”. Fondata nel XIII secolo (la costruzione avvenne tra il 1220 e il 1268 ), era un’abbazia cistercense di grande splendore, ma cadde in rovina a partire dal XVI-XVII secolo. Oggi della chiesa abbaziale restano le imponenti mura perimetrali in stile gotico-romanico e le colonne della navata, ma il tetto è completamente crollato e il pavimento è un prato d’erba. Questo stato di rovina la rende incredibilmente affascinante: passeggiando all’interno, si può vedere il cielo azzurro attraverso il rosone e le finestre gotiche vuote , con gli uccelli che talvolta vi volano attraverso. L’effetto è quello di un “tempio a cielo aperto”, di un monumento sospeso tra terra e cielo. Non a caso, molti visitatori restano incantati di fronte alla “foresta” di colonne di pietra che si stagliano contro il cielo e alla particolare luce che filtra tra le arcate di giorno, o alla vista delle stelle quando l’abbazia ospita eventi serali . San Galgano infatti viene utilizzata occasionalmente per concerti di musica classica o cori: la mancanza del tetto regala un’ottima acustica naturale e un ambiente magico per queste esibizioni. Dal punto di vista storico-artistico, l’abbazia è un esempio di gotico cistercense in Toscana, con pianta a croce latina, tre navate e cappelle laterali. Accanto alle rovine della chiesa si trovano anche i resti della sala capitolare, lo scriptorium e parte del chiostro (ricostruito agli inizi del ‘900 usando materiali originali) . Anche se in rovina, San Galgano emana spiritualità e ha ispirato leggende e racconti.
Qual è la leggenda della “spada nella roccia”? – A pochi minuti dall’abbazia, in cima a una collina, si trova l’Eremo di Montesiepi, piccolo ma importantissimo: qui, all’interno di una cappella rotonda, è custodita la famosa Spada nella Roccia. La leggenda narra che il giovane Galgano Guidotti, un cavaliere nato a Chiusdino, dopo una vita dissoluta decise di farsi eremita in queste terre. Per simboleggiare la rinuncia alla vita mondana, conficcò la sua spada in una roccia, in modo che l’elsa emergesse formando una croce . Questo gesto miracoloso sarebbe avvenuto verso il 1180 e segnò la santificazione di Galgano. La spada, incredibilmente, è ancora lì: infissa nella pietra all’interno della Rotonda di Montesiepi, visibile sotto una teca protettiva . Il parallelo con la leggenda di Re Artù e di Excalibur è inevitabile, anche se qui ci troviamo di fronte a una storia cristiana di conversione. Per molti secoli la spada è stata ritenuta un falso, ma analisi scientifiche recenti hanno confermato che il metallo risale effettivamente al XII secolo , dunque la tradizione ha fondamento storico. Visitare l’eremo di Montesiepi permette di vedere da vicino questo reperto unico: una vera spada medievale conficcata nella roccia, che costituisce uno dei misteri più intriganti della Toscana. L’eremo stesso è molto suggestivo: una piccola chiesa a pianta circolare, costruita negli anni immediatamente successivi alla morte di San Galgano (consacrata nel 1185), con interni semplici e un ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti in una cappella laterale . Per raggiungerlo bisogna compiere un breve percorso a piedi in salita (10 minuti circa) dal prato dell’abbazia .
Quando si può visitare l’abbazia e quanto costa l’ingresso? – L’abbazia di San Galgano è aperta al pubblico tutti i giorni dell’anno. L’orario di apertura è sempre alle 9:00 del mattino, mentre l’orario di chiusura varia a seconda delle stagioni: da novembre a marzo chiude alle 17:30; ad aprile, maggio e ottobre chiude alle 18:00; a giugno e settembre alle 19:00; a luglio e agosto alle 20:00 . L’ultimo ingresso è consentito fino a 15 minuti prima dell’orario di chiusura. Nota: in caso di matrimoni o eventi speciali, l’abbazia potrebbe chiudere temporaneamente al pubblico, quindi è sempre bene informarsi prima se possibile. Non è necessaria prenotazione: i biglietti si acquistano direttamente in loco, presso la biglietteria all’ingresso . Il costo del biglietto intero è di pochi euro (circa 4 €; soggetto a variazioni), ed esistono riduzioni per ragazzi fino a 18 anni, over 65, gruppi di almeno 20 persone e studenti universitari muniti di tessera . Inoltre, sono previsti ingressi gratuiti per bambini sotto i 6 anni, residenti del Comune di Chiusdino, accompagnatori di disabili e guide turistiche . L’eremo di Montesiepi ha orari leggermente diversi: è aperto ogni giorno dalle 9:00 fino al tramonto, con ingresso gratuito (è una chiesa, quindi non si paga il biglietto) . Tenete presente che la domenica alle 11:30 all’eremo si celebra la messa, per cui la visita turistica in quell’orario non è possibile (bisogna attendere la fine della funzione). In generale, il consiglio è di dedicare alla visita dell’abbazia e dell’eremo almeno 1 ora – 1 ora e mezza, per poter girare con calma, leggere i pannelli illustrativi presenti e magari scattare foto quando la luce è più bella (al mattino presto o al tramonto le pietre rosate dell’abbazia assumono tonalità calde spettacolari).
Come raggiungere l’Abbazia di San Galgano da Siena? – In auto: il modo migliore è sicuramente l’auto. Da Siena centro occorrono circa 40-45 minuti di guida per percorrere i circa 35 km che separano l’abbazia dalla città. Si esce da Siena seguendo le indicazioni per Costalpino – SS73 in direzione sud-ovest, verso Rosia e Monticiano . Si attraversano le campagne delle Colline Metallifere senesi; superata Rosia, si prosegue sempre sulla SP73bis seguendo i cartelli turistici marroni per “Abbazia di San Galgano”. La strada è panoramica ma con curve negli ultimi tratti. Arrivati nei pressi del sito, troverete un’area parcheggio per i visitatori (gratuita o a pagamento modico a seconda dei periodi). Dal parcheggio, l’abbazia è comodamente raggiungibile a piedi in pochi minuti. In autobus: è possibile ma più complicato. Bisogna prima arrivare a Monticiano o Chiusdino con le linee extraurbane, e poi prendere coincidenze locali. Ad esempio, esiste l’autobus LINEA 116 da Siena (stazione “Monteluce”) verso Monticiano/Chiusdino, che impiega circa 45-50 minuti fino alla fermata “Palazzetto – San Galgano” . Tuttavia, attenzione: la fermata più vicina (“Case Piane”) resta a circa 1 ora di cammino dall’abbazia ! Di fatto non c’è un servizio pubblico che lasci proprio sul posto; dal paese di Chiusdino l’abbazia dista 12 km. Quindi, a meno di partecipare a un tour organizzato da Siena (ce ne sono alcuni che includono San Galgano in giornata), il trasporto pubblico è sconsigliato. In bici: per i più sportivi, l’abbazia è raggiungibile in bicicletta da Siena seguendo strade secondarie (attenzione però alle distanze e alle salite).
Ci sono servizi o consigli particolari per la visita? – Presso l’abbazia di San Galgano, accanto alla biglietteria, c’è un piccolo bookshop con souvenir e un bar/caffetteria per ristoro. Nei dintorni (località Palazzetto) si trovano anche ristorantini e agriturismi, qualora voleste fermarvi per pranzo. Ricordate che l’abbazia, essendo un rudere all’aperto, non è riscaldata né climatizzata: in inverno può fare molto freddo all’interno (umido) e in estate molto caldo sotto il sole. Vestitevi in modo adatto alla stagione e con scarpe comode (il pavimento è erboso e leggermente sconnesso in alcuni punti). La visita all’eremo di Montesiepi richiede una breve salita: niente di troppo faticoso, ma la stradina è sterrata; portate scarpe adatte. L’interno dell’eremo è un luogo di culto: mantenete silenzio e un abbigliamento consono (spalle coperte, cappelli tolti). Per quanto riguarda l’accessibilità disabili, l’abbazia a piano terra è accessibile con sedia a rotelle (c’è terreno erboso ma pianeggiante e ingressi ampi), mentre l’eremo purtroppo è raggiungibile solo tramite il sentiero in pendenza e scalini all’ingresso. Infine, scattare fotografie è consentito (nell’abbazia liberamente, nell’eremo senza flash sugli affreschi). Vi troverete di fronte a scorci stupendi – come il rosone gotico che incornicia il cielo – quindi preparate la macchina fotografica!
