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Il Duomo di Siena, dedicato a Santa Maria Assunta, è uno dei gioielli gotici più importanti d’Italia. Con la sua inconfondibile facciata bicolore in marmo bianco e serpentino nero-verde, e un interno ricchissimo di opere d’arte, la cattedrale lascia i visitatori senza fiato. Non a caso l’intero centro storico di Siena è Patrimonio UNESCO: ogni pietra di questa città medievale racconta secoli di storia . In questa guida completa in forma di domande e risposte, scopriremo tutto ciò che c’è da sapere sul Duomo di Siena – dagli orari di visita ai biglietti, fino ai capolavori da non perdere al suo interno (come il celebre pavimento marmoreo, la Libreria Piccolomini, il pulpito scolpito, le sculture di Michelangelo e Bernini, ecc.). Inoltre, ti presenteremo l’Hotel Minerva di Siena come punto di partenza ideale per esplorare la città e il Duomo, con una sezione su cosa visitare nei dintorni. Preparati a un viaggio tra arte, storia e consigli pratici per vivere al meglio la meraviglia del Duomo di Siena!

Dove dormire a Siena per visitare il Duomo?

Dove conviene soggiornare a Siena se il tuo obiettivo è visitare comodamente il Duomo e le altre attrazioni del centro? Un’ottima scelta è l’Hotel Minerva, un incantevole hotel 3 stelle situato all’interno delle antiche mura medievali di Siena . L’hotel gode di una posizione strategica: si trova appena fuori dalla zona a traffico limitato ma a pochi minuti a piedi dai principali luoghi di interesse. In particolare, Piazza del Campo dista circa 15 minuti a piedi e il Duomo di Siena appena 17 minuti, con una piacevole passeggiata in salita che offre scorci spettacolari ad ogni svolta .

Soggiornare all’Hotel Minerva significa immergersi subito nell’atmosfera di Siena. L’hotel è ospitato in un edificio storico ed emana un fascino autentico, con ambienti che fondono storia e comfort moderno – pavimenti in cotto, travi antiche a vista e opere d’arte locale alle pareti . Molte camere vantano balconi panoramici sui tetti e le torri senesi, regalando tramonti indimenticabili mentre sorseggi un calice di Chianti al rientro dalle visite . Inoltre l’hotel offre servizi apprezzati dai viaggiatori, come reception 24/7 con staff multilingue pronto a consigliare itinerari segreti, una ricca colazione anche in giardino panoramico durante la bella stagione, Wi-Fi gratuito, bar interno e parcheggio privato custodito (una rarità a Siena!) .

All’Hotel Minerva potrai lasciare l’auto al sicuro e girare Siena a piedi senza pensieri. Dopo aver esplorato le meraviglie cittadine, è un sollievo sapere che la tua camera è sempre a pochi passi: puoi rientrare per una pausa rinfrescante e poi rituffarti tra vicoli e musei con nuove energie . La combinazione di posizione centrale e calda accoglienza offerta dall’Hotel Minerva ti permette di vivere Siena ai tuoi ritmi, senza fretta né stress. Insomma, per chi visita il Duomo e il centro storico, l’Hotel Minerva rappresenta un punto di partenza ideale.

Cosa visitare nei dintorni dell’Hotel Minerva?

Soggiornando all’Hotel Minerva avrai a portata di mano i tesori di Siena . Oltre al Duomo (di cui parleremo in dettaglio più avanti), ecco alcuni luoghi imperdibili nelle vicinanze dell’hotel, facilmente raggiungibili a piedi con brevi passeggiate:

  • Piazza del Campo – Il cuore pulsante di Siena e una delle piazze medievali più famose al mondo. Ha un’inconfondibile forma a conchiglia in discesa ed è circondata da eleganti palazzi, tra cui il Palazzo Pubblico con la Torre del Mangia. Qui si corre il celebre Palio di Siena, la corsa di cavalli tra contrade che infiamma la città due volte l’anno. Piazza del Campo è splendida a tutte le ore: di giorno ammiri la sua vastità e la Fonte Gaia marmorea; di sera diventa magica con i ristoranti all’aperto e le luci soffuse sui mattoni . Dal Minerva ci arrivi in ~15 minuti attraversando il centro storico: basta seguire Via Garibaldi e poi le indicazioni per Piazza del Campo, lasciandoti guidare dal via vai di gente e dal rintocco delle campane. All’improvviso, dopo un vicolo, la piazza si aprirà davanti a te in tutta la sua grandiosità .
  • Duomo di Siena (Cattedrale di S. Maria Assunta) – Un capolavoro dell’architettura gotica italiana, famoso per la facciata di marmo bianco e nero e l’incredibile ricchezza dell’interno. Appena entrerai resterai senza fiato di fronte al pavimento intarsiato unico al mondo, ai marmi policromi delle colonne e ai capolavori custoditi (come la Libreria Piccolomini affrescata dal Pinturicchio e le statue scolpite da Michelangelo) . Salendo poi sulle terrazze panoramiche del Duomo – la cosiddetta “Porta del Cielo” – potrai abbracciare Siena con lo sguardo dall’alto, un’esperienza emozionante e suggestiva (ne parliamo più avanti). Dal Minerva raggiungi il Duomo in circa 17 minuti a piedi: dopo Piazza del Campo, risali le vie verso la sommità della città (Via di Città o Via del Capitano) tra botteghe artigiane e antichi palazzi. Capirai di essere vicino quando vedrai svettare la cupola e il campanile zebrate del Duomo sopra i tetti. Consiglio: arriva al Duomo al mattino presto per goderti la facciata con la luce migliore e pochissima folla – vivrai un momento quasi spirituale di fronte a tanta bellezza .
  • Fortezza Medicea – Imponente fortezza del XVI secolo voluta dai Medici durante il periodo di dominio fiorentino. Oggi le sue mura racchiudono un grande spazio verde amato dai senesi per passeggiare, fare jogging e organizzare eventi. Dai bastioni della Fortezza si gode uno dei panorami più belli su Siena e la campagna circostante – ideale al tramonto per una passeggiata romantica mentre il cielo si tinge di rosa . All’interno spesso vi è l’Enoteca Italiana, con degustazioni dei migliori vini toscani in un contesto storico unico. La Fortezza si raggiunge in ~13 minuti dall’hotel; il percorso è una piacevole camminata leggermente in salita attraverso un tranquillo quartiere residenziale fino alle antiche mura medicee .
  • Museo Civico di Siena – All’interno del gotico Palazzo Pubblico in Piazza del Campo si trova il Museo Civico, tappa imperdibile per comprendere la storia e l’arte senese. Salendo lo scalone del Palazzo, ti ritroverai in sale affrescate che raccontano epoche lontane: la più famosa è la Sala dei Nove con il ciclo del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti (1338-39), capolavoro della pittura medievale dal messaggio civico sorprendentemente moderno. Nella Sala del Mappamondo ammira invece la Maestà di Simone Martini (1315), affresco raffigurante la Madonna in trono tra santi e angeli, testimonianza della devozione senese trecentesca . Dall’hotel, il Museo Civico si raggiunge in ~15 minuti a piedi (sempre arrivando in Piazza del Campo). Suggerimento: valuta di salire anche sulla Torre del Mangia accanto – sono ~400 gradini, ma la vista dalla cima è impagabile. Condividere la fatica e poi l’abbraccio panoramico sulla città sarà un ricordo indimenticabile, perfetto per coronare un viaggio romantico .
  • Basilica di San Domenico & Santuario di Santa Caterina – A circa 10 minuti a piedi dal Minerva si erge la Basilica di San Domenico, massiccia chiesa in mattoni da cui si gode anche una vista eccellente sul Duomo di fronte. L’interno, austero e solenne, custodisce importanti reliquie di Santa Caterina da Siena, patrona della città. Poco più in basso, incastonata nella sua casa natale, si trova il Santuario di Santa Caterina: un complesso di cappelle e chiostri che emanano un’atmosfera mistica e raccolta. Oltre al valore spirituale, questi luoghi regalano scorci panoramici suggestivi e una comprensione più profonda della Siena medievale e della sua Santa più illustre .
  • Orto de’ Pecci – Una curiosa oasi verde appena oltre Piazza del Campo, nel fondovalle di Porta Giustizia. L’Orto de’ Pecci è un antico orto medievale trasformato in parco urbano, dove sembra che il tempo si sia fermato. Passeggiando tra orti, frutteti e animali da fattoria (asinelli, oche, pavoni), potrai alzare lo sguardo verso la città ammirando un’insolita prospettiva della Torre del Mangia e dei tetti di Siena incorniciati dal verde . È il luogo ideale per una pausa di relax nella natura senza lasciare il centro: molte coppie e famiglie vi si fermano per un picnic o per pranzare alla trattoria del parco, prima di tornare a perdersi nei vicoli cittadini .

Naturalmente questi sono solo alcuni dei luoghi che potrai esplorare. Nei dintorni dell’Hotel Minerva, sempre a portata di passeggiata, ci sono anche la Pinacoteca Nazionale (museo di dipinti gotici senesi), la Basilica di San Francesco, il Battistero di San Giovanni e tanti vicoli caratteristici dove perdersi è un piacere . Ogni rione di Siena ha la sua anima, i suoi colori e le sue fontanine contradaiole: chiedi magari in hotel quali sono i segreti del quartiere in cui ti trovi, lo staff sarà felice di indicarti qualche esperienza autentica – ad esempio una visita a una bottega di ceramica artigianale o a un forno che sforna ricciarelli alle mandorle ancora caldi . Dopo aver visitato tutte queste meraviglie, tornerai in hotel stanco ma con il cuore pieno di bellezza, pronto a riposare per l’indomani. Siena e il Duomo ti aspettano!

Perché il Duomo di Siena è così famoso?

Il Duomo di Siena è celebre perché rappresenta uno dei più alti esempi di architettura gotica italiana e perché al suo interno racchiude capolavori assoluti dell’arte europea . Questa cattedrale ha visto all’opera alcuni dei più grandi maestri tra Duecento e Seicento: Nicola e Giovanni Pisano (autorevoli scultori gotici), Donatello, Michelangelo, Gian Lorenzo Bernini per la scultura; Duccio di Buoninsegna, Pinturicchio, Beccafumi per la pittura, solo per citarne alcuni . Ogni angolo del Duomo racconta un pezzo di storia dell’arte.

Già l’esterno colpisce per la sua bellezza: la facciata in marmo bicolore finemente scolpita e l’elegante campanile striato di bianco e nero rendono il Duomo immediatamente riconoscibile nello skyline di Siena. Ma è soprattutto all’interno che il visitatore rimane a bocca aperta: il pavimento intarsiato in marmo – definito da Giorgio Vasari “il più bello, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto” – è unico al mondo; la Libreria Piccolomini con i suoi affreschi rinascimentali sgargianti è un gioiello da scoprire; il pulpito marmoreo di Nicola Pisano del 1268 è un caposaldo della scultura gotica; e ancora, si possono ammirare statue di Michelangelo incastonate in un altare, opere di Bernini in una cappella barocca, vetrate istoriate disegnate da Duccio e dipinti di maestri senesi come Matteo di Giovanni e Domenico Beccafumi. In pratica, ogni epoca ha lasciato il suo segno nel Duomo, creando una sorta di museo diffuso che spazia dal Medioevo al Barocco .

Inoltre, l’intero complesso monumentale del Duomo comprende varie sezioni (battistero, cripta, museo, punto panoramico), visitabili con un unico biglietto, il che arricchisce ulteriormente l’esperienza. Tutto ciò rende la Cattedrale di Siena una meta imperdibile: spiritualità, arte e architettura si fondono per offrire un’emozione indimenticabile a chi la visita.

Quando e come è stato costruito il Duomo di Siena? (Cenni storici)

La costruzione del Duomo di Siena iniziò nel XIII secolo. Già intorno al 1226-1227 esisteva una cattedrale romanica, ma la città in piena crescita decise di erigere un nuovo grande Duomo in stile gotico sopra (e inglobando in parte) la preesistente chiesa . La struttura attuale della cattedrale fu sostanzialmente realizzata tra la metà del Duecento e la fine del Trecento. La facciata inferiore venne iniziata verso il 1284 sotto la direzione di Giovanni Pisano, che fu capomastro fino al 1297 circa . La parte superiore della facciata fu completata diversi decenni dopo, intorno al 1376, probabilmente su disegno di Camaino di Crescentino (padre del famoso scultore Tino di Camaino) . La cattedrale fu consacrata nel 1215 (secondo la tradizione) e poi nuovamente nel 1260, mano a mano che i lavori procedevano, ma le rifiniture architettoniche e decorative proseguirono per lungo tempo.

