La Contrada di Valdimontone è uno dei leggendari 17 rioni storici di Siena, protagonisti assoluti del celebre Palio. Questa contrada affonda le sue radici nella storia medioevale della città e ancora oggi incarna lo spirito più autentico di Siena, fatto di passione, tradizione e comunità. Situata nel Terzo di San Martino, la Contrada di Valdimontone (detta anche Montone in breve) si estende nella parte meridionale del centro storico, attorno alla monumentale Basilica di Santa Maria dei Servi e nei pressi di Porta Romana. Il suo stemma è un ardito montone dorato incoronato, raffigurato rampante su campo oro, con un cantone azzurro recante una “U” coronata in onore di Umberto I . I suoi colori sociali sono rosso e giallo listati di bianco, combinazione che durante il Palio assume sfumature rosate. Il motto della contrada, dal sapore bellico, è “Sotto il mio colpo la muraglia crolla” – un detto che evoca l’idea di abbattersi sulle difese nemiche con la forza di un montone che sfonda le mura. La Contrada di Valdimontone vanta inoltre il titolo onorifico di Priora per aver ospitato nel 1700 la prima riunione ufficiale del Magistrato delle Contrade (l’assemblea che riunisce tutte le contrade senesi) . Il patrono venerato è la Madonna del Buon Consiglio, celebrata ogni anno il 26 aprile con la Festa Titolare , mentre l’antica corporazione di riferimento è quella dei mercanti di seta (a testimonianza delle arti e mestieri un tempo praticati in zona). Insomma, Valdimontone è una contrada dal blasone antico e fiero, molto amata dai suoi abitanti – i montonaioli – che ne custodiscono con orgoglio l’identità e le tradizioni.
Chi soggiorna a Siena e vuole immergersi nella cultura delle contrade non può perdersi una visita al territorio del Valdimontone. In questa guida andremo alla scoperta della storia secolare del Valdimontone, delle sue tradizioni più sentite, del suo museo e dei tanti Palii vinti che arricchiscono la Sala delle Vittorie contradaiola. Il tutto partendo idealmente dall’Hotel Minerva – un confortevole albergo 3 stelle situato dentro le mura medievali senesi – che useremo come punto di riferimento per un itinerario a piedi alla portata di tutti. L’Hotel Minerva, infatti, gode di una posizione centrale e strategica: basta uscire dalla porta per avere Siena ai propri piedi, con le sue strade ricche di storia pronte per essere esplorate passo dopo passo . Da qui raggiungeremo insieme la Contrada di Valdimontone, scoprendo lungo il percorso scorci autentici e panorami sorprendenti. Prepariamoci quindi a un viaggio nel cuore pulsante di Siena, tra passato e presente, rispondendo a tutte le domande che un visitatore curioso potrebbe porsi su questo affascinante angolo della città.
Come raggiungere la Contrada di Valdimontone dall’Hotel Minerva?








D: Qual è il percorso a piedi dall’Hotel Minerva alla Contrada di Valdimontone?
R: L’itinerario che conduce dall’Hotel Minerva al cuore della Contrada di Valdimontone è una piacevole passeggiata tra le vie medievali di Siena, ricca di scorci suggestivi. Hai essenzialmente due opzioni per arrivarci, entrambe facilmente percorribili a piedi:
- Opzione 1 – Percorso panoramico attraverso l’Orto de’ Pecci: Uscendo dall’Hotel Minerva (in via Garibaldi, zona nord-est del centro), dirigiti verso Piazza del Campo, la celebre piazza a forma di conchiglia simbolo di Siena (circa 15 minuti di cammino tra pittoreschi vicoli). Attraversa Piazza del Campo fino all’arco sotto il Palazzo Pubblico che conduce in Piazza del Mercato (la storica piazza dove un tempo si teneva il mercato cittadino, proprio dietro il Palazzo Comunale). Da Piazza del Mercato imbocca il viottolo che scende nell’Orto de’ Pecci, uno splendido giardino urbano e orto medievale ai piedi delle colline cittadine. L’Orto de’ Pecci è un luogo tranquillo e verde, popolato da ulivi, orti e persino qualche animale da fattoria – una piccola oasi bucolica in centro città, perfetta per una breve deviazione rilassante. Attraversa l’Orto de’ Pecci seguendo i vialetti in direzione sud: noterai subito, sulla collina di fronte a te, la mole imponente della Basilica di Santa Maria dei Servi che svetta sopra gli alberi. Un sentiero sale dal prato dell’orto verso la basilica: prendilo e preparati a un po’ di salita (circa 10 minuti per risalire il colle , con splendide vedute retrospettive sul profilo del Duomo di Siena alle tue spalle). Giungerai così in Piazza Alessandro Manzoni, il sagrato panoramico antistante la Basilica dei Servi. Questo punto offre uno dei colpi d’occhio più belli su Siena: voltandoti, potrai ammirare dall’alto la città vecchia con la Torre del Mangia e il Duomo che emergono tra i tetti – uno scenario da cartolina, soprattutto al tramonto. Di fronte a te hai la facciata in mattoni della Basilica dei Servi, e proprio accanto sorgono gli edifici della contrada Valdimontone (la sede, il museo e l’oratorio). In totale questo percorso panoramico richiede circa 25-30 minuti dall’Hotel Minerva, permettendoti però di vivere un’esperienza unica tra natura e vedute mozzafiato.
- Opzione 2 – Percorso urbano diretto lungo Via di Pantaneto e Via Roma: In alternativa, puoi scegliere una strada leggermente più lunga ma completamente asfaltata e ricca di negozi e locali tipici. Dall’hotel raggiungi Via di Pantaneto (ci arriverai salendo verso la zona di Piazza Tolomei/Banchi di Sotto e poi proseguendo verso sud – puoi chiedere indicazioni in hotel, è semplice orientarsi). Via di Pantaneto è una vivace via cittadina, costellata di osterie, botteghe e palazzi storici, che scende dolcemente verso Porta Romana. Percorrila tutta godendoti l’atmosfera autentica: qui sarai nel territorio della Contrada di Valdimontone, riconoscibile magari dalle bandiere con il montone esposte alle finestre durante il periodo del Palio. Al termine di Via Pantaneto, superata Porta Romana (uno degli antichi accessi nelle mura di Siena), svolta a sinistra in Via San Girolamo oppure nella successiva Via di Val di Montone: entrambe queste strade interne ti portano all’area della Basilica dei Servi e di Piazza Manzoni, fulcro della contrada. Noterai subito i colori del Valdimontone sugli edifici e, se sei fortunato, potresti sentire in lontananza il rullo di un tamburo contradaiolo in prova. Questo percorso urbano è leggermente più lungo (circa 1,5 km totali, 20-25 minuti a piedi dal Minerva), ma offre l’occasione di vedere uno spaccato di vita senese quotidiana fuori dalle rotte turistiche principali.
