Introduzione
Siena è famosa in tutto il mondo per il suo patrimonio storico e culturale unico, in gran parte legato alle contrade e all’antichissima tradizione del Palio di Siena. Ma che cosa sono esattamente le contrade e perché sono così importanti per i senesi?
D: Qual è il ruolo delle contrade nella cultura senese?
R: Le contrade di Siena non sono semplici quartieri amministrativi: sono vere comunità con identità storiche fortissime . Ogni contrada ha i propri simboli, colori, uno stemma araldico, una chiesa (detta oratorio), un museo, una fontana battesimale dove vengono “battezzati” i nuovi contradaioli e una sede sociale. In totale le contrade attive oggi sono 17, e rappresentano l’anima viva della città. La vita sociale di Siena ruota attorno alle contrade: ciascuna organizza eventi, feste e solidarietà nel proprio rione durante tutto l’anno, e l’apice dell’attaccamento contradaiolo si manifesta nel Palio di Siena, la celebre corsa di cavalli che si tiene in Piazza del Campo .
D: Da quanto tempo esistono le contrade di Siena?
R: Le contrade affondano le loro radici nel Medioevo. Sebbene non sia possibile fissare una data precisa di fondazione, documenti attestano l’esistenza delle contrade almeno dal XV secolo . In origine avevano anche scopi militari e religiosi: nel Trecento i cittadini si radunavano presso varie chiese di rione per discutere affari comuni . L’assetto attuale delle 17 contrade venne stabilito nel 1729, quando la governatrice Violante di Baviera ridefinì i confini territoriali e soppresse alcune contrade minori (come Gallo, Leone, Orso, Vipera, ecc.) . Da allora la suddivisione è rimasta la stessa fino a oggi.
D: Come partecipano le contrade al Palio di Siena?
R: Il Palio – la spettacolare corsa di cavalli in Piazza del Campo – è la manifestazione per eccellenza dell’identità contradaiola. Ad ogni Palio partecipano solo 10 contrade su 17: vengono selezionate le sette che non avevano corso l’anno precedente più tre estratte a sorte, così da avere 10 cavalli al canapo . Il Palio si svolge due volte l’anno, il 2 luglio (Palio in onore della Madonna di Provenzano) e il 16 agosto (Palio dell’Assunta). La vittoria al Palio è motivo di enorme orgoglio: il drappellone (il premio dipinto, detto cencio) viene portato trionfalmente nel museo della contrada vincitrice e celebrato con canti, cene e feste che possono durare settimane. Ogni contradaiolo sogna di vedere la propria contrada “vincere il Palio”, evento che segna la storia di quella comunità.
D: Quali sono i simboli e i colori delle contrade?
R: Ogni contrada ha un simbolo araldico, spesso un animale (reale o fantastico) o figura allegorica, e una combinazione unica di colori. Questi emblemi compaiono su bandiere, costumi e sugli stemmi murati agli angoli delle strade del rione. Ad esempio, l’Aquila ha come simbolo un’aquila imperiale bicipite nera su fondo giallo oro con liste blu e nere; la Chiocciola ha una lumaca su fondo bianco con rose rosse e bianche; il Drago un drago verde su fondo argento, e così via. Ogni contrada ha anche un motto tradizionale spesso in latino o in lingua antica, che esprime lo spirito del rione (come “Unguibus et Rostris” dell’Aquila o “Il colore del cielo, la forza del mare” dell’Onda) . Più avanti, quando descriveremo singolarmente tutte le 17 contrade, vedremo in dettaglio simboli, colori e motti di ciascuna.
D: Qual è la contrada più popolosa di Siena?
R: Oggi non esistono dati ufficiali sul numero di abitanti per contrada. Tuttavia, storicamente il Terzo di Città (uno dei tre terzi in cui era divisa la città, comprendente contrade come Aquila, Chiocciola, Onda, Pantera, Selva e Tartuca) era il più popoloso e prospero nel XIV secolo . In quella zona si trovavano e si trovano tuttora importanti istituzioni senesi (il Duomo, l’Ospedale Santa Maria della Scala, la Pinacoteca). Oggi la “popolosità” di una contrada si misura più che altro in termini di partecipazione: alcune contrade hanno migliaia di aderenti tra residenti nel rione e membri per tradizione familiare, che tornano per il Palio anche dall’estero pur di sostenere i propri colori.
D: Perché le contrade sono importanti ancora oggi?
R: Le contrade costituiscono il tessuto sociale di Siena. Attraverso di esse si tramandano tradizioni secolari, dialetti, musiche e cucina locale. Ogni contrada gestisce un’associazione (Società di Contrada) che organizza attività culturali, ricreative e solidali per i contradaioli di tutte le età: dalle cene in strada d’estate, alle bande di tamburini e alfieri che imparano l’arte della bandiera, fino a iniziative di beneficenza e tutela del territorio . Appartenere a una contrada dà un forte senso di identità e appartenenza comunitaria che si tramanda di generazione in generazione. Ancora oggi nascere all’interno di una contrada (o entrarvi per battesimo contradaiolo) significa avere una seconda famiglia estesa su tutto il rione. Questa struttura sociale è unica al mondo e rende Siena un esempio vivente di come il passato possa integrarsi nel presente.
D: Dove alloggiare per un’esperienza autentica a Siena?
R: Per immergervi completamente nell’atmosfera senese vi consigliamo di soggiornare all’Hotel Minerva di Siena . Situato nel centro storico (all’interno delle antiche mura cittadine) e ubicato nella Contrada della Lupa , l’Hotel Minerva offre la base perfetta per esplorare a piedi le vie medievali, respirare il clima delle contrade e raggiungere comodamente tutti i luoghi di interesse. Nella sezione seguente presentiamo in dettaglio l’Hotel Minerva come punto di partenza ideale per scoprire Siena e le sue contrade.
Hotel Minerva: il punto di partenza ideale per esplorare Siena
Immerso nel cuore di Siena, l’Hotel Minerva vi accoglie con un mix di fascino storico e comfort moderno . È uno degli hotel più storici di Siena (categoria 3 stelle) e si trova all’interno della cinta muraria medievale, ma appena fuori dalla zona a traffico limitato, il che significa che è facilmente raggiungibile in auto e dispone di un parcheggio privato coperto e videosorvegliato – una vera comodità in una città medievale. Una volta parcheggiata l’auto, potrete tranquillamente dimenticarla: dalle porte dell’hotel si va ovunque a piedi. Piazza del Campo dista circa 15 minuti di piacevole passeggiata tra vicoli pittoreschi , il Duomo circa 17 minuti attraverso itinerari suggestivi , e perfino la stazione ferroviaria è raggiungibile a piedi in 15 minuti (o in pochi minuti di autobus) .