Nel 1317 venne completata la splendida cupola ottagonale con la sua lanterna (per la cui doratura intervenne più tardi lo stesso Bernini nel 1666) . Intorno al 1310-1330 furono aggiunte anche le navate laterali del coro e altre cappelle. Alla fine del Duecento e inizio Trecento Siena era all’apice della sua potenza economica e demografica: ciò si rifletteva nell’ambiziosità del Duomo, considerato un simbolo dell’orgoglio cittadino.

Il momento più audace della storia costruttiva arrivò nel 1339, quando – con Siena ricchissima e desiderosa di mostrarsi all’altezza della rivale Firenze – si progettò un ampliamento colossale: il cosiddetto “Duomo Nuovo”. In pratica si decise di costruire una nuova navata centrale enorme, ruotata di 90°, utilizzando l’attuale cattedrale come transetto . I lavori iniziarono con entusiasmo: già dal 1340 furono sotto la supervisione dell’architetto Giovanni di Agostino . Vennero edificate le gigantesche mura perimetrali della nuova navata (di cui oggi resta visibile il grande faccione o “facciatone” in Piazza Jacopo della Quercia). Purtroppo il progetto naufragò a causa di eventi tragici: nel 1348 la peste nera decimò la popolazione di Siena, e inoltre vennero alla luce errori di calcolo e cedimenti strutturali nelle nuove costruzioni. Nel 1357 il Consiglio cittadino deliberò di interrompere definitivamente i lavori del Duomo Nuovo .

Siena dovette quindi accontentarsi del “vecchio” Duomo, che peraltro era già di per sé magnifico. Le parti incompiute rimasero come monito della hybris cittadina: ancora oggi affacciandosi dal museo dell’Opera si può vedere la navata incompiuta e salire sul Facciatone per immaginare le colossali dimensioni che avrebbe avuto la nuova cattedrale. Dopo il XIV secolo, la fabbrica del Duomo riprese solo per completare decorazioni e aggiungere cappelle interne, senza stravolgerne la struttura. Nel Seicento furono aggiunti elementi barocchi (come la Cappella del Voto progettata dal Bernini). Nel complesso, però, il Duomo di Siena ci è giunto quasi identico a come appariva nel Trecento, testimonianza intatta dello splendore medievale senese.

Cos’era il progetto del “Duomo Nuovo” e perché non fu completato?

Il Duomo Nuovo di Siena fu il grandioso progetto di ampliamento della cattedrale avviato nel 1339, in una fase in cui Siena prosperava e ambiva a dotarsi di una chiesa più grande di San Pietro a Roma e di Santa Maria del Fiore a Firenze. L’idea era di costruire una nuova enorme navata orientata nord-sud, sfruttando l’esistente Duomo gotico (orientato est-ovest) come transetto. In pratica, entrando oggi nel Museo dell’Opera, ci si trova dentro quella che avrebbe dovuto essere la navata laterale destra del Duomo Nuovo : uno spazio vasto, con arcate monumentali che danno l’idea delle dimensioni previste. Il Facciatone in mattoni visibile accanto al museo è in realtà la facciata incompiuta della nuova cattedrale.

Perché un progetto così ambizioso fallì? I motivi furono molteplici: innanzitutto, la terribile peste del 1348 ridusse drasticamente la popolazione senese (si stima morì oltre la metà degli abitanti) e con essa le risorse economiche e umane. Inoltre, indagini successive rivelarono che i lavori di ampliamento avevano difetti strutturali: probabilmente le fondamenta e le proporzioni non erano state calcolate con sufficiente rigore, tanto che parti costruite mostrarono lesioni e crolli prima ancora di essere completate . Davanti a tali difficoltà, e con la città indebolita dall’epidemia, si decise di abbandonare l’impresa nel 1357.

Oggi il progetto del Duomo Nuovo resta una delle curiosità storiche di Siena. Visitando l’area del “Duomo vecchio” si possono ancora vedere i resti di quella visione incompiuta: oltre alla facciata mozzata e alle grandi arcate, si possono scorgere le basi delle colonne mai finite. Il Comune di Siena all’epoca dovette anche fronteggiare accuse di mala gestione dei lavori – c’è chi parlò di corruzione e sprechi – ma col senno di poi possiamo dire che la parte costruita non fu inutile: dal 1869 ospita il Museo dell’Opera della Metropolitana, e il Facciatone è oggi un meraviglioso punto panoramico sulla città. Il Duomo Nuovo, se completato, avrebbe reso la cattedrale di Siena la più grande d’Europa; invece è rimasto un sogno irrealizzato, che però aggiunge fascino alla storia senese e ci fa apprezzare ancora di più la perfezione equilibrata del Duomo gotico originale.

Chi ha progettato la facciata del Duomo di Siena?

La facciata del Duomo di Siena è un capolavoro in due “atti” distinti. La parte inferiore (fino al rosone centrale) fu progettata e scolpita principalmente da Giovanni Pisano tra il 1284 e il 1297 . Giovanni, figlio del celebre Nicola Pisano, arricchì la facciata di sculture e rilievi di straordinaria espressività gotica: colonne tortili decorate da tralci vegetali, guglie e timpani traforati, e una miriade di statue di profeti, filosofi antichi, sibille e figure bibliche. Molte di queste sculture originali di Giovanni Pisano (raffiguranti, ad esempio, le Sibille, i Profeti e i filosofi pagani) sono state rimosse nei secoli per preservarle e oggi si possono vedere nel Museo dell’Opera . In facciata sono rimaste copie, ma lo spettacolo resta magnifico. Al centro spiccano tre ampi portali gotici strombati: nei timpani sopra di essi sono inseriti mosaici decorativi (realizzati nell’Ottocento, richiamano lo stile originario) che raffigurano scene della Vergine Maria, a cui il Duomo è dedicato. Colonne, capitelli e archi della parte bassa sono un trionfo di dettagli: ogni capitello ha volti e foglie scolpite; le arcate cuspidate presentano busti e testine aggiunti nel XVII secolo ; agli angoli salgono verso il cielo torrette e guglie riccamente decorate, su cui svettano angeli e la statua della Madonna al centro, appena sopra il rosone.

La parte superiore della facciata fu completata diversi decenni dopo. Dopo l’interruzione dei lavori da parte di Giovanni Pisano, la facciata rimase incompleta fino al 1370 circa, quando fu terminata probabilmente sotto la guida dell’architetto Camaino di Crescentino (o del suo allievo Giovanni di Cecco). Il risultato è che la parte alta ha uno stile leggermente diverso, più vicino al gotico “internazionale” del tardo Trecento. Si notano tre grandi ghimberghe triangolari sopra ciascun portale, rivestite di marmo bianco con intarsi geometrici in marmo scuro e rosso di Siena . Al centro della facciata campeggia un grande rosone circolare: la vetrata originale era quella creata da Duccio nel 1288-89 (un’opera splendida raffigurante la Madonna e varie scene, oggi conservata nel museo e sostituita da una copia in facciata) . Intorno al rosone vi è una cornice con busti di profeti e patriarchi biblici (anche questi per lo più copie, con originali nel museo). Più in alto, la facciata culmina con una cuspide centrale e due laterali: in quella centrale è posta una statua dell’Arcangelo Michele che sconfigge il drago, guardiana simbolica della chiesa.

L’insieme della facciata è di una ricchezza straordinaria ma allo stesso tempo armoniosa. Il bianco abbagliante del marmo di Carrara è vivacizzato da inserti di marmo verde scuro e rosso, creando un vivace contrasto di colori. La tripartizione verticale (tipica delle chiese a tre navate) è evidenziata sia in basso (tre portali) sia in alto (tre cuspidi), dando equilibrio alla composizione . Vale la pena di dedicare tempo ad osservare i dettagli: ogni statua e rilievo ha un significato. Ad esempio, alla base dei pilastri si trovano sculture di leoni stilofori (leoni che sorreggono colonne) e altri animali simbolici; nelle lunette dei portali sono raffigurate scene della vita della Vergine e di Cristo; sui pinnacoli laterali si riconoscono figure allegoriche e santi. L’insieme è un racconto scolpito nella pietra. Anche se l’ultima porzione fu completata da altri artisti, l’impronta di Giovanni Pisano (che infuse un naturalismo e un dinamismo gotico innovativi) rimane dominante . La facciata del Duomo di Siena è unanimemente considerata una delle più belle d’Italia, e di notte, illuminata, offre uno spettacolo mozzafiato in Piazza del Duomo.

Cosa rende unico il pavimento del Duomo di Siena e quando si può vedere?

Uno dei tesori più straordinari del Duomo di Siena – talmente unico da meritare da solo una visita – è il suo pavimento marmoreo intarsiato. Si tratta di un vasto tappeto di marmi policromi composto da 56 riquadri (tarsie) che coprono interamente il pavimento della cattedrale, navate e transetti compresi . Giorgio Vasari, grande storico dell’arte, lo definì “il più bello, grande e magnifico pavimento che mai fosse stato fatto” , e a ben vedere: è il risultato di un progetto artistico durato quasi sei secoli (dal Trecento all’Ottocento) che non ha eguali al mondo .

La caratteristica del pavimento è la tecnica con cui è realizzato: il commesso marmoreo (intarsio di marmi) unito al graffito. I disegni preparatori venivano incisi su lastre di marmo e poi realizzati accostando tessere di marmi colorati differenti, come in un puzzle di pietra. Nelle parti più antiche (XIV secolo) si usò anche la tecnica del graffito: incisioni riempite di stucco nero su marmo bianco . Il risultato finale è incredibile: scene ricchissime di dettagli, quasi come fossero dipinte, ma ottenute accostando frammenti di marmo di vari colori.

Il messaggio iconografico del pavimento è altrettanto notevole: un percorso sapienziale e religioso che va dall’Antico al Nuovo Testamento, con richiami alla civiltà classica. Appena entrati, sul pavimento della navata centrale, il primo riquadro invita il visitatore a prepararsi spiritualmente: c’è una scritta che ammonisce “Ricordati di entrare castamente nel tempio puro della Vergine” in latino . Subito dopo si incontra la tarsia con Ermete Trismegisto (1488, di Giovanni di Stefano) – figura simbolica di sapienza pagana – circondato dalle 10 Sibille profetesse (disegnate nel 1482-83 da maestri senesi come Neroccio di Bartolomeo e altri), poste lungo le navate laterali . Queste figure dell’antichità preannunciano, secondo la lettura cristiana, la venuta della Sapienza divina (Cristo). Non a caso il filo conduttore di tutto il pavimento è la ricerca della Sapienza: molti riquadri sono un invito costante alla Sapienza .

Proseguendo, sempre nella navata centrale, troviamo l’emblema di Siena: la Lupa che allatta Romolo e Remo, circondata da simboli di città alleate, a ribadire l’identità civica senese (questa tarsia fu rifatta nell’800, disegno di Leopoldo Maccari) . Non lontano, un altro capolavoro: l’Allegoria del Monte della Sapienza (1505) disegnata da Pinturicchio – unico artista non senese a contribuire al pavimento – in cui una montagna impervia simboleggia la virtù da conquistare, con in cima la Sapienza divina raffigurata come una piazza templare .

Nel transetto e sotto la cupola, il tema si sposta su episodi biblici del popolo ebraico e del Nuovo Testamento. Spiccano le opere spettacolari di Domenico Beccafumi (pittore manierista del ’500, abilissimo nel disegno per intarsi): Beccafumi realizzò scene come le Storie di Elia e Acab, Mosè che fa scaturire l’acqua dalla roccia, le Tavole della Legge sul Sinai e il Sacrificio di Isacco (1520-1547 circa) . Grazie alla sua maestria tecnica, Beccafumi raggiunse effetti di chiaroscuro sorprendenti nel marmo, quasi fosse disegno a matita . Un’altra scena emozionante nel transetto è la Strage degli Innocenti (1481) disegnata da Matteo di Giovanni, drammatica e ricca di pathos, con i soldati di Erode che compiono il massacro: un soggetto terribile raccontato con grande efficacia narrativa .

