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Introduzione: Siena è una città unica al mondo, divisa in diciassette Contrade storiche, piccole comunità che da secoli si tramandano tradizioni, rivalità e passioni legate al famoso Palio. Tra queste, la Contrada Priora della Civetta occupa un posto speciale. Simboleggiata da un gufo coronato appollaiato su un ramo, la Civetta è amata dai suoi contradaioli e incuriosisce visitatori di ogni età . Questa guida turistica, pensata per le famiglie, vi accompagnerà alla scoperta della Contrada della Civetta: dalla storia antica alle tradizioni più sentite, dal museo ricco di tesori ai Palii vinti nel corso dei secoli. Il tutto partendo dall’accogliente Hotel Minerva di Siena, perfetto punto di partenza per esplorare il cuore medievale della città e le vie della Contrada del Castellare (come viene anche chiamata la Civetta). Preparatevi a un viaggio nel tempo tra vicoli, leggende e colori contradaioli!

Dove si trova la Contrada della Civetta?

La Contrada della Civetta si trova nel cuore del centro storico di Siena, appartenendo al Terzo (ovvero il quartiere storico) di San Martino . In particolare il territorio della Civetta si sviluppa attorno a Piazza Tolomei e alle strade adiacenti, come Via Cecco Angiolieri, Via delle Donzelle e Via di Calzoleria, fino a toccare parte di Banchi di Sotto e Banchi di Sopra presso la Croce del Travaglio . Questa zona centrale, ricca di palazzi medievali, è nota anche come il Castellare degli Ugurgieri, dal nome dell’antico complesso fortificato che è il cuore della contrada .

Per i visitatori: dall’Hotel Minerva (in via Garibaldi 72), bastano circa 10 minuti a piedi per raggiungere Piazza Tolomei, entrando così nel territorio della Civetta. Ci si trova immediatamente immersi nell’atmosfera medievale: stretti vicoli lastricati, stemmi contradaioli dipinti sui muri, e magari qualche bandiera nero-rossa (i colori della Civetta) esposta fuori da finestre e porte. È un rione centralissimo ma tranquillo, perfetto da esplorare con i bambini, che potranno divertirsi a cercare il simbolo dell’owl (civetta) nascosto qua e là tra le decorazioni dei palazzi.

Perché la Contrada si chiama “Civetta”?

Il nome Civetta deriva proprio dall’animale simbolo della contrada: la civetta, ovvero il piccolo gufo. Ma perché gli abitanti di questo rione scelsero proprio la civetta come emblema? Secondo la tradizione storica, il nome avrebbe origine addirittura dall’antichità classica: nel territorio sorgeva un tempo un tempio dedicato a Minerva, la dea romana della saggezza, il cui animale sacro era appunto la civetta . Questo legame con Minerva fece sì che il rapace notturno diventasse il simbolo del rione. La civetta simboleggia anche l’astuzia e la capacità di “vederci chiaro” nell’oscurità, qualità di cui i contradaioli della Civetta vanno fieri.

Stemma e colori: Lo stemma ufficiale della Contrada Priora della Civetta è diviso a metà in nero e rosso, con al centro una civetta coronata posata su un ramo . Ai lati dell’uccello si notano due piccoli scudi azzurri con le lettere “U” ed “M”, in onore del re Umberto I e della regina Margherita di Savoia, che concessero di aggiungere le loro iniziali durante una visita a Siena nel 1887 . I colori della contrada sono nero e rosso listati di bianco, facilmente riconoscibili nelle bandiere e nei fazzoletti (detti bandane o foulard contradaioli) indossati dai membri della Civetta. Il contrasto del nero e rosso, vivacizzato dal bianco, rende il gonfalone della Civetta uno dei più eleganti e visibili durante il Palio.

Qual è il motto della Contrada e cosa significa?

Ogni contrada di Siena ha un motto tradizionale in lingua italiana o latina che ne esprime lo spirito. Quello della Civetta è “Vedo nella notte” . Questa breve frase, associata all’immagine del gufo notturno, sottolinea la capacità di vedere anche nel buio, quindi di mantenere lucidità e astuzia anche nelle situazioni difficili o oscure. È un motto quasi “misterioso” e affascinante, che piace molto anche ai bambini: invita a identificarsi con l’occhietto vispo della civetta che tutto osserva silenziosamente nel buio della notte. In un certo senso, i contradaioli della Civetta amano pensare di avere una visione acuta e profonda, di saper guardare oltre le apparenze – qualità utili sia nella vita quotidiana sia nelle strategie paliesche!

Curiosamente, grazie a questo motto la Civetta viene talvolta soprannominata la contrada che vede nella notte. Non aspettatevi però di vedere gufi veri appollaiati sui tetti di Siena! Si tratta di un simbolismo: la Civetta è “veggente” figurativamente. Durante le feste della contrada, è comune sentire i contradaioli intonare cori che richiamano il motto, per caricarsi prima delle corse o celebrare le vittorie.

Perché la Contrada della Civetta è detta Priora?

Nel nome ufficiale compare la dicitura Contrada Priora della Civetta. Il titolo di “Priora” è un onore speciale: fu attribuito a questa contrada perché ospitò la prima riunione del Magistrato delle Contrade . Il Magistrato delle Contrade è l’assemblea che riunisce periodicamente i Priori (i presidenti) di tutte le 17 contrade per discutere questioni comuni. Storicamente, la Civetta ebbe l’onore di organizzare il primo incontro ufficiale di questo organismo, e da allora può fregiarsi del titolo di Priora.

Questo avvenimento sottolinea l’importanza storica della contrada all’interno della comunità senese. Immaginate tutti i rappresentanti delle contrade riuniti per la prima volta proprio qui: è un po’ come se la Civetta avesse accolto a casa sua gli “stati generali” di Siena! Da quel giorno lontano, il termine Priora accompagnò sempre il nome della Civetta, e i suoi contradaioli ne vanno molto orgogliosi.

Da notare che soltanto tre contrade a Siena portano titoli onorifici: oltre alla Civetta Priora, esistono la Onda definita Capitana (per antichi meriti militari) e la Giraffa definita Regina (per aver accolto un re in visita). Questi titoli non danno privilegi concreti nel Palio, ma hanno grande valore simbolico e cerimoniale. Nel caso della Civetta, durante le parate storiche sentirai lo speaker annunciare: “Contrada Priora della Civetta” proprio a rimarcare questo status speciale.

Quali sono il simbolo e i simboli secondari della Civetta?