L’Hotel Minerva sorge in Via Garibaldi 72, in posizione leggermente defilata dal caos notturno ma vicinissima al centro pulsante della città . La sua posizione è strategica anche per visitare le contrade: come detto si trova nel territorio della Contrada della Lupa, ma è a confine con altri rioni storici. In pochi minuti potete raggiungere luoghi simbolo di Siena all’interno di diverse contrade – un ottimo modo per vivere l’atmosfera contradaiola semplicemente uscendo dall’albergo e camminando nei dintorni.
Camere e servizi dell’Hotel Minerva
L’Hotel Minerva offre 56 camere climatizzate, molte delle quali con una splendida vista panoramica sui tetti medievali e sulle colline toscane . Le camere sono suddivise in varie categorie per ogni esigenza: dalle pratiche Easy Economy alle confortevoli Elegant Standard, fino alle spaziose Camere Superior e alle raffinate Junior Suite; sono disponibili anche soluzioni Family comunicanti ideali per chi viaggia con bambini . Tutte le camere sono arredate in stile moderno con tocchi di tradizione toscana, luminose e dotate di Wi-Fi gratuito ad alta velocità, TV a schermo piatto (molte Smart TV), minibar, aria condizionata indipendente e bagno privato. Alcune categorie offrono piccoli plus: ad esempio le Junior Suite dispongono di terrazzino privato con vista sulle basiliche di San Francesco e Provenzano , mentre molte Camere Superior regalano affacci incantevoli sul centro storico di Siena . Qualunque sia la tipologia scelta, troverete ambienti puliti e curati, pensati per garantire relax dopo le vostre passeggiate per la città.








L’ospitalità qui è di casa: la reception è aperta 24 ore su 24 con staff multilingue sempre pronto a darvi consigli su itinerari segreti, ristorantini tipici o eventi in città . L’atmosfera che si respira all’Hotel Minerva è calorosa e familiare – non a caso molti ospiti tornano ogni anno, riconoscendo i volti sorridenti dello staff che li chiama per nome già dal secondo giorno . Questa attenzione personalizzata vi farà sentire più ospiti d’onore che clienti.
Ogni mattina potrete gustare una ricca colazione continentale servita con cura. Il buffet propone specialità per tutti i gusti: fragranti cornetti e dolci artigianali, pane toscano con marmellate fatte in casa, frutta fresca, affettati e formaggi locali, uova e altro ancora . Nella bella stagione c’è la possibilità di fare colazione all’aperto nel giardino panoramico: un’oasi verde in cui sorseggiare il cappuccino ammirando il sole che illumina dolcemente Siena . È un’esperienza semplice ma magica, che molti ospiti ricordano con affetto. E se preferite la comodità, con un piccolo supplemento la colazione può essere servita direttamente in camera o sul vostro balcone privato , per un risveglio davvero rilassante.
L’hotel dispone anche di un bar interno dove concedersi un caffè espresso o un calice di Chianti nel pomeriggio , e di una confortevole sala lettura/relax con divani in pelle e libri d’arte – il luogo perfetto per sfogliare una guida di Siena pianificando la giornata . Per chi viaggia per lavoro o ha necessità di uno spazio appartato, c’è una moderna sala meeting attrezzata fino a 40 posti, con vista sui tetti senesi ad ispirare anche le riunioni più impegnative .
Tra i servizi più apprezzati c’è il Wi-Fi gratuito illimitato in tutta la struttura (giardino compreso) – utile per condividere in tempo reale le foto del vostro viaggio o per una videochiamata panoramica con i familiari. Le coppie in viaggio romantico possono richiedere extra come bottiglia di prosecco in camera o petali di rosa sul letto all’arrivo, per rendere speciale l’occasione . Le famiglie con bambini troveranno un ambiente ideale: su richiesta l’hotel fornisce culle, lettini aggiuntivi, scalda-biberon e perfino giochi da tavolo per intrattenere i più piccoli . C’è persino un “baby menu” a colazione con opzioni adatte ai bimbi . Inoltre, trovandosi in centro, se durante le visite i bambini hanno bisogno di un riposino, potete rientrare in hotel in pochi minuti.
L’Hotel Minerva ha un occhio di riguardo anche per gli amanti dell’attività all’aria aperta: mette a disposizione un deposito sicuro per biciclette e un piccolo angolo officina per eventuali riparazioni – ottimo per chi vuole esplorare Siena e dintorni su due ruote . E se sognate di fare una passeggiata a cavallo tra le colline toscane, lo staff può aiutarvi a organizzare escursioni a cavallo a pochi chilometri dalla città . Insomma, ogni dettaglio al Minerva è pensato per farvi vivere una vacanza senza pensieri, totalmente immersi nella bellezza di Siena.
Con questo mix di vantaggi – posizione centrale, comfort delle camere, servizi curati e un’accoglienza genuinamente cordiale – l’Hotel Minerva rappresenta davvero un punto di partenza ideale per scoprire la città e le sue contrade. E adesso, per conoscere meglio il cuore di Siena, andiamo a esplorare una per una le 17 contrade, con la loro storia, i loro simboli e le tradizioni che le rendono uniche.
Le 17 Contrade di Siena: storia, simboli e tradizioni
Di seguito presentiamo tutte le diciassette contrade attuali di Siena, ciascuna con la propria identità. Per ogni contrada troverete una breve descrizione storica, i simboli e colori ufficiali, le eventuali alleanze e rivalità con altre contrade, il santo patrono e le feste principali, nonché curiosità sul museo o sul territorio. Una tabella riassuntiva aiuterà a fissare i dati essenziali di ogni contrada.
Contrada dell’Aquila
Domanda: Quali sono la storia e i simboli della Nobile Contrada dell’Aquila?