In totale, camminare sul pavimento del Duomo è come leggere un grande libro illustrato di filosofia, storia e fede. Ogni riquadro ha la sua iscrizione e significato: figure dell’antichità (Socrate, Cratete, la Lupa), simboli della virtù, scene bibliche. Nessun altro pavimento al mondo raggiunge questa complessità e bellezza .

Va detto che per motivi di conservazione il pavimento non è sempre visibile in tutta la sua gloria. Gran parte dell’anno molte tarsie sono coperte da pannelli protettivi. La scopertura completa avviene solo in periodi limitati. Quando si può vedere il pavimento scoperto? Di solito per circa 6-10 settimane ogni anno: tipicamente dall’ultima settimana di giugno fino a fine luglio, e di nuovo da fine agosto fino a metà ottobre . Ad esempio, nel 2025 le date programmate sono 27 giugno – 31 luglio e 18 agosto – 15 ottobre . In questi periodi tutte le tarsie vengono rivelate, permettendo ai visitatori di ammirarle da vicino (camminando solo sui percorsi indicati per non danneggiare le opere). Fuori da queste finestre temporali, restano visibili solo alcune parti (ad esempio la Lupa e poche altre). Se hai l’opportunità di scegliere, visita Siena in quei mesi: vedere l’intero pavimento scoperto è una esperienza memorabile. Naturalmente è anche il periodo più affollato, quindi conviene prenotare i biglietti e magari entrare al mattino presto. Piccola curiosità: durante la scopertura del pavimento, le messe domenicali vengono spostate in un’altra chiesa (la Santissima Annunziata), così che anche di domenica mattina i turisti possano calpestare – con rispetto – questo tappeto di marmo unico al mondo .

In sintesi, il pavimento del Duomo di Siena è un capolavoro assoluto sia per la tecnica (un mosaico di marmi di impressionante complessità) sia per il messaggio delle scene (un percorso di elevazione dalla sapienza umana a quella divina) . Non dimenticare di guardare non solo sotto i piedi, ma anche le colonne e i pilastri intorno: in alcuni punti sono decorati con lo stesso motivo a tarsie, integrando pavimento e architettura in un unico spettacolo di arte sacra.

Cos’è la Libreria Piccolomini e cosa vi si trova?

All’interno del Duomo di Siena, lungo la navata sinistra, si apre uno scrigno coloratissimo: la Libreria Piccolomini. Non si tratta di una biblioteca in senso tradizionale (paradossalmente i libri a stampa non furono mai collocati qui), ma di una sontuosa sala affrescata voluta alla fine del Quattrocento da un membro della famiglia Piccolomini, per celebrare la figura di Enea Silvio Piccolomini – ovvero Papa Pio II – illustre senese. In pratica, la Libreria fu commissionata nel 1492 dal cardinale Francesco Todeschini Piccolomini, allora arcivescovo di Siena (divenuto poi Papa Pio III), che era nipote di Pio II . Egli intendeva creare uno spazio degno di custodire il ricco patrimonio di manoscritti e libri raccolto dallo zio umanista, nonché glorificarne la memoria . Fece quindi ricavare questa sala negli ambienti della canonica, adiacente al Duomo.

La Libreria Piccolomini venne decorata tra il 1502 e il 1508 dal pittore Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, e dalla sua bottega . Gli affreschi che rivestono interamente le tre pareti sono considerati uno dei cicli pittorici più brillanti del Rinascimento italiano. Si tratta di dieci grandi scene che raccontano episodi della vita di Pio II (Enea Silvio Piccolomini): dalla giovinezza come ambasciatore al Concilio di Basilea, all’incoronazione papale, fino alla morte ad Ancona nel 1464 . Pinturicchio vi profuse un’inesauribile ricchezza di colori vivaci, dettagli realistici e figure eleganti. Ogni scena brulica di personaggi, costumi sgargianti, architetture fantasiose e paesaggi sullo sfondo – un vero tripudio visivo. Sulla volta la decorazione continua con grottesche coloratissime e figure allegoriche, mentre nei riquadri maggiori campeggiano scene mitologiche (ad esempio Diana ed Endimione e il Ratto di Proserpina) e lo stemma araldico dei Piccolomini .

Un dettaglio curioso: Pinturicchio si autoritrasse negli affreschi, e ritrasse anche il suo giovane allievo Raffaello Sanzio. Nella scena della Canonizzazione di Santa Caterina da Siena, tra il pubblico in basso a sinistra, si distinguono due figure: un giovane con calze rosse identificato come Raffaello, e un uomo con berretto rosso identificato come lo stesso Pinturicchio . Questo fa della Libreria un luogo di “cameo” storico, dove grandi artisti hanno lasciato la propria immagine ai posteri.

Al centro della sala troneggia il gruppo scultoreo delle Tre Grazie, un marmoreo raffinatissimo (copia romana di un originale ellenistico) acquistato a Roma dal cardinale Francesco Piccolomini . Le Tre Grazie nude e abbracciate, simbolo di armonia e bellezza, aggiungono un tocco classico al contesto. Intorno, in eleganti bacheche, sono esposti antichi codici miniati: grandi volumi corali (antifonari e graduali del XV secolo) con squisite miniature realizzate da artisti come Liberale da Verona e Girolamo da Cremona . Questi libri liturgici, con le loro note e iniziali istoriate, erano parte del tesoro librario di Pio II. Il pavimento della Libreria è in maiolica bianca e blu a motivi geometrici (realizzato dalla manifattura Ginori nell’Ottocento) , anch’esso molto decorativo.

La Libreria Piccolomini insomma è un ambiente di straordinaria ricchezza pittorica e cromatica. Entrandovi si rimane avvolti da colori brillantissimi, rimasti intatti nei secoli grazie al fatto che la sala, avendo una funzione museale, fu sempre chiusa e riparata (la porta è rimasta perlopiù sbarrata, e questo ha preservato gli affreschi dalla luce e dal fumo delle candele). Ancora oggi, quando accedi dalla navata sinistra attraverso il bel portale marmoreo di Lorenzo di Mariano detto “il Marrina” (1497) , hai la sensazione di entrare in uno scrigno rimasto fermo al 1500. Non c’è un centimetro di muro spoglio: pitture ovunque, ori e azzurri lapislazzuli che risplendono. Per un attimo si rimane storditi dalla bellezza. Poi si possono seguire una ad una le storie di Pio II: vedrai Pio II partire per il concilio, diventare vescovo, cardinale, poi papa, indire una crociata (mai avvenuta) e infine spirare. Il tutto circondato da una pompa magna rinascimentale: imperatori, cortei nuziali (come l’incontro tra Federico III e Eleonora di Portogallo, dipinto in una scena famosa per la magnificenza dei costumi ), cerimonie papali, paesaggi italiani idealizzati. È come leggere un fumetto rinascimentale, in cui ogni riquadro è un capitolo illustrato.

Per visitarla non serve un biglietto a parte: l’accesso alla Libreria Piccolomini è incluso nel normale ingresso al Duomo. Spesso si crea un po’ di coda all’entrata della Libreria perché lo spazio interno è ristretto e i custodi regolano i flussi per non sovraffollare. Ma vale assolutamente la pena attendere qualche minuto. Consiglio: cerca, tra le figure affrescate, Raffaello e Pinturicchio come detto (è una sorta di caccia al tesoro per appassionati d’arte). E non dimenticare di alzare lo sguardo sulle volte e osservare i dettagli delle miniature esposte nelle teche – sono tra le più belle pagine miniate del Rinascimento senese. In definitiva, la Libreria Piccolomini rappresenta il “fiore all’occhiello” pittorico del Duomo , un luogo dove il tempo si è fermato all’epoca d’oro di Siena.

Chi realizzò il pulpito del Duomo di Siena e cosa raffigura?

Il pulpito del Duomo di Siena è un altro dei capolavori da non perdere. Si trova nel coro, sul lato sinistro (verso la navata centrale), ed è una splendida tribuna esagonale in marmo scolpito da Nicola Pisano tra il 1265 e il 1268 . Nicola Pisano fu uno dei più grandi scultori del XIII secolo e il pulpito di Siena è considerato, assieme a quello precedente che Nicola aveva fatto nel Duomo di Pisa, una delle opere cardine del passaggio dallo stile gotico al Protorinascimento.

Il pulpito ha forma ottagonale (a Siena ha 8 lati, in realtà) ed è sorretto da nove colonne: alcune poggiano a terra su basi con leoni stilofori (leoni che calpestano prede, simbolo del trionfo del Cristianesimo sul male), altre su mensole addossate ai gradini. L’apparato decorativo è ricchissimo. Sui parapetti delle sette facce visibili (una è l’ingresso) sono scolpiti altorilievi raffiguranti scene della vita di Cristo: la Natività e Annuncio ai pastori, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Strage degli Innocenti, la Crocifissione, il Giudizio Finale, ecc. Ogni pannello è affollato di figure scolpite con notevole profondità e plasticità, in cui si nota lo studio dell’arte classica romana unito all’espressività gotica. Per esempio, nella scena del Giudizio Universale si vede Cristo giudice al centro e un turbine di angeli, santi, dannati e beati tutt’attorno – un vero brulichio di figure. Nicola Pisano fu aiutato probabilmente dal figlio Giovanni Pisano e da collaboratori, data la complessità dell’opera . Ma la mano di Nicola si riconosce nell’energia possente dei corpi e nel drappeggio classicheggiante delle vesti, eredità dell’arte romana che lui aveva studiato (si dice si sia ispirato anche al sarcofago di Fedra per alcune pose femminili).

Tra le colonne che sorreggono il pulpito, ve n’è una centrale più robusta che poggia su una base con sculture rappresentanti le Sette Arti Liberali e la Filosofia al centro: questo simboleggia che la Sapienza (filosofia) sorregge la parola di Dio annunciata dal pulpito. In cima alle colonne, capitelli finemente scolpiti recano figure di profeti e evangelisti. Sotto la cornice del pulpito, negli angoli, sono posizionate sculture a tutto tondo di figure simboliche: le Virtù cristiane, i Profeti, e le personificazioni dei mesi. In particolare si notano le statue di San Paolo, Mosè, Maestà Ecclesia (la Chiesa), Carità, Fede ecc., collocate agli spigoli tra i pannelli. Queste statuette (anche se originali alcune sono state sostituite da copie per preservarle) sono piccoli capolavori nel capolavoro.

Il pulpito di Nicola Pisano è dunque un manifesto scultoreo di altissimo livello. Ammirandolo da vicino si rimane colpiti dalla vivacità narrativa: Nicola riesce a raccontare gli episodi sacri con realismo e pathos. Ad esempio, la Strage degli Innocenti (che a Siena compare sia nel pulpito che sul pavimento) qui è scolpita con madri disperate e soldati crudeli in movimento convulso; la Natività mostra Maria quasi pensosa e stanca, e un corteo di pastori curiosi. Ogni scena va letta come un bassorilievo “fumetto” medioevale, con più episodi concatenati. Nicola Pisano fonde in quest’opera la tradizione gotica (per la struttura e la ricchezza decorativa) con influssi classici (per la rappresentazione robusta dei corpi).

Per la Siena del 1268, avere un pulpito così era motivo di grande orgoglio: pensiamo che fu completato pochi anni dopo la vittoria dei Senesi sui Fiorentini nella battaglia di Montaperti (1260) e in un periodo in cui la città gareggiava in splendore artistico. Questo pulpito parlava al popolo, perché dal pulpito veniva proclamato il Vangelo e predicate le omelie. Oggi ovviamente non è più utilizzato (le letture in Duomo avvengono da amboni moderni), ma resta lì come una preziosa testimonianza.

Da notare: se hai apprezzato il pulpito di Siena, ricorda che Nicola Pisano scolpì prima il pulpito del Battistero di Pisa (1260) e successivamente il pulpito del Duomo di Pistoia (1270, completato dal figlio Giovanni). Quello di Siena però è considerato il più grandioso e “teologicamente” complesso. Non perdere l’occasione di girargli attorno per vedere tutti i pannelli (quando non c’è funzione religiosa, l’area del coro è accessibile). È uno dei grandi capolavori della scultura gotica europea e uno dei pezzi forti del Duomo di Siena .

Quali opere di Michelangelo si trovano nel Duomo di Siena?