Oltre alla civetta stessa, la Contrada ha una serie di simboli araldici e riferimenti storici che possono essere divertenti da scoprire. Innanzitutto, abbiamo già parlato delle iniziali U. M. presenti nello stemma azzurro: quelle lettere stanno per Umberto e Margherita, i sovrani Savoia omaggiati nel 1887 . Ma ci sono altri elementi interessanti:

  • Le Compagnie Militari: Anticamente Siena suddivideva il territorio in compagnie militari; nel caso della Civetta, le compagnie di riferimento erano San Cristoforo, San Pietro in Banchi e San Vigilio . Questi nomi oggi hanno meno importanza pratica, ma li ritroviamo nei nomi di alcune strade e chiese della contrada. Ad esempio, San Pietro in Banchi era una chiesa parrocchiale un tempo presente nella zona (poi demolita nel XVIII secolo) , mentre San Cristoforo è la chiesa tuttora esistente in Piazza Tolomei dove la Civetta aveva un altare proprio in epoche passate .
  • La Lupa di Siena: Il simbolo della città di Siena è la lupa che allatta i gemelli (legata alla leggenda di Remo e Aschio fondatori di Siena). In Piazza Tolomei esiste dal Medioevo una colonna sormontata dalla Lupa senese in pietra, eretta nel 1260 per celebrare la vittoria dei senesi nella battaglia di Montaperti . Ebbene, la statua originale di quella lupa ora si trova proprio nel Museo della Contrada della Civetta! La contrada la conserva come un tesoro storico , e in Piazza Tolomei oggi si vede una copia. Questo collegamento simboleggia l’orgoglio civettino per la gloriosa storia di Siena: i Civettini sentono un po’ “loro” quella vittoria medievale, grazie all’eroico condottiero Giovanni Ugurgieri che partì dal Castellare con i suoi armati per combattere a Montaperti .
  • Il soprannome “del Castellare”: La Civetta è anche chiamata Contrada del Castellare perché il suo territorio include il Castellare degli Ugurgieri, cioè il fortilizio medievale (una sorta di piccola rocca urbana) attorno a cui ruota la vita di contrada . Se passeggiate nel vicolo del Castellare, vedrete sulla muratura una targa in italiano che ricorda proprio Giovanni Ugurgieri e la partenza per Montaperti, nonché la dedica dell’oratorio e sede contradaiola ai contradaioli stessi . Questo soprannome distingue la Civetta da altre contrade e richiama le sue radici architettoniche fortificate.

Chi è il patrono della Contrada e come viene festeggiato?

Il santo patrono della Contrada della Civetta è Sant’Antonio da Padova , uno dei santi più popolari della tradizione cattolica (conosciuto come il santo dei miracoli e patrono dei poveri e dei bambini). La scelta di Sant’Antonio è legata ad un fatto storico: quando la Civetta decise di dotarsi di un proprio oratorio (cioè una chiesa di contrada), lo intitolò proprio a Sant’Antonio da Padova, facendone così il suo patrono protettore .

La festa titolare della contrada – cioè la celebrazione annuale del santo patrono – si tiene intorno al 13 giugno, data in cui ricorre Sant’Antonio . Generalmente la festa titolare della Civetta è la domenica più vicina al 13 giugno. Come si svolge? È un momento molto sentito da tutti i contradaioli, adulti e bambini. In genere vi è una messa solenne nell’oratorio di contrada (con i contradaioli in montura, cioè in abito contradaiolo tradizionale), seguita dalla processione per le vie del rione con la bandiera e il seguito. Uno dei momenti più belli è il battesimo contradaiolo (di cui parleremo a parte) che spesso viene celebrato proprio in occasione della festa titolare: i nuovi nati nella contrada vengono simbolicamente “presentati” al santo e alla comunità.

Dopo i momenti religiosi, la festa continua in modo conviviale: si organizzano cene all’aperto nel Castellare o nelle strade, con lunghe tavolate dove le famiglie cenano insieme a base di piatti tipici senesi. Ci sono luminarie con i colori nero-rosso-bianco, musica e giochi per i più piccoli. Talvolta vengono allestite mostre fotografiche o proiezioni di vecchi filmati del Palio vinto dalla Civetta, per ricordare le glorie della contrada. Insomma, la festa titolare è un’occasione per rinsaldare lo spirito comunitario e per far conoscere anche ai bambini le proprie radici contradaiole in un clima gioioso.

Quali sono le tradizioni più importanti della Contrada della Civetta?

La vita di contrada a Siena è ricca di tradizioni secolari. Eccone alcune particolarmente significative nella Contrada della Civetta, spiegate in modo semplice e adatto anche ai più giovani:

  • Il battesimo contradaiolo: è il rito con cui si accolgono ufficialmente i nuovi membri nella contrada. Chi nasce (o risiede) nel rione, o chi desidera entrarvi, viene “battezzato” simbolicamente con l’acqua alla fontanina battesimale della contrada. Nella Civetta, questa fontanina è un’elegante opera dello scultore Adolfo Micheli, situata in Via Cecco Angiolieri 45 (all’interno del cortile del Castellare). Sulla sommità c’è – naturalmente – una piccola civetta bronzea. Durante la cerimonia, il Priore o il parroco bagna la fronte del battesimando con l’acqua della fontana e pronuncia una formula di benvenuto nella comunità contradaiola. Da quel momento, il nuovo contradaiolo (bimbo o adulto che sia) diventa a tutti gli effetti parte della “famiglia” della Civetta. Questo rito si svolge generalmente il giorno della festa titolare di giugno o in altre occasioni speciali, e spesso sono coinvolti decine di bambini in un’atmosfera davvero emozionante sia per i genitori che per tutta la Contrada.
  • La Società di contrada: ogni contrada possiede una “Società di Mutuo Soccorso” che funge da circolo ricreativo per i contradaioli. Quello della Civetta si chiama Società “Cecco Angiolieri” , intitolato al celebre poeta medievale nato in questo rione (lo vedremo più avanti). La Società è il luogo in cui si organizzano cene, feste, tombolate, proiezioni delle partite di calcio, e tutte quelle attività sociali che tengono viva la comunità durante tutto l’anno, non solo nel periodo del Palio. È un ambiente aperto alle famiglie: ci sono spazi per far giocare i bambini in sicurezza mentre i grandi cenano o chiacchierano. Se soggiornate in zona, magari in occasione di qualche evento, non è raro che i contradaioli invitino cordialmente anche gli ospiti a partecipare a una cena nella loro Società: un’esperienza autentica per conoscere dall’interno la vita senese.
  • Le prove e la cena della Prova Generale: nei giorni del Palio (fine giugno/inizio luglio e metà agosto) la città vive per la corsa. La Civetta, come le altre Contrade estratte, partecipa con il suo cavallo e fantino. Nei tre giorni di prove prima della gara, la contrada compie vari rituali: dalla benedizione del cavallo (il giorno del Palio, il cavallo della Civetta viene condotto nell’Oratorio di Sant’Antonio per ricevere una benedizione solenne – c’è un detto: “Vai e torna vincitore!” rivolto al cavallo) al corteo storico in costume. La sera della Prova Generale (la penultima prova, che si corre la sera prima del Palio) tutte le contrade organizzano una grande cena all’aperto nelle proprie vie. La cena della Prova Generale della Civetta raduna centinaia di persone nel Castellare o in altra piazza del rione, con tavolate apparecchiate sotto le bandiere, brindisi augurali, canti e discorsi del Capitano. È un momento incredibile di unità: immaginate i bambini che corrono in giro con il fazzoletto della Civetta al collo, i nonni che raccontano aneddoti dei Palii passati, l’emozione nell’aria prima della grande sfida del giorno dopo. Talvolta è possibile, per i turisti, acquistare un posto a queste cene (informandosi presso la Contrada) – un’opportunità per sentirsi parte della festa.
  • Il Giro e la Paggiata: se la Civetta vince il Palio, scoppia la festa grande! La notte stessa della vittoria i contradaioli compiono il “giro”: un corteo spontaneo attraverso le strade del proprio territorio, cantando inni di vittoria, visitando simbolicamente i confini e andando a festeggiare nelle contrade alleate. Nei giorni successivi, poi, ha luogo la cerimonia della Paggiata: il Palio (il drappellone dipinto) viene portato in giro in trionfo per le vie e presentato simbolicamente alle consorelle amiche, accompagnato da tamburini, alfieri con le bandiere e comparse in costume storico. La Paggiata della Civetta è nota per essere particolarmente gioiosa, a volte i bambini della contrada vengono fatti sfilare davanti mostrando orgogliosamente un piccolo drappellone di carta o stoffa preparato per gioco. Infine, qualche settimana dopo la vittoria, si svolge la Cena della Vittoria, un banchetto di proporzioni epiche aperto a tutta Siena, con tavoli imbanditi magari proprio in Piazza Tolomei o lungo le vie, e la presenza del fantino vincitore e del cavallo (che viene portato “ospite d’onore” e coccolato da tutti!). È il coronamento delle tradizioni contradaiole: mangiare, cantare e stare insieme sotto lo sguardo benevolo della Civetta vittoriosa.

In generale, la contrada è una seconda famiglia per chi ci abita. Si nasce, si cresce e si vive “nella Civetta”, imparando sin da piccoli il senso di appartenenza. Per i turisti e i bambini in visita, assistere anche a un piccolo frammento di queste tradizioni (una benedizione, una prova, un battesimo contradaiolo, una semplice cena) può essere un’esperienza indimenticabile e istruttiva, che fa capire quanto vivo e partecipato sia il patrimonio culturale senese.

La Contrada della Civetta ha alleate e rivali?

Sì. Nel gioco complesso di rapporti tra contrade, la Civetta vanta ben quattro contrade alleate: Aquila, Giraffa, Istrice e Pantera . Queste alleanze si sono consolidate nel tempo per varie ragioni storiche e di reciproca convenienza durante i Palii. Ad esempio, Civetta e Pantera furono anticamente alleate poiché entrambe spesso avversavano la potente Oca; con Aquila e Istrice l’alleanza è più recente (secondo metà del Novecento) ed è nata da comuni rivalità e interessi durante le strategie di Palio. L’alleanza con la Giraffa, invece, risale a epoche lontane ed è corroborata anche dalla vicinanza territoriale (Giraffa confina a est con la Civetta). In concreto, cosa significa essere alleati? Le contrade alleate si sostengono a vicenda moralmente durante il Palio, condividono a volte cene o iniziative, e se una vince l’altra partecipa ai festeggiamenti inviando una rappresentanza ufficiale al corteo della vittoria.

Dall’altro lato, la Civetta ha una contrada rivale storica: il Leocorno . La rivalità Civetta–Leocorno è una delle più sentite in città, benché sia nata “ufficialmente” solo nel 1930. Spesso le rivalità nascono per incidenti accaduti durante i Palii o per attriti territoriali: in questo caso, Civetta e Leocorno sono contrade confinanti (divise da Via San Vigilio) e per di più corrono spesso insieme il Palio (capita frequentemente che escano entrambe nei sorteggi). Nel Novecento ci furono episodi di corse molto competitive e qualche sgarbo tra fantini che hanno esacerbato il rapporto. Così, dal 1930 circa, la Civetta considera nemica la contrada del Leocorno (il cui simbolo è l’unicorno) e viceversa.

Cosa comporta questa rivalità? Durante il Palio, Civetta e Leocorno cercheranno non solo di vincere ma anche di ostacolarsi a vicenda se capita l’occasione – per esempio con strategie di “disturbare” il cavallo rivale in pista. E nella vita quotidiana c’è una giocosa antipatia: se la Civetta vince il Palio, al Leocorno si dice scherzosamente che “mette il fazzoletto al lampione” (ovvero sta in silenzio a rosicare) e se invece vince il Leocorno i Civettini ne soffrono doppiamente. Questa competizione spesso motiva ancora di più i contradaioli, e paradossalmente è uno spettacolo nello spettacolo, specie per i visitatori che notano queste dinamiche. Va detto però che, finito il Palio, l’astio rimane confinato alla corsa: nella vita di tutti i giorni civettini e leocornini sono semplicemente senesi dello stesso quartiere che convivono civilmente (magari con qualche sfottò bonario). Per i bambini contradaioli comunque la rivalità è quasi un gioco: capiterà di vedere ragazzini della Civetta e del Leocorno discutere animatamente su chi sia più forte, per poi tornare a giocare insieme come nulla fosse!

Chi sono alcune figure storiche legate a questa Contrada?