Risposta: La Nobile Contrada dell’Aquila occupa la parte centrale di Siena, nel Terzo di Città, includendo alcune delle zone più prestigiose attorno al Duomo e a Piazza del Campo. Deve il nome e l’emblema all’aquila bicipite nera incoronata – simbolo che deriva dallo stemma dell’antica famiglia nobile Marescotti, un tempo residente nel territorio dell’Aquila . La contrada vanta origini medievali illustri e partecipò fin dai primordi alle competizioni tra rioni antesignane del Palio. Il titolo onorifico di “Nobile” le fu concesso addirittura da un imperatore: nel 1536 l’imperatore Carlo V, in visita a Siena, fu magnificamente accolto dalla contrada e in segno di gratitudine autorizzò l’Aquila ad adottare l’aquila imperiale a due teste come simbolo, conferendole il titolo di Nobile . Da allora l’Aquila porta con fierezza il sole dorato con le iniziali U•I (Umberto I) sul petto dell’aquila nello stemma, aggiunto nel 1887 in onore del re d’Italia .
L’Aquila è da secoli protagonista del Palio: ha collezionato 29 vittorie ufficiali (24 riconosciute dal Comune nell’Albo d’Oro) e l’ultima risale al 3 luglio 1992 . Tra le rivalità storiche, la più accesa è quella con la Contrada della Pantera, sancita ufficialmente dal 1947 . Al contrario, l’Aquila intrattiene alleanze di antica data con la Civetta e il Drago, considerate contrade “amiche” fin dal Settecento . Il territorio dell’Aquila comprende monumenti notevoli: oltre al Duomo di Siena, vi rientrano ad esempio Palazzo Chigi-Saracini (sede dell’Accademia Chigiana) e la raffinata Via di Città . Il museo di contrada, ospitato nel Palazzo Agazzari, conserva i costumi storici, i tamburi e i drappelloni vinti nei secoli, mentre l’oratorio è la Chiesa di San Giovanni Battista (detta dei Tredicini). La Contrada dell’Aquila celebra come festa titolare il Santissimo Nome di Maria, intorno al 12 settembre: in quella occasione si tiene la messa solenne nella chiesa contradaiola e cene conviviali nel rione, per rinnovare la devozione e l’orgoglio di appartenere al “popolo dell’Aquila”.
Curiosità: Il motto latino dell’Aquila – “Unguibus et rostris” (“Con gli artigli e col rostro”) – richiama la combattività dell’animale e lo spirito tenace dei contradaioli aquilini, pronti a difendere la propria contrada con unghie e becco. Un’altra curiosità è che l’Aquila storicamente non dispone di una propria fontanina battesimale (utilizza quella della Pantera per i battesimi contradaioli, essendo confinante): forse è un segno del destino, dato che proprio con la Pantera vi è inimicizia! Inoltre, l’Aquila è una delle poche contrade a non aver mai cambiato residenza: la sede è sempre stata in Casato di Sotto, cuore del rione.
Di seguito, una tabella riepilogativa con le informazioni essenziali sulla Contrada dell’Aquila:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Nobile Contrada dell’Aquila (concesso da Carlo V nel 1536) |
| Simbolo (stemma): | Aquila imperiale bicipite nera coronata, con scettro, spada e globo imperiale; sul petto un sole dorato con le lettere “U•I” . |
| Colori: | Giallo oro, con liste nere e turchine (blu) . |
| Motto: | “Unguibus et Rostris” – «Con gli artigli e col rostro», a simboleggiare tenacia e combattività. |
| Terzo di appartenenza: | Terzo di Città (zona sud-ovest del centro storico di Siena). |
| Alleate: | Civetta (dal 1718), Drago (dal 1788) . |
| Avversaria: | Pantera (rivalità ufficiale dal 1947) . |
| Santo Patrono: | Santissimo Nome di Maria – festa titolare la domenica intorno al 12 settembre. |
| Oratorio: | Chiesa di San Giovanni Battista (detta dei Tredicini), in via Casato di Sotto (proprietà della contrada dal 1788). |
| Fontanina battesimale: | Fontana con aquila in bronzo in Piazza Postierla (opera di B. Buracchini, 1963); usata per il battesimo contradaiolo. |
| Museo di contrada: | Museo dell’Aquila (Palazzo Agazzari-Nastasi, Casato di Sotto 82) – espone cimeli, costumi e drappelloni vinti. |
| Vittorie al Palio: | 29 vittorie (24 riconosciute ufficialmente) – Ultima vittoria: 3 luglio 1992 . |
Nobile Contrada del Bruco
Domanda: Perché si chiama Contrada del Bruco e quali sono le sue tradizioni?
Risposta: La Nobile Contrada del Bruco è situata nel Terzo di Camollia e comprende l’area di Via del Comune e dintorni. Il suo simbolo è un bruco coronato (in realtà un bacherozzo, ovvero il baco da seta) che striscia su un ramoscello di rosa . I colori sociali sono giallo e verde, listati di turchino (blu) . Il curioso emblema del bruco rievoca la metamorfosi (il bruco che diventa farfalla) e simboleggia valori di umiltà e tenacia che si trasformano in gloria – infatti il motto del Bruco, in lingua italiana antica, recita: “Nella pugna sii altera, Nobile Contrada dalla gente fiera” , ad esortare fierezza e orgoglio in battaglia. Il Bruco è una delle contrade che possono fregiarsi del titolo di “Nobile”, titolo che si è attribuito storicamente per alcuni meriti: secondo la tradizione, nel 1369 i brucaioli guidarono una rivolta popolare che rovesciò il governo cittadino, e successivamente la contrada aiutò militarmente Siena in varie occasioni (si cita una battaglia alla Croce del Travaglio del 1371) . Ufficialmente il titolo di Nobile fu riconosciuto intorno al 1841 proprio in onore di questi fatti storici e dell’orgoglioso spirito “borghese e fiero” del Bruco.
La contrada del Bruco è nota per essere “senza rivali”: attualmente infatti non ha rivalità ufficiali aperte con nessun’altra contrada . In passato ebbe rapporti tesi con la Giraffa e con l’Oca, ma oggi quelle antiche ruggini sono scomparse. Il Bruco invece vanta solide amicizie: è alleata tradizionalmente con l’Istrice, con il Nicchio (alleanza rinsaldata dal 1946) e con la Torre . Il Bruco è anche l’unica contrada la cui alleata è proprio la storica avversaria dell’Oca (ovvero la Torre): questo fatto spesso crea situazioni curiose durante i Palii, perché Bruco e Oca rimangono neutrali tra loro malgrado i rispettivi alleati siano acerrimi nemici.
