La Contrada Sovrana dell’Istrice è una delle diciassette contrade storiche di Siena, situata nel Terzo di Camollia (la zona nord della città entro le mura) . Questa contrada è nota per il suo simbolo – un istrice coronato con due rose ai lati e sormontato dalla croce di Malta – e per i suoi colori vivaci: bianco, nero, rosso e blu . Il motto dell’Istrice è “Sol per difesa pungo” (in latino, “Solo per difesa pungo”), a sottolineare il carattere fiero ma non aggressivo della contrada . L’intero quartiere è molto caro ai senesi che vi risiedono (detti istriciaioli), e rappresenta una comunità unita da secoli di storia e tradizioni.
Nel cuore di Siena, l’Hotel Minerva costituisce il punto di partenza ideale per esplorare queste tradizioni uniche: l’albergo, situato in posizione centrale, permette infatti di raggiungere a piedi tutte le meraviglie della città e le sue contrade . Siena è celebre in tutto il mondo per il Palio, la corsa di cavalli di origine medievale in cui le contrade si sfidano due volte l’anno nella magnifica cornice di Piazza del Campo . In questa guida, ricca di domande e risposte, scopriremo tutto sulla Contrada dell’Istrice – dalla storia alle tradizioni, dal museo ai Palii vinti – immaginando di partire proprio dall’Hotel Minerva per andare a visitarla.
Scheda riassuntiva della Contrada dell’Istrice
Per iniziare, ecco una tabella riepilogativa con le principali informazioni sulla Contrada Sovrana dell’Istrice:
| Caratteristica | Dettagli |
|---|---|
| Terzo di appartenenza | Camollia (nord di Siena) |
| Stemma | Istrice coronato con due rose (simbolo di Cipro) ai lati; sopra la corona, croce di Malta . In basso un nodo Savoia azzurro. |
| Colori | Bianco con arabeschi neri, rossi e blu |
| Motto | “Sol per difesa pungo” (Solo per difesa pungo) |
| Titolo onorifico | “Sovrana” (concesso nel 1980 dall’Ordine di Malta) |
| Alleate | Bruco, Chiocciola, Civetta, Giraffa |
| Rivale | Lupa (rivalità ufficiale dal 1934) |
| Santo patrono | San Bartolomeo Apostolo (la festa titolare si celebra il 24 agosto) |
| Antiche compagnie militari | La Magione, San Bartolomeo, San Vincenzo, Santo Stefano |
| Corporazione tradizionale | Fabbri (mestiere storicamente associato alla contrada) |
| Museo | Museo della Contrada Sovrana dell’Istrice – Via Camollia 87, Siena . Visitabile su richiesta, ingresso gratuito . |
| Oratorio (Chiesa) | Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio – Via Camollia 110, Siena (oratorio della contrada) . Visitabile principalmente su richiesta, aperto al pubblico solo in determinate occasioni . |
| Fontanina battesimale | Via Malta 6, Siena (fontana battesimale dell’Istrice, inaugurata nel 1962 – scultore Vico Consorti) . |
| Vittorie al Palio | 42 vittorie riconosciute dalla Contrada (41 riconosciute dal Comune di Siena); ultima vittoria il 2 luglio 2008 . |
(Legenda: “Visitabile su richiesta” significa che museo e oratorio sono aperti al pubblico solo contattando anticipatamente la Contrada, salvo aperture straordinarie in occasioni speciali.)
Di seguito, approfondiremo ogni aspetto attraverso domande e risposte dettagliate, includendo anche mappe, curiosità storiche e tabelle per rendere la lettura più chiara e coinvolgente.
Come raggiungere la Contrada dell’Istrice dall’Hotel Minerva?








Domanda: Qual è il percorso migliore per arrivare nella Contrada dell’Istrice partendo dall’Hotel Minerva?
Risposta: L’Hotel Minerva si trova in via Garibaldi 72, appena entro le mura storiche di Siena, a breve distanza dalla zona di Camollia . Per raggiungere il territorio della Contrada dell’Istrice a piedi, bastano circa 10 minuti di cammino. Uscendo dall’hotel, si può procedere in direzione nord-ovest verso Porta Camollia, una delle principali porte medievali della città. Porta Camollia segna l’ingresso del Terzo di Camollia ed è proprio l’accesso naturale al rione dell’Istrice.
Una volta oltrepassata Porta Camollia, ci si trova in via Camollia, la strada principale che attraversa la contrada. Qui è facile accorgersi di essere nel territorio dell’Istrice: si possono notare le bandiere con il simbolo dell’istrice esposte lungo la via, specialmente nei periodi del Palio. Dopo pochi metri all’interno di Porta Camollia, sempre su via Camollia, si incontrano gli edifici simbolo della contrada, tra cui l’oratorio (la chiesa della contrada) e le sedi museali.
Mappa di Siena con evidenziato in rosso il territorio della Contrada Sovrana dell’Istrice (zona nord-ovest entro le mura). La freccia indica approssimativamente l’area di Porta Camollia, accesso al rione da via Garibaldi.
Dall’Hotel Minerva conviene seguire via Garibaldi in direzione ovest fino a raggiungere l’incrocio con via Rinaldo Franci e via Camollia all’altezza di Porta Camollia (seguendo anche le indicazioni stradali per “Centro” o “Porta Camollia”). Via Garibaldi conduce infatti nei pressi di Piazza della Costituzione (conosciuta anche come Piazza dell’Antiporto di Camollia): da lì, l’imponente arco di Porta Camollia è ben visibile. Attraversata la Porta (sormontata dalla scritta latina “Cor magis tibi Sena pandit”, ossia “Siena ti apre un cuore ancor più grande”, tradizionale messaggio di benvenuto), si entra ufficialmente nell’Istrice.