La Contrada della Civetta, con il suo territorio antico, è stata casa di personaggi storici notevoli. Eccone alcuni che vale la pena raccontare durante la vostra visita, magari per incuriosire i più giovani:

  • Cecco Angiolieri (1260 ca – 1312): poeta goliardico del Medioevo, nacque e visse in Via degli Angiolieri (oggi Via Cecco Angiolieri, proprio nel cuore della Civetta) . Cecco è famoso per le sue poesie irriverenti e scherzose – nella più celebre inizia dicendo “S’i’ fosse foco, arderei ’l mondo” (Se fossi fuoco, brucerei il mondo). Uomo dal carattere ribelle e amante della vita gaudente, rappresenta un po’ lo spirito arguto della Civetta. Oggi la contrada gli rende omaggio non solo intitolandogli la Società di contrada, ma anche con targhe e citazioni nelle strade: passeggiando, cercate la targa sul palazzo dove sarebbe nata la sua famiglia. Parlare di Cecco ai bambini è divertente, perché era un poeta “birichino” che preferiva ridere e scherzare invece di lodare la nobiltà come facevano altri poeti del tempo.
  • Giovanni Caselli (1815 – 1891): ingegnere e inventore nato in Banchi di Sotto (territorio Civetta) . Non è un nome famosissimo, ma ha creato un’invenzione stupefacente per l’epoca: il pantelegrafo, considerato un precursore del fax! Nel 1861 Caselli riuscì a trasmettere disegni e firme a distanza attraverso linee telegrafiche – praticamente il primo fax della storia . Inoltre ideò un timone automatico per navi. La sua casa natale è ricordata da una lapide in zona. Raccontare di Caselli ai ragazzi può essere stimolante: chissà che da una piccola contrada medievale non sia venuta un’idea così avanti coi tempi da anticipare le tecnologie moderne!
  • La “Pia” dei Tolomei (1270 ca – 1298?): nel territorio della Civetta sorge il maestoso Palazzo Tolomei (affacciato sulla piazza omonima). I Tolomei furono una potente famiglia di banchieri senesi. Una delle donne di questa casata, Pia de’ Tolomei, è avvolta nel mistero e nella leggenda: viene citata da Dante Alighieri nel Purgatorio (Canto V) con i celebri versi “Ricorditi di me, che son la Pia; Siena mi fe’, disfecemi Maremma”. Secondo la tradizione, Pia fu forse fatta morire dal marito in un castello della Maremma. Non sappiamo se sia storicamente esatto, ma è diventata un’anima letteraria famosa. Camminando in Piazza Tolomei potete mostrare ai vostri figli il palazzo gotico dei Tolomei e raccontare questa storia un po’ da brivido, di una nobildonna senese ricordata perfino nell’Inferno dantesco. Alla Contrada della Civetta piace sottolineare di custodire “il rione di Pia”; infatti nelle sale del museo contradaiolo a volte compaiono opere d’arte o testi che la commemorano, essendo parte dell’eredità culturale del luogo .
  • Beato Pier Pettinaio (circa 1200 – 1289): un altro personaggio legato a questa zona è Pietro da Campi, detto “Pier Pettinaio” perché di mestiere vendeva pettini. Visse in una viuzza del rione Civetta (oggi Vicolo di Pier Pettinaio è proprio compreso nei confini) ed era celebre per la sua onestà e generosità. Diventò una figura di santità popolare così amata che Dante lo cita nel Purgatorio (Canto XIII) come esempio di umiltà contrapposto alla superbia dei nobili . Pier Pettinaio fu dichiarato beato dalla Chiesa e i senesi lo ricordano tutt’oggi. Se passate per il vicolo a lui intitolato, potrete spiegare ai ragazzi che qui abitò un uomo buono che aiutava i poveri e che preferì una vita semplice ai guadagni facili – un modello positivo dal Medioevo.

Come vedete, la Contrada della Civetta non è fatta solo di cavalli e bandiere: è un microcosmo di storia e cultura. Ogni angolo racconta una vicenda, ogni nome di via è collegato a qualcuno di importante. Una passeggiata qui diventa quasi una caccia al tesoro di storie: potreste organizzare un gioco con i vostri bambini sfidandoli a trovare, ad esempio, la civetta di bronzo sulla fontana, o la targa di Cecco Angiolieri, o la colonna con la lupa in Piazza Tolomei, e ad ogni tappa raccontare loro la relativa storia. In questo modo la visita rimane vivace e istruttiva.

Il Vicolo del Castellare, nel territorio della Civetta, prende il nome dall’antico Castellare degli Ugurgieri. Qui si accede al cuore della Contrada: oltre l’arco, il cortile medievale ospita la sede, l’oratorio e il museo contradaiolo.

Cosa si può visitare nella Contrada della Civetta?

Una contrada non è un museo a cielo aperto in senso tradizionale, ma nel girare per le sue strade troverete alcuni luoghi di grande interesse legati alla vita contradaiola e alla storia di Siena. Ecco i principali luoghi da visitare nel territorio della Civetta:

  • Piazza Tolomei e Chiesa di San Cristoforo: Questa elegante piazzetta, a metà di Banchi di Sopra, è l’ingresso ideale nel rione Civetta. Su di essa si affacciano il medievale Palazzo Tolomei (considerato uno dei palazzi più antichi di Siena, costruito intorno al 1205) e la Chiesa di San Cristoforo, una piccola chiesa romanica. San Cristoforo ebbe un ruolo speciale per la Civetta: prima che la contrada costruisse il proprio oratorio, i contradaioli si riunivano qui e vi avevano un altare dedicato . Inoltre, nella piazza è visibile la Colonna della Lupa, simbolo di Siena, posta qui dopo la battaglia di Montaperti del 1260 . Fermatevi un momento a osservare la lupa in cima alla colonna: come detto, l’originale è custodito nel museo di contrada , ma la copia vi dà l’idea di quanto i senesi tengano ai propri simboli. Questa piazza era un tempo teatro di adunanze civiche importanti: pensate, proprio davanti a San Cristoforo nel Duecento il Governo dei Nove (l’organo che amministrava la Repubblica di Siena) faceva i suoi annunci alla popolazione. È emozionante sostare qui e immaginare le scene di secoli fa. Per i bambini, può essere divertente contare quante civette e lupi riescono a individuare nelle decorazioni della piazza (spesso ve ne sono scolpite sugli stemmi in facciata o nelle inferriate).
  • Castellare degli Ugurgieri: Entrando da Vicolo del Castellare, si accede a uno dei luoghi più affascinanti: il Castellare degli Ugurgieri. Si tratta di un complesso di edifici fortificati del XIII secolo, disposti attorno a un cortile centrale, che appartennero alla nobile famiglia Ugurgieri . Oggi l’intero castellare è proprietà della Contrada della Civetta ed è il fulcro delle sue attività . Appena varcato l’arco, vi troverete in un cortile silenzioso, circondato da mura in pietra e finestre ad arco, con antiche pozze (pozzi) e stemmi contradaioli sulle pareti. Questo luogo trasuda medioevo da ogni pietra! Nei giorni feriali potreste trovarlo tranquillo e quasi deserto, mentre in occasione di feste contradaiole si riempie di gente, tavoli, bandiere, diventando un pittoresco scenario di convivialità. Sul lato destro del cortile, una scala conduce a un loggiato: da lì si accede alla Sede della Contrada e alle sale del museo. Sulla sinistra, invece, un portone introduce all’Oratorio.