Entrambe le opzioni ti condurranno nel cuore della Contrada di Valdimontone, nei pressi della Basilica dei Servi. Se hai tempo, ti consiglio di fare l’andata da un percorso e il ritorno dall’altro, così da vivere entrambe le esperienze: magari sali attraverso l’Orto de’ Pecci per goderti il panorama in tranquillità, e poi ridiscendi in città passando per Via Roma e fermandoti in una gelateria o in una trattoria di Pantaneto per un rinfresco. In ogni caso, dall’Hotel Minerva arrivi comodamente a destinazione senza bisogno di auto né mezzi pubblici – un grande vantaggio dato che gran parte del centro di Siena è chiuso al traffico e va esplorato a piedi .
Veduta panoramica di Siena dalla zona della Basilica dei Servi (in primo piano a destra). Questo splendido santuario, che domina la valle dell’Orto de’ Pecci, è il cuore spirituale e geografico della Contrada di Valdimontone.
D: Quali punti di interesse si incontrano lungo il tragitto?
R: Durante il percorso dall’Hotel Minerva al rione di Valdimontone avrai l’opportunità di vedere diversi luoghi interessanti: – Piazza del Campo: il salotto di Siena, imperdibile con la sua forma a conchiglia e la Fonte Gaia al centro. È qui che si corre il Palio, e passarci ti farà già entrare in clima contradaiola. – Piazza del Mercato: proprio dietro Piazza del Campo, offre una vista insolita sul retro del Palazzo Pubblico e spesso ospita mercatini. Da qui parte il sentiero per l’Orto de’ Pecci. – Orto de’ Pecci: un grande orto-giardino medievale dove il tempo sembra essersi fermato. Se hai qualche minuto, fai un giro tra gli ortaggi e saluta gli asinelli e pavoni che spesso scorrazzano nell’area verde. Questo orto è anche sede di un ristorantino all’aperto: un picnic o una sosta qui con vista sulle torri di Siena è un piccolo lusso accessibile. – Basilica di Santa Maria dei Servi: una volta arrivato in zona Valdimontone, questa basilica del XIII secolo catturerà la tua attenzione. La sua facciata semplice in laterizio nasconde un interno ricco di opere d’arte (tra cui affreschi e la venerata Madonna del Bordone di Coppo di Marcovaldo). Dal sagrato potrai godere, come detto, di un panorama unico sulla città. – Fontanina di San Maurizio: lungo Via San Girolamo, vicino a Porta Romana, si trova l’antica fonte battesimale della contrada Valdimontone, nota come Fonte di San Maurizio. È una fontana trecentesca con stemmi medicei e una testa di leone da cui sgorga l’acqua . Curiosità: pur essendo l’unica fontanina nel territorio contradaiolo, Valdimontone non utilizza questa fonte per i battesimi contradaioli – a differenza di quasi tutte le altre contrade. La cerimonia di battesimo simbolico dei nuovi contradaioli del Montone avviene invece nel giardino accanto alla Sala delle Vittorie, il giorno prima della Festa Titolare, dove ai bimbi vengono consegnati il fazzoletto rosa della contrada e una pergamena, al suono dei tamburi . Passando accanto alla fonte, noterai una targa e lo stemma con il montone: vale la pena fermarsi un momento a leggere la storia di questa fonte e a scattare una foto. – Porta Romana: uno dei grandi portali nelle mura medievali di Siena. Si trova al margine meridionale del territorio del Valdimontone. Attraversare Porta Romana significa lasciare il centro storico; tu invece rimani all’interno e addentrati nel rione, ma puoi comunque dare un’occhiata all’imponente struttura della porta e immaginare i pellegrini che entravano in città lungo la Via Francigena.
In breve, il cammino dal Minerva a Valdimontone è ricco di spunti panoramici e storici. Indossa scarpe comode (ci sono salite e discese su lastricato) e preparati a scoprire un angolo di Siena autentico e meno affollato, dove potrai letteralmente camminare dentro la storia.
Storia e leggenda della Contrada di Valdimontone
D: Quali sono le origini storiche della Contrada di Valdimontone?
R: La Contrada di Valdimontone vanta origini antichissime, intrecciate alle leggende fondative di Siena stessa. Secondo la tradizione leggendaria, il nome Val di Montone deriverebbe da un certo Montorio, comandante romano inviato a combattere contro Ascanio e Senio (i leggendari fondatori di Siena, figli di Remo) nei primi tempi della città . Montorio avrebbe posto il suo accampamento proprio sul colle dove oggi sorge la Basilica dei Servi, allo scopo di assediare i nipoti di Romolo rifugiati nel castello di Castelvecchio. Da Montorio e dal colle che dominava la zona (chiamato poi “Castelmontorio”) sarebbe derivata la denominazione popolare di questa contrada. Al di là della leggenda, quel che è certo è che la zona di Valdimontone, compresa tra Porta Romana e la Valle di Follonica (oggi Orto de’ Pecci), era abitata già in epoca medievale e strategicamente importante per l’accesso meridionale alla città.
La contrada come entità amministrativa e sociale prese forma progressivamente nei secoli. Nel 1729 la governatrice di Siena, Violante di Baviera, emanò un bando che definì con precisione i confini territoriali delle 17 contrade, stabilendo una volta per tutte quali vie e quali edifici appartenessero a ciascuna . Per Valdimontone vennero delimitate vie come via di Val di Montone, via San Girolamo, via Roma, via di Porta Giustizia, parte di via di Pantaneto e altre strade secondarie , delineando un rione abbastanza raccolto attorno al fulcro della Basilica dei Servi. Ancora oggi questo territorio è il “quartiere” del Valdimontone: passeggiando qui sei ufficialmente entro i confini contradaioli stabiliti quasi 300 anni fa.
Nel corso del Settecento, la contrada assunse l’assetto istituzionale che conosciamo: con i propri rappresentanti (il Priore, il Capitano, i consiglieri) e le proprie attività comunitarie. Documenti d’archivio citano già dal XVII-XVIII secolo compagnie militari legate al Valdimontone (Borgo Santa Maria, San Maurizio, Sant’Angelo a Montone) e una sede contradaiola dove riunirsi . La contrada visse, come le altre, momenti cruciali legati al Palio ma anche eventi cittadini: ad esempio ebbe l’onore, come accennato, di ospitare la prima adunanza del Magistrato delle Contrade (l’organo collegiale delle contrade) verso la fine del ‘600, guadagnandosi appunto il titolo di Contrada Priora .
Nel XIX secolo, con l’Unità d’Italia e il mutare dei tempi, anche le contrade attraversarono periodi di crisi e rinascita. Valdimontone mantenne viva la propria identità anche quando il Palio subì alcune interruzioni (ad esempio durante le guerre). Nel Novecento, in particolare dopo la Seconda guerra mondiale, le contrade ripresero vigore come custodi delle tradizioni senesi. Il Valdimontone si distinse sia per i successi al Palio sia per alcune vicende singolari che vedremo in seguito (celebre è il “caso” del Palio del 1966).