È sorprendente per molti visitatori scoprire che nel Duomo di Siena sono presenti anche opere giovanili di Michelangelo Buonarroti. In particolare, Michelangelo scolpì quattro statue oggi collocate nell’Altare Piccolomini, lungo la navata sinistra della cattedrale. Questo altare monumentale in marmo di Carrara era stato commissionato da Francesco Todeschini Piccolomini (poi Papa Pio III) attorno al 1481-1485 all’architetto Andrea Bregno , e doveva essere ornato da molte statue di santi. Dopo varie vicissitudini, nel 1501 il giovane Michelangelo – all’epoca venticinquenne, in ascesa di fama – fu chiamato a completare la serie scultorea .

Tra il 1501 e il 1504, Michelangelo realizzò quattro statue per le nicchie inferiori dell’Altare Piccolomini: San Pietro e San Pio (a sinistra) e San Paolo e San Gregorio Magno (a destra) . Queste sculture, alte circa 1 metro, raffigurano i santi in piedi entro nicchie. Pur essendo opere giovanili e “minori” rispetto ai suoi capolavori successivi, vi si può già cogliere la mano di Michelangelo nella cura anatomica e nei volti espressivi. Ad esempio, il San Paolo di Michelangelo ha una posa contrapposta e un panneggio ricco di pieghe profonde, che danno vita alla fredda pietra; il San Pietro tiene le chiavi e ha uno sguardo grave e intenso. San Gregorio Magno indossa paramenti papali e benedice, mentre San Pio (identificato talvolta con San Pio I, antico papa e martire) regge un libro. Michelangelo fu pagato 500 ducati per l’intero lavoro. Curiosamente, mentre scolpiva queste statue a Siena, gli giunse da Firenze una commissione ben più prestigiosa: il celebre David. Michelangelo lasciò dunque Siena nel 1504 per dedicarsi a quell’opera gigante, abbandonando l’Altare Piccolomini incompiuto . Infatti l’altare avrebbe dovuto avere 16 statue in tutto, ma ne furono completate meno della metà.

Le quattro statue di Michelangelo rimasero comunque lì e oggi possiamo ammirarle in situ. Sono collocate due per lato nell’altare (facilmente riconoscibili perché più belle e dinamiche rispetto alle altre statue più statiche realizzate da altri). Queste sculture rappresentano uno dei primi lavori “ufficiali” di Michelangelo per una chiesa: pensiamo che all’epoca era poco più che ventenne e aveva appena scolpito la Pietà Vaticana a Roma (1499). Pur non avendo l’imponenza delle sue opere mature, le statue senesi mostrano alcuni tratti tipici del maestro: i volumi robusti, il senso di terribilità in certi sguardi, l’attenzione anatomica (ad esempio i piedi e le mani sono curatissimi). Michelangelo qui lavorò velocemente e forse non rifinì nel dettaglio (alcuni drappeggi appaiono sommari). Pare fosse un po’ annoiato da questa committenza “minore” e desideroso di cimentarsi con progetti più ambiziosi – cosa che avvenne di lì a poco appunto col David e la Cappella Sistina.

Oltre a queste quattro statue, nel Duomo di Siena c’è un altro tocco di Michelangelo: la scultura di San Paolo che troneggia su una colonna all’ingresso della Libreria Piccolomini. In realtà quella è una statua antica, di epoca romana, ma Michelangelo la restaurò e completò (forse aggiungendo la testa) su incarico di Fabio Chigi nel 1460. Non è però farina del suo sacco al 100%. Quindi, quando si parla di “Michelangelo a Siena”, ci si riferisce essenzialmente alle quattro statue dell’Altare Piccolomini.

Per vederle, tieni presente che l’altare è addossato al pilastro vicino all’ingresso della Libreria Piccolomini. Puoi avvicinarti (quando non ci sono funzioni) e osservare nelle nicchie in basso: troverai San Pietro con le chiavi (riconoscibile), San Paolo con la spada, e gli altri due santi. Sono un po’ in penombra, ma ben visibili. Un pannello informativo in loco ne spiega l’attribuzione.

Michelangelo stesso, a quanto si racconta, non fu entusiasta di questo lavoro e ne parlava raramente. E infatti i suoi biografi tendono a considerarlo un episodio minore. Ma per i visitatori di oggi è emozionante scoprire in questa cattedrale gotica le opere del grande genio del Rinascimento agli esordi. È un po’ come trovare un cameo: non ti aspetti Michelangelo a Siena, invece eccolo lì. Da non perdere per poter dire di aver visto tutto il Duomo, dai Pisano a Michelangelo!

(Nota: Alcune guide indicano erroneamente che Michelangelo avrebbe lavorato anche alla tomba di Pio III o ad altre sculture del Duomo – informazioni non corrette. Le sue uniche opere certe qui restano quei quattro Santi dell’Altare Piccolomini.)

Quali opere del Bernini si trovano nel Duomo di Siena?

Anche Gian Lorenzo Bernini, massimo scultore barocco, ha lasciato la sua impronta nel Duomo di Siena, sebbene in misura minore rispetto ad altri luoghi. La sua opera principale qui è la progettazione e decorazione della Cappella della Madonna del Voto (detta anche Cappella Chigi dal nome del committente). Questa cappella si apre nel transetto destro del Duomo. Fu voluta dal senese Papa Alessandro VII Chigi intorno al 1659-1661, in occasione di un voto fatto alla Madonna per la protezione sulla città . Bernini fu chiamato a progettarla: disegnò una cappella a pianta rotonda con cupoletta, molto ricca di marmi, stucchi e dorature, che contrastava volutamente con la sobrietà gotica del resto del Duomo . La cappella ospita al centro l’antica icona mariana Madonna del Voto (una tavola duecentesca veneratissima dai senesi, attribuita a Dietisalvi di Speme), considerata miracolosa. Ai lati dell’altare Bernini collocò quattro statue monumentali in nicchie: due le scolpì di suo pugno, le altre due le affidò a suoi allievi. Le statue berniniane rappresentano Santa Maria Maddalena penitente e San Girolamo (realizzate dallo stesso Gian Lorenzo Bernini verso il 1661-63) . Sono figure fortemente espressive: la Maddalena è raffigurata magrissima ed emaciata in estasi mistica, con uno sguardo estatico; San Girolamo è ritratto vecchio e scarno, mentre alza con fatica il braccio nel gesto di benedire, in un atteggiamento di severa pietà – dettagli in cui Bernini dimostrò la sua capacità di infondere vita e pathos nel marmo .

Le altre due statue della cappella sono Santa Caterina da Siena e San Bernardino, patroni locali, e furono scolpite dai collaboratori di Bernini (Antonio Raggi e Ercole Ferrata) seguendo i disegni del maestro . Nel complesso dunque la cappella appare come un piccolo gioiello barocco incastonato nella cattedrale gotica. Bernini curò ogni dettaglio: dal disegno architettonico (una pianta ellittica con un tamburo circolare) ai materiali preziosi (marmi gialli, neri e rosa, bronzi dorati, stucchi). Sulla volta fece sistemare una gloria di angeli in stucco dorato intorno alla colomba dello Spirito Santo.

Oltre alla Cappella del Voto, Bernini intervenne anche nella lanterna della cupola principale del Duomo: nel 1666 disegnò la colomba dello Spirito Santo scolpita in legno e dorata che appare nella lanterna in alto , e fece aggiungere una cornice dorata intorno all’oculo, in modo da far risplendere la luce che entra dall’alto. Questo piccolo intervento servì a incrementare la luminosità dell’interno e a sottolineare simbolicamente la discesa dello Spirito Santo sulla chiesa.

È interessante notare come Siena richiami a sé le figure di grandi artisti legati ai papi della famiglia Chigi (Alessandro VII fu un mecenate generoso). Bernini a Siena lavora infatti per volontà di Alessandro VII. Un’altra presenza berniniana in città è fuori dal Duomo: la cappella di Sant’Ansano in San Francesco e la statua di Alessandro VII nella Loggia della Mercanzia (ma sono curiosità oltre il nostro argomento).

Tornando al Duomo: quando visiti la Cappella della Madonna del Voto, prenditi un momento per ammirare da vicino (per quanto possibile dalle transenne) le due statue di Bernini. San Girolamo (sulla sinistra guardando l’altare) è di una bellezza austera: il santo anziano è colto nell’atto di salutare con fatica, la pelle e le vene del collo evidenziate, il panneggio ridotto all’osso – Bernini qui mostra la fragilità umana resa santa. Santa Maria Maddalena (sulla destra) è quasi uno scheletro vivente, con gli occhi rivolti al cielo e la bocca semiaperta in un’estasi dolorosa: Bernini rappresenta la penitenza estrema e la santità conquistata attraverso le lacrime. Queste due statue colpiscono per la loro intensa drammaticità e contrastano, ad esempio, con la grazia idealizzata delle statue michelangiolesche viste prima. Sono frutto di un’epoca diversa e arricchiscono il museo vivente che è il Duomo, permettendoci di vedere anche l’arte barocca all’opera qui.

Riassumendo, le opere di Bernini nel Duomo di Siena includono: la progettazione integrale della Cappella del Voto (1661-64), la scultura di Santa Maria Maddalena e di San Girolamo in quella cappella , e piccoli interventi decorativi come la colomba della lanterna. Sono testimonianze della stagione barocca e del legame tra Siena e Roma tramite la famiglia Chigi. Anche questo è un aspetto poco noto della cattedrale, che però i visitatori più attenti potranno apprezzare.

Ci sono opere di Donatello nel Duomo di Siena?

Sì, il Duomo di Siena custodisce anche opere di Donatello, benché in parte “diffuse” tra le varie sedi del complesso. In cattedrale, l’opera più importante di Donatello è la statua di San Giovanni Battista collocata nella Cappella di San Giovanni Battista (transetto sinistro). Questa statua bronzea alta circa 1,80 m fu realizzata da Donatello nel 1457 per il Battistero di Siena, ma fu trasferita in Duomo nel XVI secolo. Raffigura San Giovanni Battista magrissimo ed ascetico, con il braccio destro alzato a indicare (forse) l’Agnello mistico, e un cartiglio in mano. Lo stile è quello tardo di Donatello: un’espressività quasi brutale, un corpo allungato e scarno, un volto scavato di potente impatto. Osservandola, noterai che è un San Giovanni ben diverso da quelli gotici o idealizzati: Donatello ce lo presenta come un profeta del deserto realmente provato dall’ascesi. Questa statua testimonia la presenza dell’arte rinascimentale di Donatello a Siena fin dal Quattrocento. La cappella in cui si trova (dedicata appunto al Santo Precursore) custodisce anche una reliquia preziosa: il presunto braccio del Battista, portato a Siena nel 1464. Donatello fu chiamato a Siena proprio per contribuire al fonte battesimale e lasciò anche questa scultura e forse altre opere minori in città.

Ma l’apporto di Donatello a Siena non finisce qui. Scendendo nella Cripta o visitando il Museo dell’Opera, si trovano altre sue creazioni: nel museo ad esempio è esposto il celebre tondo in bronzo dorato con la Madonna col Bambino detto Madonna del Perdono (1455 ca.), originariamente posto su un altare in Duomo . In esso Maria regge in braccio Gesù bambino e ha un volto di dolce malinconia, mentre il Bimbo accarezza il velo della Madre – un’opera piccola ma di altissima finezza, dove Donatello fonde classicità e realismo. Sempre nel museo troviamo un importante rilievo marmoreo di Jacopo della Quercia con la Madonna col Bambino e il cardinal Casini (1437) e accanto il tondo di Donatello: è interessante confrontarli .

Tuttavia, la “firma” più significativa di Donatello a Siena è visibile nel Battistero di San Giovanni, sotto il Duomo. Qui Donatello lavorò assieme ad altri maestri alla realizzazione del Fonte Battesimale tra il 1417 e il 1431. Egli scolpì in particolare due pannelli in bronzo dorato raffiguranti scene della vita del Battista, e alcune statuette di Virtù. Il capolavoro di Donatello nel fonte è la scena del Banchetto di Erode (1427): un rilievo sorprendente per drammaticità e per l’uso ardito dello stiacciato (bassissimo rilievo prospettico) . In questa scena, Donatello rappresenta il momento in cui la testa decapitata del Battista viene presentata su un vassoio al re Erode durante il banchetto: le figure reagiscono con orrore e stupore, Erode appare sconvolto. È un capolavoro di narrazione plastica: Donatello inserisce architetture in prospettiva sullo sfondo e dispone i personaggi su più piani, creando un senso di profondità innovativo. Lo stiacciato permette ai personaggi sullo sfondo di essere appena incisi mentre quelli in primo piano sporgono di più, dando un effetto quasi pittorico . Questa tecnica fu una delle grandi innovazioni di Donatello e a Siena possiamo ammirarla in questa formella. Un’altra formella attribuita a lui o alla sua cerchia è l’Annunciazione a Zaccaria, sempre sul fonte (anche se in parte realizzata con Jacopo della Quercia). Inoltre, Donatello scolpì due piccole statue in bronzo raffiguranti la Fede e la Speranza che adornano gli angoli del fonte .