Una volta dentro, via Camollia vi condurrà nel cuore della contrada. Si passa accanto all’Oratorio dei Santi Vincenzo e Anastasio (sede religiosa dell’Istrice) e al vicino museo (di cui parleremo più avanti). Proseguendo lungo via Camollia, si può arrivare fino alla suggestiva Piazza della Lizza e alla Fortezza Medicea, che delimitano il confine del rione. In totale, la passeggiata dall’hotel è breve e piacevole: lungo il tragitto attraverserete strade medievali e quartieri residenziali tranquilli, fino a immergervi nelle vie contradaiole ricche di storia.
(Suggerimento: indossate scarpe comode, perché le strade di Siena sono in pietra e presentano salite e discese. Di sera, il percorso è ben illuminato e vi permetterà di godere dell’atmosfera unica di Siena by night.)
Storia e territorio della Contrada dell’Istrice
Domanda: Quando nasce e da dove deriva la Contrada dell’Istrice? Qual è l’origine del titolo “Sovrana”?
Risposta: Le contrade senesi hanno origini medievali: si formarono nei secoli attorno a comunità di vicinato e istituzioni militari. L’Istrice è documentata tra le contrade già molti secoli fa ed è considerata una delle contrade più antiche di Siena . Il suo territorio si estende nella parte nord-occidentale della città, comprendendo l’area attorno a via Camollia e Piazza della Lizza. Nel 1729, con il “Bando” promulgato da Violante di Baviera (governatrice di Siena), furono definiti ufficialmente i confini di tutte le contrade, e quelli dell’Istrice furono delineati lungo vie e palazzi di riferimento dell’epoca . Da allora, l’Istrice occupa grosso modo tutta la zona entro Porta Camollia e attorno alla Fortezza Medicea.
La Contrada dell’Istrice ha ottenuto il titolo onorifico di “Sovrana” nel 1980, un privilegio unico tra le contrade di Siena. Questo titolo le fu concesso dal Sovrano Militare Ordine di Malta in riconoscimento di un legame storico: nel territorio dell’Istrice, infatti, sorgeva la Magione dei Templari (all’angolo tra l’odierna via Malta e via Camollia) lungo la via Francigena, e proprio l’Ordine di Malta ebbe sede nel rione di Camollia fin dal XIV secolo . Il termine “Sovrana” richiama dunque la presenza e la protezione dei Cavalieri di Malta sulla contrada. È un titolo puramente simbolico ma di grande prestigio per i contradaioli dell’Istrice.
Domanda: Quali sono le strade e i luoghi compresi nel territorio dell’Istrice?
Risposta: Il territorio dell’Istrice copre un’area ben definita all’interno del Terzo di Camollia. Comprende via Camollia (dalla Porta fino a un tratto verso il centro), e diverse strade adiacenti come via Malta, via del Pignattello, via dei Gazzani, via della Magione, parte di via Garibaldi, via Rinaldo Franci, via Campansi e altre ancora . Alcune piazze importanti rientrano nella contrada, tra cui Piazza della Lizza (il giardino pubblico di fronte alla Fortezza) e Piazza Antonio Gramsci . Quest’area include monumenti e edifici di interesse: ad esempio la già citata Fortezza Medicea del XVI secolo, le Antiche Mura di Siena (il tratto nord), e storicamente anche la zona di Santa Petronilla e Fontegiusta (come indicato dalle fonti storiche) .
Un fatto curioso è che all’interno dei confini dell’Istrice ricade anche il territorio di una contrada ormai soppressa: la Contrada del Leone . Questa antica contrada venne abolita nel XVIII secolo e il suo territorio (attiguo a Camollia) fu in gran parte assegnato all’Istrice. In ricordo di ciò, l’emblema del leone riappare nei simboli dell’Istrice: ad esempio, la fontanina battesimale della contrada (di cui parleremo nelle tradizioni) versa l’acqua dalla bocca di un leone, proprio a memoria della Contrada del Leone un tempo esistente .
Domanda: Perché l’Istrice ha come simbolo proprio un istrice? Cosa rappresenta questo animale per la contrada?
Risposta: L’istrice – un animale spinoso noto per la sua capacità di difendersi – fu scelto come simbolo per le sue qualità allegoriche. Nello stemma contradaiolo l’istrice indossa una corona e poggia su un campo bianco, affiancato da due rose rosse di Cipro . Secondo la tradizione araldica senese, l’istrice simboleggia la fierezza e la capacità di reagire solo se attaccati: “pungere solo per difesa”, come recita appunto il motto contradaiolo . Questa simbologia richiama il carattere prudente ma determinato degli abitanti del rione. Inoltre, alcuni collegano l’animale anche a leggende locali: si narra ad esempio che un istrice, creatura schiva e “corazzata” di spine, fu avvistato in epoche antiche proprio nei pressi di Camollia, venendo interpretato come segno di buon auspicio per gli abitanti della zona. Vero o no, l’istrice campeggia orgogliosamente su bandiere, fontane e monumenti del quartiere, rappresentando l’identità collettiva dei suoi contradaioli.
Domanda: Quali sono i rapporti dell’Istrice con le altre contrade? Chi sono gli alleati e i rivali storici?
Risposta: Nel complesso mosaico delle contrade di Siena, l’Istrice intrattiene legami di amicizia e rivalità che si sono consolidati nel tempo. Attualmente, l’Istrice è alleata con quattro contrade: Bruco, Chiocciola, Civetta e Giraffa . Queste alleanze significano che tra tali contrade esiste storicamente supporto reciproco e assenza di attriti: ad esempio, in caso di vittoria di una contrada alleata, l’Istrice partecipa ai festeggiamenti, e viceversa. Le alleanze in alcuni casi risalgono a secoli fa (come col Bruco, alleato dal 1665) e testimoniano episodi di mutuo aiuto o parentela tra famiglie contradaiole nel passato.