Oggi la storia della Contrada di Valdimontone è tangibile ovunque nel rione: la Basilica dei Servi stessa, con la sua presenza maestosa, ricorda che fu grazie ai frati Serviti (insediati qui sin dal XIII secolo) se il quartiere crebbe attorno alla loro chiesa; le vie portano i nomi di antiche istituzioni (via San Girolamo, via delle Cantine, vicolo di San Clemente); e soprattutto il museo e l’archivio della contrada custodiscono i secoli di vita comunitaria, dalle antiche pergamene alle foto delle feste moderne. Valdimontone, pur essendo considerata una contrada “piccola” in termini demografici (pochi ma boni è il titolo scherzoso del giornalino contradaiolo!), ha una storia lunga e gloriosa, fatta di devozione (verso la Madonna del Buon Consiglio), di battaglie paliesche vinte e perse, di alleanze e inimicizie, e di un forte spirito di appartenenza tramandato di generazione in generazione.
D: Quali sono gli episodi storici più curiosi o importanti legati al Valdimontone?
R: Diversi aneddoti costellano la storia del Valdimontone, eccone alcuni fra i più significativi: – La prima contrada squalificata nella storia del Palio: Il Valdimontone detiene un primato poco invidiabile ma storico: fu infatti la prima contrada ad essere squalificata da un Palio. Questo avvenne in seguito ai tumulti del Palio dell’Assunta (16 agosto) del 1966 . Durante le prove di quel Palio, il fantino del Montone (Antonio Marino detto “Guanto”) ebbe un incidente alla mossa a causa dell’inesperienza del mossiere; ne seguì una vibrante protesta da parte dei contradaioli montonaioli, che invasero la pista e addirittura inseguirono il mossiere, creando disordini in Piazza del Campo. La situazione degenerò al punto che due contradaioli del Montone vennero arrestati dalla polizia, scatenando ulteriori proteste di solidarietà anche da parte di altre contrade . La sera prima della corsa, la comparsa (ossia il corteo) del Montone entrò addirittura nel territorio della rivale Nicchio – con il permesso di quest’ultima – per manifestare davanti al carcere in cui erano detenuti i giovani arrestati . Alla fine i due furono rilasciati, ma come conseguenza di quei tumulti la contrada del Valdimontone venne punita con la squalifica per un Palio (ovvero non poté partecipare al Palio successivo) . Fu la prima volta, nella plurisecolare storia della festa, che venne inflitta una squalifica a una contrada. Questo episodio rimane vivido nella memoria storica del Montone e viene spesso ricordato come esempio del carattere focoso e passionale dei montonaioli. – Il soprannome “Montone” e l’ariete alato: Ogni contrada di Siena ha un soprannome tradizionale o simbolico; nel caso del Valdimontone, è comunemente chiamato Montone. Il simbolo araldico è un montone (ariete) coronato e rampante. Una curiosità: nelle rappresentazioni artistiche, talvolta al montone vengono aggiunte ali (soprattutto nei pannelli dipinti o nei costumi), ispirandosi forse a un’antica allegoria. Questo può creare confusione con il Pegaso (simbolo della contrada rivale, il Nicchio, che è una conchiglia con un cavallo alato in alcune versioni dello stemma). Ma il montone del Valdimontone resta rigorosamente con le zampe per terra a sfondare la “muraglia” come dice il motto! – Titolo di “Priorato” e prima riunione delle Contrade: Abbiamo accennato che il Valdimontone è contrada “Priora”. Questo onore risale al 26 dicembre 1700, quando nella allora sede del Valdimontone si riunirono i rappresentanti di tutte le contrade dando vita alla prima assemblea congiunta, il Gran Priorato delle Contrade. Tale incontro pose le basi per una regolamentazione comune di alcune consuetudini contradaiole. Da allora, per consuetudine, il Valdimontone può fregiarsi del titolo di Priorato. Ancora oggi, se guardi l’elenco ufficiale, è chiamata “Nobile Contrada del Valdimontone” ma spesso si aggiunge anche “Priorato di Valdimontone” in contesti formali. – Pochi ma boni: Questo detto, in dialetto senese, significa letteralmente “pochi ma buoni” e si riferisce al fatto che il Valdimontone è storicamente una contrada con un territorio (e quindi popolazione) non vastissimo. Ciò nonostante, la qualità e l’attaccamento dei suoi contradaioli suppliscono alla quantità. Il Valdimontone ha spesso sfatato il mito di essere una contrada “piccola” vincendo Palii importanti contro contrade ben più numerose. L’espressione è così radicata che il giornalino periodico interno della contrada si chiama proprio Pochi ma boni . – Castelmontorio e le origini militari: Il toponimo Castelmontorio ricorre spesso nelle cronache antiche relative al Montone. Sul colle di Castelmontorio, dov’è la Basilica dei Servi, pare esistesse una piccola fortificazione o accampamento già in epoca medievale. Nel 1526, ad esempio, durante la Guerra di Siena, l’area di Castelmontorio fu teatro di scontri e il monastero dei Servi venne danneggiato. I contradaioli del Montone amano ricordare come il loro territorio fosse un baluardo a difesa di Siena dal lato sud. Questo spiega anche la presenza di ben tre compagnie militari storiche nel rione (Borgo S. Maria, S. Maurizio, S. Angelo a Montone) e alimenta la narrazione eroica del montone che sfonda le mura nemiche.
Questi episodi (fra storia documentata e tradizione orale) contribuiscono a creare l’aura unica del Valdimontone. Visitando il museo e parlando con i contradaioli, potresti sentirtene raccontare molti altri, magari sorseggiando un bicchiere di vino nella Società di contrada durante una cena: ogni angolo, ogni lapide sul muro qui ha qualcosa da narrare a chi ha orecchie per ascoltare.
Tradizioni e vita contradaiola del Valdimontone
D: Quali tradizioni celebrative e rituali mantiene viva la Contrada di Valdimontone?