Dal punto di vista del patrimonio, la Nobile Contrada del Bruco possiede uno splendido oratorio barocco dedicato al Nome di Gesù (in via del Comune) e un museo ricco di costumi e drappelloni vinti. Il Bruco ha vinto 44 Palii nella sua storia (37 quelli conteggiati nell’Albo ufficiale cittadino) e l’ultima vittoria è relativamente recente: 16 agosto 2008 , quando ruppe un digiuno che durava dal 1955, scatenando festeggiamenti epocali nel rione.
La festa titolare del Bruco cade il 2 luglio, giorno della Visitazione della Beata Vergine (compatrona insieme a Sant’Antonio Abate). Il Bruco è l’unica contrada che festeggia il suo patrono proprio nella data di un Palio (2 luglio) – il che significa che se corre in quel Palio e magari lo vince, la festa raddoppia di significato! Durante la festa titolare si tiene la tradizionale benedizione dei contradaioli e dei vessilli nella chiesa, seguita da banchetti lungo le vie di colore giallo-verde.
Curiosità: I contradaioli del Bruco si chiamano popolarmente “brucaioli” o “barbaresi”. Un soprannome storico è “i mangini”, perché un tempo molti abitanti del rione erano ortolani che vendevano verdura (mangini) fuori Porta Ovile. Inoltre, il Bruco è ricordato per un evento singolare: nel Palio del 2 luglio 1957 avvenne il cosiddetto “cappotto al contrario”, poiché il fantino del Bruco, partito favorito, cadde e la contrada arrivò ultima per la seconda volta consecutiva – in gergo il Bruco fece “cappotto al contrario” (due ultimi posti nell’anno). Ma i brucaioli hanno avuto modo di rifarsi con vittorie splendide, come quelle del 2003 e 2008 che restano nella memoria senese.
Ecco una tabella riassuntiva con le informazioni principali sulla Nobile Contrada del Bruco:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Nobile Contrada del Bruco (titolo assunto nel XIX secolo in ricordo di antichi meriti) . |
| Simbolo (stemma): | Bruco coronato alla granducale, strisciante su un ramoscello di rosa; sul capo dello stemma una croce sabauda inquartata d’argento e di rosso . |
| Colori: | Giallo e verde, listati di turchino (blu) . |
| Motto: | “Nella pugna sii altera, Nobile Contrada dalla gente fiera” – motto in italiano arcaico che esorta all’orgoglio in battaglia. |
| Terzo: | Terzo di Camollia. |
| Alleate: | Istrice, Nicchio, Torre (nessuna rivalità attiva; alleanze storiche) . |
| Avversaria: | Nessuna contrada rivale ufficiale (Contrada senza rivali). |
| Santo Patrono: | Visitazione della Beata Vergine Maria (festa titolare il 2 luglio). |
| Oratorio: | Oratorio del Nome di Gesù (Via del Comune, chiesa seicentesca di proprietà della contrada). |
| Fontanina battesimale: | Fontana in marmo in Via del Comune (con bassorilievo del bruco); i battesimi contradaioli però avvengono spesso alla fontana di contrada dell’Istrice, data la storica amicizia. |
| Museo di contrada: | Museo del Bruco (Via del Comune 44) – custodisce costumi, cimeli e il celebre Barbero (antico carroccio allegorico del 1779). |
| Vittorie al Palio: | 44 vittorie (37 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 2008 . |
Contrada della Chiocciola
Domanda: Qual è il significato del simbolo della Chiocciola e quali sono le sue rivalità?
Risposta: La Contrada della Chiocciola occupa l’estremità occidentale del Terzo di Città, verso Porta San Marco. Il suo emblema è, come dice il nome, una chiocciola (lumaca) strisciante, rappresentata su campo bianco contornato da rose rosse e bianche e dalle lettere azzurre “U” e “M” (omaggio a Umberto I e Margherita di Savoia) . La scelta di una lumaca come simbolo può sembrare curiosa, ma porta con sé un messaggio importante: la prudenza e la perseveranza. Il motto della Chiocciola infatti recita in italiano: “Con lento passo e grave nel Campo a trionfar Chiocciola scende”, sottolineando che con calma e determinazione si può comunque trionfare . La lumaca simboleggia anche tenacia – malgrado la lentezza, avanza e supera gli ostacoli protetta dal suo guscio – una metafora in cui i contradaioli chiocciolini si rispecchiano, associando l’animale alla virtù della Prudenza e alla forza di volontà vittoriosa .
Storicamente la Chiocciola fu una contrada potente, protagonista di molte vittorie paliesche. Vanta 51 Palii vinti secondo il conteggio tradizionale (34 nell’Albo ufficiale post-1650) ed è seconda solo all’Oca per numero di vittorie complessive. La Chiocciola ha una rivalità antichissima e molto sentita con la Contrada della Tartuca: le due contrade, confinanti, sono nemiche giurate da prima del 1652 . Ogni Palio che vede in pista Chiocciola e Tartuca è carico di tensione: ciascuna cerca di impedire la vittoria dell’altra a qualunque costo. Questa rivalità si è manifestata in tanti episodi nel corso dei secoli, alimentando aneddoti e storie (una famosa riguarda una reciproca “beffa” in un Palio ottocentesco con cavalli scossi). Sul fronte delle alleanze, la Chiocciola in passato formò la cosiddetta “Lega degli Alfieri” con Istrice, Pantera e Selva – contrade con cui condivideva interessi e spesso collaborazione in occasioni cerimoniali . Oggi queste alleanze hanno perso formalità, ma permangono rapporti amichevoli specialmente con Pantera e Selva, mentre l’amicizia con l’Istrice si è affievolita a causa di diverse scelte politiche paliesche nel Novecento. In compenso, la Chiocciola ha un rapporto di simpatia con la Lupa (non un’alleanza ufficiale, ma spesso festeggiano insieme le rispettive vittorie essendo territori vicini).