Tabella riepilogativa – Abbazia di San Galgano
| Nome | Abbazia di San Galgano (Chiusdino, SI) |
|---|---|
| Fondazione | 1218-1220 (inizio costruzione) – consacrata 1288; ordine cistercense |
| Architettura | Gotico francese in Toscana; navata a cielo aperto, croce latina, rosone in facciata |
| Orari visita | Tutti i giorni, apertura ore 9:00. Chiusura variabile: 17:30 (nov–mar); 18:00 (apr, mag, ott); 19:00 (giu, set); 20:00 (lug, ago). Ultimo ingresso 15’ prima . Eremo di Montesiepi: 9:00 – tramonto (domenica apertura post-messa 11:00). |
| Biglietti | Intero ~4 €; ridotto (minori 18, studenti, over 65, gruppi ≥20); gratis <6 anni, residenti Chiusdino, guide, disabili + accompagnatore . Nessuna prenotazione necessaria. |
| Servizi | Parcheggio auto gratuito in loco. Bar/ristoro e toilette presso biglietteria. Bookshop souvenir. |
| Accessibilità | Sito all’aperto, pianeggiante (abbazia accessibile a carrozzine). Eremo su collina (accesso impegnativo per disabili). |
| Da vedere nei pressi | Eremo di Montesiepi (0,5 km) con Spada nella Roccia. Museo di Chiusdino (12 km) dedicato a S.Galgano. |
Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (Asciano)
Veduta dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, circondata dai calanchi argillosi delle Crete Senesi e da alti cipressi: un’oasi di pace e spiritualità immersa in un paesaggio quasi surreale.
Che cos’è Monte Oliveto Maggiore e dove si trova? – L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore è uno dei monasteri più importanti della Toscana centrale. Si trova nel comune di Asciano, in località Chiusure, nel cuore delle Crete Senesi, a circa 30 km a sud-est di Siena . Questa zona è famosa per i suoi paesaggi “lunari” di calanchi argillosi e colline brulle. In mezzo a tale scenario selvaggio e silenzioso, su un altopiano circondato da cipressi, sorge l’imponente complesso abbaziale. Raggiungendolo, si rimane colpiti dalla vista: l’abbazia emerge isolata tra i banchi di argilla biancastra e boschi di cipressi, regalando un colpo d’occhio mistico e spettacolare. Monte Oliveto Maggiore è un’abbazia benedettina, casa madre dell’ordine degli Olivetani: una congregazione monastica fondata proprio qui agli inizi del Trecento. È tuttora un monastero attivo, abitato dai monaci, e rappresenta quindi non solo un monumento storico-artistico ma anche un centro vivo di spiritualità.
Perché vale la pena visitare Monte Oliveto Maggiore? – Perché unisce una bellezza artistica straordinaria a un’atmosfera di autentica pace monastica. Innanzitutto l’abbazia è grande e ben conservata: entrando, si attraversa una scenografica torre fortificata di ingresso (sormontata da una terracotta di scuola robbiana raffigurante la Madonna col Bambino) , poi si percorre un lungo viale costeggiato da cipressi centenari e da alcune cappelle e vasche medievali (una grande peschiera cinquecentesca un tempo utilizzata dai monaci per allevare pesci ). Infine ci si trova di fronte al complesso monastico: una serie di edifici in mattoni rossi, compatti, con la chiesa abbaziale e il campanile che svettano in stile romanico senese . Oltre alla suggestione architettonica generale, i tesori artistici che Monte Oliveto racchiude sono notevoli. Su tutti spicca il Chiostro Grande affrescato: lungo le pareti del portico interno si può ammirare uno dei più importanti cicli di affreschi del Rinascimento italiano, le Storie di San Benedetto. Ben 36 scene dipinte tra il 1497 e il 1508 dai pittori Luca Signorelli prima e Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma poi . Questi affreschi illustrano con vividi colori e straordinaria espressività gli episodi della vita di San Benedetto da Norcia (patrono dell’ordine benedettino), inquadrati architettonicamente tra colonne e prospettive illusionistiche. È un vero museo a cielo aperto: i monaci per secoli hanno passeggiato sotto queste immagini, e oggi i visitatori possono fare lo stesso, quasi in contemplazione. Un altro capolavoro è all’interno della Chiesa abbaziale (dedicata a Santa Maria di Monte Oliveto): qui troviamo un magnifico coro ligneo intarsiato da fra Giovanni da Verona, con oltre 125 stalli decorati da scenografici intarsi prospettici (uno dei cori lignei più belli d’Italia) . Notevole anche il leggio intagliato e l’organo seicentesco. La chiesa ha subito trasformazioni barocche, ma resta molto suggestiva. Da non perdere poi la Biblioteca storica, che conserva circa 40.000 volumi antichi e manoscritti miniati (purtroppo non sempre visitabile) , e l’Antica Farmacia monastica, dove i monaci fin dal Medioevo preparano rimedi a base di erbe – oggi è in parte un negozietto dove acquistare miele, liquori (famoso l’Amaro di Monte Oliveto) e creme prodotti dagli Olivetani . Visitare Monte Oliveto significa quindi immergersi in un luogo dove arte, storia e fede convivono: dagli affreschi rinascimentali alle preghiere gregoriane che ancora risuonano, tutto parla di secoli di spiritualità e cultura.
Qual è la storia dell’abbazia e dell’ordine olivetano? – Monte Oliveto Maggiore fu fondata nel 1313-1319 da un nobile senese, Bernardo Tolomei (poi beatificato) . Bernardo, insieme a due compagni, scelse di ritirarsi in questo luogo inospitale (all’epoca chiamato Accona) per condurre vita eremitica. Ben presto attorno a loro si raccolsero altri seguaci e nacque una comunità ispirata alla Regola di San Benedetto (ora et labora). Nel 1319 essi fondarono formalmente il monastero e adottarono l’abito bianco (da cui il nome di “monaci bianchi” olivetani) . La congregazione olivetana venne riconosciuta dal Papa nel 1344 e divenne autonoma. Monte Oliveto è definita “Archicenobio”, ovvero la casa madre dove i monaci olivetani fanno vita comune e da cui dipendono altri monasteri nel mondo . Nei secoli l’abbazia divenne molto potente: possedeva terre, aveva centri dipendenti (detti priorati), e fu arricchita artisticamente (soprattutto tra ‘400 e ‘500 con gli affreschi e intarsi). Superò periodi difficili come la peste del 1348 e saccheggi vari, e fu soppressa brevemente nell’Ottocento (epoca napoleonica), ma poi ripristinata. Oggi è ancora sede dell’Abate Generale degli Olivetani e centro spirituale.
Come si visita l’abbazia? Ci sono degli orari e regole da rispettare? – Sì, essendo un monastero attivo bisogna osservare qualche accorgimento. L’ingresso al complesso è gratuito (si può lasciare un’offerta) e non occorre prenotazione per la visita individuale libera. L’abbazia è aperta ai visitatori tutti i giorni dell’anno. Gli orari di apertura sono divisi tra mattina e pomeriggio e variano con l’ora legale: indicativamente 9:30 – 12:20 e 14:30 – 17:40 in periodo di ora legale (primavera-estate) . In inverno (ora solare) la fascia pomeridiana chiude un po’ prima, intorno alle 16:40 . È sempre consigliabile arrivare entro mezz’ora dalla chiusura per avere il tempo di vedere tutto. All’ingresso (Portineria) si trovano i monaci o personale che possono dare informazioni; talvolta vengono organizzate visite guidate da volontari o dagli stessi monaci, soprattutto per gruppi, su richiesta (per informazioni sulle visite con guida si può contattare in anticipo l’abbazia: tel. +39 0577 707611, o email infovisite@monteolivetomaggiore.it ). Durante la visita è obbligatorio mantenere silenzio e un comportamento rispettoso, in particolare negli spazi come la chiesa e il chiostro dove i monaci potrebbero transitare . Si possono fare foto ma senza flash, per non rovinare affreschi e opere d’arte . È richiesto un abbigliamento consono (spalle e ginocchia coperte). Ricordate che alcune aree potrebbero non essere accessibili ai turisti perché riservate alla clausura monastica. Ad esempio, la biblioteca di solito non è visitabile liberamente. Tuttavia il chiostro affrescato, la chiesa, la farmacia e i camminamenti principali lo sono. La chiesa abbaziale ha messe e momenti di preghiera in certi orari: ad esempio i monaci celebrano la liturgia delle ore e la Messa conventuale cantata in gregoriano ogni giorno (intorno alle 7:30 nei feriali, e la domenica la Messa alle 11:00) . Se capitate in quei momenti, potete assistere in silenzio al canto gregoriano, che è un’esperienza toccante, ma evitate di girare per la chiesa distrattamente durante le funzioni.
Come raggiungere Monte Oliveto Maggiore da Siena? – In auto: da Siena ci sono due percorsi possibili, entrambi panoramici. Il primo: prendete la SS2 Cassia in direzione Sud fino a Buonconvento (circa 30 km da Siena), quindi da Buonconvento seguite le indicazioni per l’abbazia salendo verso Chiusure . Il secondo percorso passa da Asciano: da Siena prendete la SP438 (via Lauretana) attraversando le Crete Senesi fino ad Asciano, poi seguite per Chiusure/Monte Oliveto . Entrambe le strade offrono viste stupende sulle colline argillose e filari di cipressi. Il viaggio è di circa 40 minuti (35 km) via Buonconvento o un po’ più lungo via Asciano ma molto scenografico. Giunti a destinazione, c’è un ampio parcheggio gratuito nei pressi della torre d’ingresso dell’abbazia. Da lì si prosegue a piedi attraversando la torre e scendendo il viale dei cipressi. Con i mezzi pubblici: la soluzione più pratica è prendere da Siena il treno o bus per Buonconvento, e da lì un taxi per gli ultimi 9 km fino all’abbazia (non esistono bus diretti per Monte Oliveto). In alta stagione potrebbe essere attivo un servizio navetta turistico da Buonconvento o Asciano, ma conviene informarsi localmente. In generale, per godere appieno la visita e i dintorni (magari combinandola con una sosta a Buonconvento o alle terme di Rapolano), l’auto propria è consigliata.