Curiosità: Nel cortile cercate di individuare (se aperto) il piccolo cippo-fontanina dove vengono battezzati i contradaioli: spesso è situato sotto una nicchia o un tabernacolo con l’immagine della Vergine. Inoltre, a terra o sulle pareti potrete notare conchiglie fossili e ciottoli inglobati nella struttura: ciò perché le cantine e i sotterranei qui sotto mostrano depositi marini antichissimi, testimonianza di quando questa zona era un fondale (milioni di anni fa)! Nei sotterranei del Castellare gli occhi attenti possono vedere strati di conchiglie e sabbie consolidati nel tufo, un vero viaggio geologico nel tempo .

  • Oratorio di Sant’Antonio da Padova: Addossata al lato del Castellare vi è la chiesetta della contrada, costruita dai contradaioli tra il 1933 e il 1945 . L’esterno è molto sobrio, quasi non la si distingue se non per una piccola facciata in stile neoromanico senese. L’interno però è accogliente e pregno di significato: vi si conservano dipinti dedicati a Sant’Antonio (opera del pittore Galgano Perpignani) e una bella tela seicentesca donata dal Conte Guido Chigi Saracini . Sull’altare maggiore campeggia la statua di Sant’Antonio, protettore della contrada. L’oratorio è importante perché qui si svolgono tutte le cerimonie religiose contradaiole: messe per i defunti contradaioli, benedizione del cavallo il giorno del Palio, matrimoni di contradaioli talvolta, e ovviamente le funzioni della festa titolare. Se trovate aperto, entrate con rispetto (magari chiedendo al custode o a qualche contradaiolo): spesso i contradaioli sono fieri di mostrare la loro chiesa e magari vi racconteranno qualche aneddoto. Notate le bandiere e i ceri votivi: ogni Palio vinto, la contrada offre un ex-voto al suo santo. Inoltre le monture (costumi) utilizzate nel corteo storico potrebbero essere esposte qui o nelle sale adiacenti. Vale la pena vedere la commistione tra sacro e contradaiolo: Sant’Antonio con accanto le insegne della Civetta, un mix tipicamente senese.
  • Museo della Contrada Priora della Civetta: È sicuramente una tappa imperdibile. Inaugurato negli anni 1990 ma arricchito costantemente, il museo è ospitato in ambienti suggestivi del Castellare e racconta la storia e l’anima della contrada. Cosa si trova nel museo? Moltissime cose! Anzitutto i Palii vinti – ovvero i drappelloni originali conquistati dalla Civetta nelle sue vittorie, dal più antico al più recente . È emozionante vederli da vicino: enormi stendardi dipinti da artisti famosi, ciascuno relativo a un anno di vittoria. Poi ci sono gli arredi sacri provenienti dalla vecchia chiesa di San Pietro in Banchi (calici, reliquiari, paramenti liturgici) conservati quando quella chiesa fu chiusa . Troverete anche le antiche monture: i costumi storici indossati dai figuranti della contrada nel corteo (alcuni risalgono all’Ottocento e sono finemente ricamati a mano) . E ancora, ci sono opere d’arte: dipinti, sculture, ceramiche di proprietà della contrada.

Un’intera sezione è dedicata a una sorprendente collezione archeologica di maioliche: sono piatti, brocche e stoviglie databili tra il XIII e XVIII secolo, ritrovati scavando in un pozzo di butto proprio qui nel Castellare . Questi reperti mostrano come erano le ceramiche usate anticamente a Siena – un piccolo spaccato di vita quotidiana medievale. I visitatori curiosi noteranno addirittura che alcuni piatti del ’300 già avevano forme “moderne” con incavo centrale (anticipando un po’ la nouvelle cuisine come scherza qualcuno!) .

Vi sono poi cimeli vari: vecchie fotografie delle vittorie, bandiere sfilacciate dal tempo, tamburi, il masgalano (premio per la miglior comparsa) vinto in qualche anno, documenti e perfino filmati storici proiettati. Particolarmente emozionante è la parte dedicata alla stalla: una finestra interna al museo permette di affacciarsi sulla stalla del cavallo della contrada . Si tratta del piccolo locale dove viene tenuto il cavallo assegnato alla Civetta durante i giorni del Palio – uno spazio considerato sacro e inviolabile (specialmente nei giorni della carriera nessuno può entrare se non il barbaresco che accudisce il cavallo). Vedere la stalla, seppur vuota, con la lettiera e i finimenti pronti, aiuta a capire quanto sia importante il cavallo per i contradaioli.

Infine, il museo custodisce la già citata Lupa senese in pietra del 1470 circa, proveniente da Piazza Tolomei . È collocata in bella mostra e rappresenta un legame tangibile tra la storia di Siena e la contrada. Ci sono anche opere contemporanee, come ad esempio bandiere dipinte da artisti moderni e trofei di gare tra contrade. Il tutto è presentato con cura: guide appassionate (spesso contradaioli volontari come il signor Domenico, noto custode estivo del museo ) sono pronti a spiegare ai visitatori ogni dettaglio, magari con aneddoti personali delle vittorie vissute. I bambini rimarranno colpiti dai colori, dai costumi d’epoca, dai tamburi che si possono anche provare a suonare in qualche occasione, e dai video delle corse.

Una delle sale interne del Museo della Civetta, allestito nel Castellare degli Ugurgieri. Sulle pareti sono esposti i drappelloni dei Palii vinti dalla contrada, oltre a bandiere, cimeli e costumi storici che raccontano secoli di tradizioni.