Riassumendo dunque, chi vuole vedere le opere di Donatello legate al Duomo di Siena dovrà cercarle in vari punti: – In Duomo: la statua di San Giovanni Battista (bronzo, 1457) nella cappella omonima. – Nel Museo dell’Opera: il tondo della Madonna del Perdono (bronzo dorato, ~1455) . – Nel Battistero: i rilievi in bronzo del fonte, in particolare il Banchetto di Erode (1427) e la Fede e Speranza (statuette bronzee) .

Ogni pezzo rivela un volto diverso di Donatello: giovane e innovativo nel fonte, maturo e drammatico nel San Giovanni, delicato e poetico nella Madonna del Perdono. È davvero affascinante incontrare l’arte di Donatello anche qui a Siena, accanto alle opere di artisti senesi. Questo testimonia come nel Rinascimento Siena fosse comunque in dialogo con Firenze e il resto d’Italia, accogliendo contributi di grandi maestri.

Si può salire in cima al Duomo di Siena per godere del panorama?

Sì, esistono due esperienze panoramiche legate al Duomo di Siena che permettono di salire in alto e ammirare viste mozzafiato: la salita al Facciatone e il percorso chiamato “Porta del Cielo”. Vediamo di cosa si tratta:

  • Panorama dal Facciatone (Duomo Nuovo): come accennato, il cosiddetto Facciatone è la grande facciata incompiuta del progetto di Duomo Nuovo. Si trova sul lato nord della cattedrale, accessibile tramite il Museo dell’Opera del Duomo. Salendo una scala a chiocciola all’interno delle mura medievali, si raggiunge la sommità di questa facciata. Da lassù si gode probabilmente la migliore vista su Siena: ci si affaccia proprio di fronte alla cupola e al campanile del Duomo da un lato, e dall’altro sul centro storico con Piazza del Campo e la Torre del Mangia ben visibili. Si ha una prospettiva elevata su tetti, torri e colline circostanti. Il panorama spazia a 360 gradi: nelle giornate limpide si scorgono anche la campagna senese, le Crete e il profilo di colline più lontane. È un’esperienza imperdibile per chi ama la fotografia o semplicemente vuole riempirsi gli occhi della bellezza di Siena dall’alto. L’accesso al Facciatone è incluso nel biglietto Opa Si Pass e la salita avviene in piccoli gruppi regolati (le scale sono strette). Occorrono circa 131 gradini per arrivare in cima. Consiglio: sali sul Facciatone verso il tramonto per vedere Siena tingersi di colori dorati e rosa – davvero romantico. Anche di sera (in occasioni speciali di aperture notturne) la vista è spettacolare con le luci della città.
  • Porta del Cielo – i tetti del Duomo: la “Porta del Cielo” è il nome poetico dato a un percorso di visita sopraelevato, inaugurato pochi anni fa, che consente di salire negli spazi sotto il tetto del Duomo e camminare letteralmente sopra le volte della navata. Si accede da una porticina stretta (da cui il nome simbolico di porta del cielo) e attraverso scale a chiocciola si arriva nei sottotetti, lungo i camminamenti un tempo percorsi solo dagli addetti alla manutenzione. Da lassù, attraverso finestrelle e aperture, si può guardare all’interno del Duomo dall’alto: la vista sulla navata, sulle persone piccole in basso e sul magnifico pavimento dall’alto è emozionante e insolita . Inoltre si esce su balconcini esterni alla base della cupola e sopra le cappelle, da cui si può gettare uno sguardo ravvicinato ai mosaici e ai tetti, e naturalmente al panorama esterno. In pratica la Porta del Cielo ti fa esplorare le “soffitte” segrete della cattedrale, e poi uscire sui tetti come un gabbiano sopra Siena. Questo percorso è guidato e a numero chiuso, per motivi di sicurezza e di conservazione. Generalmente è disponibile da marzo a ottobre (a volte prolungato fino a gennaio dell’anno seguente) . La visita dura circa 30 minuti e richiede di salire scalette ripide, quindi è sconsigliata a chi ha mobilità ridotta o soffre di vertigini. Ma le viste che regala sono memorabili: si possono scattare foto uniche delle vetrate viste da vicino, dei doccioni e gargoyle del Duomo dall’alto, e naturalmente del panorama esterno simile a quello del Facciatone ma da una prospettiva diversa (più centrale rispetto alla chiesa).

Per accedere alla Porta del Cielo bisogna acquistare un biglietto specifico (il cosiddetto All Inclusive Pass che include anche questo oltre al resto, oppure un supplemento al biglietto normale). Vale sicuramente la pena se ami questo genere di visite dietro le quinte. Camminare accanto ai merli del Duomo e vedere Siena da quell’altezza, con le campane che magari suonano, dà davvero l’impressione di essere un po’ più vicini al cielo – da cui il nome suggestivo dell’itinerario .

In sintesi, sì, puoi salire “in cima” al Duomo tramite queste due esperienze. Il Facciatone è più semplice da gestire (fa parte del museo, lo fai in autonomia salendo la scala, compatibilmente con gli orari) ed è incluso nel normale circuito di visita. La Porta del Cielo invece è un tour guidato con orari fissi e costo aggiuntivo, ma offre qualcosa di speciale: l’interno del Duomo visto dall’alto e angoli altrimenti inaccessibili. Se il tempo e il budget lo consentono, io consiglio di fare entrambe le cose, perché sono complementari. E non dimenticare di goderti il momento: spesso chi sale sul Facciatone resta a lungo lì a contemplare la città, e non c’è cosa migliore che abbracciarsi con la persona con cui viaggi mentre Siena si stende tutt’intorno (magari come suggeriva la nostra guida romantica più sopra !). Sono istanti che rimangono nel cuore.

Cosa si può vedere nel Museo dell’Opera del Duomo di Siena?

Il Museo dell’Opera della Metropolitana (detto comunemente Museo dell’Opera del Duomo) è il museo che raccoglie molte delle opere d’arte provenienti dalla cattedrale e dal suo complesso. Si trova in un luogo particolare: nelle sale ricavate proprio dentro la navata incompiuta del Duomo Nuovo, di cui abbiamo parlato . È uno dei musei più antichi d’Italia, fondato nel 1869 , e offre al pubblico capolavori che, per ragioni conservative o di sicurezza, sono stati spostati dal Duomo nel corso del tempo.

Tra le opere imperdibili custodite nel Museo, spiccano:

  • La Maestà di Duccio di Buoninsegna: è la grande pala d’altare dipinta tra il 1308 e il 1311 per l’altare maggiore del Duomo . Rappresenta la Madonna in trono col Bambino circondata da angeli e santi, su un pannello centrale, e sul retro una serie di scene della Passione di Cristo (26 pannelli). Questa pala rivoluzionò la pittura dell’epoca per la sua delicatezza e spiritualità, ed è considerata uno dei massimi capolavori dell’arte italiana. Oggi la Maestà è esposta in una sala climatizzata al primo piano del museo, smontata in singoli pannelli per poter ammirare sia il fronte sia il retro . Osservandola da vicino si rimane incantati dai volti dolcissimi e dall’uso dell’oro di Duccio, il maestro della scuola senese.
  • La Vetrata originale del Duomo, realizzata sempre da Duccio (1288-1290) per l’oculo absidale . È una grande vetrata circolare di 6 metri di diametro, composta da decine di pannelli di vetro colorato uniti a piombo, raffigurante scene della Vergine (Morte, Assunzione e Incoronazione di Maria al centro) e figure di Evangelisti e Santi protettori di Siena tutto intorno . I colori di questa vetrata sono magnifici – blu intensi, rossi rubino, verdi smeraldo – e grazie al restauro e all’illuminazione museale è possibile apprezzarli al meglio . Nel Duomo oggi c’è una copia, ma il pezzo autentico (uno dei pochissimi esempi di vetrata medievale di autore noto) è qui.
  • Le sculture della facciata di Giovanni Pisano: al piano terra del museo trovi una serie di statue in marmo che ornavano la facciata del Duomo dal 1285 al 1297 . Sono figure di profeti, sibille, filosofi pagani, tutte scolpite con virtuosismo da Giovanni Pisano e collaboratori. Queste statue all’aperto si erano consunte, così sono state ritirate e sostituite da copie; in museo le vedi da vicino, notandone il dinamismo e l’espressione intensa – Giovanni Pisano ha dato a queste figure movimenti spiraliformi e volti quasi “moderni” nel loro realismo. Ammirarle è come incontrare faccia a faccia i personaggi che dall’alto della facciata “parlavano” ai fedeli medievali .
  • Sculture e rilievi di epoca rinascimentale: ad esempio, un elegante rilievo di Jacopo della Quercia (raffigurante la Madonna col Bambino e il donatore cardinale Casini, 1437-39) , proveniente da una cappella del Duomo; e accanto, come già citato, il tondo bronzeo di Donatello con la Madonna col Bambino (Madonna del Perdono, 1458 ca.) . Queste due opere affiancate nel museo mostrano il passaggio dallo stile gotico internazionale di Jacopo (linee dolci, idealizzazione) al realismo penetrante di Donatello.
  • Una collezione ricchissima di opere di oreficeria e tessuti liturgici (esposti nella Sala del Tesoro): calici, reliquiari medievali, paramenti ricamati. Tra i pezzi notevoli c’è un calice con smalti di Goro di Ser Neroccio (sec. XV) e preziosi reliquiari gotici a forma di busto.
  • Codici miniati e statue lignee: il museo possiede anche una sezione con antichi corali miniati (diversi da quelli esposti in Libreria, qui ce ne sono altri provenienti dal Duomo, miniati da artisti come Sano di Pietro, Lippo Vanni, etc. ). Inoltre, statue lignee come i cosiddetti Dolenti (statue di legno dipinte raffiguranti la Madonna Addolorata e San Giovanni Evangelista) scolpite da Domenico di Niccolò dei Cori (1414) . Queste statue in origine fiancheggiavano un Crocifisso in Duomo ed esprimono fortemente il dolore umano – un altro toccante pezzo dell’arte senese.
  • Infine, come menzionato in altre sezioni, dal museo parte la salita al Facciatone, integrando l’esperienza museale con quella panoramica.

Visitare il Museo dell’Opera permette dunque di completare la visione di ciò che magari nel Duomo è presente solo tramite copie. È come entrare nel “dietro le quinte” e vedere da vicino gli originali. Ad esempio, guardare gli occhi vivaci di una Sibilla di Giovanni Pisano a livello terreno fa tutto un altro effetto che intravedere la copia in alto sulla facciata. Ci si rende conto della maestria degli artisti senesi e non solo. Inoltre il contesto – le sale dentro la navata incompiuta – ha un fascino particolare, un misto di grandiosità e incompiutezza che rende unica la visita.

Il museo è ben organizzato con pannelli esplicativi e spesso non troppo affollato, per cui ci si può godere con calma i pezzi. Tempo medio di visita: 45 minuti – 1 ora, dipende da quanto ti soffermi. Non perderti assolutamente Maestà e Vetrata di Duccio: sono due pietre miliari della storia dell’arte che hai la fortuna di vedere qui riunite .

Cosa si vede nel Battistero di San Giovanni a Siena?

Il Battistero di San Giovanni è un edificio separato ma strettamente collegato al Duomo: si trova infatti proprio dietro/dietro sotto la cattedrale. Architettonicamente, il battistero forma la base del coro del Duomo (fu costruito sfruttando il dislivello del terreno). Vi si accede da Piazza San Giovanni, scendendo alcuni gradini sotto il livello di Piazza Duomo. Esternamente ha una facciata incompleta in mattoni e marmo, ma è l’interno ciò che conta.