Qualche consiglio pratico aggiuntivo? – Tenete presente che all’interno dell’abbazia ci sono servizi igienici per i visitatori e un piccolo bar/caffetteria gestito dai monaci (dove gustare un espresso o acquistare i loro prodotti, come miele e liquori). C’è anche una foresteria: i monaci offrono ospitalità modesta per ritiri spirituali, su prenotazione, a chi desidera vivere qualche giorno di raccoglimento. Nelle vicinanze (a qualche km) trovate agriturismi e trattorie, ad esempio a Chiusure, dove mangiare il tipico pecorino o i pici delle Crete Senesi. Quanto all’accessibilità, la zona del chiostro e della chiesa è accessibile (rampe presenti per superare alcuni gradini), ma il percorso per scendere dall’ingresso al complesso è un po’ ripido (sentiero in discesa) – eventualmente è consentito avvicinarsi in auto fino a un certo punto chiedendo permesso in portineria per persone con mobilità ridotta. Ricordatevi di rispettare i momenti di silenzio: se capitate verso mezzogiorno, potreste sentire le campane chiamare i monaci al pranzo o vederli attraversare il chiostro in fila – uno scorcio di vita monastica autentica che arricchisce l’esperienza della visita.
Tabella riepilogativa – Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
| Nome | Abbazia di Monte Oliveto Maggiore (Loc. Chiusure, Asciano, SI) |
|---|---|
| Fondazione | 1319 (inizio comunità monastica dal 1313) ad opera del beato Bernardo Tolomei . Congregazione Benedettina Olivetana (monaci bianchi). |
| Architettura & Arte | Monastero fortificato in mattoni rossi (sec. XIV-XVI). Chiesa abbaziale romanico-gotica con interni barocchi. Chiostro Grande affrescato (Storie di S. Benedetto) da Signorelli e Sodoma . Notevole coro ligneo intarsiato (Fra Giovanni da Verona) e biblioteca storica. |
| Orari visita | Aperto tutti i giorni. Ora solare: 09:30-12:20 e 14:30-16:40. Ora legale: 09:30-12:20 e 14:30-17:40 . (Chiusure serali anticipate durante funzioni religiose speciali). |
| Biglietti | Ingresso libero (offerta gradita). Visite guidate su richiesta (contattare portineria ). |
| Servizi | Parcheggio gratuito. Bookshop prodotti monastici (liquori, miele, creme). Bar interno. WC disponibili. Foresteria per ritiri spirituali (su prenotazione). |
| Accessibilità | Complesso in parte accessibile (rampe nel chiostro, chiesa a livello). Sentiero di accesso in pendenza. Animali non ammessi negli edifici monastici. |
| Curiosità | La congregazione olivetana fu riconosciuta dal Papa nel 1344 . I monaci indossano ancora l’abito bianco simbolo di purezza. Monte Oliveto è citata anche nel film “Il paziente inglese” (alcune scene furono ispirate al luogo). |
Abbazia di Sant’Antimo (Castelnuovo dell’Abate, Montalcino)
Il possente campanile e l’abside circolare dell’abbazia di Sant’Antimo spiccano nel cielo terso. Questa abbazia romanica in travertino e alabastro risale all’epoca carolingia e regala un colpo d’occhio straordinario con il suo stile francese unico in Toscana.
Dove si trova Sant’Antimo e che tipo di abbazia è? – L’Abbazia di Sant’Antimo si trova nella frazione di Castelnuovo dell’Abate, nel comune di Montalcino (SI). Siamo nella splendida Val d’Orcia, circa 9 km a sud di Montalcino e a circa 60 km a sud di Siena . L’abbazia giace sul fondovalle del torrente Starcia, circondata da colline coltivate a oliveti e vigneti (siamo nel territorio del Brunello di Montalcino) e boschi di cipressi. La posizione è appartata e bucolica: Sant’Antimo appare quasi all’improvviso tra i filari di cipressi e ulivi, con la sua silhouette romanica color miele, creando una scena da cartolina. Si tratta di un’ex abbazia benedettina di origine altomedievale (VIII-IX secolo secondo la tradizione), che rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Toscana. Oggi l’abbazia non ospita più una comunità monastica stabile (dopo l’allontanamento dei monaci nel 2019), ma la chiesa è ancora consacrata e aperta come luogo di culto e sito turistico gestito da una fondazione locale.
Perché Sant’Antimo è considerata speciale tra le abbazie toscane? – Per diversi motivi: la leggenda della sua fondazione, la sua architettura unica e l’atmosfera mistica che vi si respira. La tradizione vuole che l’abbazia sia stata fondata niente meno che dall’imperatore Carlo Magno nell’anno 781 : di ritorno da Roma, il sovrano franchi e il suo esercito sarebbero passati da questo luogo, dove imperversava un’epidemia di peste; Carlo Magno fece voto di costruire un’abbazia se Dio avesse risparmiato i suoi uomini. Miracolosamente la peste cessò e l’imperatore mantenne la promessa, fondando Sant’Antimo (dedicata a Sant’Antimo di Arezzo). Al di là della leggenda, esiste un documento dell’814 che attesta l’esistenza dell’abbazia e donazioni da parte di Ludovico il Pio . Il periodo di massimo splendore fu nell’XI-XII secolo: la chiesa attuale risale proprio alla prima metà del XII sec. ed è un vero gioiello architettonico. Sant’Antimo è l’unica chiesa in Toscana con pianta a basilica e deambulatorio con cappelle radiali, uno schema di chiara influenza francese (tipico delle grandi abbazie transalpine) e molto raro in Italia . Questo le conferisce un’impronta d’oltralpe: entrando, la navata unica altissima conduce allo spettacolare deambulatorio (una sorta di corridoio semicircolare dietro l’altare maggiore) su cui si affacciano piccole cappelle semicircolari. La pietra utilizzata poi è particolare: un travertino chiaro e soprattutto alabastro locale, che al mattino la luce del sole fa risplendere di riflessi dorati all’interno . Le colonne sono sormontate da capitelli bellissimi: alcuni di gusto francese, altri di probabile scuola lombarda . Il più famoso è il capitello con Daniele nella fossa dei leoni, attribuito al Maestro di Cabestany (scultore itinerante di area franco-catalana) – un’opera riccamente scolpita che attira l’attenzione di ogni visitatore . All’ingresso della chiesa, due leoni stilofori in marmo sorreggono le colonne del portale – risalgono al XII secolo e guardano simbolicamente il fedele che entra . L’esterno dell’abbazia è altrettanto affascinante: la facciata incompiuta ha un semplice portale e sopra un oculo; sul lato destro svetta l’alto campanile quadrangolare (circa 30 metri), suddiviso in più ordini con lesene e bifore, in stile lombardo con tocchi pisani nelle colonnine angolari . Il campanile termina con una terrazza sommitale con due campane, di cui una reca la data 1219 e il nome dell’abate Ugo . L’abside semicircolare principale, all’esterno, è di sublime semplicità e potenza, illuminata solo da una graziosa bifora centrale . Tutto concorre a dare un senso di armonia e spiritualità pura: Sant’Antimo, isolata com’è tra i campi, senza edifici moderni attorno, e con la sua architettura romanica perfettamente proporzionata, offre al visitatore un’esperienza di pace fuori dal tempo. Fino a qualche anno fa, inoltre, i monaci (prima benedettini francesi, poi agostiniani) cantavano qui i canti gregoriani durante le funzioni, il che rendeva l’atmosfera ancor più mistica. Oggi non c’è più una comunità monastica, ma talvolta vengono organizzati concerti di canto gregoriano o musica antica per rievocare quelle suggestioni. Insomma, Sant’Antimo va vista perché rappresenta il medioevo che rivive: c’è chi l’ha definita “un’armonia di pietra e luce”, e in effetti entrare a Sant’Antimo al mattino, quando i raggi di sole accendono l’alabastro delle colonne, è un momento che resta nel cuore.