Orari e visite: il museo è aperto prevalentemente nel periodo estivo e in occasione del Palio. Indicativamente, da giugno a agosto la mattina 10:30-12:30 e il pomeriggio 16:00-18:00 (ma negli ultimi anni l’orario è stato esteso, con aperture anche fino alle 19). L’ingresso è spesso gratuito, gestito dai contradaioli, ma è gradita una piccola donazione per sostenere la manutenzione . Si può anche prenotare una visita guidata contattando la contrada tramite il sito ufficiale . In genere troverete qualcuno ad accogliervi, e se non c’è affollamento vi accompagneranno di sala in sala in modo molto personale (alcuni volontari parlano inglese e altre lingue, e hanno anche audio-guide via smartphone per i turisti stranieri ). Vale davvero la pena visitarlo perché offre un’esperienza autentica, lontana dalle folle turistiche, dove si percepisce l’orgoglio e la passione di Siena per il Palio . Anche chi non conosce nulla delle contrade ne uscirà arricchito e – come dicono molte recensioni – con gli occhi luccicanti per aver capito perché il Palio è così importante per i senesi .

In sintesi, la Contrada della Civetta offre un itinerario concentrato ma ricchissimo: in pochi passi si passa dall’arte sacra alla tradizione popolare, dalla storia medievale alle emozioni sportive del Palio. Tutto è a misura di famiglia: le distanze sono brevi (perfetto per i bimbi che si stancano facilmente), e c’è sempre qualcosa di visivo o di curioso per catturare l’attenzione dei più piccoli (uno stemma con il gufo, un tamburo da provare, un cavallino di legno per giocare magari nel cortile del Castellare durante una cena).

Nei dintorni, essendo in centro, non mancano bar per un gelato o negozietti di dolci senesi (ricciarelli e panforte) se volete fare una golosa pausa prima di proseguire oltre.

Itinerario a piedi dall’Hotel Minerva verso i luoghi della Contrada

Per chi alloggia all’Hotel Minerva o comunque arriva dalla zona di via Garibaldi/stazione, proponiamo un semplice itinerario a piedi per esplorare la Contrada della Civetta in ordine logico. In totale sono meno di 2 km, comodamente fattibili in mezza giornata con calma, includendo soste e visita al museo.

Tappa 1: Da Hotel Minerva a Piazza Tolomei (porta d’ingresso della Civetta). Uscendo dall’hotel (Via Garibaldi 72), girate a destra e salite verso il centro storico. In circa 5-7 minuti arriverete a Piazza Salimbeni (riconoscibile per l’elegante palazzo e la statua al centro). Continuate dritto imboccando Via Banchi di Sopra, la via principale. Dopo altri 3 minuti di passeggiata sotto i portici medievali, la strada si allarga in Piazza Tolomei: siete arrivati! Qui vi trovate sul confine tra due contrade: il lato verso Palazzo Tolomei è Civetta, mentre il lato opposto (oltre Via di Città) sarebbe Pantera. Ammirate intanto Palazzo Tolomei e la Chiesa di San Cristoforo. Potete entrare un momento in chiesa se aperta: è molto semplice ma storica. Davanti alla chiesa, cercate la colonna con la lupa – magari raccontando ai bambini la leggenda di Senio e Ascanio e come la lupa arrivò a Siena (ricordando le righe lette su Flickr sulla lupa e i gemelli Remo e Romolo ). Scattate una foto di famiglia con la colonna e Palazzo Tolomei sullo sfondo!

Tappa 2: Vicolo della Torre e Castellare degli Ugurgieri. Dalla piazza, imboccate Vicolo di San Pietro (una piccola viuzza laterale a fianco della chiesa di San Cristoforo) oppure Vicolo della Torre che parte dalla piazza – entrambi portano nella stessa direzione interna al rione. In un minuto vi ritroverete su Via di Calzoleria e quindi in Vicolo del Castellare. Questo vicolo è strettissimo e suggestivo: vedrete l’insegna “Vicolo del Castellare” e probabilmente qualche bandierina nero-rossa se c’è aria di festa . Entrate nel Cortile del Castellare degli Ugurgieri (Tappa 2 raggiunta!). Prendetevi il tempo per esplorarlo: a sinistra c’è l’entrata dell’oratorio (magari chiuso, ma osservate il portale); a destra le scale per la sede. Al centro il pozzo. Provate a battere le mani o fare un suono: noterete che l’eco risuona tra le mura alte, dando la sensazione di trovarsi in un castello. Se c’è un custode o qualche contradaiolo, salutate con un sorriso – i senesi sono riservati ma molto fieri della propria contrada, e se capiscono che siete interessati vi racconteranno volentieri qualcosa.

Tappa 3: Visita al Museo della Contrada. Se siete in orario di apertura (mattina o pomeriggio) , cercate l’ingresso del Museo nel cortile. Di solito c’è una porta con stemma e magari una bandiera esposta. Suonate o entrate: vi accoglieranno e potrete iniziare la visita guidata. Calcolate circa 30-45 minuti per vedere tutto con calma. Per i bambini è un’esperienza affascinante: preparateli magari raccontando che vedranno “i veri stendardi vinti nelle corse, costumi come quelli di un museo del carnevale ma medievale, e pure i sotterranei con le conchiglie nella roccia!”. Coinvolgeteli facendogli cercare, ad esempio, il drappellone più vecchio (chiedete quale è il Palio più antico esposto, probabilmente ce n’è uno del Settecento) o il più nuovo (quello del 2014 vinto recentemente). Chiedete loro di individuare la civetta in ogni dipinto del drappellone (ogni Palio ha il simbolo della contrada vincitrice disegnato, sarà come una caccia al tesoro visiva). Non dimenticate di far notare la Lupa di pietra e spiegare che “questa stava in Piazza dove eravamo prima!”. Se Domenico o un’altra guida vi mostra la stalla, fate attenzione al racconto di come viene coccolato il cavallo nei giorni del Palio. All’uscita, lasciate magari un piccolo contributo libero nella cassettina: servirà a tenere vivo questo museo gratuito.

Tappa 4: Fontanina battesimale e dintorni del Castellare. Appena fuori dal museo, nel cortile o poco oltre, cercate la Fontanina (spesso è protetta all’interno di una nicchia con cancellino). Se è visibile, notate la piccola civetta in cima alla colonnina e spiegate ai bambini il rito del battesimo contradaiolo avvenuto magari proprio qualche settimana prima (se visitate in estate, è probabile sia recente – ad esempio nel giugno 2024 ben 25 nuovi contradaioli sono stati battezzati qui durante la festa ). Immaginate la scena: i neonati in braccio, la benedizione, gli applausi, e i nomi incisi nel “registro” di contrada. È una bella occasione per riflettere su come in questa città appartenere a una comunità inizi da piccolissimi.