L’interno del Battistero è uno scrigno del primo Rinascimento senese. Tre navate coperte da volte ogivali, interamente decorate da affreschi quattrocenteschi, accolgono il visitatore . Le volte a crociera sono affrescate da Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta tra il 1447 e il 1450 : vi sono rappresentati in dodici vele gli Articoli del Credo (ogni vela un articolo, accompagnato dalle figure di un apostolo e di un profeta ai lati) . I colori di questi affreschi sono ancora vivi e costituiscono uno dei cicli pittorici più importanti del Quattrocento senese, testimoniando l’arte di Vecchietta, che fu anche scultore. Sulla parete dell’abside, sempre il Vecchietta dipinse una grande Assunzione della Vergine con angeli, e scene dell’Annunciazione ai lati, oltre a due scene della Passione (Flagellazione e Andata al Calvario) terminate nel 1447 . Nella navata sinistra, un affresco di Benvenuto di Giovanni (1460 ca.) raffigura i Miracoli di Sant’Antonio Abate, e in alto un lunettone di Pietro degli Orioli (1489) raffigura la Lavanda dei Piedi . Insomma, il battistero è un piccolo “museo” della pittura senese di metà Quattrocento, in cui convivono temi religiosi e stilemi gotici con le prime luci rinascimentali locali.

Al centro del Battistero però domina il Fonte Battesimale, vero capolavoro scultoreo realizzato tra il 1417 e il 1431 dai più grandi artisti dell’epoca . Il fonte ha forma esagonale, con una vasca di marmo rivestita da sei formelle in bronzo dorato raffiguranti episodi della vita di San Giovanni Battista, e sei statue di Virtù in marmo agli spigoli superiori . Vi lavorarono maestri del calibro di Jacopo della Quercia, Lorenzo Ghiberti, Donatello e Giovanni di Turino . Ogni formella è un capolavoro: – Annunciazione dell’angelo a Zaccaria (il padre del Battista) – opera iniziata da Jacopo della Quercia e completata da altri, con Zaccaria nel Tempio che riceve l’annuncio dell’angelo. – Nascita di San Giovanni Battista – di Giovanni di Turino, con la madre Elisabetta a letto e le ancelle che bagnano il neonato. – San Giovanni nel deserto – di Giovanni di Turino, rappresenta il giovane Battista che va a vivere nel deserto. – Predicazione del Battista – di Lorenzo Ghiberti (1427), mostra il Battista che predica alla folla sulle rive del Giordano: questa formella è notabile per l’armonia classica e la prospettiva dolce con cui Ghiberti imposta la scena . – Battesimo di Cristo – ancora di Ghiberti (1427): rappresenta Gesù battezzato da Giovanni nel Giordano, con un angelo che regge le vesti di Cristo. Elegantissima, con figure slanciate e composizione calma. – Banchetto di Erode – di Donatello (1427): la scena più drammatica e famosa, dove Salomè presenta la testa del Battista al re Erode durante il banchetto . Donatello compone la scena in un’architettura in prospettiva e riesce a far percepire l’orrore nei volti dei commensali; la figura del boia che porge la testa e quella di Salomè che danza aggiungono dinamismo. Il rilievo è in parte a stiacciato, con alcuni personaggi quasi incisi sullo sfondo – un capolavoro innovativo che attira sempre l’attenzione del pubblico.

Le statue delle Virtù che ornano gli angoli superiori del fonte (tra una formella e l’altra) sono anch’esse opere notevoli: due, la Fede e la Speranza, sono di Donatello ; le altre (Carità, Giustizia, Fortezza, Prudenza) di Giovanni di Turino e Goro di Ser Neroccio. Le statue marmoree delle Virtù reggono eleganti cartigli e sono finemente scolpite.

Nel complesso, il Fonte battesimale del Battistero di Siena è considerato un compendio della scultura rinascimentale: mette insieme il talento di artisti toscani diversi in un’unica opera collettiva, sotto la supervisione generale di Jacopo della Quercia. È straordinario poter confrontare ad esempio la delicatezza di Ghiberti con la forza di Donatello nello stesso ambiente .

Per completare la visita al Battistero, nota anche il Fonte battesimale in alto: al centro della vasca c’è un elegante tempietto (il coperchio del fonte) in legno e rame smaltato, pure gotico, sormontato dalla statua del Battista e decorato con smalti pregiati. E guarda la facciata interna del Battistero: sopra i tre portali interni ci sono lunettoni affrescati e resti di decorazioni che testimoniano come dovesse essere riccamente adornato anche all’ingresso.

Visitare il Battistero di San Giovanni significa quindi immergersi nell’arte senese del primo Rinascimento e vedere da vicino opere di Donatello & co. Spesso è meno affollato del Duomo stesso, quindi prenditi il tempo per apprezzare i dettagli. Un suggerimento: porta con te un binocolo tascabile o usa lo zoom della fotocamera per osservare da vicino i rilievi del fonte – scoprirai micro-dettagli affascinanti, come le espressioni dei volti o i pattern decorativi sui vestiti delle figure scolpite.

Cos’è la Cripta del Duomo di Siena e cosa conserva?

La Cripta del Duomo di Siena è una delle scoperte archeologiche più sensazionali degli ultimi decenni in Italia. Si tratta di un ambiente sotterraneo che si trova sotto il pulpito e il coro della cattedrale, rimasto sigillato e sconosciuto per quasi 7 secoli, fino al suo ritrovamento casuale avvenuto nel 1999 . Immagina la sorpresa: durante lavori di restauro nei locali attigui alla chiesa, si scoprì un vano murato contenente un intero ciclo di affreschi medievali perfettamente conservati nei colori, perché mai esposti alla luce o all’aria per secoli !

La Cripta in realtà non è la cripta in senso classico (non era un luogo di sepoltura né di culto sotterraneo), ma probabilmente un ambiente di passaggio o di sostegno costruito quando venne ampliata la parte absidale del Duomo nel XIII secolo. Fu riempita di detriti e murata attorno al 1300, forse quando si rifece il pavimento del Duomo sopra, e poi dimenticata. Questo l’ha resa una sorta di “capsula del tempo” dell’arte del Duecento senese .

Cosa si vede oggi nella Cripta? Appena si scendono le scale (l’ingresso è sul lato destro della facciata, scendendo sotto al Duomo), ci si trova in un ambiente che conserva sulle pareti un ciclo di affreschi della seconda metà del XIII secolo (circa 1270-1280) di altissima qualità . I soggetti sono scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento disposte su due registri sovrapposti . In alto episodi veterotestamentari, in basso episodi del Nuovo Testamento, in particolare legati alla Passione di Cristo. Si riconoscono la Crocifissione, la Deposizione dalla Croce e la Deposizione al Sepolcro (tre grandi riquadri molto emozionanti) , e poi altre scene come l’Annunciazione, la Natività di Gesù, il Riposo durante la fuga in Egitto, ecc. . Le pareti sono letteralmente ricoperte di pitture, e non solo: anche colonne, pilastri e capitelli in questo ambiente sono interamente dipinti a motivi geometrici e vegetali, il che ci restituisce l’immagine di come doveva apparire una chiesa medievale interamente colorata . L’effetto cromatico è sorprendente: blu vivaci, rossi intensi, gialli, verdi – i colori originali del Duecento, mai alterati dalla luce, emergono quasi fosforescenti. Uno spettacolo per gli occhi e un documento inestimabile.

Gli affreschi sono attribuiti a una “equipe” di pittori attivi a Siena in quei decenni: si fanno i nomi di Guido da Siena, Dietisalvi di Speme, Rinaldo da Siena, Guido di Graziano , artisti pre-ducceschi o coevi di Duccio ma in stile ancora bizantineggiante e romanico. Questo ciclo infatti precede la rivoluzione di Duccio e mostra la pittura senese alle sue origini: figure solenni ma ancora un po’ rigide, con occhi allungati e schemi compositivi semplici, ma con sprazzi di vivacità narrativa. Ad esempio, nella Crocifissione si vede Cristo in croce al centro e ai lati la Madonna e San Giovanni addolorati, e sotto i soldati romani – l’impostazione è ancora iconica ma già esprime pathos. La Deposizione dalla Croce è molto drammatica, con il corpo di Cristo sorretto e il dolore della Vergine reso con intensità. Si notano anche dettagli curiosi: nelle scene dell’Infanzia di Gesù i volti delicati e gli sfondi architettonici stilizzati.

Oltre agli affreschi, la Cripta conserva anche strutture architettoniche originali: ad esempio si vedono le murature in pietra che costituivano l’abside e il transetto sinistro del primitivo Duomo del XII secolo, poi modificate . Ciò getta luce sulle fasi costruttive della cattedrale, risolvendo alcuni quesiti storici (come era fatto l’antico coro romanico, ecc.) . Inoltre, alcune colonne e capitelli dipinti sono rimasti intatti e mostrano come la chiesa originaria fosse dipinta internamente – un fatto che un tempo era la norma, ma di cui oggi rimangono poche tracce altrove.

La Cripta, insomma, è un viaggio nelle “viscere” del Duomo e alle radici dell’arte senese . È visitabile con lo stesso biglietto Opa Si Pass. L’ambiente è piccolo e semi-oscurato per preservare i colori; ci si muove su passerelle che permettono di osservare da vicino senza toccare le pareti. È difficile esprimere l’emozione di trovarsi davanti a colori medievali così freschi, come se fossero stati dipinti ieri – un’esperienza che altrove (ad esempio ad Assisi o nel Cimabue di Arezzo) è preclusa perché i colori sono sbiaditi. Qui no: qui il tempo si è fermato al Duecento.

Per godere al massimo la visita, conviene leggere i pannelli esplicativi che indicano le singole scene e i rispettivi autori ipotetici, oppure ancor meglio farsi accompagnare da una guida che racconti nei dettagli il significato. Ad esempio, la distinzione tra registro superiore (storie dell’Antico Testamento) e inferiore (Nuovo) e i rimandi tipologici tra gli episodi (alcuni episodi dell’Antico sono prefigurazioni del Nuovo) non è immediata per tutti, ma una volta capita rende tutto ancora più affascinante.

In sintesi, la Cripta del Duomo di Siena è un luogo magico, dove si scoprono affreschi medievali nascosti, “alle origini della pittura senese” come recita giustamente il titolo dato alla sezione . Non perderla, perché aggiunge un tassello fondamentale alla visita del complesso e spesso chi ha poco tempo la ignora – sarebbe un peccato.

Cos’è Santa Maria della Scala e perché visitarla?

Proprio di fronte al Duomo di Siena, al civico 2 di Piazza del Duomo, si trova un vasto complesso chiamato Santa Maria della Scala. Si tratta di uno degli ospedali più antichi d’Europa, fondato nel Medioevo (le origini risalgono forse al IX secolo) come ospizio per pellegrini, poveri e orfani, in quanto posizionato lungo la Via Francigena. Il nome “della Scala” deriva dalla collocazione “di fronte alla scala” che portava al Duomo . Per secoli Santa Maria della Scala ha svolto la funzione di ospedale e luogo di accoglienza, crescendo fino a occupare un intero isolato con labirintici sotterranei, chiese, cortili e corsie.

Oggi, dismessa la funzione sanitaria, Santa Maria della Scala è diventato un enorme complesso museale e culturale. Visitandolo, si attraversano ambienti di varie epoche pieni di arte e storia: – Si possono ammirare le antiche corsie del trecento/quattrocento, come la famosa Sala del Pellegrinaio, un lungo ambiente affrescato intorno al 1440 da Domenico di Bartolo e altri con scene che descrivono le opere caritative dell’ospedale: dall’accoglienza dei pellegrini, alla cura dei malati, alla distribuzione di elemosine. Questi affreschi sono vividi e preziosi perché mostrano la vita quotidiana dell’epoca – ad esempio, vediamo infermieri che assistono i malati a letto, con dettagli realistici di strumenti medici, oppure il rettore dell’ospedale che dona dote alle orfane da maritare. È uno spaccato di vita quattrocentesca unico. – Si scende poi nei livelli sotterranei, che conducono a cappelle e oratori segreti, come l’Oratorio di Santa Caterina della Notte (dove, secondo tradizione, Santa Caterina da Siena prestava servizio di carità), decorato con affreschi seicenteschi. – Una parte del complesso ospita il Museo Archeologico Nazionale di Siena, con reperti etruschi e romani provenienti dal territorio senese. – Altre sale espongono collezioni di arte sacra (dipinti, sculture e reliquiari provenienti da chiese della diocesi senese), mostre temporanee di arte contemporanea, e così via.