R: La vita della Contrada di Valdimontone è scandita da una serie di tradizioni annuali, rituali solenni e momenti di convivialità che costituiscono l’anima stessa del rione. Eccone alcune tra le più importanti e caratteristiche: – Festa Titolare (Festa del Patrono): ogni contrada celebra il proprio santo patrono con una festa detta Festa Titolare. Per il Valdimontone il patrono è la Madonna del Buon Consiglio, festeggiata il 26 aprile . In quella giornata (o nel periodo immediatamente successivo, di solito un fine settimana) la contrada organizza cerimonie religiose e civili: si tiene la Messa solenne nell’oratorio contradaiolo, seguita dalla tradizionale processione per le vie del rione con la comparsa (ovvero i figuranti in costume storico), il tamburino e gli alfieri con le bandiere. La statua o immagine sacra della Madonna del Buon Consiglio viene onorata e portata in corteo. Durante la Festa Titolare avviene inoltre il battesimo contradaiolo dei nuovi nati: i bambini di famiglie montonaiole nati nell’ultimo anno (o anche adulti che chiedono di entrare a far parte della comunità della contrada) vengono simbolicamente “battezzati” dal Priore. Come accennato, a Valdimontone questo rito non si svolge alla fontanina come altrove, ma nel giardino accanto alla Sala delle Vittorie: ogni bimbo riceve qualche goccia d’acqua benedetta sul capo e soprattutto il fazzoletto di contrada (che per il Montone è di colore rosa, derivato dal bianco) annodato al collo, diventando così ufficialmente un contradaiolo . È un momento molto emozionante per le famiglie e l’intera comunità, accompagnato dal rullo dei tamburi e dallo sventolio delle bandiere. La Festa Titolare si conclude spesso con una cena della contrada all’aperto, in cui tutti i membri festeggiano insieme sotto le bandierine colorate che addobbano le strade. – Vita in Società e cene nel rione: il “cuore” sociale della contrada è la Società Castelmontorio, ovvero il circolo ricreativo del Valdimontone, situato in Piazza Manzoni (adiacente alla basilica). Qui durante l’anno, specialmente nei fine settimana, i contradaioli si ritrovano per cenare insieme, organizzare attività per bambini, tombolate, proiezioni di video del Palio, e semplicemente stare in compagnia. In prossimità del Palio, la Società diventa il centro operativo per la preparazione delle cene propiziatorie e celebrative. Una tradizione diffusa in tutte le contrade e molto sentita al Montone è la Cena della Prova Generale: la sera prima del Palio, dopo l’ultima prova in Piazza, tutta la contrada si riunisce a cena lungo le strade del rione. Viene allestita una lunghissima tavolata (immagina centinaia di persone sedute fianco a fianco nelle vie medievali illuminate dalle fiaccole) e si cena tutti insieme, contradaioli e ospiti, in un clima di emozione e speranza per la corsa del giorno seguente. Il menù è tradizionalmente semplice e abbondante (pasta al ragù, carne alla brace, vino rosso a volontà) e sul finire si canta l’inno della contrada. Se il giorno dopo il Palio arride al Valdimontone, allora qualche giorno dopo si tiene la sontuosa Cena della Vittoria; in caso contrario, la vita riprende normalmente ma già pochi giorni dopo i contradaioli iniziano a prepararsi per la prossima occasione. – Benedizione del cavallo e del fantino: un momento solenne, comune a tutte le contrade ma sempre toccante, è la benedizione del cavallo che correrà il Palio. Si svolge il giorno stesso del Palio (2 luglio o 16 agosto) nel tardo pomeriggio. Nel caso del Valdimontone, il rito avviene all’interno dell’Oratorio della Santissima Trinità, la chiesa della contrada. Questo oratorio, risalente al XIV secolo ma ristrutturato tra Cinquecento e Seicento , è uno spazio raccolto e sacro dove si conservano anche alcune reliquie e oggetti cari alla contrada. Il cavallo, addobbato con la coccarda dai colori rosso-giallo-bianco, viene condotto dentro l’oratorio (sì, proprio all’interno della chiesa!) dal barbaresco, preceduto dal fantino. Il parroco recita una breve preghiera e benedice cavallo e fantino con l’acqua santa, pronunciando la famosa formula: “Vai e torna vincitore!”. In quel momento l’ambiente si carica di tensione ed entusiasmo, e spesso riecheggia un corale “Amen!” gridato dai contradaioli presenti. Subito dopo, la comitiva esce per dirigersi verso la Piazza del Campo per la corsa. È un rituale che unisce fede e tradizione in modo unico. – Pellegrinaggio annuale e devozione mariana: alcune contrade organizzano ogni tanto pellegrinaggi collettivi a luoghi sacri. Valdimontone, avendo la Madonna come patrona, è particolarmente devota. Non è raro che i contradaioli, in particolari occasioni (ad esempio in anni giubilari o anniversari importanti), organizzino un pellegrinaggio al santuario di Santa Maria delle Grazie (fuori Porta Romana) o ad altri luoghi mariani per ringraziare la Madonna del Buon Consiglio. Inoltre, dentro la Basilica dei Servi vi è una cappella dedicata alla Madonna del Buon Consiglio dove i contradaioli accendono ceri votivi. – Alleati e rituali di alleanza: Tradizionalmente il Valdimontone ha una contrada alleata: si tratta dell’Onda, alleanza in vigore fin dal 1781 . Un tempo Valdimontone era alleata anche con la Giraffa (alleanza storica dal 1781 poi sciolta nel 1963) e perfino con il Nicchio prima che questo diventasse rivale (c’era stato un patto di amicizia dal 1905 al 1952) . Le alleanze tra contrade oggi sono soprattutto formali, ma si manifestano in alcuni gesti durante il Palio: ad esempio le contrade alleate si scambiano visite ufficiali prima della corsa, condividono eventualmente informazioni o strategie per favorire la vittoria dell’alleata se loro non corrono, e festeggiano insieme in caso di vittoria. Può capitare così che, se il Montone vince il Palio, delegazioni dell’Onda partecipino alla sua cena della vittoria portando un omaggio e viceversa. Sono piccole ma significative tradizioni che cementano i rapporti. Va detto però che molte alleanze antiche oggi sono sopravvivenze storiche: ciò che conta davvero per i contradaioli odierni è piuttosto la rivalità, che accende gli animi (e di quella parliamo a parte). – Il “Giro alle sette chiese”: dopo una vittoria del Palio, ogni contrada compie il giro di ringraziamento delle sette chiese, portando il drappellone (il Palio vinto) in visita nelle principali basiliche di Siena. Anche il Valdimontone osserva questo rituale: nei giorni successivi alla vittoria, il popolo del Montone sfila in abito da passeggio recandosi con il cencio (il dipinto vinto) al Duomo, a San Francesco, a Provenzano e nelle altre chiese storiche, per ringraziare la Vergine e i santi. È una tradizione secolare che unisce sacro e profano e commuove sempre molto i contradaioli, specialmente quelli che magari attendevano da decenni di rifare quel giro.
In sintesi, la vita contradaiola nel Valdimontone è un ricco tessuto fatto di fede, feste e quotidianità comunitaria. Da osservatore esterno, se capiti a Siena in periodo di Palio, non perdere l’occasione di fare un giro in contrada la sera: potresti imbatterti in una cena all’aperto o vedere le prove dei piccoli tamburini e alfieri. Ogni canto, ogni brindisi, ogni rituale ha un significato e una storia, che i montonaioli saranno fieri di spiegarti. Basta avvicinarsi con rispetto e curiosità, e Siena saprà svelarti i suoi segreti contradaioli.
D: Qual è la contrada rivale del Valdimontone e perché?