Sul versante opposto, la rivale storica dell’Istrice è la contrada della Lupa . La rivalità con la Lupa è una delle più accese a Siena e affonda le sue radici nel primo Novecento: ufficialmente la Lupa divenne “nemica” dell’Istrice nel 1934. Da allora le due contrade competono con particolare passione durante il Palio. Le ragioni precise della rivalità non sono documentate in un singolo evento: probabilmente fu una serie di contrasti sportivi e di episodi accaduti in Piazza del Campo a inasprire i rapporti (si ricordano ad esempio Palii corsi in modo ruvido tra fantini delle due contrade negli anni ’20-’30). Ad ogni modo, ancora oggi Istrice e Lupa vivono il Palio con un occhio attento a “battere” l’avversaria di sempre. Questo si traduce, per esempio, in strategie mirate durante la corsa (come ostacolare il rivale) e in sfottò goliardici prima e dopo la gara. Nonostante la rivalità, va detto che al di fuori del Palio i contradaioli di Istrice e Lupa – come quelli di tutte le contrade – convivono pacificamente da buoni vicini nelle attività quotidiane: la contrapposizione è soprattutto un fatto di tradizione e di competizione sportiva.
Curiosità: un episodio famoso legato a questa rivalità avvenne nel Palio del 1862. In quella carriera (anticipata al 2 giugno per festeggiamenti nazionali), alla mossa accadde un grave incidente: Lupa, Tartuca e Torre caddero rovinosamente; i cavalli di Lupa e Tartuca morirono nello scontro e la Piazza, inferocita, costrinse il mossiere a sospendere e rinviare la corsa . L’Istrice, che non era coinvolta nella caduta, vinse poi il Palio quando fu ripetuto il giorno seguente. Questo fatto segnò ulteriormente i rapporti con la Lupa, già tesi: i lupaioli considerarono quell’esito una sfortuna nera (per la perdita del cavallo e la vittoria dell’antagonista), mentre gli istriciaioli festeggiarono una vittoria tanto drammatica quanto insperata. Ancora oggi si racconta di quel Palio come di uno dei più tumultuosi dell’Ottocento.
Tradizioni e vita contradaiola nell’Istrice
Domanda: Quali sono le tradizioni più importanti della Contrada dell’Istrice? Quando si svolge la festa titolare e cosa accade in quell’occasione?
Risposta: La vita contradaiola nell’Istrice, come in ogni contrada di Siena, è ricca di tradizioni secolari che scandiscono il calendario annuale. L’evento più importante per ogni contrada è la Festa Titolare, ovvero la celebrazione del santo patrono. Nel caso dell’Istrice, il patrono è San Bartolomeo Apostolo, e la festa titolare ricorre intorno al 24 agosto (giorno di San Bartolomeo) . In genere i festeggiamenti si svolgono nella settimana del 24 agosto e culminano la domenica successiva al Palio di metà agosto.
Durante la Festa Titolare dell’Istrice, il rione si anima di cerimonie religiose e conviviali: viene celebrata la messa solenne nell’Oratorio dei Santi Vincenzo e Anastasio alla presenza di tutti i contradaioli in abito e fazzoletto (il foulard con i colori della contrada). Dopo la funzione religiosa, si tiene il Battesimo Contradaiolo, una cerimonia laica ma molto sentita in cui i nuovi nati (o comunque i nuovi membri della contrada, spesso bambini) vengono simbolicamente “battezzati” alla fontanina contradaiola. Il priore della contrada bagna la fronte del bambino con l’acqua della fontana battesimale e gli consegna il fazzoletto dai colori bianco-nero-rosso-blu . Questo rito suggella l’ingresso del nuovo contradaiolo nella grande famiglia dell’Istrice e avviene solitamente proprio il giorno di San Bartolomeo o in concomitanza con i festeggiamenti patronali.
La fontanina battesimale dell’Istrice merita un approfondimento: si trova in via Malta 6, incastonata nel muro in un angolo caratteristico del rione . Fu inaugurata il 10 gennaio 1962 ed è opera dello scultore Vico Consorti (lo stesso artista che realizzò la Porta del Cielo nel Duomo di Siena). La fontana ha una vasca rettangolare in travertino decorata dagli stemmi delle antiche compagnie militari della contrada, e nella parte superiore riporta inciso il motto “Sol per difesa io pungo” . L’acqua sgorga dalla bocca di un leone scolpito – omaggio, come detto, alla Contrada del Leone soppressa il cui territorio è ora dell’Istrice . Ogni anno, durante la festa titolare, qui vengono battezzati i contradaioli: è un momento molto suggestivo in cui passato e futuro si incontrano, sotto lo sguardo simbolico dell’istrice e del leone.
Oltre alla festa patronale, l’Istrice (come tutte le contrade) organizza durante l’anno vari eventi comunitari: cene nella società di contrada (soprattutto in occasione dei Palii di luglio e agosto, oppure per festeggiare vittorie o ricorrenze), manifestazioni culturali, serate danzanti e iniziative benefiche. C’è poi la tradizione dei cortei: prima del Palio, i contradaioli dell’Istrice partecipano al suggestivo corteo storico in costume che attraversa la città. L’Istrice vanta ricche monture (costumi storici) che rispecchiano i colori e i simboli contradaioli, alcuni dei quali risalenti al XVIII secolo e conservati con grande cura. Nel Museo sono infatti custodite serie di monture cerimoniali che risalgono fino al 1786 , utilizzate nelle comparse ufficiali.