Santa Maria della Scala è insomma un museo eterogeneo: archeologia, arte medievale, arte rinascimentale e moderna convivono in un percorso vasto (oltre 20.000 m² di spazi espositivi) . Ma la cosa affascinante è che esplorandolo si esplora l’edificio stesso, che è esso stesso un reperto storico. Ci si muove tra corridoi medievali scavati nel tufo, si sbuca in chiostri rinascimentali, si scende in cantine dove sono visibili cisterne d’acqua e antiche fornaci. È come entrare nel ventre di Siena.

Perché visitarlo? Perché è uno dei complessi museali più importanti d’Italia (e spesso poco affollato), e completa l’esperienza di Piazza Duomo offrendoti uno sguardo sul lato civile e assistenziale della Siena antica, complementare al lato religioso rappresentato dal Duomo. Inoltre, potrai vedere capolavori come i citati affreschi del Pellegrinaio, o la statua originale della Lupa senese del capitello del Duomo, o ancora il bellissimo crocifisso ligneo di Giovanni Pisano proveniente dall’ospedale. E non dimentichiamo che qui si tengono spesso mostre di livello internazionale: Santa Maria della Scala è sede di esposizioni temporanee, quindi potresti capitare in occasione di qualche mostra d’arte contemporanea o fotografia, arricchendo ulteriormente la visita.

In pratica, dopo aver visitato il Duomo (luogo dell’anima e dell’arte sacra), entrare a Santa Maria della Scala ti fa toccare con mano l’altra faccia della medaglia: la cura del corpo e dello spirito del prossimo, così come veniva concepita e organizzata in epoca medievale e rinascimentale, e tutta la storia plurisecolare che ne è seguita. E pensa, stai camminando negli stessi spazi in cui transitarono migliaia di pellegrini e malati, e dove lavorarono generazioni di volontari e medici. Un luogo di memoria molto suggestivo.

L’ingresso al Santa Maria della Scala è indipendente dal circuito OPA del Duomo (serve un biglietto a parte). Il percorso completo può richiedere anche 1,5-2 ore se si vuole vedere tutto, ma si può scegliere cosa focalizzare. Molto raccomandata almeno la Sala del Pellegrinaio. In conclusione, lo consigliamo vivamente se hai un po’ di tempo in più a Siena, perché è un’esperienza culturale completa e davvero arricchente, proprio a due passi (anzi, di fronte) al Duomo .

Quali sono gli orari di apertura del Duomo di Siena?

Se programmi la visita al Duomo, è fondamentale conoscere gli orari, che variano a seconda della stagione e del calendario liturgico. Di seguito forniamo una tabella riepilogativa degli orari di apertura del complesso del Duomo (Cattedrale, Libreria Piccolomini, Museo, Facciatone, Cripta, Battistero), suddivisi per periodi dell’anno:

Orari di apertura Duomo di Siena e complesso (2025):

Periodo (2025)Giorni feriali (Lun–Sab)Festivi (Domenica e solennità)
8 Gen – 30 Mar10:30 – 17:30 (tutto il complesso)13:30 – 17:30 (solo Cattedrale)
31 Mar – 2 Nov10:00 – 19:00 (Museo Opera 9:30-19:30)13:30 – 18:00 (solo Cattedrale)
(Periodo Pavimento scoperto)<br>27 Giu – 31 Lug<br>18 Ago – 15 Ott10:00 – 19:00 (Museo 9:30-19:30)9:30 – 18:00 (solo Cattedrale)
3 Nov – 24 Dic10:30 – 17:3013:30 – 17:30 (solo Cattedrale)
26 Dic – 6 Gen (Natale–Epifania)10:00 – 19:0013:30 – 17:30 (solo Cattedrale)

Note: – L’ultimo ingresso è sempre 30 minuti prima dell’orario di chiusura . – “Solo Cattedrale” nei festivi significa che le altre sedi (Museo, Cripta, Battistero…) seguono l’orario feriale standard, mentre di domenica mattina la Cattedrale apre solo nel pomeriggio (perché la mattina è dedicata alle Messe). Eccezione: durante il periodo di pavimento scoperto (fine giugno-luglio e fine agosto-metà ottobre), la domenica la Cattedrale apre già dal mattino 9:30 per permettere le visite , spostando altrove le funzioni religiose. – Gli orari possono subire variazioni in occasione di cerimonie religiose speciali, concerti, ecc. . Ad esempio l’1° dicembre (festa del patrono Sant’Ansano) tipicamente il Duomo chiude prima (nel 2024 alle 15:00) . Conviene controllare eventuali avvisi sul sito ufficiale Opera Laboratori. – Porta del Cielo: è accessibile dal 1° marzo al 6 gennaio, seguendo indicativamente gli stessi orari della Cattedrale (ma con ingresso a orari prestabiliti in gruppi) .

In generale, il Duomo di Siena ha orari piuttosto ampi in alta stagione (fino alle 19:00). In bassa stagione (inverno) chiude intorno alle 17:30. Ricorda che la domenica mattina il Duomo non è visitabile (eccetto quei periodi speciali): quindi se sei a Siena di domenica e vuoi vedere il Duomo, pianifica la visita nel pomeriggio. Il Museo, il Battistero e la Cripta invece la domenica mattina seguono l’orario normale feriale, quindi volendo si possono visitare quelle parti anche al mattino mentre la cattedrale è chiusa al turismo (è comunque un po’ strano separare, meglio vedere tutto assieme per coerenza del racconto).

Durante le festività natalizie e di Pasqua gli orari sono spesso estesi (ad esempio Santo Stefano e giorni successivi il Duomo fa orario 10-19). L’unico giorno di chiusura totale è il 25 dicembre (Natale) e il 1° gennaio mattina. Il 15 agosto (Ferragosto, festa dell’Assunta patrona del Duomo) solitamente il Duomo è aperto ma può avere messe solenni, quindi l’accesso turistico potrebbe essere limitato in alcuni orari.

Si consiglia sempre di verificare sul sito ufficiale (operaduomo.siena.it) per avere conferma degli orari aggiornati poco prima della visita, specialmente se ci si avvicina a date di feste locali (es. Palio 2 luglio e 16 agosto: talvolta il Duomo potrebbe avere ingressi modificati) o se il viaggio coincide con celebrazioni speciali.

Quanto costano i biglietti per visitare il Duomo di Siena?

Per visitare il Duomo e le altre parti del complesso esistono varie tipologie di biglietto. L’Opera della Metropolitana di Siena ha unificato l’accesso alle principali sedi museali in un unico pass chiamato OPA Si Pass, ma è anche possibile acquistare un biglietto solo per la Cattedrale (senza musei) se uno ha poco tempo. Inoltre c’è un biglietto speciale che include la Porta del Cielo. Vediamo le opzioni e i prezzi (aggiornati al 2025):

  • OPA Si Pass – È il biglietto cumulativo completo che consente di visitare tutte le sedi del complesso: Cattedrale, Libreria Piccolomini, Museo dell’Opera + Facciatone, Cripta, Battistero, e anche l’Oratorio di San Bernardino (museo diocesano). Ha validità di 3 giorni consecutivi dalla prima attivazione , così puoi suddividere le visite su più giorni se vuoi. Costo: €14,00 a tariffa intera nel periodo di bassa stagione; durante il periodo di pavimento scoperto il prezzo intero sale a €16,00 (perché si aggiunge la straordinarietà di vedere il pavimento). Ridotto (bambini 7-11 anni) €3,00 tutto l’anno . Gratuito per bambini fino a 6 anni e altre categorie (residenti nel comune di Siena, disabili con accompagnatore, religiosi, studenti UniSi, ecc.) . Questo pass è decisamente conveniente: basti pensare che include 5-6 monumenti; se li pagassi singolarmente spenderesti molto di più . Inoltre con l’Opa Si Pass hai audioguida gratuita scaricabile sullo smartphone .
  • OPA Si Pass + Porta del Cielo – È il pass “all inclusive” che in aggiunta a tutte le sedi sopra permette anche la visita ai Tetti/Porta del Cielo con il tour panoramico. Questo biglietto è disponibile solo quando la Porta del Cielo è aperta (indicativamente marzo-gennaio). Costo: €21,00 intero , €6,00 ridotto 7-11 anni . Anche questo ha validità 3 giorni per le parti museali, ma ovviamente la visita ai tetti va effettuata nell’orario prenotato. Considera che il tour Porta del Cielo dura ~30 minuti, di solito con gruppi di max 18 persone accompagnate.
  • Biglietto Cattedrale (solo Duomo) – Se per qualche ragione vuoi visitare solo la Cattedrale e la Libreria Piccolomini, senza le altre parti, puoi acquistare un biglietto semplice solo cattedrale. Costo: €7,00 intero . Ridotto bambini 7-11 anni circa €2 (non comunicato ufficialmente, ma in genere c’è una piccola tariffa ridotta per loro), e come sempre under 6 gratuito. Questo biglietto include la Libreria Piccolomini (che è parte integrante del Duomo) e la Cappella Piccolomini con le statue di Michelangelo. Importante: durante il periodo di pavimento scoperto, normalmente anche per entrare solo in Cattedrale il prezzo viene adeguato al biglietto pass (cioè non c’è il biglietto da 7€, tutti devono prendere almeno quello da €16) – su questo occorre informarsi anno per anno, ma generalmente è così: quando il pavimento è scoperto vendono solo il pass completo per motivi di gestione flussi. Dunque il biglietto singolo da 7€ è di fatto disponibile solo fuori dai periodi di scopertura pavimento .
  • Biglietto “Panorama” (Palazzo delle Papesse)Novità 2023-2025: A quanto pare è stato introdotto un biglietto unico per l’accesso al “Panorama di Siena dal Palazzo delle Papesse” in combinazione col Duomo. Il Palazzo delle Papesse è un edificio storico non lontano dal Duomo, con una vista notevole. Da informazioni promozionali parrebbe esistere un biglietto unico Duomo + Panorama Papesse. Non abbiamo dettagli precisi qui, potrebbe essere un’iniziativa temporanea.
  • Biglietto solo Museo/Crypta/Battistero – Non molto pubblicizzato, ma esistono anche biglietti per singoli settori per chi magari ha già visto il Duomo in passato e vuole solo museo o simili. Ad esempio un biglietto Museo Opera + Panorama costava intorno ai €8-10. Però non approfondiamo troppo: chi viene la prima volta vorrà il pass completo.

In biglietteria offrono a volte un biglietto “Famiglia” o pacchetti per gruppi: ad esempio i bambini sotto 11 anni pagano solo 3€ per il pass e se hai molti bambini può convenire.

Dove acquistare i biglietti? Puoi prenderli direttamente sul posto, alle biglietterie ufficiali in Piazza Duomo 7 (accanto all’entrata del Museo) oppure al Visitor Center in via di Città 48 (vicino Piazza del Campo) . Oppure online tramite i circuiti autorizzati (sito Opera Laboratori / VivaTicket) . L’acquisto anticipato online è utile in alta stagione per evitare code e soprattutto per riservare la fascia oraria del tour Porta del Cielo, che è a posti limitati.

Audioguida: con qualsiasi biglietto a pagamento (escluso gratuiti) hai la possibilità di scaricare gratuitamente l’audioguida sul tuo smartphone, inquadrando un QR code disponibile all’ingresso . Consiglio di portare un auricolare per godersela senza disturbare.

Visite guidate: se preferisci, l’Opera organizza anche visite guidate con guide autorizzate, prenotabili tramite call center (tel. +39 0577 286300) , ad un costo aggiuntivo.

Ricorda: i proventi dei biglietti vengono utilizzati per la manutenzione e restauro del complesso, trattandosi di un ente no-profit , quindi la spesa del biglietto ha anche uno scopo benefico verso la conservazione di questo patrimonio.

Qual è il periodo migliore per visitare il Duomo di Siena?