R: La rivale storica del Valdimontone è la Contrada del Nicchio (la contrada della conchiglia) . Si tratta di una rivalità particolare, perché a differenza di altre inimicizie secolari, quella tra Montone e Nicchio si è consolidata soprattutto nel Novecento. In effetti, la rivalità è ufficialmente riconosciuta solo dal 1952 , anno in cui accaddero scontri e tensioni tra le due contrade durante il Palio di agosto, in concomitanza con la rottura di un’alleanza più ampia (il patto T.O.N.O. tra Tartuca, Onda, Nicchio e Oca, che vide Nicchio e Oca diventare acerrimi rivali). Fino ad allora, paradossalmente, Montone e Nicchio erano state persino alleate per un periodo (prima metà del ‘900) . Ma già nei secoli precedenti non mancavano episodi di attrito: cronache ricordano baruffe tra montonaioli e nicchiaioli sin dal Settecento . Dopo la seconda guerra mondiale, con il riassetto delle rivalità, il Montone rimase coinvolto nella nuova faida Nicchio-Oca e, parallelamente, tornò a vedere il Nicchio come avversario diretto.
Da allora, Montone e Nicchio si considerano nemici giurati. Cosa comporta questa rivalità? Durante l’anno, onestamente, ben poco: le rivalità a Siena si accendono soprattutto in periodo di Palio, mentre nella vita quotidiana contradaioli di contrade rivali possono tranquillamente essere amici. Ma nei giorni del Palio, la tensione si fa sentire. Si evitano contatti “ufficiali”: ad esempio, se Montone e Nicchio corrono lo stesso Palio, le loro comparse non si salutano durante il Corteo Storico (dove invece di norma tutte le contrade rendono omaggio alle altre). I contradaioli delle due parti possono arrivare a scambiarsi sfottò pungenti in Piazza o nelle strade. Capita che i giovani delle due rivali si affrontino in qualche rissa dopo le prove, anche se oggi la sorveglianza è alta e questi episodi sono più rari che in passato. L’astio è soprattutto simbolico: il peggior incubo per un montonaiolo è vedere vincere il Nicchio, e viceversa. Si dice scherzosamente che un vero contradaiolo gode quasi di più per la sconfitta della rivale che per la vittoria propria! Ad esempio, se il Montone non corre il Palio ma lo corre il Nicchio, i montonaioli tiferanno per qualunque altro pur di veder perdere il Nicchio.
Un episodio significativo della rivalità avvenne nel 1963: in quell’anno Nicchio e Valdimontone si ritrovarono a contendersi la vittoria al Palio di luglio. Vinse il Nicchio sul filo di lana, scatenando la delusione cocente dei montonaioli. Da allora gli animi si infiammarono definitivamente. Un altro capitolo notevole fu nel 1990: il Palio di agosto 1990 fu vinto dal Valdimontone (dopo 13 anni che il Montone non vinceva), e tra le contrade sconfitte c’era proprio il Nicchio. I festeggiamenti montonaioli quell’anno furono doppiamente dolci.
Vale la pena notare che la rivalità Montone-Nicchio è ritenuta “giovane” rispetto ad altre ultra-secolari (come Aquila-Pantera o Oca-Torre). Ciò però non la rende meno sentita dai contradaioli di oggi. Montone e Nicchio non stringono alleanze con altre contrade rivali tra loro per rispetto reciproco: ad esempio il Montone è alleato dell’Onda, storica nemica della Torre, e il Nicchio è rivale dell’Oca – dunque Montone e Nicchio si trovano in schieramenti diversi nelle dinamiche di Piazza. In un certo senso, questa rivalità è alimentata anche dalla prossimità territoriale: i confini di Nicchio e Valdimontone sono vicini nella zona tra via Roma e Piazza del Mercato, quindi vicini scomodi. Se passeggi per via Pantaneto e via Roma, stai proprio attraversando zone di confine dove un tempo avvenivano i “ponti” (scontri fisici) tra giovani contradaioli. Oggi tutto avviene in modo più civile, con gli sfottò e i cori durante le passeggiate storiche.
In conclusione, Nicchio è la nemica giurata del Montone dal 1952 in poi . Se avrai occasione di assistere a un Palio con entrambe in Piazza, noterai sicuramente qualche scintilla di questa rivalità: basterà vedere la reazione di giubilo dei montonaioli se il Nicchio viene battuto, o viceversa. È parte del gioco e della passione unica del Palio di Siena.
Il Museo della Contrada di Valdimontone
D: Cosa si può vedere nel Museo della Contrada di Valdimontone?
R: Il Museo della Contrada di Valdimontone è un vero scrigno di memorie, dove sono raccolti i tesori che raccontano la storia e le glorie del Montone. Inaugurato relativamente di recente, nel 1997, il museo sorge in via Val di Montone n.6, proprio accanto all’oratorio e alla sede contradaiola . L’edificio museale stesso merita una menzione speciale: è stato progettato dal celebre architetto Giovanni Michelucci, in collaborazione con l’architetto Bruno Sacchi, a partire dagli anni ’70 . I lavori subirono varie interruzioni per questioni economiche e terminarono vent’anni dopo, con l’apertura ufficiale nel giugno 1997 . Michelucci, noto per opere come la stazione di Firenze Santa Maria Novella e la Chiesa dell’Autostrada, concepì qui uno spazio museale moderno ma perfettamente integrato nel contesto storico: infatti il museo è in gran parte sotterraneo, incassato nella collina, con un ingresso discreto in laterizio che riprende i materiali tradizionali senesi . Una volta entrati, si rimane colpiti dall’uso di elementi architettonici contemporanei (strutture metalliche, scale interne ardite) mescolati a pareti di mattoni antichi – un contrasto affascinante che crea un percorso espositivo movimentato su più livelli. Non a caso questo museo è considerato un piccolo capolavoro di architettura contemporanea inserita in un contesto storico .