Un momento particolarmente emozionante per la contrada è naturalmente il Palio. Nei giorni che precedono la corsa (29 giugno – 2 luglio per il Palio di Provenzano, e 13–16 agosto per il Palio dell’Assunta), la contrada si mobilita: le vie dell’Istrice si addobbano con bandiere e lumini, i tamburini e gli alfieri provano incessantemente in Piazza la Lizza o lungo via Camollia, e ogni sera la società di contrada organizza cene all’aperto chiamate cenini per far sentire la vicinanza al fantino e vivere insieme l’attesa. Il clima nel rione è elettrico: i bambini giocano al piccolo Palio dei barberi (con palline colorate che simulano la corsa), gli adulti discutono di strategie e aneddoti, e tutti insieme cantano l’inno della contrada per caricarsi. Quando l’Istrice partecipa al Palio, il giorno della corsa una colazione all’alba riunisce i contradaioli, seguita dalla vestizione del fantino nella sede; quindi il corteo con il cavallo benedetto in chiesa e infine la gara in Piazza del Campo. Se la carriera (così è chiamata la corsa del Palio) termina con una vittoria, scoppia la festa grande: il rione dell’Istrice impazzisce di gioia, con il suono prolungato delle campane a martello dalla torre della chiesa e i contradaioli che portano in trionfo il Drappellone (lo stendardo premio) per le vie. I festeggiamenti ufficiali, come da tradizione, includono la cena della vittoria, spesso svolta qualche settimana dopo, con lunghe tavolate imbandite proprio in via Camollia e nelle strade del rione, sotto le bandiere rosso-bianco-blu e i lampioncini accesi.
Domanda: Come funziona il “battesimo contradaiolo” e qual è il significato del fazzoletto?
Risposta: Il battesimo contradaiolo è una tradizione condivisa da tutte le contrade senesi, ma ciascuna la vive con proprie sfumature. Nell’Istrice, il rito avviene, come detto, davanti alla fontanina di Via Malta durante la festa titolare di San Bartolomeo. Il Priore (ovvero il presidente/la massima autorità della contrada) pronuncia una formula di benvenuto e con l’acqua della fontana bagna leggermente la fronte del nuovo contradaiolo, che spesso è un neonato o un bambino piccolo accompagnato dai genitori. In quel momento, simbolicamente, il bambino “nasce” contradaiolo dell’Istrice, indipendentemente dalle origini familiari: diventa parte integrante della comunità del rione. Subito dopo il battesimo laici, viene consegnato al nuovo membro il fazzoletto (o bandiera): si tratta di un fazzoletto di stoffa quadrato con i colori e lo stemma dell’Istrice, da annodare attorno al collo . Ricevere il fazzoletto è un onore e un impegno: significa che da quel giorno quella persona potrà indossare con orgoglio i colori contradaioli e dovrà comportarsi in modo da rendere onore alla contrada. Il fazzoletto, infatti, non è un semplice souvenir, ma il simbolo tangibile dell’appartenenza: viene portato non solo al Palio o alle feste, ma molti contradaioli amano tenerlo con sé in momenti importanti della vita. Nell’Istrice il fazzoletto presenta lo stemma con l’istrice coronato e i colori bianco-nero-rosso-blu, spesso arricchito da ricami dorati. Tradizionalmente, si usa dire che “il battesimo contradaiolo vale per sempre”: una volta battezzati, si è parte della contrada per tutta la vita, anche se ci si trasferisce lontano. È un legame identitario fortissimo che i senesi mantengono ovunque vadano.
Domanda: Ci sono aneddoti o personaggi famosi legati alla Contrada dell’Istrice?
Risposta: Certamente, la storia dell’Istrice è costellata di aneddoti curiosi e di personaggi che hanno lasciato il segno. Uno dei personaggi storici di rilievo fu Girolamo Gigli, letterato senese del ’700, il quale nei suoi scritti descrisse minuziosamente i confini del rione Camollia e annotò costumi dell’epoca riguardanti l’Istrice . In epoca più recente, va ricordato Guido Chigi Saracini, conte e mecenate, che fu contradaiolo dell’Istrice e contribuì molto alla vita culturale di Siena (a lui è intitolata anche una piazza all’interno del territorio dell’Istrice). I suoi stemmi di famiglia, assieme a quelli di altri nobili istriciaioli come i Sergardi e i Verzili, sono riprodotti sulla fontanina battesimale a testimonianza del legame tra queste figure e la contrada .
Tra gli aneddoti, oltre a quello già citato del Palio 1862, un altro curioso risale alla metà del Novecento: si racconta che nel 1958, quando l’Istrice vinse il Palio dell’Assunta con il cavallo scosso (cioè senza fantino, caso raro di vittoria), i contradaioli fossero così increduli che impiegarono qualche secondo a rendersi conto della vittoria. Il cavallo Uberta de Mores aveva disarcionato il fantino Biba ma tagliò il traguardo per primo; inizialmente in molti pensarono avesse vinto un’altra contrada, poi esplose la gioia istriciaiola sapendo che il regolamento del Palio assegna la vittoria al cavallo, anche se “scosso”. Da allora Uberta de Mores divenne un cavallo leggendario a Siena, noto per aver vinto due Palii (luglio 1958 e luglio 1961, entrambe per l’Istrice, la seconda addirittura nuovamente scosso nel 1961!) e ancora oggi il suo nome campeggia con orgoglio nel museo della contrada.