Si può visitare liberamente? Quali sono gli orari e il costo? – Sì, l’abbazia è aperta al pubblico tutti i giorni. Gli orari però variano a seconda delle stagioni, quindi occorre fare attenzione: in linea generale, l’apertura va dalle 10:00 del mattino alle 18:30 nel periodo estivo (1 aprile – 30 settembre) , leggermente ridotta a 10:00 – 18:00 circa nel mese di ottobre , e ulteriormente ridotta a 10:30 – 17:00 nel periodo invernale (1 novembre – 31 marzo) . Inoltre, la domenica e nei giorni festivi l’apertura mattutina è posticipata alle 11:00, poiché alle 10:00 viene celebrata la Santa Messa e durante la funzione la chiesa non è visitabile . È bene tenere conto di questi orari per evitare di arrivare e trovarla chiusa. Per esempio, da novembre a marzo chi vuole visitare la mattina dovrebbe venire dopo le 11. Il biglietto d’ingresso per la visita turistica si può acquistare sul posto presso un desk nella ex-farmacia o sagrestia: costa circa €8 per gli adulti (talvolta promozioni online lo indicano a partire da 8 €) . I bambini sotto una certa età entrano gratuitamente (di solito sotto 6 anni). Gli introiti contribuiscono al mantenimento del complesso monumentale. Va detto che fino a qualche anno fa l’ingresso era gratuito con offerta libera; ora c’è un ticket ma comprende anche una audio-guida o guida cartacea che vi aiuta nel percorso. Informatevi sul posto per eventuali visite guidate: a volte la Fondazione organizza tour guidati a orari fissi, inclusi nel biglietto. Da non dimenticare che Sant’Antimo è comunque un luogo di culto: chi desidera può partecipare alla Messa domenicale alle ore 10 (in tal caso ovviamente non paga il biglietto, entra per la funzione – ma poi sarebbe corretto uscire al termine se non intende acquistare il biglietto per girare con calma). Durante l’anno si svolgono anche eventi speciali, ad esempio concerti o celebrazioni, che potrebbero modificare gli orari: sul sito ufficiale o sulla pagina Facebook si trovano di solito gli aggiornamenti.
Come si raggiunge Sant’Antimo? – In auto: da Siena ci vogliono circa 1 ora – 1 ora e 15 minuti per coprire i 60 km che separano l’abbazia dal capoluogo. Si prende la SS2 Cassia verso sud fino a Torrenieri, poi si svolta per Montalcino e da lì si seguono le indicazioni per Castelnuovo dell’Abate/Sant’Antimo. La strada nell’ultimo tratto scende serpeggiando tra i vigneti di Brunello offrendo viste incantevoli. Arrivati nella valle, troverete un parcheggio (gratuito) a poche centinaia di metri dall’abbazia, presso il borghetto di Castelnuovo dell’Abate. Di lì si prosegue a piedi per un breve tratto in pianura fino all’ingresso (passeggiata molto piacevole tra olivi e cipressi). Con i mezzi pubblici: c’è un bus locale che da Montalcino scende a Castelnuovo dell’Abate in alcuni orari (linea Tiemme 0P10 Montalcino-Castelnuovo), ma per chi parte da Siena occorre prima raggiungere Montalcino (in bus da Siena a Buonconvento e poi Buonconvento-Montalcino) rendendo la cosa abbastanza lunga. Esiste una fermata bus Castelnuovo dell’Abate a circa 600 metri dall’abbazia , quindi in teoria è fattibile, ma gli orari sono scarsi. In estate a volte vengono organizzati servizi navetta turistici da Montalcino per Sant’Antimo, data la popolarità del luogo. Tour organizzati: un’alternativa è partecipare a un wine tour o escursione guidata che includa Sant’Antimo (spesso abbinata a degustazioni di Brunello nelle vicinanze).
È presente ancora una comunità monastica? Si possono ascoltare i canti gregoriani? – Attualmente (dal 2019) non risiede più a Sant’Antimo una comunità monastica stabile. Per molti anni, fino al 2015, c’è stata una piccola comunità di monaci benedettini francesi, poi sono subentrati per qualche tempo i Canonici Regolari di S.Agostino, ma ora l’abbazia è affidata ad una Fondazione laica sostenuta dalla Diocesi. Tuttavia, la tradizione del canto gregoriano a Sant’Antimo viene mantenuta in qualche forma: ad esempio, in alcune messe festive vengono eseguiti canti gregoriani da cori specializzati, o si tengono concerti spirituali. Informandosi sul calendario degli eventi, potreste coincidere con uno di questi momenti e rivivere l’esperienza che ha reso famosa Sant’Antimo (anni fa molti turisti accorrevano proprio per ascoltare i monaci cantare Ubi Caritas nelle navate romaniche!). In ogni caso, anche senza monaci residenti, l’abbazia conserva una spiritualità intensa: potete fermarvi qualche minuto in silenzio sui banchi, a contemplare il gioco di luci e ombre, o magari visitare la piccola cappella Carolingia (sul retro del deambulatorio, considerata la primitiva chiesetta palatina di Carlo Magno, VIII sec.) . In certi orari potreste trovare dei volontari disponibili a raccontarvi aneddoti e storia del luogo.
Quali servizi sono disponibili a Sant’Antimo? – Presso l’abbazia troverete un punto accoglienza dove acquistare i biglietti e alcuni souvenir/libretti sulla storia del monumento. C’è anche una bottega con prodotti locali e monastici: ad esempio si vende l’olio extravergine prodotto dagli olivi dell’abbazia, miele e altri articoli artigianali ispirati alla tradizione benedettina. All’esterno, su un prato ombreggiato davanti all’abbazia, è stato allestito un Giardino di Santa Ildegarda con piante officinali e tabelle esplicative – un omaggio alla santa benedettina esperta di erbe . Inoltre, proprio di fronte alla chiesa, ci sono tavoli da picnic dove potete consumare un pranzo al sacco all’ombra (l’area picnic è libera e panoramica) . Per mangiare qualcosa di tipico, nel borgo di Castelnuovo dell’Abate c’è un piccolo agriturismo/ristorante che serve cucina locale. Quanto all’accessibilità, l’abbazia non ha barriere architettoniche rilevanti all’ingresso (c’è solo un piccolo gradino facilmente superabile con rampe mobili se richiesto). L’interno è ampio e fruibile anche da persone su sedia a rotelle. Attenzione però: il deambulatorio e la cripta non sono aperti al pubblico liberamente, quindi la visita si svolge tutta su un piano. I bagni pubblici si trovano appena fuori dal complesso (vicino al parcheggio). Infine, vicino alla biglietteria, spesso staziona anche un volontario guida che, in orari stabiliti, offre spiegazioni ai visitatori – non esitate a chiedere, la gente del posto è orgogliosa di Sant’Antimo e ben disposta a condividerne i segreti!
Tabella riepilogativa – Abbazia di Sant’Antimo
| Nome | Abbazia di Sant’Antimo (Castelnuovo dell’Abate, Montalcino, SI) |
|---|---|
| Fondazione | Tradizione: 781 d.C. per voto di Carlo Magno . Documentata dall’814. Rifondata in forma attuale nel XII sec. (consacrata nel 1118). Benedettina (oggi secolarizzata). |
| Architettura | Romanico francese in Toscana: basilica a navata unica con deambulatorio e cappelle radiali (unica in regione) . Costruita in travertino e alabastro (effetto luminoso). Campanile lombardo (30 m). Decorazione scultorea notevole: capitelli istoriati (es. Daniele nella fossa dei leoni ). |
| Orari visita | Apr–Set: 10:00-18:30; Ott: 10:00-18:00; Nov–Mar: 10:30-17:00 . Domenica/festivi apertura ore 11:00 (dopo la Messa delle 10) . |
| Biglietto | Intero ~€8 (inclusa eventualmente audioguida); riduzioni possibili; gratuito per bimbi piccoli. (La Messa è libera). |
| Attività religiose | Santa Messa festiva ore 10:00 . Concerti e canti gregoriani occasionali (verificare calendario). |
| Servizi | Parcheggio auto gratuito a 300 m. Punto accoglienza con shop (olio, miele, libri). Area picnic all’aperto . Giardino di erbe officinali visitabile . Ristorante/agriturismo nel borgo. |
| Accessibilità | Chiesa accessibile (pavimento pianeggiante, ingresso ampio). Nessun servizio igienico interno, toilette esterne vicino parcheggio. |
| Da non perdere | Capitello del Maestro di Cabestany (navata destra). Cappella Carolingia (sagrestia). Effetti di luce mattutina sull’alabastro delle colonne. Panorama su vigneti e oliveti attorno all’abbazia. |
Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata (Abbadia San Salvatore)
Che cos’è l’Abbazia di San Salvatore e dove si trova? – L’abbazia del Santissimo Salvatore si trova nel pieno centro storico di Abbadia San Salvatore, un paese alle pendici del Monte Amiata (nel sud-est della provincia di Siena, al confine con la Val d’Orcia). Abbadia San Salvatore deve il suo nome proprio a questa abbazia: il borgo infatti sorse e prosperò attorno al monastero nei secoli. Ci troviamo a circa 85 km da Siena, in un contesto montano (Amiata è un antico vulcano spento alto 1738 m). L’abbazia è un complesso monastico altomedievale, uno dei più antichi della Toscana: fu fondata addirittura nel 743 d.C. dal re longobardo Ratchis . In origine era un ricchissimo monastero benedettino che possedeva vasti territori e controllava vie strategiche (qui passava la Via Francigena variante per il Monte Amiata). Oggi dell’antico complesso restano principalmente la chiesa abbaziale – che funge da duomo cittadino – e la straordinaria cripta sotterranea, vero gioiello dell’abbazia. L’attiguo monastero ha subito trasformazioni nei secoli (fu anche adibito a caserma e poi ad abitazioni) e oggi ospita un Museo di Arte Sacra e spazi espositivi. L’abbazia di San Salvatore è un luogo imperdibile per chi ama la storia: qui si incrociano vicende leggendarie longobarde, splendori medievali e persino storie di minatori (il paese divenne un importante centro minerario del cinabro nel ‘900).