Il territorio della Chiocciola è pittoresco e comprende la zona di San Marco: entrando da Porta San Marco si viene accolti da un Leone alato di San Marco in pietra, dono della città di Venezia nel 1954 a suggello di un gemellaggio tra Chiocciola e Venezia . Questo gemellaggio nacque per via del comune patrono (San Marco Evangelista) e viene ricordato con affetto dai contradaioli che curano il leone in travertino all’ingresso del rione. La contrada ha un oratorio dedicato ai Santi Pietro e Paolo (apostoli patroni, la cui festa cade il 29 giugno) e possiede la fontanina battesimale più antica di Siena: inaugurata nel 1947, con la famosa iscrizione augurale “Quando alla Chiocciola vittoria arriderà, questa fontana buon vino getterà” incisa sul basamento . Questa frase è proverbiale in città e testimonia la convivialità chiocciolina: difatti quando la Chiocciola vince un Palio, dalla fontanina sgorga (metaforicamente) vino per festeggiare!
Feste e vita contradaiola: La Contrada della Chiocciola celebra ogni anno la festa titolare il 29 giugno (SS. Pietro e Paolo). Durante quei giorni il rione si addobba a festa con le bandiere giallo-rosse-azzurre, si tengono cerimonie religiose e la tradizionale cena della festa titolare all’aperto, con lunghe tavolate conviviali per contradaioli e ospiti . Molto sentito è anche il battesimo contradaiolo annuale, spesso svolto proprio in occasione della festa titolare: i nuovi nati (o nuovi aderenti) vengono presentati alla comunità e il Priore versa sulla loro fronte qualche goccia dell’acqua della fontanina di contrada, in segno di benvenuto simbolico . Questi rituali rinsaldano i legami all’interno della Chiocciola e sottolineano la continuità fra passato e futuro.
Di seguito la scheda riassuntiva della Contrada della Chiocciola:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Nome ufficiale: | Contrada della Chiocciola (detta comunemente Chiocciola; antico nome: Contrada di San Marco). |
| Simbolo: | Chiocciola (lumaca) strisciante su campo d’argento, contornata da rose rosse e bianche alternate a lettere “U” e “M” azzurre . |
| Colori: | Giallo e rosso, listati di azzurro . |
| Motto: | “Con lento passo e grave nel Campo a trionfar Chiocciola scende” – richiama calma e tenacia nel perseguire la vittoria . |
| Terzo: | Terzo di Città. |
| Alleate: | Istrice (storica, oggi non attiva), Pantera, Selva (alleanze tradizionali con vari gradi di intensità) . |
| Avversaria: | Tartuca (rivalità secolare, una delle più antiche e sentite) . |
| Santi Patroni: | Santi Pietro e Paolo – Festa titolare: 29 giugno di ogni anno . |
| Oratorio: | Chiesa dei Santi Pietro e Paolo (via San Marco, edificata nel XVII sec., di proprietà della contrada dal 1814) . |
| Fontanina battesimale: | Fontana di contrada del 1947, in Piazza Sant’Agostino (di fronte all’oratorio), sormontata da una piccola chiocciola . |
| Museo di contrada: | Museo della Chiocciola (Palazzo/pubblicazione in via San Marco 31) – espone drappelloni, costumi, cimeli storici del rione. |
| Gemellaggio: | Città di Venezia (dal 1954), ricordato dal Leone di San Marco posto in via San Marco . |
| Vittorie al Palio: | 51 vittorie (34 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 1999 (doppio successo, cappotto nell’anno 1999). |
Contrada Priora della Civetta
Domanda: Qual è la contrada “Priora” e che particolarità ha la Civetta?
Risposta: La Contrada Priora della Civetta è situata nel cuore del Terzo di San Martino e abbraccia l’area attorno a Piazza Tolomei, Via Banchi di Sopra e la zona di Sant’Agostino. È detta “Priora” perché il 18 agosto 1905 ospitò la prima storica riunione del Magistrato delle Contrade (l’assemblea dei Priori delle contrade) nella Chiesa di San Cristoforo: da allora, per onorare l’evento, la Civetta ha aggiunto “Priora” al proprio nome ufficiale . Lo stemma della Civetta è partito di nero e di rosso, e raffigura una civetta coronata posata su un ramo; spesso sono presenti nello stemma anche due piccoli scudi azzurri con le iniziali U e M (come in altre contrade, omaggio ai sovrani Savoia) . I suoi colori sono il nero e il rosso listati di bianco , un accostamento molto riconoscibile. Il motto della Civetta, in italiano, è “Vedo nella notte” – alludendo alla vista acuta della civetta e simbolicamente alla capacità di far luce anche nelle avversità e nei tempi bui.
La Civetta è tradizionalmente considerata la “contrada porta-sfortuna” del Palio, almeno secondo il folclore: per oltre 30 anni, tra il 1979 e il 2009, non riuscì a vincere alcuna corsa, tanto che nacque il detto “la nonna” riferito alla Civetta (in gergo paliesco, l’ultima contrada che non vince da più tempo è chiamata nonna). Questo lungo digiuno terminò però il 16 agosto 2009, quando la Civetta trionfò spezzando la maledizione e gettando la “nonna” alle spalle delle altre contrade. Attualmente la Civetta ha all’attivo 36 vittorie (27 ufficiali) e l’ultima vittoria è recentissima: 2 luglio 2019 con il cavallo Tottugoddu montato dal fantino Giovanni Atzeni detto Tittia.
La Contrada della Civetta ha una rivalità relativamente recente con il Leocorno: fu ufficializzata solo nel 1960, ma da allora Civettini e Leocornini se ne dicono di tutti i colori durante il Palio . Si tratta della rivalità più giovane di Siena, nata per dissidi riguardo ad alleanze e dinamiche paliesche nella metà del Novecento. In compenso, la Civetta può contare su varie alleanze storiche: è amica dell’Aquila, della Giraffa, dell’Istrice e della Pantera . In particolare, con Giraffa e Pantera esisteva un patto di alleanza già dall’Ottocento (le tre contrade formavano la “Lega delle Torre”, dall’omonima rivista contradaiola che le univa), mentre l’amicizia con Aquila e Istrice risale al XVIII secolo. Oggi alcune di queste alleanze si sono raffreddate, ma formalmente restano in vigore.