Ma veniamo alle collezioni: cosa espone il museo? Possiamo suddividerle in diverse sezioni, corrispondenti alle anime della contrada: – Sala delle Vittorie: è forse la parte più emozionante per i contradaioli. Qui sono esposti i Drappelloni (o Palii) vinti dal Valdimontone nel corso dei secoli . Il drappellone (affettuosamente chiamato cencio) è il dipinto su seta che viene realizzato da un artista ogni Palio e assegnato come trofeo unico alla contrada vincitrice. La collezione del Montone ne vanta diversi – ricorderemo che il Valdimontone ha vinto 45 Palii ufficiali, quindi possiede altrettanti drappelloni originali nel suo palmarès! Naturalmente i drappelloni più antichi (dal ’600 all’800) non si sono conservati tutti, ma il museo espone quelli più recenti e qualche copia o riproduzione di quelli storici andati perduti. Tra i pezzi più ammirati c’è il Drappellone del 16 agosto 2012, vinto dal Montone: un’opera d’arte contemporanea che i montonaioli custodiscono gelosamente come ricordo dell’agognata vittoria dopo 22 anni di digiuno. Accanto ai palii, la Sala delle Vittorie ospita i Masgalani vinti (si tratta dei premi assegnati alla contrada con la migliore comparsa nel Corteo Storico): sono generalmente piatti o oggetti artistici, e il Montone ne ha qualcuno esposto, segno di eleganza nelle sfilate. Alle pareti della sala, poi, pendono spesso fotografie delle vittorie: ad esempio la foto del cavallo e fantino vincitori nell’ultimo trionfo, oppure immagini storiche di celebri vittorie del passato in bianco e nero. – Sezione storico-artistica: il Valdimontone, come tutte le contrade, ha anche un patrimonio di arte sacra e memorabilia. In questa parte del museo sono esposti antichi costumi medievali utilizzati nel Corteo storico del Palio (alcuni risalenti al XIX secolo e delicatamente restaurati). Ci sono poi le monture, ovvero le uniformi di valletti, tamburini e alfieri di varie epoche – un tripudio di velluti rossi e gialli, finemente ricamati, con dettagli che cambiano nel tempo seguendo lo stile delle diverse epoche. Non mancano oggetti sacri provenienti dall’oratorio: reliquiari, arredi liturgici, antichi candelieri, paramenti usati durante le funzioni della contrada. Ad esempio, il pastorale processionale in argento, o ex-voto donati al patrono. Un pezzo molto significativo è la collana del Priore: un gioiello in oro e smalti che reca il simbolo del montone, indossato dal Priore nelle occasioni ufficiali; l’attuale collana è moderna, ma in museo se ne conserva una più antica appartenuta a un Priore del XIX secolo. – Documenti e archivio storico: in una sala sono raccolti libri, documenti e cimeli di carta. Si possono vedere le copie dello Statuto della Contrada, antichi verbali di assemblea, bandi del Magistrato delle Contrade, e pergamene in cui si registrano donazioni o proprietà della contrada. Interessante è il Libro delle Vittorie, dove sono annotati anno per anno i Palii vinti, con il nome del fantino e del cavallo. Il Montone ne possiede uno originale iniziato nell’Ottocento. Alcune pagine antiche sono esposte dietro vetro. Ci sono anche lettere storiche – ad esempio la corrispondenza avuta con la Casa Reale quando, dopo il Palio del 1887, Umberto I conferì un’onorificenza alla contrada (essendo il montone coronato anche simbolo araldico, i Savoia erano ben contenti di omaggiare una contrada vittoriosa!). – Multimedia e ricordi recenti: il museo non dimentica di raccontare il presente. Ci sono schermi o postazioni video dove scorrono filmati delle corse del Palio vinte (per rivivere le emozioni del canape che cade e del Montone che taglia il traguardo). E poi ci sono i gadgets e ricordi: una teca espone le montature dei fantini vittoriosi (ad esempio il frustino spezzato di Scompiglio del 2012), un’altra teca può contenere i ferri del cavallo vincitore, o il giglietto (un particolare fermaglio) di una comparsa premiata. Tutto ciò serve a tramandare la memoria anche degli ultimi decenni.
Visitare il museo offre dunque una panoramica a 360 gradi sull’identità del Valdimontone: dalle radici religiose a quelle popolari, dalle glorie paliesche agli aspetti artistici. Inoltre, l’allestimento concepito da Michelucci rende la visita suggestiva: si passa da ambienti raccolti a spazi più ampi con affacci interni, quasi a ripercorrere metaforicamente salite e discese del rione.
D: È possibile visitare il Museo di Valdimontone? Serve prenotare?
R: I musei di Contrada non sono musei tradizionali con orari di apertura giornalieri; sono piuttosto musei comunitari, aperti in occasioni speciali o su appuntamento. Il Museo del Valdimontone, in particolare, essendo piccolo, apre generalmente su richiesta. I visitatori interessati possono contattare la contrada (tramite email o telefono reperibili sul sito ufficiale) e concordare una visita, solitamente guidata da un contradaiolo volontario. Talvolta, in periodi di alta affluenza turistica (come la settimana del Palio) o durante eventi cittadini (ad esempio Toscana Arcana o giornate FAI), alcuni musei di contrada vengono aperti straordinariamente al pubblico per qualche ora . È sempre bene informarsi presso l’ufficio turistico di Siena o il sito Visit Siena per sapere se ci sono tour organizzati dei musei contradaioli.
Visitare un museo di contrada è un’esperienza unica e autentica, ma ricordiamo che si tratta di luoghi vivi per la comunità: si entra in punta di piedi, rispettando l’ambiente e le eventuali indicazioni date. Spesso vi chiederanno di non fare foto (per riservatezza) o di non toccare i costumi. In cambio, avrete l’occasione di farvi raccontare aneddoti e spiegazioni direttamente dalla voce di chi vive la contrada. Nel caso di Valdimontone, se siete fortunati, la guida potrebbe essere qualche anziano contradaiolo che ha vissuto le vittorie più recenti e vi narrerà con gli occhi lucidi di quando “il Montone tornò a vincere dopo tanti anni”.
Insomma, pur senza l’organizzazione di un museo tradizionale, con un po’ di organizzazione potrete sicuramente aggiungere al vostro itinerario senese anche questo piccolo gioiello nascosto tra i vicoli di Valdimontone.
I Palii vinti dal Valdimontone
D: Quanti Palii di Siena ha vinto la Contrada di Valdimontone?
R: La Contrada di Valdimontone ha conquistato 45 vittorie ufficiali del Palio di Siena (riconosciute dal Comune) nel corso della sua storia . Questa cifra la pone a metà classifica circa nel palmarès delle contrade senesi: non è tra le più vincenti in assoluto, ma nemmeno tra le meno fortunate. Anzi, 45 vittorie sono un bottino di tutto rispetto, soprattutto considerando che molte di esse risalgono a epoche passate in cui il Palio era corso con frequenza diversa. La prima vittoria ufficiale registrata del Montone avvenne il 2 luglio 1663, mentre l’ultima – freschissima – è del 16 agosto 2025, nel Palio dell’Assunta di quell’anno . In mezzo, oltre tre secoli di trionfi alterni.
Curiosamente, la contrada stessa considera 49 le sue vittorie totali . Questa discrepanza (49 anziché 45) è dovuta al fatto che il Valdimontone include nel conto alcune vittorie storiche non riconosciute ufficialmente dall’albo d’oro comunale. Ad esempio, rivendica come suoi successi delle antiche “bufalate” (corsi con i bufali al posto dei cavalli) o Palii “alla lunga” corsi fuori Piazza prima del 1650. Fra queste, nel museo troverete menzionate una bufalata vinta nel 1637 e un Palio corso nel 1654. Tuttavia, nella conta ufficiale moderna del Palio di Siena, quei Palii non vengono considerati, e dunque il numero su cui ci basiamo è 45.