Perché è famosa la cripta di San Salvatore? – La cripta dell’abbazia è l’elemento più antico e affascinante: risale probabilmente all’VIII-IX secolo (parte dei materiali sono addirittura di spoglio romano) ed è nota per le sue colonne “tutte diverse”. Si presenta come una foresta di colonne: ce ne sono 32 (secondo altre fonti 35) disposte su più file, ciascuna con un capitello differente . Alcune colonne sono lisce, altre scanalate, altre ancora composte da pezzi di epoca romana riutilizzati; i capitelli presentano decorazioni varie – foglie, motivi geometrici, figure animalesche stilizzate – e sembrano provenire da mani e periodi diversi. Questa varietà crea un’atmosfera unica, quasi magica: camminare nella penombra della cripta, tra archi e colonne che si perdono nel buio, dà la sensazione di un luogo fuori dal tempo. La cripta fu dimenticata per secoli e riscoperta solo nel 1890 (era interrata e vi sorgevano costruzioni sopra) ; una volta liberata, rivelò questo spettacolo architettonico di epoca longobarda-carolingia. Oggi è splendidamente illuminata e visitabile: spesso vi allestiscono anche un presepe monumentale nel periodo natalizio, aumentando il fascino del luogo. Oltre alla cripta, la chiesa soprastante merita una visita: la facciata è semplice, rifatta in epoca tardo-romana (XIII sec.), ma l’interno conserva alcuni affreschi e arredi di valore, e soprattutto un’aria di autenticità medievale. Un’opera importante custodita un tempo qui era il famoso Codex Amiatinus, la più antica Bibbia latina manoscritta al mondo (VII sec.), portata in dono a Roma dagli abati nel medioevo: l’originale è oggi alla Biblioteca Laurenziana di Firenze, ma all’abbazia è dedicata una sezione museale. Insomma, la storia millenaria di San Salvatore si percepisce forte: si pensi che secondo la leggenda Ratchis fondò l’abbazia dopo aver avuto una visione di Cristo che gli mostrava un tesoro, e proprio in quel punto iniziò la costruzione (da cui lo stemma del paese con tre monete d’oro) . Per secoli fu luogo di pellegrinaggio e potere (gli abati di San Salvatore erano signori feudali della zona). Oggi l’abbazia – benché non più monastero attivo – è un simbolo identitario fortissimo per Abbadia e uno dei monumenti più significativi della Toscana meridionale.
Come e quando si può visitare l’abbazia? – La chiesa abbaziale è aperta tutti i giorni, essendo di fatto la chiesa parrocchiale del paese. Gli orari di apertura al pubblico indicati sono dalle 8:00 alle 19:00 in inverno e dalle 8:00 alle 20:00 in estate , quindi praticamente tutto il giorno (salvo durante le messe). L’ingresso in chiesa è ovviamente libero. La cripta è accessibile dal fondo della navata sinistra tramite una scala: normalmente è aperta durante gli stessi orari della chiesa, ma potrebbe chiudere temporaneamente durante le funzioni religiose o per motivi di sicurezza (talvolta viene sorvegliata dal personale del museo ad orari stabiliti). In genere comunque è visitabile liberamente: non c’è biglietto per scendere in cripta, ma si apprezza una piccola offerta per la manutenzione. Esiste anche un Museo Abbaziale (Museo di Arte Sacra) ospitato in locali del monastero adiacente, dove sono esposti reliquiari, codici miniati, paramenti e opere provenienti dall’abbazia. Il museo ha orari specifici (in genere weekend e festività, o su richiesta) e un biglietto d’ingresso modesto, conviene informarsi presso l’ufficio turistico locale. In ogni caso, non perdete la cripta: è la parte più straordinaria e si trova all’interno della chiesa stessa. Durante la visita, ricordate che ci si trova in un luogo sacro: mantenete silenzio soprattutto in cripta (la pietra amplifica i suoni) e un abbigliamento rispettoso.
Ci sono celebrazioni o eventi particolari? – Sì, la comunità locale è molto legata all’abbazia e vi organizza diversi eventi. Ad esempio, a luglio vi si tiene il “Torneo di Abbadia” con rievocazioni medievali, e spesso la cripta fa da scenario a concerti di musica antica o classica grazie alla sua acustica suggestiva. Il 6 agosto è la festa del SS. Salvatore, patrono, con celebrazioni religiose solenni. Inoltre, come accennato, a Natale la cripta ospita uno scenografico Presepe artistico con figure a grandezza naturale tra le colonne – un allestimento che attrae visitatori da tutto il circondario. Se capitate in quelle occasioni, troverete sicuramente un’atmosfera speciale (ma anche più folla). Normalmente, la vita liturgica continua: vengono celebrate messe regolarmente (orari affissi in bacheca) e la chiesa funge da parrocchia, quindi può capitare di trovare fedeli in preghiera.
Cosa offre il paese di Abbadia San Salvatore ai visitatori? – Dopo la visita dell’abbazia, vale la pena fare due passi nel centro storico medievale di Abbadia, che conserva tratti di mura, vicoli e la bella piazzetta del Municipio. Interessante è anche il Museo Minerario del Monte Amiata, che racconta la storia delle miniere di mercurio che hanno segnato l’economia locale nel ‘900. Volendo, si può salire in auto fino alla vetta del Monte Amiata (circa 15 km), dove c’è un santuario e da cui si gode un panorama splendido su Toscana e Lazio. Nelle immediate vicinanze dell’abbazia, c’è un negozietto di prodotti tipici e bar dove acquistare il famoso castagnaccio o i biscotti alle castagne (frutto simbolo dell’Amiata). Infine, per chi ama camminare, da qui passa una tappa della Via Francigena: è possibile percorrere un tratto del cammino dei pellegrini verso la vicina Gallina/Val d’Orcia.
Tabella riepilogativa – Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata
| Nome | Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata (Abbadia S. Salvatore, SI) |
|---|---|
| Fondazione | 743 d.C. per volere del duca longobardo Ratchis . Monastero benedettino (Epoca longobarda e carolingia). Importante centro sulla Via Francigena medievale. |
| Architettura | Chiesa abbaziale romanica (facciata semplice XIII sec.). Cripta altomedievale con 32 colonne e capitelli tutti diversi (VIII-IX sec.) . Strutture monastiche adiacenti (in parte riadattate). |
| Cose notevoli | Capitelli della cripta (motivi zoomorfi e geometrici unici). Reliquia medievale del Codex Amiatinus (facsimile esposto). Affreschi frammentari XIV sec. in chiesa. |
| Orari visita | Chiesa aperta tutti i giorni ~8:00-19:00 (inverno) / 8:00-20:00 (estate) . Cripta accessibile negli stessi orari (ingresso dalla chiesa). Museo d’Arte Sacra aperto weekend e su richiesta (orari variabili). |
| Biglietti | Ingresso chiesa e cripta gratuito (offerta libera gradita). Museo: biglietto ~€3. |
| Servizi | Ufficio turistico e museo adiacenti. Parcheggi in paese (gratuiti). Bar, ristoranti e negozi tipici nel raggio di 200 m. |
| Accessibilità | Chiesa accessibile (rampe mobili all’occorrenza). Cripta con scalini per scendere (non accessibile a carrozzine). |
| Eventi | Festa patronale 6 agosto. Presepe vivente in cripta a Natale. Rievocazioni medievali e concerti estivi. |
Abbazia di Santa Mustiola a Torri (Sovicille)
Dov’è e che cos’è l’Abbazia di Torri? – L’abbazia di Santa Mustiola si trova nel minuscolo borgo di Torri, nel comune di Sovicille, circa 15 km a sud-ovest di Siena. È nascosta in una valletta verde attraversata dal torrente Rosia, in un contesto rurale molto tranquillo. Più che abbazia, sarebbe corretto definirla un ex monastero vallombrosano, oggi noto soprattutto per il suo chiostro medievale perfettamente conservato. Si parla di Abbazia di Santa Mustiola (dal nome della santa a cui era dedicata) o Monastero di Torri. Fu fondata nell’XI secolo e in origine ospitava monaci benedettini, poi dal XII secolo entrò nella Congregazione riformata vallombrosana . Il monastero prosperò nel medioevo, divenendo piuttosto ricco, tanto che il suo abate nel 1156 poté perfino negoziare con il Vescovo di Siena scambi territoriali . Col tempo però decadde e nel 1465 venne soppresso e unito alla mensa vescovile di Siena . Oggi la chiesa e gli edifici monastici restanti sono proprietà demaniale e in parte abitazione privata, ma il chiostro è visitabile al pubblico in giorni e orari stabiliti. L’abbazia di Torri è considerata un piccolo gioiello nascosto: fuori dai grandi circuiti turistici, offre al visitatore attento una delle architetture più particolari della provincia di Siena.