La risposta dipende da cosa ti interessa di più e dalle tue preferenze in termini di clima e affollamento. Ogni periodo dell’anno ha i suoi pro e contro:

  • Fine giugno – ottobre (escluso inizio agosto): questo è il periodo in cui il pavimento del Duomo viene scoperto (vedi sopra le date precise). Se il tuo obiettivo è ammirare tutte le tarsie marmoree, dovresti programmare la visita in queste settimane. In particolare fine settembre e inizio ottobre sono ottimi momenti: il clima è ancora piacevole, Siena è meno affollata rispetto a luglio/agosto, e il pavimento è visibile. Anche in luglio (dal 27/6 al 31/7) è scoperto, ma in quel periodo Siena può essere piuttosto calda e affollata, specialmente attorno al Palio del 2 luglio. Nota che metà agosto (Palio del 16 agosto) paradossalmente il pavimento viene ricoperto nei giorni immediatamente a ridosso del Palio (1-16 agosto circa non è visibile) , quindi se visiti Siena a Ferragosto potresti non vederlo. Appena dopo il Palio, dal 18 agosto in poi lo riscoprono fino a metà ottobre.
  • Mesi primaverili (aprile-maggio) e autunnali (ottobre-novembre): se cerchi un buon compromesso tra bel tempo e meno folla, la primavera e l’autunno (escludendo magari i periodi festivi di Pasqua e Ognissanti) sono ideali. Ad aprile-maggio il pavimento però è coperto (tranne eventuali aperture straordinarie); stesso dicasi per novembre. Tuttavia potrai goderti la visita con più tranquillità, fare foto con meno persone attorno e vivere Siena in un clima mite. Maggio in particolare regala una luce bellissima e lunghe giornate (NB: a maggio 2025 il Duomo chiude un’ora prima, alle 18, come da programma orari, ma ciò non è un gran problema) . A novembre, Siena è molto tranquilla turisticamente parlando (dopo il 3/11 entrano in vigore gli orari ridotti, quindi finisce l’alta stagione) . Potresti avere più probabilità di pioggia o giornate corte, ma la cattedrale al chiuso si gode comunque e con poca gente dà un senso ancora più mistico.
  • Inverno (dicembre-gennaio-febbraio): il Duomo d’inverno ha un fascino particolare. In dicembre la città è addobbata per Natale e il 26 dicembre (Santo Stefano) il pavimento viene scoperto per pochi giorni come evento straordinario (ad esempio in alcuni anni l’hanno scoperto nel periodo natalizio, ma non è garantito ogni anno). In generale da gennaio a inizio marzo Siena è fuori stagione: potresti trovarti quasi da solo in Duomo in certe ore, un privilegio raro per apprezzare il silenzio della cattedrale. Fa freddo dentro (il Duomo non ha riscaldamento, portati un giaccone!). Tieni presente inoltre che dopo l’Epifania e fino al 1 marzo circa la Porta del Cielo è chiusa (riapre il 1/3) , quindi niente tour dei tetti in quei mesi. Se non ti interessa la Porta del Cielo e vuoi la massima calma, febbraio potrebbe essere ottimo.
  • Periodi di altissima affluenza: evita se possibile la settimana di Ferragosto (13-18 agosto) perché Siena è strapiena per il Palio e molte strade transennate rendono più complicato muoversi; e anche la settimana di Pasqua/25 aprile e quella di Ognissanti (1 nov) perché sono vacanze italiane con tanti turisti. In quei casi conviene prenotare biglietti online e scegliere orari strategici (es. ingresso in Duomo all’ora di pranzo quando i gruppi in genere vanno a mangiare).

Un altro criterio: l’ora del giorno. Il Duomo apre di solito alle 10 o 10:30: se arrivi proprio all’apertura, troverai meno folla e potrai goderti ad esempio la Libreria Piccolomini quasi vuota. La luce migliore per fotografare la facciata è di mattina fino a mezzogiorno, quando è ben illuminata dal sole da est/sud-est. Nel pomeriggio la facciata va in ombra, ma in compenso potresti salire sul Facciatone al tramonto per foto spettacolari. Considera anche di verificare se ci sono eventi speciali: a volte organizzano visite in notturna al pavimento o aperture serali estive – quelle sono esperienze bellissime perché vedere il Duomo di sera, con luci soffuse, è molto suggestivo (spesso in agosto fanno aperture fino alle 22 per il pavimento scoperto, ma varia di anno in anno).

In conclusione, se vuoi tutto al massimo splendore (pavimento visibile e bel clima): fine settembre e inizio ottobre sono forse il top. Se vuoi pochi turisti: gennaio-febbraio (ma perdi qualcosa come pavimento e Porta del Cielo). Se vuoi un compromesso: aprile-maggio o fine ottobre.

Comunque, Siena vale la visita in ogni stagione , come scritto poeticamente: in primavera ha il profumo dei fiori d’arancio e glicine, in estate il brivido del Palio, in autunno la luce dorata e l’odore di mosto, in inverno le luminarie natalizie e un’atmosfera raccolta . Il Duomo è sempre lì ad aspettarti, splendido sotto il sole o avvolto dalla pioggia.

Qualche consiglio per visitare al meglio il Duomo di Siena?

Organizzare la visita in modo ottimale può arricchire molto la tua esperienza. Ecco alcuni consigli pratici e “dritti” da tenere a mente:

  • Durata: prevedi almeno 2 ore per visitare con calma l’intero complesso (Duomo, Libreria, Museo, Cripta, Battistero). Se vuoi leggere con attenzione i pannelli o ascoltare l’audioguida, anche 3 ore. La cattedrale da sola richiede circa 30-45 minuti, la Libreria altri 15, il museo 45, battistero 20, cripta 15. Molti fanno tutto in 1h30 di corsa, ma è un peccato non soffermarsi. Avendo il pass valido 3 giorni, potresti anche spezzare: ad esempio un pomeriggio Duomo+Libreria+Cripta, la mattina seguente Museo+Facciatone+Battistero.
  • Messe e momenti di preghiera: ricordati che il Duomo è prima di tutto un luogo di culto. Non visitarlo durante le Messe (feriali ore 9:30 nella Cappella del Voto; domenica 8:00, 11:00, 12:15 e 18:00 ). Durante le celebrazioni l’accesso turistico è sospeso o limitato, e bisogna mantenere silenzio. Se entri verso l’ora di chiusura, a volte potresti incappare nel rosario serale o altre preghiere: rispetta chi prega e visita in silenzio.
  • Abbigliamento: trattandosi di una cattedrale, è richiesto un abbigliamento decoroso. In estate niente spalle scoperte e pantaloncini troppo corti. Portati un foulard per coprire le spalle se indossi top, e pantaloni/gonne almeno al ginocchio. Generalmente all’ingresso possono fornire un telo/coprispalle di carta se non sei adeguato, ma meglio organizzarsi. Inoltre dentro fa fresco (mura spesse), bene avere qualcosa sulle spalle anche per quello.
  • Foto e video: è permesso fotografare all’interno, ma rigorosamente senza flash e senza treppiedi. Il flash rovinerebbe gli affreschi e infastidirebbe tutti. Ormai con gli smartphone moderni e ISO alti si riesce a fare foto decenti anche senza flash, approfittando magari dei punti più illuminati (es. sotto il rosone in facciata c’è buona luce naturale). Nella Libreria Piccolomini è consentito fotografare (un tempo era vietato per motivi di diritti, ora si può ma ovviamente senza flash perché la luce intensa potrebbe danneggiare i pigmenti dei Pinturicchio). Se vuoi fare foto del pavimento, durante il periodo scoperto di solito alcune zone sono transennate per non camminarci sopra: puoi fare foto oltre le transenne oppure delle porzioni calpestabili. Sul Facciatone e Porta del Cielo, fai attenzione a non sporgerti troppo per scattare, ma sfrutta la veduta per panorami magnifici (magari porta un grandangolo).
  • Audioguida / Guide: valuta l’uso dell’audioguida gratuita sullo smartphone , ti darà molte informazioni utili se sei da solo. Basta scaricare l’app (ci sono QR code all’ingresso). Se preferisci una guida in carne ed ossa, all’entrata spesso trovi guide autorizzate che offrono tour di gruppo ad orari fissi (in italiano e inglese). Essendo la cattedrale ricchissima di storia e simboli, una guida brava può farla apprezzare molto di più raccontandoti aneddoti (es. la leggenda del diavolino scolpito, o la spiegazione completa di ogni riquadro del pavimento). Quindi, se rientra nel budget, prenota una visita guidata privata o unisciti a un tour. C’è anche la possibilità di visite tematiche, come quelle in notturna al pavimento.
  • Momenti speciali per la visita: per avere un’esperienza quasi mistica del Duomo, segui il consiglio che davano anche dallo staff dell’Hotel Minerva: entra la mattina presto appena apre (spesso 10:30, quindi “presto” relativo) così troverai poca gente e la luce migliore sulla facciata . Oppure, se sei in periodo di scopertura pavimento, entra verso le 17:00: molti gruppi se ne sono andati, puoi girare più liberamente e magari attendere fino a chiusura per vedere la cattedrale vuota (verrai invitato a uscire alle 19 ma quell’ultimo quarto d’ora con poca gente è bellissimo). Ancora, se c’è un’apertura serale straordinaria, approfittane: il Duomo di sera con luce artificiale dorata e candele accese è mozzafiato.
  • Salire sulla Torre del Mangia prima o dopo: se oltre al Duomo vuoi goderti tutte le viste dall’alto, potresti salire anche sulla Torre del Mangia in Piazza del Campo (alta ~87 metri, 400 gradini). Quando fare cosa? Personalmente consiglio: Duomo/Facciatone per panorama al tramonto, Torre del Mangia magari la mattina seguente. Così diversifichi le ore di luce. Se fai tutto in un giorno, sappi che il Facciatone è un po’ meno faticoso e più sicuro (parapetto alto) della torre (scale più ripide e parapetto basso).
  • Bookshop e souvenir: dentro il Duomo c’è un piccolo shop (nell’Antica Canonica) e uno più fornito è nel Museo dell’Opera (Piazza Duomo 8) . Qui trovi libri, cartoline, e riproduzioni. Un bel ricordo può essere il volume sul pavimento o sulle opere del Duomo, se sei appassionato. Oppure anche un semplice segnalibro con la Lupa di Siena. I proventi supportano l’Opera.
  • Servizi igienici: importante! Nel Duomo non ci sono bagni per turisti. I servizi igienici pubblici più vicini sono all’ingresso del Museo dell’Opera e credo un altro nel cortile interno di Santa Maria della Scala. Meglio quindi organizzarsi prima. Anche l’Acqua: porta una bottiglietta, specie d’estate (fuori c’è una fontanina in Piazza magari).
  • Accessibilità disabili: il Duomo è dotato di una rampa laterale per l’accesso in sedia a rotelle (lato sinistro dell’edificio) . Purtroppo Cripta, Museo e Battistero non sono al momento completamente accessibili in sedia a rotelle (ci sono scalini e mancano ascensori) . Informati presso l’Opera per eventuali percorsi agevolati. La cattedrale in sé però è visitabile entrando dalla Porta del Perdono (fianco destro).
  • Tempo atmosferico: se piove molto forte, il Facciatone potrebbe chiudere per sicurezza (è all’aperto). In caso di temporale, anche la Porta del Cielo può essere sospesa (perché c’è da camminare sul tetto). Quindi se hai biglietti e vedi brutto tempo, passa in biglietteria a chiedere: di solito offrono di farti tornare in altro orario.
  • Enjoy! Infine, il consiglio più importante: prenditi il tempo di assaporare la bellezza. Siediti qualche minuto su una panca del Duomo, ascolta magari le note dell’organo se qualcuno prova, alza lo sguardo verso la cupola e i busti dei papi che ti osservano dall’alto (sono 171 busti di papi che circondano tutto l’interno, da San Pietro in poi – uno spettacolo nello spettacolo!). Immagina quante persone nei secoli sono passate di qui – dai pellegrini medievali ai turisti moderni – tutte con il naso all’insù ad ammirare ciò che anche tu stai ammirando. Il Duomo di Siena è un luogo che parla al cuore, oltre che agli occhi.

Buona visita! E dopo aver esplorato tanta bellezza, potrai uscire e magari sederti sui gradini del sagrato, o gustare un gelato lì di fronte, guardando ancora una volta la facciata che si tinge dei colori del tramonto. E se alloggi, come suggerito, all’Hotel Minerva, in pochi minuti di passeggiata rilassata tornerai nel tuo accogliente rifugio senese, ripensando a tutte queste meraviglie . Siena – con il suo Duomo ineguagliabile – ti avrà conquistato e, ne siamo certi, ti verrà voglia di ritornare presto.