Per dare uno sguardo d’insieme ai successi del Montone, ecco una tabella riepilogativa di tutti i Palii ufficiali vinti dalla Contrada di Valdimontone dal XVII secolo ad oggi, con indicazione della data, del fantino vittorioso (col suo soprannome) e del cavallo:
| # | Data del Palio | Fantino vincitore | Cavallo montato |
|---|---|---|---|
| 1. | 2 luglio 1663 | Pavolino | “Capitano” |
| 2. | 2 luglio 1704 | Brucia | “Leprino di Castiglioncello” |
| 3. | 2 luglio 1705 | Pelliccino | “Capitano” |
| 4. | 2 luglio 1706 | Cappellaro | “Balzanello con mosca nel collo” |
| 5. | 16 agosto 1729 | Capanna | “Morello della Costaccia” |
| 6. | 2 luglio 1732 | Figlio di Cappellaro | “Storno del Parigini” |
| 7. | 2 luglio 1741 | Boccino | “Morello del Bambini” |
| 8. | 2 luglio 1746 | Bechino | “Sauro del Giorgi” |
| 9. | 16 agosto 1747 | Ministro | “Morello del Bambini” |
| 10. | 16 agosto 1757 | Il Lasca | “Baio del Nardi” |
| 11. | 2 luglio 1765 | Bastiancino | “Baio del Mancini” |
| 12. | 16 agosto 1774 | Bastiancino | “Sagginato del Gigli” |
| 13. | 2 luglio 1777 | Ciocio | “Storno del Santini” |
| 14. | 2 luglio 1781 | Beniamino | “Stornello del Cesti” |
| 15. | 16 agosto 1781 | Grillo | “Baio del Nepi” |
| 16. | 17 aprile 1791 (straordinario) | Nacche | “Baio bruciato del Dei” |
| 17. | 16 agosto 1792 | Dorino | “Morello del Ricci” |
| 18. | 2 luglio 1804 | Mattiaccio | “Baio scuro del Martini” |
| 19. | 3 luglio 1806 | Piaccina | “Morello maltinto del Neri” |
| 20. | 2 luglio 1808 | Biggeri | “Morello del Fontani” |
| 21. | 16 agosto 1829 | Gobbo Saragiolo | “Morello di Giuseppe” |
| 22. | 16 agosto 1844 | Figlio di Bonino | “Morello maltinto del Barbetti” |
| 23. | 2 luglio 1849 | Sagrino | “Morello balzano del Vigni” |
| 24. | 16 agosto 1852 | Gobbo Fenzi | “Morella del Grandi” |
| 25. | 16 agosto 1875 | Leggerino | “Baia del Franci” |
| 26. | 2 luglio 1879 | Leggerino | “Baia del Nardi” |
| 27. | 17 agosto 1884 (straordinario) | cavallo scosso* | “Farfallina” |
| 28. | 28 settembre 1902 (straordinario) | Picino | “Saura con fiore in fronte” |
| 29. | 16 agosto 1908 | Nappa | “Stella” |
| 30. | 3 luglio 1910 | Picino | “Sauro con stella in fronte” |
| 31. | 17 agosto 1913 (straordinario) | Rancani | “Grigio chiaro” |
| 32. | 2 luglio 1922 | Cispa | “Fanfara” |
| 33. | 2 luglio 1925 | Picino | “Lola” |
| 34. | 2 luglio 1927 | Picino | “Tonta” |
| 35. | 2 luglio 1946 | Ganascia | “Piero” |
| 36. | 28 maggio 1950 (straordinario) | Ganascia | “Gaia” |
| 37. | 2 luglio 1958 | Rondone | “Belfiore” |
| 38. | 2 luglio 1974 | Bazzino | “Pancho” |
| 39. | 2 luglio 1977 | Randa | “Quebel” |
| 40. | 2 luglio 1982 | Il Pesse | “Cuana” |
| 41. | 13 settembre 1986 (straordinario) | Il Pesse | “Brandano” |
| 42. | 16 agosto 1990 | Cianchino | “Pytheos” |
| 43. | 16 agosto 2012 | Scompiglio | “Lo Specialista” |
| 44. | 16 agosto 2025 | Gingillo | “Anda e Bola” |
Legenda: i Palii straordinari (non ordinari) sono indicati con data e nota; il simbolo cavallo scosso indica una vittoria in cui il cavallo ha vinto “scosso”, cioè senza fantino (come accadde nel settembre 1884, quando il cavallo Farfallina tagliò il traguardo primo dopo la caduta del fantino durante la corsa).
Come si può notare dalla tabella, il Valdimontone ha avuto alcune epoche d’oro, specialmente tra Settecento e primo Novecento, in cui accumulò numerosi successi, e poi periodi di magra. Ad esempio, si conta un “cappotto” (così viene chiamata la vittoria di due Palii nello stesso anno) nel 1781, quando il Montone trionfò sia a luglio sia ad agosto . Fu un’impresa memorabile allora, tant’è che tutt’oggi i contradaioli la ricordano con orgoglio (fare cappotto è evento rarissimo al Palio).
Nel Novecento, invece, Valdimontone visse lunghe attese: dopo il 1946 dovettero passare 12 anni per tornare alla vittoria (nel 1958), poi altri 16 anni fino al 1974. Il periodo più difficile fu tra il 1990 e il 2012: 22 anni di digiuno in cui il Montone non riuscì mai a vincere, subendo anzi diverse sconfitte brucianti all’ultimo momento. L’astinenza fu spezzata il 16 agosto 2012, con la vittoria del fantino Scompiglio su Lo Specialista, ed esplose una festa grandiosa perché molti giovani montonaioli non avevano mai visto vincere la propria contrada in vita loro . Quella vittoria del 2012 fu storica anche perché arrivò dopo 22 anni di attesa – un’eternità per Siena. Ma il Palio insegna la pazienza: dopo quel successo, il Montone è tornato competitivo, e infatti nel 2025 ha saputo di nuovo imporsi, rompendo un’altra “digiuno” di 13 anni e portando a casa il drappellone dell’Assunta con il fantino Gingillo su Anda e Bola .
Possiamo quindi dire che oggi Valdimontone è la contrada campione in carica (al 2025), avendo vinto l’ultimo Palio corso . Questo aggiunge entusiasmo nel rione: il cencio 2025 è esposto in prima fila nel museo e la gioia della recente vittoria è ancora fresca nell’aria. Se visiti la contrada in questo periodo, troverai probabilmente scritte celebrative sui muri (“Valdimontone 2025”), bandiere nuove di zecca issate ovunque e magari sentirai cantare l’inno contradaiolo con rinnovato vigore.
D: Chi sono i fantini più famosi legati alle vittorie del Valdimontone?