Un piccolo mistero storico riguarda invece la sede della contrada: l’Istrice ha la peculiarità di possedere due spazi museali, detti popolarmente “museo vecchio” e “museo nuovo”. Si dice che in passato i tesori del rione fossero custoditi in un locale attiguo all’oratorio (il museo vecchio), ma con il passare del tempo, e l’accumularsi di drappelloni vinti, costumi, cimeli, sia sorta la necessità di uno spazio più ampio. Negli anni ’80 la contrada acquisì Palazzo Nerli in via Camollia 89, trasformandolo nel nuovo museo . Si narra che durante i lavori di adattamento del palazzo, venne alla luce un antico pozzo contenente frammenti di ceramiche e vetri medievali, probabilmente resti di antiche feste o vita quotidiana: quei reperti oggi sono esposti in vetrine nel museo , a collegare idealmente la vita odierna della contrada con le radici profonde nel passato della città.
Il Museo dell’Istrice e l’Oratorio di Contrada
Domanda: Cosa si può vedere nel Museo della Contrada dell’Istrice e come è organizzato?
Risposta: Il Museo della Contrada Sovrana dell’Istrice è un luogo imperdibile per immergersi nella storia e nell’arte contradaiola. Si trova in via Camollia 87 (Palazzo Nerli-Pieri) , praticamente di fianco all’Oratorio, e in parte nei locali attigui alla chiesa stessa. Il museo raccoglie e conserva tutti i tesori e i ricordi accumulati dalla contrada nel corso dei secoli. Appena entrati, ciò che colpisce è l’atmosfera di orgoglio e devozione: le stanze sono adornate dai colori dell’Istrice e ogni oggetto esposto racconta un pezzo di storia.
Tra le opere d’arte custodite spiccano diversi dipinti di carattere religioso: tele seicentesche raffiguranti San Carlo Borromeo e San Cristoforo, una pala d’altare con la Madonna col Bambino e i Santi Vincenzo e Anastasio, patroni dell’oratorio . Particolarmente importante è un affresco ad arco (a centina) posto sul muro esterno dell’Oratorio, raffigurante Gesù benedicente: secondo lo studioso Cesare Brandi (e citando il restauratore Luciano Bisogni), questo affresco risalente agli inizi del XIII secolo sarebbe il più antico affresco conservato a Siena – un vero gioiello medievale inestimabile, visibile oggi inglobato nella struttura museale. Un altro affresco, staccato dalla stessa parete, raffigura la Madonna col Bambino e i Santi titolari ed è datato XVI secolo . Insomma, il museo non è solo “museo del Palio”, ma anche un piccolo scrigno d’arte sacra senese.
Proseguendo il percorso, troviamo un notevole gruppo di dipinti di scuola napoletana del Sei-Settecento: ad esempio La Sacra Famiglia con San Giovannino (copia da Solimena), un San Carlo Borromeo di Paolo de Maio, un San Francesco Borgia dipinto da Pietro Bardellino intorno al 1770, e una suggestiva Coronazione di spine di Giuseppe Bonito (ca. 1740) . Ci sono anche tele di ambito romano, come un Gesù nell’orto attribuito alla cerchia di Trevisani . Questa collezione artistica testimonia il prestigio di alcune famiglie istriciaiole che commissionarono opere importanti, poi donate alla contrada.
Ma il cuore dell’esposizione – per i contradaioli e gli appassionati del Palio – è la sezione dedicata ai ricordi delle vittorie. Qui sono custoditi tutti i Drappelloni del Palio vinti dall’Istrice: i “cenci” dipinti che vengono assegnati al vincitore di ogni Palio. Vedere insieme tanti drappelloni, ciascuno opera di un artista diverso, è un’esperienza emozionante: si va dai palii antichi (quelli ottocenteschi, spesso restaurati, con i tradizionali dipinti di stemmi e immagini sacre) a quelli moderni contemporanei, come il drappellone del 2 luglio 2008 dipinto dall’artista Giuliano Ghelli. Oltre ai palii, vi sono esposti i masgalani, ovvero i piatti d’argento premio per la miglior comparsa nel corteo storico, vinti dall’Istrice in varie occasioni; i collari d’oro e altre onorificenze.
Non mancano gli oggetti legati alla vita militare e civile della contrada: il museo espone infatti antiche armi (come spade, alabarde, archibugi) che richiamano la corporazione dei fabbri e la milizia del rione, oltre a pregevoli argenterie e paramenti sacri utilizzati nelle cerimonie religiose della contrada . Nelle teche sono poi conservati i costumi storici (monture) utilizzati nel corteo storico: alcuni risalgono, come detto, al XVIII secolo e si sono miracolosamente preservati, permettendoci di ammirare il fine artigianato delle sete, dei velluti e dei ricami dorati dell’epoca .
Una sezione affascinante è dedicata ai reperti archeologici rinvenuti nel territorio: ad esempio, nel museo è visibile il sepolcro marmoreo di un cavaliere provenzale, Louis de Chamelet, morto a Siena durante la peste del 1348 . Questo sarcofago, scoperto nell’area dell’Oratorio, richiama un pezzo di storia europea legata a Siena e ai pellegrini della via Francigena. Inoltre, sono esposti frammenti di ceramiche medievali e rinascimentali e antichi vetri rinvenuti in una cisterna interrata – forse parte della vecchia Magione templare – durante restauri: piccoli resti di vita quotidiana di secoli fa, ora valorizzati nel percorso museale .
Il museo dell’Istrice offre anche uno spaccato sulla cultura contradaiola: vi si trovano fotografie d’epoca, documenti originali (come verbali e delibere di contrada di fine ’800), bandiere antiche scolorite dal tempo, nonché i tamburi e le chiarine (trombe) utilizzati dai musici dell’Istrice nelle comparse. In alcune sale, tramite supporti multimediali, vengono proiettati video storici dei Palii vinti e registrazioni di canti contradaioli, così che il visitatore possa davvero sentire l’emozione della corsa e della vita di contrada.