Cosa rende famoso il chiostro di Torri? – Il chiostro romanico di Torri è unico nel suo genere perché è articolato su tre ordini sovrapposti di loggiati. In pratica, è un chiostro su tre piani: il piano terra in stile romanico (XI-XII sec.), il piano superiore in stile gotico (XIII-XIV sec.) e un ultimo livello in legno aggiunto nel XIV secolo . Il risultato è visivamente straordinario. Al piano terreno, le arcate sono sorrette da colonnine in tre materiali diversi: travertino bianco, marmo nero “alberese” e calcare rosato , creando un effetto policromo. I capitelli delle colonnine sono finemente scolpiti con motivi vegetali e figure: alcuni presentano tralci d’uva, foglie d’acanto, altri piccoli animali, tutti realizzati con grande cura (forse da maestranze locali influenzate dall’arte pisana e lombarda). Perfino i fusti delle colonnine e i pulvini sono decorati, cosa rara . L’impressione generale è di grande eleganza e leggerezza. Il secondo ordine è in mattoni, con arcate ogivali più ampie e pilastrini – qui si riconosce lo stile gotico senese del Due-Trecento . Il terzo ordine, in legno, serviva da loggia aperta (oggi ne restano le tracce). Questo chiostro a tre livelli è uno dei più belli di tutta la Toscana, nonostante le piccole dimensioni. Camminando sotto le sue arcate al piano terra sembra di sfogliare un libro di scultura romanica: ogni capitello racconta una storia o rappresenta un simbolo. Non a caso, specialisti e fotografi spesso visitano Torri per studiarne la scultura medievale. L’ambiente è molto raccolto: il chiostro forma un quadrilatero di pochi metri di lato, con un giardinetto al centro. Sopra, il cielo azzurro contrasta con il bianco/nero/rosa delle arcate romaniche – uno spettacolo per gli occhi (e l’obbiettivo della macchina fotografica!). Vedere un chiostro così integro è emozionante perché dà l’idea di come dovesse essere la vita monastica: i monaci di Torri, nei secoli XII e XIII, percorrevano queste gallerie per passare dalla chiesa al refettorio, meditavano attorno al pozzo centrale, recitavano salmi durante le processioni. Oggi quel tempo rivive per noi in un luogo rimasto quasi intatto.
È possibile visitare l’abbazia di Torri liberamente? – La visita è possibile ma con limitazioni: il chiostro era rimasto chiuso per molti anni e solo di recente (dal 2024) è di nuovo aperto al pubblico in orari prestabiliti. In particolare, attualmente il chiostro è visitabile tre volte a settimana, precisamente i lunedì, giovedì e sabato mattina dalle 8:30 alle 12:30 . Questi orari sono stati stabiliti dal Comune di Sovicille in accordo con i proprietari, per conciliare la fruizione pubblica e la tutela. Non occorre prenotare, basta presentarsi al portone d’ingresso dell’abbazia in quelle fasce orarie. Un addetto comunale vi accompagnerà all’interno. Il biglietto d’ingresso ha un costo simbolico di 5 € a persona (i bambini sotto i 12 anni entrano gratis) . È consigliato presentarsi all’inizio dell’orario (ad es. 8:30 o poco dopo) per trovarsi eventualmente a far parte di un piccolo gruppo guidato: spesso le visite vengono fatte entrare a intervalli, e l’operatore può fornire qualche spiegazione storica. Fuori da questi orari il chiostro purtroppo non è accessibile, essendo parte di proprietà privata. Quindi programmate la vostra escursione a Torri tenendo conto dei giorni di apertura.
Come raggiungere Torri da Siena? – In auto: è semplicissimo e veloce. Da Siena prendete la SS73 in direzione Rosia/Massa Marittima. Dopo circa 12 km, superato il paese di San Rocco a Pilli, seguite le indicazioni per Torri deviando a sinistra su una strada comunale per circa 3-4 km. Il borgo di Torri è minuscolo: lasciate l’auto nel parcheggio all’ingresso del paese (vicino al campo sportivo) e proseguite a piedi per 2 minuti fino alla piazzetta principale, dove sorge l’abbazia (non potete sbagliarvi: è l’edificio con il grande arco d’entrata in pietra). Con i mezzi pubblici: c’è un autobus locale (dal centro di Siena, linea Tiemme 36 o 37) che ferma a San Rocco a Pilli, ma per raggiungere Torri poi occorre un mezzo ulteriore (non credo vi siano bus fino a Torri borgo). Meglio dunque l’auto.
Qualche informazione aggiuntiva sulla visita? – Fotografare è consentito (senza flash). Quando passeggiate nel chiostro, notate in particolare: la colonnina lobata d’angolo, che presenta decorazioni su più lati; la differenza tra i capitelli della galleria nord (più antichi e riccamente scolpiti) e quelli lato sud (lievemente più tardi e semplici); e cercate il simbolo dei Vallombrosani (spesso un ramo di olivo, essendo Monte Oliveto la casa madre – curiosamente collegamento con l’abbazia omonima che abbiamo visto prima). La chiesa di Santa Mustiola adiacente, purtroppo, non è regolarmente aperta al pubblico (è sconsacrata e usata come parte di abitazione), quindi dal chiostro la si intravede ma non si visita internamente. Tuttavia, potete affacciarvi al portale per ammirare l’architrave scolpito e le monofore trecentesche sul fianco . Un’ultima curiosità: il borgo di Torri è molto pittoresco, con case in pietra e un forno medievale ancora visibile in piazza (un grande forno in muratura che serviva per il pane di tutta la comunità monastica) . Vale la pena fare due passi per la piazzetta e scoprire questo angolo fermo al medioevo. Nel comune di Sovicille, inoltre, ci sono altre pievi romaniche e piccoli eremi da vedere se siete appassionati (ad esempio la Pieve di Ponte allo Spino, o l’Eremo di Santa Lucia).
Tabella riepilogativa – Abbazia di Santa Mustiola (Torri)
| Nome | Abbazia di Santa Mustiola – Monastero di Torri (Torri, Sovicille, SI) |
|---|---|
| Fondazione | Metà XI secolo (prima menzione nel 1071) . Benedettina vallombrosana dal 1100 ca. Soppresso nel 1465 . |
| Strutture notevoli | Chiostro romanico a tre ordini (primo ordine XI sec. policromo; secondo XIII sec. in cotto; terzo ordine ligneo XIV sec.) . Chiesa di S. Mustiola (XI-XIII sec., non visitabile internamente). Resti di edifici monastici integrati in abitazioni private. |
| Visita | Aperto: Lunedì, Giovedì, Sabato solo ore 8:30-12:30 . Altri giorni chiuso. |
| Biglietto | €5 ingresso chiostro (gratis <12 anni) . |
| Servizi | Nessuno sul posto (borgo molto piccolo). Bar e trattoria disponibili a circa 5 km (Rosia). |
| Accessibilità | Chiostro a piano terra accessibile (ingresso dall’arco con piccola soglia). Borgo con pavimentazione in pietra irregolare. |
| Da notare | Capitelli dei colonnini romanici finemente scolpiti (motivi vegetali e animali unici). Atmosfera intima e silenziosa – rispettare il luogo e i residenti. Fotografie consentite senza flash. |
Abbazia dei Santi Salvatore e Cirino (Badia a Isola, Monteriggioni)
Che cos’è Abbadia a Isola e dove si trova? – Abbadia a Isola è un piccolo borgo fortificato situato ai piedi del castello di Monteriggioni, circa 15 km a nord di Siena. Si chiama “a Isola” perché in epoca medievale sorgeva su un terreno leggermente rialzato (isolato) in mezzo a zone paludose. Il cuore del borgo è l’Abbazia dei Santi Salvatore e Cirino, un complesso religioso fondato nell’anno 1001 dalla contessa Ava di Staggia . Questo monastero benedettino nacque come ospizio per pellegrini lungo la Via Francigena: ci troviamo infatti proprio sul tracciato dell’antica strada romea che collegava Canterbury a Roma, e Abbadia Isola era una tappa importante tra San Gimignano e Siena. Oggi l’abbazia non ha più monaci, ma la sua chiesa romanica è parrocchiale e il borgo di Badia a Isola è stato restaurato diventando un suggestivo centro di accoglienza per viandanti (c’è anche un ostello per pellegrini dentro l’ex convento). L’abbazia è un esempio di architettura romanica valdelsana e custodisce notevoli opere d’arte al suo interno.