Il territorio della Civetta è ricco di storia: qui si trovano la Chiesa di San Cristoforo (che funge da oratorio della contrada e dove come detto si svolse la prima assemblea dei Priori) e la Basilica di Sant’Agostino, oltre a numerosi palazzi nobiliari. La Civetta è anche l’unica contrada il cui territorio affaccia direttamente su Piazza del Campo (all’angolo con Palazzo Sansedoni) – sebbene per regolamento la piazza in sé sia considerata neutra e non appartenga ad alcuna contrada . Tra i gioielli del patrimonio civettino c’è la propria fontanina battesimale in Via Cecco Angiolieri, raffigurante – naturalmente – una civetta, e il museo di contrada che raccoglie i ricordi delle vittorie, incluso il drappellone vinto nel 2019.
La Civetta celebra la propria festa titolare la domenica intorno al 13 giugno, in onore di Sant’Antonio da Padova suo patrono . Singolarmente, nel 2009 la festa titolare coincise col giorno successivo al Palio del 2 luglio in cui la Civetta vinse dopo decenni: fu quindi una doppia festa, con tutta Siena invitata a brindare nel rione! In generale, i contradaioli della Civetta sono considerati persone argute e festose – in passato venivano soprannominati “glia studenti”, perché molti studenti dell’Università abitavano in quella zona e animavano il rione.
Curiosità: Il soprannome storico della Civetta è “Contrada della Pace”, poiché fu l’unica contrada a non avere condanne capitali o gravi episodi di violenza interna nel tumultuoso periodo delle lotte contradaiole del ’600. Inoltre, il suo periodico contradaiolo si chiama “Il Nicchio” (da non confondere con la contrada omonima), un nome curioso dovuto al fatto che originariamente era edito in collaborazione con il Nicchio come giornale di quartiere. Anche questo riflette lo spirito vivace e intraprendente della Civetta.
Ecco i dati essenziali sulla Contrada Priora della Civetta:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Contrada Priora della Civetta (ha il titolo di Priora dal 1905, per la prima riunione del Magistrato delle Contrade tenutasi nel suo territorio) . |
| Simbolo: | Civetta coronata posata su un ramo, su scudo partito di nero e di rosso; due scudetti azzurri con iniziali U•M ai lati (in alcune rappresentazioni) . |
| Colori: | Nero e rosso, listati di bianco . |
| Motto: | “Vedo nella notte” – esprime la capacità di vedere chiaro anche nell’oscurità (acume, vigilanza). |
| Terzo: | Terzo di San Martino. |
| Alleate: | Aquila, Giraffa, Istrice, Pantera . |
| Avversaria: | Leocorno (rivalità ufficiale dal 1960) . |
| Santo Patrono: | Sant’Antonio da Padova – Festa titolare: domenica intorno al 13 giugno . |
| Oratorio: | Chiesa di San Cristoforo (Piazza Tolomei) – condivisa con la Contrada della Giraffa; sede del Magistrato delle Contrade. |
| Fontanina battesimale: | Fontana con civetta in Via Cecco Angiolieri (con acqua proveniente dall’antico bottino di Fonte Gaia). |
| Museo di contrada: | Museo della Civetta (presso locali in Via Cecco Angiolieri) – conserva costumi, bandiere e drappelloni, tra cui quello del Palio vinto nel 2019. |
| Vittorie al Palio: | 36 vittorie (27 ufficiali) – Ultima vittoria: 2 luglio 2019. |
Contrada del Drago
Domanda: Qual è l’origine del nome della Contrada del Drago e cosa la rende unica?
Risposta: La Contrada del Drago si trova nel Terzo di Camollia e copre la zona attorno a Piazza Matteotti (l’antico Prato di Camollia) fino a Via Campansi. Il suo simbolo fiammeggiante è il drago – più precisamente un drago dorato (talvolta verde) con ali spiegate, coronato all’antica, che tiene un piccolo stendardo azzurro con la lettera “U” d’oro in onore di Umberto I . I colori del Drago sono il rosso cremisi e il verde, listati di giallo , combinazione che rende le sue bandiere tra le più riconoscibili durante il Corteo Storico. Il motto del Drago, in lingua italiana ma dal sapore poetico, è “Il cor che m’arde divien fiamma in bocca” – ovvero “il cuore che mi brucia diventa fiamma nella bocca (del drago)”: un’immagine potente che simboleggia passione ardente e determinazione combattiva.
Il Drago è una contrada fiera che non ha rivali ufficiali: viene infatti chiamata “contrada senza nemici”, condividendo questa particolarità solo con Bruco, Giraffa e Selva. Nel passato remoto ebbe qualche attrito con la Giraffa, ma già dal XIX secolo non esistono rivalità attive. Piuttosto, il Drago ha stretto alleanze e affinità: è storicamente alleato con l’Aquila (dal 1788) , e in tempi recenti c’è stata simpatia reciproca con Oca e Onda in varie circostanze di Palio (anche se non sancite ufficialmente). Il fatto di non avere nemici permette ai dragaioli di concentrarsi solo sulla propria prestazione in Piazza, senza “distrazioni” vendicative – e forse anche per questo il Drago è la contrada più vittoriosa degli ultimi decenni: ha vinto ben 4 Palii tra il 2001 e il 2022. In totale conta 39 vittorie all’attivo (tutte ufficiali, poiché non esisteva prima del ’700), con ultima vittoria il 2 luglio 2022 , il Palio dedicato al ritorno dopo la pandemia, vinto con straordinario entusiasmo.
La storia del Drago è legata alla devozione verso Santa Caterina da Siena, sua patrona: la contrada ne custodisce un’insigne reliquia e la festeggia ogni anno il 29 aprile con la Festa Titolare . L’oratorio del Drago è intitolato proprio a Santa Caterina (chiesa di Santa Caterina in Fontebranda, detta anche di Santa Caterina del Paradiso) e custodisce opere d’arte di pregio, a testimonianza della ricchezza storica del rione. Un altro tratto distintivo è che il Drago per lungo tempo ebbe sede fuori dal suo territorio: fino al 1990, i festeggiamenti avvenivano in un terreno detto “Campino” fuori porta Camollia. Oggi la contrada ha una bella sede con museo vicino a Piazza Matteotti, ma mantiene l’orgoglio di essere “popolo di Camollia”, ovvero appartenente al Terzo che storicamente fronteggiava Firenze.