Uscendo dal Castellare, potete fare un breve giro nelle stradine adiacenti del rione: ad esempio percorrete Via Cecco Angiolieri fino all’angolo con Via dei Rossi. Lungo Via Cecco Angiolieri, cercate se esiste una targa dedicata a Cecco Angiolieri sul civico n.26 (dove c’è anche un piccolo hotel oggi) o dintorni: di solito una lapide ricorda il poeta in latino o italiano. Proprio di fronte, noterete l’ingresso di un teatro: è il Teatro dei Rozzi, storica accademia senese, ma quello è territorio della contrada della Lupa (i confini tra contrade in centro sono intrecciati!). Tornando indietro sui vostri passi, fate una deviazione per Via dei Pellegrini e Vicolo dei Pollaioli: sono vicoletti caratteristici, con archetti e case in mattoni, che vi riportano verso Piazza del Campo uscendo dal territorio Civetta sul confine con Selva e Oca.

Tappa 5: Ritorno verso Hotel Minerva passando da Piazza Indipendenza. Dal Castellare, per tornare, potete fare una strada diversa: da Via Cecco Angiolieri scendete per Via dei Rossi (in Contrada Bruco, adiacente) fino a Piazza Indipendenza. Questo luogo è altro confine: da un lato di Piazza Indipendenza siete ancora in Civetta, dall’altro lato è Oca . Godetevi la vista: di fronte a voi si apre la Costarella dei Barbieri che scende verso Piazza del Campo (e segna il confine con Selva). Da Piazza Indipendenza potete svoltare in Via della Sapienza e poi di nuovo in Via Garibaldi per tornare all’hotel, completando il circuito.

Questo itinerario vi avrà fatto scoprire tutti i punti salienti della Contrada Priora della Civetta in modo rilassato. Ovviamente, se siete a Siena in giorni di Palio o feste, potrete adattare il percorso per assistere a eventi speciali (ad esempio se c’è la Prova Generale, vorrete essere in Piazza del Campo la sera; se c’è il giro della vittoria, seguite i contradaioli festanti!). Ma in qualunque momento dell’anno la zona della Civetta è piacevole da vivere: meno affollata di turisti rispetto ad altre vie, ricca di storie da scoprire. E chissà, magari i vostri bambini si affezioneranno al “loro” gufo al punto da tifare Civetta nel prossimo Palio!

Quanti Palii ha vinto la Civetta e quali sono?

La Contrada della Civetta nel corso della sua lunga storia ha ottenuto 34 vittorie ufficiali nel Palio di Siena . Questo è il numero di successi riconosciuti a partire dal Seicento in poi (per la precisione dal 1650 quando iniziano le statistiche ufficiali del Comune). La contrada però custodisce memoria anche di vittorie più antiche o straordinarie, arrivando a contarne 39 in totale secondo il proprio albo d’oro includendo Palii antecedenti o disputati in epoche remote. Comunque, attenendoci all’albo ufficiale comunale, sono 34 i Drappelloni conquistati dalla Civetta fino ad oggi, l’ultimo dei quali nel Palio dell’Assunta (16 agosto) 2014 , vinto con il cavallo Occolé montato dal fantino Andrea Mari detto Brio.

Facciamo un po’ di storia delle vittorie, perché può essere interessante sia per gli adulti che per i ragazzi vedere l’evoluzione nel tempo:

  • Prima vittoria: la Civetta vinse per la prima volta il Palio il 2 luglio 1664 (Palio di Provenzano). Fu un Palio “alla lunga” (cioè corso fuori Piazza del Campo) e tecnicamente viene registrato come vinto a cavallo scosso (ovvero senza fantino, perché il fantino cadde ma il cavallo concluse primo) . Un inizio rocambolesco che già diventò leggenda!
  • Periodo d’oro ottocentesco: la Civetta ebbe notevoli successi nell’800, specialmente grazie al fantino Luigi Menghetti detto “Piaccina”, che vinse ben 3 Palii di fila nel 1811-12-13 . In totale nell’Ottocento collezionò 15 vittorie , un record notevole che la rese una delle contrade più vittoriose del secolo.
  • Cappotto nel 1761 e 1778: ottenere il cappotto significa vincere entrambe le carriere (luglio e agosto) dello stesso anno. La Civetta ci riuscì due volte: nel 1761 (vinse sia a luglio che ad agosto ) e nel 1778 (vinse il Palio straordinario di agosto, corso eccezionalmente il 17, dopo aver vinto anche a luglio) . Pochissime contrade possono vantare cappotti multipli – la Civetta è tra queste, segno di grande competitività in quegli anni.
  • La lunga attesa del XX secolo: nel Novecento la Civetta inizialmente raccolse 5 vittorie fino al 1949 (con fantini leggendari come Primo Arzilli detto Il Biondo, vincitore nel ’45, ’47, ’49) . Poi però entrò in un periodo difficile: tra il 1949 e il 1976 non vinse nulla, un digiuno di 27 anni. Ruppe il sortilegio il celebre fantino Andrea Degortes detto Aceto nel 1976 . Ma dopo la vittoria del 1979 con Tremoto su Quebel , iniziò un altro periodo di astinenza durato addirittura 30 anni. Per questo la Civetta era diventata quella che a Siena viene scherzosamente chiamata “nonna”, ovvero la contrada che da più tempo non vince (titolo non proprio ambito!). Finalmente il digiuno è finito nel 2009, quando la Civetta tornò al successo dopo tre decenni, seguita poi dalla vittoria del 2014 . Queste due vittorie recenti hanno rinvigorito l’orgoglio civettino, togliendole l’etichetta di nonna e ridandole la gioia di portare in trionfo il drappellone.