Cosa si può vedere all’abbazia di Santi Salvatore e Cirino? – La chiesa abbaziale, innanzitutto, con la sua atmosfera antica. Esternamente si presenta con una facciata semplice a capanna, in conci di pietra, e un massiccio campanile. L’interno è a tre navate su pilastri (inizialmente c’erano colonne che furono poi rinforzate da pilastri nel corso dei restauri). Ci sono alcuni tesori artistici degni di nota: ad esempio, dietro l’altare maggiore è visibile, incastonata in una parete, una grande pala d’altare dipinta dal famoso pittore senese Sano di Pietro nel 1476, raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i Santi Benedetto, Cirino, Donato e Giustina . Quest’opera è notevole per colori e importanza storica ed è tornata qui dopo essere stata in un museo. Sulle pareti laterali si trovano frammenti di affreschi trecenteschi e un bell’affresco dell’Assunta con angeli attribuito a Vincenzo Tamagni (1520) , allievo di Raffaello. Degno di nota anche il fonte battesimale marmoreo del 1419, di alabastro, con bassorilievi . La chiesa custodisce inoltre l’urna reliquiario di San Cirino, un’urna marmorea del I secolo d.C. di epoca romana, reimpiegata per contenere le reliquie del santo patrono Cirino . Questa commistione di oggetti antichi e medievali è affascinante. Dal punto di vista architettonico, la chiesa di Badia a Isola ha una particolarità: è dotata di una cripta sotto il presbiterio (forse residuo della costruzione precedente all’attuale edificio del XII secolo) e di tre absidi semicircolari. Insomma, un tipico esempio di romanico del primo millennio che però ha subito rifacimenti. Il borgo monastico attorno merita una passeggiata: presenta tratti di mura, un arco di ingresso e un pozzo. Oggi ospita, oltre all’ostello, un interessante percorso museale multimediale dedicato alla Francigena e alla storia di Monteriggioni (il “Monteriggioni in Arme” ha una sezione qui). È affascinante pensare che per secoli centinaia di pellegrini siano passati di qui cercando ristoro e preghiera.
Si può visitare l’abbazia liberamente? Quali sono gli orari? – Sì, la chiesa è aperta ai visitatori e l’ingresso è gratuito. Gli orari di apertura seguono la stagione turistica: indicativamente, da marzo all’inizio di novembre è aperta tutti i giorni dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:00 alle 18:00 . Questo coincide con il periodo in cui c’è afflusso di pellegrini e turisti. Dalla prima domenica di novembre fino a marzo invece l’apertura potrebbe essere su richiesta o comunque più limitata (il paese è piccolo e in inverno i flussi calano). È sempre consigliabile, fuori stagione, contattare il comune o la parrocchia se si vuole visitare. Comunque, essendo chiesa parrocchiale, la domenica mattina c’è la messa (solitamente verso le 11) quindi durante la funzione non si visita come turisti. Da notare: il sabato alle 17 c’è messa prefestiva, quindi in quell’orario (17-17:30) la visita turistica è sospesa . Troverete affisso un cartello con gli orari precisi quando arrivate. Biglietto: non c’è biglietto, ma un’offerta libera è ben accetta, oppure potete acquistare qualche souvenir/libretto nel piccolo bookshop parrocchiale. Tenete presente che la visita al percorso museale (Monteriggioni prima del Castello) può avere orari leggermente diversi e un ticket modesto, ma riguarda più la parte espositiva che la chiesa.
Come raggiungere Abbadia a Isola? – In auto: da Siena prendete la Superstrada Siena-Firenze (RA3) e uscite a Monteriggioni. Da lì seguite le indicazioni per Abbadia a Isola/Via Francigena: il borgo è a soli 2 km dall’uscita, facilmente individuabile. C’è un parcheggio ai piedi delle mura, vicino all’ingresso principale. In bus: la linea 130/A (Siena-Colle V.Elsa-Poggibonsi) ferma a “Monteriggioni Abbadia Isola” su richiesta . Quindi i mezzi pubblici sono fattibili (circa 25 min da Siena). Il borgo è anche tappa ufficiale della Via Francigena, quindi se qualcuno sta percorrendo il cammino a piedi, sicuramente si fermerà qui per la notte: l’ostello dentro l’ex monastero offre alloggio a pellegrini con credenziale.
Consigli pratici per la visita di Abbadia a Isola? – L’interno della chiesa è piuttosto buio per conservare gli affreschi, quindi concedete un attimo agli occhi per abituarsi e gustare i dettagli. Notate sul pavimento alcune lapidi tombali di abati e nobili locali. Date un’occhiata anche all’esterno: sulla fiancata si vede bene la struttura a tre absidi e il campanile a torre tronca. Poco fuori dal borgo, a poche centinaia di metri, c’è un punto panoramico da cui ammirare Monteriggioni arroccato sulla collina vicina – un contrasto bellissimo tra la Badia in pianura e il Castello in altura. Per chiudere la visita, potete fermarvi al Bar dell’Orso, famosa trattoria/bar a due passi da Abbadia, celebre tra pellegrini e viaggiatori per i panini e i piatti toscani rustici. L’atmosfera di Abbadia a Isola è molto tranquilla, soprattutto nelle ore di minor afflusso: potreste trovarvi soli in chiesa ad ascoltare il silenzio, che è parte integrante del fascino del luogo. Accessibilità: la chiesa è a piano terra e accessibile (c’è una piccola soglia). Il borgo ha pavé di pietra ma abbastanza regolare. Attenzione solo che all’interno l’illuminazione è soffusa e il pavimento leggermente sconnesso in punti (ci si muove comunque bene).
Tabella riepilogativa – Abbazia di Santi Salvatore e Cirino (Abbadia a Isola)
| Nome | Abbazia dei Santi Salvatore e Cirino (Abbadia a Isola, Monteriggioni, SI) |
|---|---|
| Fondazione | Anno 1001 per iniziativa della contessa Ava, su Via Francigena . Monastero benedettino fino al XV sec. |
| Architettura | Chiesa romanica a 3 navate con cripta e 3 absidi (struttura attuale XII sec.). Campanile a torre. Borgo fortificato con mura e fossato (resti). |
| Opere d’arte | Pala dell’Assunta di Sano di Pietro (1476) . Affresco Madonna in trono di Taddeo di Bartolo (fine ‘300) – staccato ed esposto in museo locale. Fonte battesimale alabastrino (1419) . Urna romana con reliquie di S.Cirino . Affreschi di V.Tamagni (1520) . |
| Orari visita | Da marzo a 1ª dom. novembre: tutti i giorni 9:30-12:30 e 15:00-18:00 . (Sabato pomeriggio e Domenica mattina possibili chiusure durante messe ). In inverno apertura ridotta (chiedere parrocchia). |
| Biglietto | Ingresso libero (donazione facoltativa). Museo/mostra Francigena: biglietto ~€3. |
| Servizi | Ostello per pellegrini (foresteria). Punto informazioni/museo. Bar e ristorante tipico a 100 m (Bar dell’Orso). Parcheggio auto esterno gratuito. |
| Accessibilità | Chiesa accessibile (ingresso a raso). Interni discretamente illuminati. Borgo pianeggiante. Servizi igienici presso ostello/museo. |
| Curiosità | Tappa ufficiale Via Francigena (variazione per Monteriggioni). La fondatrice Ava compare in un affresco orante (oggi al Museo di Monteriggioni). Il nome “Isola” indica le terre bonificate attorno all’abbazia. |
Abbazia di Sant’Anna in Camprena (Pienza) – Extra facoltativa
Dov’è Sant’Anna in Camprena e cos’ha di particolare? – Sant’Anna in Camprena è un ex monastero olivetano situato in aperta campagna, tra Pienza e Castelmuzio, nel cuore della Val d’Orcia senese. Pur non essendo famosa come le abbazie precedenti, merita una menzione speciale per la sua bellezza e perché qui furono girate alcune scene del film “Il paziente inglese” (1996). Il monastero risale al XV secolo (fondato nel 1440 circa dai monaci olivetani, lo stesso ordine di Monte Oliveto) e fu attivo fino all’Ottocento. Oggi l’intero complesso – fatto di un’elegante chiesa rinascimentale e di vari edifici conventuali con cortili – è utilizzato come agriturismo e location per eventi, ma una parte è visitabile, in particolare il refettorio affrescato dal pittore manierista Il Sodoma. Proprio grazie a questi affreschi e all’atmosfera incantata del luogo, Sant’Anna in Camprena è diventata una piccola meta culturale.