Tradizioni particolari: Il Drago nel proprio museo conserva un oggetto curioso chiamato “Masgalano”: un tempo veniva assegnato alla comparsa (il gruppo di figuranti) che sfilava meglio durante il Corteo Storico, e il Drago ne vinse diversi. Ha inoltre una tradizione di eccellenti tamburini e alfieri bandierai: non a caso i dragaioli hanno vinto spesso anche premi per le migliori sbandierate. Un’altra tradizione molto viva è la “marchiata delle uova”: il giorno di Pasqua i giovani della contrada girano per il rione regalando uova sode con impresso il simbolo del Drago, come augurio (e qualcuno dice come scherzoso segno di territorio!).
Ecco uno schema sintetico della Contrada del Drago:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Nome ufficiale: | Contrada del Drago (senza titoli onorifici aggiuntivi). |
| Simbolo: | Drago alato coronato d’oro, che tiene con l’artiglio destro un pennoncello azzurro con la lettera “U” in oro, sormontato da corona reale . |
| Colori: | Rosso cremisi e verde, con liste gialle . |
| Motto: | “Il cor che m’arde divien fiamma in bocca” – esprime la passione ardente che si tramuta in forza combattiva. |
| Terzo: | Terzo di Camollia. |
| Alleate: | Aquila (dal 1788) ; rapporti di amicizia con Oca e Onda (non alleanze ufficiali). |
| Avversaria: | Nessuna contrada rivale (Contrada senza rivali). |
| Santo Patrono: | Santa Caterina da Siena – Festa titolare: 29 aprile (in concomitanza con la festa di Santa Caterina, patrona d’Italia) . |
| Oratorio: | Oratorio di Santa Caterina in Fontebranda (detto Santa Caterina del Paradiso) – luogo legato alla santa senese. |
| Fontanina battesimale: | Fontana battesimale in Via dei Malavolti, inaugurata nel 1962, con scultura di drago stilizzato. |
| Museo di contrada: | Museo del Drago (Piazza Matteotti, 19) – custodisce drappelloni, costumi e reliquie di Santa Caterina . |
| Vittorie al Palio: | 39 vittorie (tutte ufficiali) – Ultima vittoria: 2 luglio 2022 . |
Imperiale Contrada della Giraffa
Domanda: Per quale motivo la Giraffa è “Imperiale” e quali sono i suoi simboli?
Risposta: L’Imperiale Contrada della Giraffa occupa l’angolo nord-est del Terzo di Camollia, includendo Via delle Terme e Piazza Provenzano. Il simbolo è una giraffa portata da un moro in abito arabeggiante, il tutto su sfondo celeste; sopra la giraffa un nastro azzurro reca il motto “Umbertus I dedit” (Umberto I diede – riferito a un dono reale) . I colori della Giraffa sono il bianco e il rosso in parti uguali , che sventolano sulle sue bandiere. La Giraffa si fregia del titolo onorifico di “Imperiale” per un evento del 1936: il 2 luglio di quell’anno vinse il cosiddetto “Palio dell’Impero” (una carriera straordinaria dedicata all’Impero coloniale italiano) e per questo Re Vittorio Emanuele III concesse alla contrada il titolo di Imperiale tramite decreto nel 1937 . È l’unico caso di titolo onorifico conferito da un sovrano d’Italia a una contrada, e ancora oggi i giraffini ne vanno molto fieri.
La Giraffa, come stemma insolito per una città medievale, pare derivi da un dono realmente esistito: si narra che nel Cinquecento una giraffa viva fu regalata ai Medici e portata in Siena come curiosità esotica. La contrada, all’epoca chiamata di Provenzano, adottò l’animale come emblema simbolo di elevazione (la giraffa “guarda dall’alto” con il suo lungo collo). Non a caso il motto attuale è “Più alta la testa, più alta la gloria” , a significare che puntare in alto porta a grande onore.
La Giraffa è nota per essere stata storicamente molto vittoriosa: con 41 vittorie (34 ufficiali) è tra le contrade più vittoriose di sempre, e detiene un primato particolare – fu l’ultima a realizzare il “cappotto” (vincere entrambi i Palii ordinari nello stesso anno) nel 1997, impresa rarissima. Non ha inimicizie ufficiali: infatti la Giraffa non ha rivali dichiarati (aveva un’antica ruggine col Bruco, ma sfociò in alleanza poi sciolta). La Giraffa stringe invece amicizia con la Civetta, l’Istrice e la Pantera . In particolare con la Pantera c’è vicinanza geografica (confinano in zona Salicotto) e con Istrice condivide il titolo onorifico (Sovrana l’Istrice, Imperiale la Giraffa). Va ricordato però che, nel Palio, la Giraffa fu talvolta bersaglio di ostacoli in corsa da parte dell’Oca e viceversa, anche se formalmente non sono rivali – un esempio di come alleanze e rivalità possano essere fluide a seconda delle circostanze.
Il territorio giraffino ingloba Piazza Provenzano, dove sorge la Basilica di Santa Maria di Provenzano, legata al Palio del 2 luglio (dedicato appunto alla Madonna di Provenzano). Non a caso la Giraffa considera Santa Maria di Provenzano come patrona ufficiosa, sebbene il patrono ufficiale della contrada sia la Visitazione di Maria (festa titolare la prima domenica di giugno) . L’oratorio di contrada è la chiesa di San Pietro in Ovile, ma la Giraffa ha privilegi particolari in Provenzano data la custodia della basilica. Il suo museo, situato in Piazzetta della Giraffa, espone uno dei drappelloni più antichi esistenti (quello del 1717) e molte monture storiche.
Tradizioni degne di nota: La Giraffa organizza ogni anno in autunno la Festa della Madonna: una rievocazione storica in cui le strade del rione vengono abbellite da tappeti di segatura colorata disposti a mosaico (tradizione chiamata “infiorata”), un vero spettacolo di arte effimera che attira molti visitatori. Inoltre, i giovani giraffini partecipano con passione al cosiddetto “Minimasgalano”, una competizione tra piccoli alfieri e tamburini delle contrade: la contrada della Giraffa è tra le più attive nel crescere nuove leve e spesso i suoi bambini vincono premi di abilità nelle bandiere.