Domanda: Il museo è aperto a tutti? Come si può visitare e con quali orari?
Risposta: Il Museo della Contrada Sovrana dell’Istrice non ha orari di apertura fissi giornalieri, trattandosi di uno spazio gestito direttamente dai contradaioli volontari. Normalmente, la visita è possibile su richiesta: chi desidera vedere il museo deve contattare in anticipo la contrada (ad esempio tramite i contatti email/telefonici disponibili sul sito ufficiale o presso la sede) e concordare un appuntamento. In genere si formano piccoli gruppi e una guida interna (spesso un contradaiolo molto esperto e appassionato) accompagna i visitatori spiegando ogni cosa. L’ingresso è gratuito – un principio comune a quasi tutti i musei di contrada, che considerano la visita un atto di condivisione culturale più che un servizio commerciale .
Ci sono però periodi in cui il museo è aperto al pubblico senza necessità di prenotazione: tipicamente ciò avviene durante i giorni del Palio o in prossimità della festa titolare. Ad esempio, in occasione del Palio (fine giugno/inizio luglio e metà agosto) molte contrade, Istrice compresa, organizzano visite guidate o aprono le loro sedi a turisti e curiosi, di solito la mattina, per mostrare i propri tesori. Inoltre, durante la Settimana dei Musei o altre iniziative cittadine, può capitare che il museo dell’Istrice aderisca con aperture straordinarie. È sempre buona regola informarsi tramite l’ufficio turistico di Siena o il sito web contradaiolo prima di recarsi sul posto.
La visita al museo comprende quasi sempre anche l’ingresso all’Oratorio dei Santi Vincenzo e Anastasio, che è adiacente. L’oratorio – risalente addirittura al XII secolo nelle sue fondamenta – è la chiesa dove la contrada custodisce la propria fede. All’interno, oltre all’altare dedicato a San Bartolomeo, si possono ammirare stendardi e lapidi commemorative (come quella di Pinturicchio, celebre pittore che sembra sia stato tumulato proprio qui nel 1513) . La chiesa è di solito chiusa al pubblico perché luogo “privato” della contrada, ma in occasione delle visite guidate viene mostrata con orgoglio dai contradaioli, fieri di illustrarne i segreti.
Visitare il Museo dell’Istrice è un’esperienza molto coinvolgente: non si tratta di un museo tradizionale, bensì di entrare nell’anima di Siena. Spesso sarà il contradaiolo stesso a raccontarvi aneddoti legati agli oggetti esposti – magari vi mostrerà un drappellone particolare dicendo “Questo lo vincemmo nel ’75 con il fantino Ragno”, oppure indicherà una foto di gruppo spiegando “Qui c’è mio nonno che portava la bandiera al Palio del 1935”. Questa dimensione familiare e identitaria rende la visita unica nel suo genere. Anche chi non conosce nulla del Palio ne esce affascinato, perché capisce quanto amore e quanta memoria collettiva ci siano dietro ogni singolo oggetto esposto . Il consiglio è di dedicare almeno un’ora alla visita, così da poter fare domande e godere appieno delle spiegazioni (magari in italiano e in inglese, dato che molti contradaioli sono abituati a raccontare il loro patrimonio anche ai turisti stranieri).
Prima di andare via, non dimenticate di dare un’occhiata al negozietto di contrada (se aperto): di solito nei pressi della società o dell’oratorio è possibile acquistare piccoli souvenir come fazzoletti (per i non contradaioli sono in vendita versioni semplificate), spillette, stampe storiche o libri sulla contrada. Un modo per portare con sé un pezzetto di Istrice una volta tornati a casa.
I Palii vinti dall’Istrice
Domanda: Quanti Palii ha vinto la Contrada dell’Istrice nella sua storia?
Risposta: La Contrada Sovrana dell’Istrice ha vinto 42 Palii secondo il proprio albo d’oro . Di queste vittorie, 41 sono quelle ufficialmente riconosciute dal Comune di Siena (ossia dal 1659 in poi, quando si iniziò a tenere registro formale delle corse), mentre la contrada ne conta una aggiuntiva precedente: un Palio “alla lunga” corso nel 1648 (detto anche bufalata perché corso con i bufali) in cui parteciparono tutte le contrade e che l’Istrice rivendica come sua vittoria primigenia . L’ultima vittoria dell’Istrice risale al 2 luglio 2008, nel Palio dedicato alla Madonna di Provenzano, vinto dal fantino Luigi Bruschelli detto Trecciolino su Già del Menhir . Quella del 2008 fu una vittoria memorabile: Trecciolino è uno dei fantini più vittoriosi della storia del Palio, e regalò all’Istrice il “cappotto” (in gergo paliesco, la doppia vittoria di luglio e agosto) del 2008, vincendo sia a luglio (per l’Istrice) che ad agosto (per la contrada della Lupa, incredibile coincidenza dato che Lupa è rivale dell’Istrice!). Dopo il 2008, l’Istrice non ha più vinto fino ad oggi, diventando al momento “nonna” (termine scherzoso per indicare la contrada che da più tempo non vince il Palio, titolo che attualmente – 2025 – spetta proprio all’Istrice).