Elenco dei Palii vinti: per gli appassionati o i curiosi, ecco una tabella riepilogativa delle vittorie della Civetta suddivise per secolo, con le date e qualche nota significativa:

SecoloVittorie della Civetta (data e riferimento)
XVII (1600–1699)2 vittorie: 2 luglio 1664 (cavallo scosso) ; 2 luglio 1699 (fantino Santino) .
XVIII (1700–1799)7 vittorie: 2 luglio 1727; 1761 (doppietta: 2 luglio e 16 agosto) ; 1778 (doppietta: 2 luglio e 17 agosto) ; 2 luglio 1780; 2 luglio 1789.
XIX (1800–1899)15 vittorie: 16 agosto 1811; 2 luglio 1812; 2 luglio 1813; 30 marzo 1819 (Palio straordinario primaverile) ; 2 luglio 1828; 2 luglio 1830; 16 agosto 1838; 16 agosto 1840; 2 luglio 1846; 2 luglio 1856; 17 agosto 1869; 2 luglio 1876; 2 luglio 1884; 16 agosto 1888; 2 luglio 1893 .
XX (1900–1999)8 vittorie: 2 luglio 1934; 16 agosto 1937; 16 agosto 1945 (Palio straordinario per la Liberazione di Siena) ; 18 maggio 1947 (Palio straordinario) ; 16 agosto 1949; 4 settembre 1960 (Palio straordinario del Centenario dell’Unità) ; 18 agosto 1976; 4 luglio 1979 (Palio dell’Assunta posticipato di un giorno per pioggia) .
XXI (2000–oggi)2 vittorie: 16 agosto 2009 (fantino Brio su Istriceddu) ; 16 agosto 2014 (fantino Brio su Occolè) .

Nota: Le date 2 luglio si riferiscono al Palio di Provenzano (in onore della Madonna di Provenzano, che si corre ogni 2 luglio), mentre le date 16 agosto (o 17/18 in alcuni casi straordinari) si riferiscono al Palio dell’Assunta (in onore della Madonna Assunta, il tradizionale Palio di metà agosto). Le date anomale (30 marzo 1819, 18 maggio 1947, 4 settembre 1960, ecc.) indicano Palii straordinari indetti per celebrazioni speciali. La Civetta nel Novecento ha beneficiato di alcuni Palii straordinari, aumentando il bottino. Ad esempio, quello del 1945 fu per festeggiare la fine della Seconda Guerra Mondiale e la Liberazione: la Civetta vinse proprio quel Palio speciale, e nel museo potrete vedere la bandiera di liberazione esposta in alto, che accolse gli alleati entrando a Siena il 3 luglio 1944 , un pezzo di storia patria oltre che contradaiola.

Confronto con le altre contrade: con 34 vittorie la Civetta si colloca a metà classifica circa tra le contrade di Siena in quanto a successi. Non è fra le più vittoriose in assoluto (Oca, Onda, Chiocciola ne hanno di più), ma ha un palmarès di tutto rispetto, arricchito per di più da due cappotti e da vittorie in momenti simbolici (fine guerra, etc.). I contradaioli ne vanno fieri e custodiscono ogni stendardo con devozione. L’ultima vittoria del 2014 è ancora fresca nella memoria: se capitate nel rione, è facile vedere foto di quella carriera appese nei bar di contrada o sentirne parlare con entusiasmo, sperando di ripetersi presto. Nel Palio, si sa, nessuna vittoria è mai definitiva: la gloria dell’ultima volta dura fino alla successiva, e la Civetta è sempre “affamata” di nuove vittorie – proprio come una civettina che di notte tiene gli occhi aperti in cerca della preda (metaforicamente, il Drappellone!).

Conclusione: l’esperienza di una famiglia nella Civetta

Visitare la Contrada Priora della Civetta è molto più che vedere monumenti: è entrare dentro l’anima di Siena. In questo piccolo angolo di città, partendo dall’accogliente Hotel Minerva che vi ha fatto da base, avrete scoperto una comunità viva, con i suoi rituali, i suoi racconti e la sua ospitalità genuina. Per una famiglia, l’esperienza può essere davvero arricchente: i bambini imparano divertendosi (tra musei insoliti e racconti di gufi, cavalli e cavalieri), i genitori apprezzano l’arte, la storia e anche la buona tavola se capita di partecipare a una cena contradaiola.

Prima di congedarci, immaginiamo qualche domanda finale che potrebbe sorgere e diamo le relative risposte:

D: Possiamo assistere a una prova del Palio o entrare nella contrada durante il Palio? – R: Certamente sì, le prove del Palio (mattina e sera, nei giorni 29-30 giugno/1 luglio o 13-14-15 agosto) sono pubbliche e gratuite in Piazza del Campo. Se la Civetta corre, potrete riconoscere i suoi colori e fare il tifo per lei. Per entrare nel clima, potete recarvi nel cortile del Castellare prima di una prova: vedrete i contradaioli radunarsi, il fantino indossare il giubbetto con lo stemma della Civetta, il cavallo uscire scortato… è molto emozionante. Ricordate solo di rispettare sempre le indicazioni dei contradaioli, specialmente nei momenti concitati.

D: È permesso acquistare souvenir o fazzoletto della Civetta? – R: Sì, ogni contrada di solito vende i propri gadget e bandiere presso la sede o durante eventi. Potete chiedere del “economo” o responsabile gadget. Un bel fazzoletto della Civetta (nero-rosso con civetta dorata) da mettere al collo ai bimbi può essere un ricordo fantastico – attenzione però, a Siena indossare un fazzoletto di contrada implica “tifare” per quella contrada, quindi magari evitate di indossarlo entrando nel territorio di una contrada rivale durante il Palio! In alternativa, potete acquistare bandierine, spille o magliette.

D: Possiamo partecipare a una cena di contrada? – R: Se vi trovate nel periodo giusto e avete contatti, è possibile. Ad esempio, la cena della prova generale a volte vende biglietti ai visitatori (ci sono punti informativi in Piazza del Campo nei giorni del Palio). Oppure se siete a Siena lontano dal Palio ma in occasione di feste (tipo la Festa Titolare di giugno), potete recarvi in contrada e chiedere se la cena è aperta anche a esterni – spesso i contradaioli accolgono volentieri ospiti, facendoli accomodare e magari spiegando i canti tradizionali. È un’esperienza molto autentica: immaginate di cenare a lume di candela in un vicolo medievale, con centinaia di senesi che cantano l’inno della Civetta e brindano gridando “Civetta! Civetta!” – momenti così rimangono nel cuore.

In conclusione, la Contrada della Civetta vi avrà mostrato come una città moderna viva ancora di antiche tradizioni. Salutando i luoghi visitati – il Castellare, Piazza Tolomei, il museo – porterete con voi un pezzo di Siena: magari la prossima volta che assisterete al Palio in TV, farete il tifo per quel piccolo grande gufo che “vede nella notte”! Buon viaggio nella storia e nelle emozioni, e viva la Civetta!