R: Scorrendo l’elenco delle vittorie, si incontrano nomi che hanno fatto la storia del Palio di Siena in generale. Alcuni da ricordare: – Luigi Bruschelli detto Trecciolino – sebbene non compaia nella lista sopra perché non ha vinto con il Montone, merita una menzione: è il fantino più vittorioso dell’era moderna e ha corso anche con il giubbetto del Valdimontone in varie occasioni (senza però mai riuscire a vincere per questi colori). La sua mancata vittoria con il Montone negli anni 2000 fu un dispiacere per la contrada, data la sua fama, ma rimane comunque molto stimato. – Jonatan Bartoletti detto Scompiglio – è il fantino che ha portato il drappellone del 2012 al Montone . Giovane, coraggioso, quel giorno fece una corsa perfetta partendo primo al canape e mantenendo la testa fino alla fine, regalando al Montone una gioia attesa da una generazione. – Giuseppe Zedde detto Gingillo – figlio d’arte (anche suo padre won Palii), è lui l’eroe dell’ultima vittoria 2025. Gingillo ha una storia interessante: per anni considerato fantino di seconda fascia, ha trovato la gloria con il Montone in un Palio molto tattico dove è riuscito a condurre dalla partenza all’arrivo con grande freddezza. Ora il suo nome resterà per sempre legato al Valdimontone. – Il Pesse (Andrea De Gortes) – fantino sardo, negli anni ’80 vinse due Palii per il Montone (1982 e 1986 straordinario). Era noto per la sua rivalità personale con Cianchino e per essere un fantino di temperamento sanguigno. – Leggerino (Angelo Volpi) – fantino dell’Ottocento che regalò al Montone una doppietta di successi (1875 e 1879). La sua storia è curiosa: era chiamato Leggerino perché era molto magro, e vinse per varie contrade, ma con il Montone ebbe un feeling particolare a fine carriera. – Picino (Francesco Ceppatelli) – uno dei più grandi fantini del primo ’900, dominò la Piazza e con Valdimontone vinse tre volte (1902, 1910, 1925). Picino era amatissimo dai contradaioli, e nel museo del Montone c’è ancora il frustino che utilizzò in una di quelle vittorie. – Ganascia (Fernando Leoni) – altra leggenda degli anni ’40-’50, vinse due Palii per il Montone (1946 e 1950 straordinario). A lui è legato un aneddoto simpatico: nel 1950 Montone vinse un Palio straordinario indetto per un anniversario, con il cavallo Gaia. Si racconta che dopo la corsa Ganascia brindò gridando “Evviva il Montone e chi lo monta!” facendo scoppiare in una risata generale.
Questi nomi – Trecciolino, Scompiglio, Gingillo, Il Pesse, Picino, Ganascia, ecc. – compaiono spesso nei racconti dei contradaioli. Se avrai occasione di parlare con un montonaiolo anziano, ti descriverà ancora l’emozione di quelle corse, le traiettorie al Casato, le nerbate date e ricevute. La memoria del Palio è memoria orale e collettiva, e al Valdimontone come altrove si tramanda con passione.
D: Quali sono le vittorie più importanti o sentite dal Valdimontone?
R: Ogni Palio vinto è importante per una contrada, ma alcuni hanno un sapore speciale: – 1781 – il “cappotto”: vincere due Palii su due in un anno è l’apice per una contrada. Il Montone ci riuscì nel 1781, e a distanza di oltre due secoli quella rimane l’unica doppietta della sua storia . Viene ricordata come un anno miracoloso; si narra che i festeggiamenti allora durarono mesi, con la contrada portata in trionfo perfino in Duomo per ringraziamento. – 16 agosto 2012: il Palio che ha interrotto 22 anni di astinenza. Molti contradaioli giovani non avevano mai vissuto una vittoria, dunque l’urlo esploso quando Lo Specialista tagliò il traguardo davanti a tutti fu liberatorio. Ancora oggi, a rivedere il video di quella corsa, i montonaioli si commuovono. Tra l’altro fu una vittoria “a sorpresa”, perché il Montone non partiva favorito; ma Scompiglio compì un piccolo capolavoro e la fortuna lo assistette. Per questo il 2012 è sentito quasi come una “rinascita” moderna della contrada. – 16 agosto 2025: l’ultimo trionfo, sempre memorabile perché fresco. Questo Palio è stato corso con un tempo record (poco più di 1’12” la durata della corsa, uno dei Palii più veloci di sempre) e il Montone è scattato in testa dominando fin dal primo San Martino . Ogni vittoria recente rafforza il morale contradaiolo e attira nuovi giovani in contrada – dopo il 2025 sicuramente tanti bambini del rione vorranno diventare tamburini o alfieri! – 2 luglio 1977: fu la prima vittoria del dopoguerra per il Montone dopo un lungo periodo (l’ultima era 1958). Avvenne con il fantino Randa su Quebel. È ricordata perché il Montone vinse partendo da non favorito e approfittando di una caduta di massa alla prima curva. In quella carriera celebre, quattro contrade caddero e Randa seppe destreggiarsi portando il cencio in via Val di Montone. Gli anziani la citano come “il Palio di Randa”. – 2 luglio 1849: un Palio celebre nella storia senese, perché fu corso in onore delle truppe austriache (erano anni turbolenti post 1848). Lo vinse il Montone con il fantino Sagrino su Morello. La vittoria in quell’occasione così particolare fu annotata persino dal Granduca Leopoldo II. Nel museo c’è una litografia d’epoca che raffigura quell’evento. – 16 agosto 1852: molto importante perché fu l’ultimo Palio prima di una lunga sospensione (dal 1855 al 1864 il Palio non si corse a causa di epidemie di colera). Vincendolo il Montone, rimase “campione in carica” per 13 anni senza corse successive. Fu vinto dal fantino Gobbo Fenzi su Morella, e quella vittoria venne quasi vista come una protezione della Madonna del Buon Consiglio sulla città in tempi difficili.
Ognuno di questi Palii ha un posto d’onore nella bacheca dei ricordi del Valdimontone. E se chiedi a un contradaiolo “quale Palio vorresti rivincere?”, ti risponderà: “Il prossimo!”. Perché a Siena, si sa, la vittoria più bella è sempre la prossima da conquistare.
Con questa lunga visita alla Contrada di Valdimontone abbiamo esplorato storia, arte e passione di uno dei rioni più antichi di Siena. Dal percorso a piedi che dal comfort dell’Hotel Minerva ci ha portati fin sulla collina dei Servi, fino alle sale del museo dove ogni drappellone racconta una festa e ogni reliquia un pezzo di anima contradaiola, il Montone ci ha aperto le sue porte. Speriamo che questa guida ti abbia fornito risposte esaurienti e stimolato nuove domande: perché il bello di Siena e delle sue contrade è che non si finisce mai di imparare e di meravigliarsi. La prossima volta che ti troverai sotto la bandiera rosso-giallo-bianca del Valdimontone, saprai di essere in un luogo dove la storia vive ancora, scandita dal rullo di un tamburo e dal battito dei cuori dei montonaioli.