Di seguito presentiamo una tabella con l’elenco di tutti i Palii vinti dall’Istrice registrati, con la data, il nome del fantino e quello del cavallo. Questa lista permette di ripercorrere la lunga storia paliesca della contrada, dal Seicento fino al Duemila.
| Data Palio | Fantino | Cavallo |
|---|---|---|
| 2 luglio 1659 | Fantino sconosciuto | Leprino di Buonconvento |
| 2 luglio 1669 | Monchino (nome del fantino) | Non noto |
| 2 luglio 1680 | Pavolo Roncucci (Pavolino) | Non noto |
| 2 luglio 1688 | Monco | Non noto |
| 16 agosto 1709 | Giovan Maria Stornello di Siena | Non noto |
| 2 luglio 1716 | Morino Montalcino | Non noto |
| 2 luglio 1721 | Giovan Battista Pistoi (Cappellaro) | Non noto |
| 2 luglio 1726 | Jacomo Mazzini (Cerrino) | Baio dorato di Siena |
| 16 agosto 1741 | Giovanni Rossi (Ministro) | Baio del Concialini |
| 2 luglio 1760 | Antonio Vigni (Luchino) | Sauro dorato del Coppi |
| 2 luglio 1766 | Mattia Mancini (Bastiancino) | Morello della Scala |
| 2 luglio 1768 | Giuseppe Butelli (Giuseppe di Vescovado) | Morello del Tendi |
| 2 luglio 1772 | Mattia Mancini (Bastiancino) | Morello del Picchi |
| 2 luglio 1793 | Matteo Marzi (Mattiaccio) | Falbo sfacciato del Gigli |
| 3 luglio 1800 | Francesco Sucini (Polpettino) | Morello del Ricci |
| 2 luglio 1805 | Niccolò Chiarini (Caino) | Morello maltinto del Cerini |
| 17 agosto 1806 | Matteo Brandani (Brandino) | Morello del Tommi |
| 19 agosto 1818 | Francesco Morelli (Ferrino) | Castagno balzano del Falconi |
| 17 agosto 1819 | Francesco Morelli (Ferrino) | Morello del Magnelli |
| 17 agosto 1823 | Luigi Brandani (Cicciolesso) | Stornello del Felli |
| 16 agosto 1830 | Francesco Bianchini (Campanino) | Morello stellato in fronte |
| 2 luglio 1832 | Luigi Giraldini (Maremmanino) | Morello maltinto del Bandini |
| 18 agosto 1842 | Giuseppe Marraghini (Saltatore) | Morello del Barbetti |
| 16 agosto 1860 | Angiolo Fabbri (Spagnoletto) | Baio scuro del Merlotti |
| 2 giugno 1862 | Giuseppe Buoni (Figlio di Bonino) | Baio dorato del Cianchelli |
| 2 luglio 1873 | Mario Bernini (Bachicche) | Baia scura del Romboli |
| 16 agosto 1887 | Dante Tavanti (Il Citto) | Baio balzano del Boscagli |
| 16 agosto 1894 | Francesco Ceppatelli (Tabarre) | Angiolusse |
| 23 settembre 1896 | Celso Cianchi (Montieri) | Febo |
| 2 luglio 1905 | Benvenuto Fineschi (detto Benvenuto) | Ida |
| 2 luglio 1913 | Angelo Meloni (Picino) | Strega |
| 2 luglio 1914 | Arturo Bocci (Rancani) | Storno del Busisi |
| 16 agosto 1935 | Pietro De Angelis (Pietrino) | Ruello |
| 16 agosto 1956 | Francesco Cuttone (Mezz’etto) | Gaudenzia |
| 16 agosto 1958 | Umberto Castiglionesi (Biba) | Uberta de Mores |
| 2 luglio 1961 | Rosario Pecoraro (Tristezza) | Uberta de Mores |
| 17 settembre 1972 | Andrea Degortes (Aceto) | Mirabella |
| 2 luglio 1975 | Silvano Bietolini (Ragno) | Rimini |
| 2 luglio 2000 | Luigi Bruschelli (Trecciolino) | Gangelies |
| 2 luglio 2002 | Luca Minisini (Dè) | Ugo Sanchez |
| 2 luglio 2008 | Luigi Bruschelli (Trecciolino) | Già del Menhir |
Fonte: Dati tratti dall’albo delle vittorie della Contrada dell’Istrice . (N.B.: Tra parentesi è indicato il soprannome – “nome d’arte” – del fantino. In corsivo sono segnalati i casi in cui il nome del fantino o del cavallo non è noto dai documenti storici dell’epoca.)
Osservando la tabella, possiamo notare alcuni fatti interessanti:
- La prima vittoria ufficiale dell’Istrice avvenne nel 1659 (Palio di luglio) . In quell’occasione il nome del fantino non ci è pervenuto (è indicato come sconosciuto nelle cronache), ma conosciamo il nome del cavallo vincitore: Leprino di Buonconvento.
- L’Istrice è storicamente una contrada molto competitiva soprattutto nei Palii di inizio luglio: molte vittorie cadono infatti nel Palio di Provenzano (2 luglio). Ad esempio, nel XVIII secolo vinse ben 10 Palii, di cui la maggior parte a luglio .
- Mattia Mancini detto “Bastiancino” è stato uno dei fantini più vincenti per l’Istrice nel Settecento, con diverse vittorie (1766, 1772) . Nel Novecento invece spicca Luigi Bruschelli detto “Trecciolino”, che ha riportato due importanti successi nel 2000 e 2008 .
- Il cavallo Uberta de Mores è un caso particolare: compare due volte, vincendo sia nel 1958 (senza fantino, corsa “scossa”) sia nel 1961 con il fantino Tristezza. Uberta de Mores è ricordata come una cavalla straordinaria, così come il fantino Andrea Degortes detto “Aceto”, leggenda del Palio con 14 vittorie in carriera, che portò la gloria all’Istrice nel settembre 1972 .