Cosa si può vedere a Sant’Anna in Camprena? – L’attrazione principale sono gli affreschi del Grande Refettorio. Nel 1503, Giovanni Antonio Bazzi detto Il Sodoma (lo stesso che completò gli affreschi di Monte Oliveto) decorò le pareti del refettorio di Sant’Anna con un ciclo pittorico raffigurante l’Ultima Cena e altre scene legate alla vita monastica e alla carità. Questi affreschi, seppur sbiaditi dal tempo, sono di notevole importanza artistica e evocano un’atmosfera di quiete spirituale. La Ultima Cena di Sodoma, in particolare, precede di pochi anni la celebre versione di Leonardo da Vinci, e presenta gli apostoli disposti attorno alla tavola con espressioni vivaci e movimenti colti con maestria. Altra curiosità: nel refettorio è ancora visibile lo stemma dipinto dell’abbazia, e su un lato una nicchia dove un monaco leggeva le Scritture durante i pasti. Oltre al refettorio, è possibile dare un’occhiata alla chiesa di Sant’Anna (semplice ma armoniosa, con facciata a capanna e all’interno altari barocchi) e passeggiare nei chiostri e negli oliveti circostanti, da cui si gode di viste spettacolari sulla campagna di Pienza. I fan del cinema riconosceranno certamente il paesaggio: proprio qui infatti sono state girate le scene del monastero in cui si rifugia il protagonista de Il paziente inglese. Le arcate del chiostro, i letti allineati nel dormitorio – erano tutti allestimenti a Sant’Anna in Camprena. Questo aggiunge un alone di romanticismo per alcuni visitatori.
Come e quando visitarla? – Sant’Anna in Camprena essendo proprietà privata (agriturismo) non è sempre aperta liberamente, ma in genere la chiesa e il refettorio sono visitabili nel pomeriggio. In passato gli orari erano dal martedì alla domenica, 15:30 – 19:30 (chiuso il lunedì) , ma conviene chiamare la struttura (tel. +39 338 5958688) per conferma. L’ingresso è libero, eventualmente vi possono chiedere una piccola offerta per la manutenzione. Se arrivate fuori orario, potete comunque ammirare l’esterno e il panorama (e magari soggiornare nell’agriturismo!). Nota: essendo luogo di ospitalità, siate rispettosi della quiete degli ospiti.
Come raggiungerla? – In auto: da Pienza sono circa 6 km. Si segue per San Giovanni d’Asso/Castelmuzio e dopo 10 minuti di stradine panoramiche tra colline e cipressi si arriva al bivio per Sant’Anna (ben segnalato). La strada termina al monastero dove c’è parcheggio. I mezzi pubblici diretti non ci arrivano; eventualmente bus per Pienza e poi taxi.
Vale la deviazione? – Se state visitando Pienza, Bagno Vignoni o la zona, una capatina a Sant’Anna in Camprena è consigliabile per gli appassionati di arte e cinema. Il luogo è estremamente tranquillo e suggestivo, lontano dalle folle, ottimo per scattare foto ricordo molto “toscane” con cipressi, colline e antiche mura sullo sfondo. Inoltre, potete eventualmente acquistare dall’agriturismo l’olio extravergine prodotto dagli olivi del monastero – un modo gustoso di portare a casa un pezzo di questa abbazia.
Cosa visitare nei dintorni di Siena (oltre alle abbazie)
La provincia di Siena non offre soltanto abbazie e luoghi di fede: è ricchissima di borghi medievali, città d’arte, paesaggi vinicoli e siti termali che possono arricchire il vostro itinerario. Ecco una serie di domande e risposte su altre mete imperdibili nei dintorni di Siena, facilmente raggiungibili dall’Hotel Minerva (la nostra base) e perfette per un pubblico internazionale curioso di scoprire il meglio della Toscana.
Quali borghi medievali vale la pena visitare vicino a Siena? – Uno su tutti: Monteriggioni, il celebre borgo-castello cinto da mura circolari e torri, citato persino da Dante (“Monteriggioni di torri si corona”). Si trova a soli 15 km da Siena ed è un tuffo nel Medioevo: potete camminare sulle mura fortificate e godere di un panorama mozzafiato sulla campagna. A circa 45 km a nord, imperdibile San Gimignano, patrimonio UNESCO: chiamata la “Manhattan del Medioevo” per le sue alte torri gentilizie (ne restano 13 sulle 72 originali) che svettano sul borgo. San Gimignano è famosa per la sua vernaccia (vino bianco locale) e per l’atmosfera incantata delle piazze medievali. Entrambi questi borghi sono raggiungibili in meno di un’ora di auto dall’Hotel Minerva (circa 30 min per Monteriggioni, 50 min per San Gimignano) e sono mete eccellenti per una gita di mezza giornata.
Dove possiamo andare per degustare il vino Chianti o Brunello? – Trovarsi a Siena significa essere circondati da alcune delle zone vinicole più pregiate al mondo. Verso nord, a 30-40 minuti di guida, si apre la regione del Chianti Classico: colline punteggiate di vigneti, borghi come Castellina, Radda, Gaiole in Chianti e castelli storici (famoso il Castello di Brolio, legato alla famiglia Ricasoli, dove nacque la ricetta del Chianti) . Qui potete visitare cantine, fare wine tours e degustare il Chianti direttamente dai produttori, magari in un agriturismo panoramico. A sud di Siena invece, in circa 50 minuti si raggiunge Montalcino, patria del vino Brunello di Montalcino. Il borgo è dominato da una fortezza trecentesca e circondato da vigne prestigiose: molte aziende vinicole offrono visite alle cantine e degustazioni del Brunello e del Rosso di Montalcino. Anche Montepulciano merita una visita, con il suo Vino Nobile (altro rosso toscano famoso) e un centro storico rinascimentale splendido. In queste località l’Hotel Minerva può aiutarvi a organizzare tour enogastronomici su misura , magari con driver, così da assaporare i vini in totale relax.
Quali paesaggi naturali e fotografici troviamo vicino Siena? – Sicuramente la Val d’Orcia (a sud di Siena, verso Pienza e San Quirico) offre i paesaggi da cartolina più iconici: colline dolci, file di cipressi, campi di grano e casali isolati. È anch’essa sito UNESCO per la bellezza del paesaggio agrario rinascimentale. Da non perdere: il Belvedere di Pienza, la cappella di Vitaleta (una piccola chiesetta tra i cipressi, una delle immagini più fotografate in Toscana), i panorami da San Quirico d’Orcia e Monticchiello. Molti viaggiatori scelgono di fare un giro in auto all’alba o al tramonto lungo le strade bianche della Val d’Orcia per scattare foto memorabili. Vicino Buonconvento, la zona delle Crete Senesi offre un altro scenario particolare: calanchi di argilla grigiastra e biancane che rendono il paesaggio quasi lunare. Lungo la via Lauretana, punti come Deserto di Accona o Site Transitoire (un’installazione artistica su una collina) regalano viste surreali specialmente al tramonto. Tutti questi luoghi sono entro un’ora d’auto da Siena e facilmente inseribili in un percorso ad anello.
Ci sono terme o luoghi di relax nelle vicinanze? – Sì, la zona è ricca di terme naturali. A circa 30 minuti da Siena ecco Rapolano Terme, con due stabilimenti termali (Antica Querciolaia e Terme di San Giovanni) dove potersi immergere in piscine di acqua calda sulfurea e godere di trattamenti benessere. Andando in Val d’Orcia, trovate le pittoresche terme libere di Bagno Vignoni: una grande vasca al centro del borgo (non balneabile per motivi di conservazione storica) ma poco più in basso, lungo il torrente, ci sono piccole cascatelle termali dove fare i fanghi. Poco oltre, Bagni San Filippo offre cascate termali bianche in mezzo al bosco (famosa la “Balena Bianca”, concrezione calcarea imponente). Questi luoghi uniscono al relax termale la bellezza del contesto storico-naturale. E sempre a meno di un’ora da Siena.
E per chi vuole visitare città più grandi come Firenze o Pisa? – Siena è collegata bene anche con le altre città d’arte toscane. Firenze dista circa 70 km: in auto servono 1h15’, ma potete anche prendere un comodo bus diretto dalla stazione di Siena (Siena Mobilità – via autopalio) oppure un treno (con cambio a Empoli) per arrivare a Firenze Santa Maria Novella in circa 1h30’. Firenze ovviamente merita una visita di almeno una giornata: gli Uffizi, il Duomo, Ponte Vecchio, Palazzo Pitti… Se siete basati a Siena, potete pensare di farci un’escursione di un giorno (magari unendovi a un tour guidato). Pisa è un po’ più lontana (circa 2 ore di auto, o 1h40’ in treno via Empoli) ma volendo si può vedere la Piazza dei Miracoli (Torre pendente, Duomo e Battistero) in mezza giornata. Un’altra meta a portata è Arezzo (1h in auto, o collegata via treno): famosa per gli affreschi di Piero della Francesca e per il mercatino antiquario mensile. Infine, non dimentichiamo Perugia e Assisi in Umbria, poco più di 1h30’ da Siena, per chi volesse estendere il raggio (l’Hotel Minerva può dare indicazioni anche su queste escursioni fuori Toscana).
Come si vede, l’Hotel Minerva di Siena è un ottimo punto di partenza per esplorare non solo le abbazie più belle della provincia, ma anche i borghi, le vigne e le terme di questa straordinaria regione. Pianificando bene le giornate – magari con l’aiuto dello staff esperto dell’hotel – potrete gustare un po’ di tutto: arte, natura, enogastronomia e relax. Siena e la sua provincia vi offriranno ricordi indelebili, tra cui, ne siamo certi, le visite alle abbazie descritte in questa guida avranno un posto speciale nel vostro cuore. Buon viaggio nella Terra di Siena!