- L’Istrice ha realizzato il cosiddetto “cappotto” (due Palii vinti nello stesso anno) in diverse occasioni nel passato remoto (ad esempio 1818-1819 vinse due Palii consecutivi, sebbene in anni diversi) e nel 2008 come già accennato in modo anomalo (luglio Istrice, agosto Lupa, con lo stesso fantino Trecciolino, un evento più unico che raro).
L’albo d’oro dell’Istrice testimonia dunque una storia ricca di successi ma anche di lunghi digiuni: il Novecento fu avaro di vittorie (appena 4, tra il 1914 e il 1975), mentre negli anni 2000 la contrada ha conosciuto una bella ripresa vincendo due Palii in poco tempo. Attualmente, come detto, l’Istrice è in attesa di interrompere un digiuno che dura dal 2008, e ogni anno i suoi contradaioli ci sperano con passione.
Domanda: Cosa succede in contrada quando l’Istrice vince il Palio?
Risposta: La vittoria del Palio è l’apice della vita contradaiola – è il momento per cui generazioni di istriciaioli hanno lavorato, pregato e sognato. Quando l’Istrice vince, accade una vera e propria esplosione di gioia nel rione. Immediatamente dopo la corsa, i contradaioli presenti in Piazza del Campo corrono ad abbracciarsi tra loro e ad abbracciare il fantino vittorioso (se non è scosso!) e il cavallo. Il Drappellone viene preso in consegna dal capitano dell’Istrice e portato in trionfo, sventolando, tra un mare di fazzoletti dell’istrice agitati in aria e lacrime di felicità. Spontaneamente parte il coro “Istrice, Istrice” e l’inno della contrada riecheggia sotto il Palazzo Pubblico.
Nel frattempo, nel rione dell’Istrice le campane dell’oratorio di San Vincenzo e Anastasio iniziano a suonare a distesa, per annunciare a tutto il quartiere che “si è vinto il Palio”. I residenti escono in strada, c’è chi stappa bottiglie di spumante sul momento e le versa a chiunque capiti. Entro breve, la comparsa vittoriosa (fantino col Palio, cavallo, barbaresco e contradaioli) rientra trionfante nel territorio: spesso viene scelta una porta particolare (nel caso dell’Istrice, Porta Camollia è l’ingresso principale al rione) per far passare il corteo della vittoria. Appena il drappellone varca Porta Camollia, un’ovazione enorme lo accoglie: è il popolo dell’Istrice che acclama il suo trofeo.
Si forma un corteo improvvisato che accompagna il drappellone fino alla Chiesa: la prima tappa obbligata è infatti rendere grazie al patrono. Il drappellone viene portato sull’altare dell’oratorio e viene cantato un solenne Te Deum di ringraziamento per la vittoria ottenuta. È un momento di grande commozione, in cui la laicità del Palio incontra la devozione popolare. Subito dopo, la festa può davvero cominciare: il fantino viene issato sulle spalle di quattro robusti contradaioli e fatto “girare” (trasportato) di corsa per tutte le vie del rione, tra canti, rulli di tamburo e spari di mortaretti. Questa corsa sfrenata simboleggia l’entusiasmo incontenibile e serve a “mostrare” a ogni angolo della contrada il fantino vittorioso come un trofeo umano.
Nei giorni seguenti, l’euforia continua: ogni sera nella contrada si improvvisano cenoni a cui partecipano migliaia di persone (contradaioli e non, perché quando si vince tutti vogliono unirsi ai festeggiamenti). Si allestiscono lunghe tavolate lungo via Camollia e le strade adiacenti, si addobbano gli archi con fronde di alloro e luci. Spesso la contrada fa stampare dei manifesti celebrativi, in cui, con tono satirico, sfotte bonariamente le contrade rivali (in primis la Lupa) e celebra i propri eroi (il fantino, il cavallo, il capitano).
Dopo qualche settimana o mese, viene organizzata la Cena della Vittoria, che è un evento più “istituzionale”: vi partecipano anche rappresentanti delle altre contrade, autorità cittadine, etc. Nel caso dell’Istrice, la cena della vittoria è molto scenografica: talvolta si svolge proprio all’interno della Fortezza Medicea o nella grande Piazza della Lizza, per dare spazio a tutti. Durante la cena, il drappellone viene mostrato a tutti i commensali e posizionato in modo che sovrasti i tavoli; a fine serata c’è il rituale brindisi e fuochi d’artificio. Segue la messa del fantino (una funzione religiosa in memoria dei fantini defunti e in onore del fantino vincitore) e infine la premiazione del fantino con un gioiello d’oro (tradizionalmente un ciondolo a forma di istrice). Tutti questi rituali consolidano la memoria della vittoria, che verrà tramandata ai posteri.
In contrada nulla viene dimenticato: ogni vittoria, come ogni sconfitta, diventa racconto, canzone, aneddoto. Nel museo dell’Istrice troverete appunto i simboli di queste glorie: e se avrete la fortuna di parlare con un contradaiolo anziano durante la visita, sentirete dalla sua voce emozionata il ricordo vivo di quelle notti magiche in cui “si vinse il Palio”. In fondo, è proprio questo il bello di Siena e delle sue contrade: storia, tradizione e passione che continuano a vivere, di generazione in generazione, nelle vie e nei cuori di chi le abita. E l’Hotel Minerva, con la sua posizione privilegiata, vi permette di tuffarvi in questa realtà autentica, scoprendo da vicino i segreti di un mondo antico che ancora oggi arde di vitalità sotto il cielo di Toscana.
Buona visita nella Contrada Sovrana dell’Istrice! Siena e i suoi istriciaioli vi accoglieranno a braccia aperte, pronti a pungere solo se sarà necessario… ma sicuramente pronti a condividere con voi un sorriso, un calice di vino e una storia appassionante.