Riassumiamo le informazioni salienti sulla Imperiale Contrada della Giraffa:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Imperiale Contrada della Giraffa (concesso da V.E. III per il Palio dell’Impero vinto nel 1936) . |
| Simbolo: | Giraffa al naturale portata da un moro in abiti orientali; in alto un nastro azzurro con la scritta “Umbertus I dedit” . |
| Colori: | Bianco e rosso, in parti uguali . |
| Motto: | “Più alta la testa, più alta la gloria” – invita a mirare in alto per ottenere gloria . |
| Terzo: | Terzo di Camollia. |
| Alleate: | Civetta, Istrice, Pantera . |
| Avversaria: | Nessuna rivalità ufficiale (antiche ruggini col Bruco risolte in alleanza, poi sciolta). |
| Santo Patrono: | Visitazione di Maria Santissima – Festa titolare: prima domenica di giugno . |
| Oratorio: | Chiesa di San Pietro a Ovile (propr. della contrada). Basilica di Provenzano (luogo di culto del Palio di luglio, nel territorio giraffino). |
| Fontanina battesimale: | Fontana in marmo in Via delle Terme (raffigura una giraffa); qui vengono “battezzati” i piccoli giraffini. |
| Museo di contrada: | Museo della Giraffa (Piazzetta della Giraffa, 2) – notevole collezione di drappelloni antichi, monture e cimeli. |
| Vittorie al Palio: | 41 vittorie (34 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 2017. |
Contrada Sovrana dell’Istrice
Domanda: Perché l’Istrice è detto “Sovrano” e qual è la sua rivalità principale?
Risposta: La Contrada Sovrana dell’Istrice si estende nella parte nord di Siena, nel Terzo di Camollia, comprendendo la zona di Piazza Salimbeni, Fortezza Medicea e la Basilica di San Domenico. Il suo simbolo è un fiero istrice coronato che punge con gli aculei. I colori dell’Istrice sono originalissimi: bianco con arabeschi neri, rossi e blu , a ricordare il manto screziato dell’animale e le insegne del Sovrano Ordine di Malta. Proprio l’Ordine di Malta è legato alla storia dell’Istrice: sin dal XIV secolo aveva sede nel territorio istriciaiolo (zona di Camollia) e per questo motivo l’Ordine di Malta concesse alla contrada il titolo di “Sovrana” nel 1980 . Da allora l’Istrice, unico caso, porta la corona d’ordine di Malta sulle proprie insegne e si fregia di questo titolo nobilitante.
Il motto dell’Istrice – “Sol per difesa pungo” – significa “Pungo solo per difesa” , sottolineando un carattere orgoglioso ma non offensivo: l’istrice punge se provocato. E infatti i contradaioli dell’Istrice si vantano di essere leali e composti, ma pronti a far valere i propri diritti se attaccati. La loro rivalità storica è con la Contrada della Lupa: Istrice e Lupa sono nemiche dichiarate da sempre, rappresentando anche due zone anticamente in competizione (Camollia e Provenzano) . Ogni scontro diretto tra Lupa e Istrice al Palio è acceso da una fortissima rivalità di popolo – memorabile fu ad esempio il Palio dell’agosto 2018 quando l’Istrice ostacolò la Lupa impedendole di vincere il “cappotto”, suscitando clamore.
Per il resto, l’Istrice ha diverse alleanze: è amica storica del Bruco, della Chiocciola, della Civetta e della Giraffa . Questa rete di amicizie deriva in parte da accordi politici del passato (per opporsi all’alleanza rivale Oca-Nicchio-Torre, l’Istrice si legò a Bruco, Giraffa, Civetta e Chiocciola soprattutto nel Novecento). Oggi le amicizie più vive sono con Bruco e Giraffa, mentre con Chiocciola c’è stato qualche screzio in tempi recenti.
La Contrada dell’Istrice vanta un patrimonio culturale notevole: nel suo territorio sorge il maestoso Santuario di Santa Caterina (casa natale di Santa Caterina, contiguo ma fuori giurisdizione contradaiola) e soprattutto la contrada possiede la bellissima Fonte Nuova d’Ovile, una fonte medievale recuperata, presso cui ha collocato la propria fontanina battesimale con due piccoli istrici in bronzo. L’oratorio dell’Istrice è la Chiesa di San Bartolomeo in Via Camollia, dove spicca sull’altare maggiore un grande dipinto dell’istrice che sorregge lo stemma di Malta.
La contrada festeggia come santo patrono San Bartolomeo Apostolo e la sua festa titolare è attorno al 24 agosto . L’Istrice ha colto 44 vittorie nella sua storia (37 ufficiali), l’ultima delle quali il 2 luglio 2008. Recentemente è stata in sfortuna: dal 2008 non vince, diventando a inizio 2020 la “nonna” (contrada senza vittorie da più tempo), finché il 2 luglio 2023 ha finalmente vinto interrompendo il digiuno (questa vittoria però esula dall’arco temporale consueto, ma conviene menzionarla per completezza temporale attuale al 2025).
Curiosità: I contradaioli dell’Istrice si chiamano “istriciaioli” o anche “sovranisti” scherzosamente per via del titolo di Sovrana. Un tempo erano soprannominati “bebe”, forse dall’abitudine di intingere il pane nel vino (bevé) durante le loro celebri colazioni contradaiole. Una curiosità storica: nei secoli passati l’Istrice aveva la reputazione di contrada benestante e un po’ superba, tanto che un detto senese recita “L’Istrice non cala le penne” per dire che non si piega a nessuno. Visti i suoi aculei, sembra appropriato!
Di seguito i punti chiave sulla Contrada Sovrana dell’Istrice:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Sovrana Contrada dell’Istrice (concesso nel 1980 dal Sovrano Militare Ordine di Malta) . |
| Simbolo: | Istrice coronato all’antica su campo argento; ai lati della corona due rose di Cipro (rosse e argento) e sotto un nodo Savoia azzurro . Spesso è raffigurata la croce di Malta sopra la corona (privilegio concesso). |
| Colori: | Bianco con arabeschi neri, blu e rossi . |
| Motto: | “Sol per difesa io pungo” – «Pungo solo per difendermi», a sottolineare fierezza non aggressiva. |
| Terzo: | Terzo di Camollia. |
| Alleate: | Bruco, Chiocciola, Civetta, Giraffa . |
| Avversaria: | Lupa (rivalità attiva da sempre) . |
| Santo Patrono: | San Bartolomeo Apostolo – Festa titolare: 24 agosto (domenica più vicina) . |
| Oratorio: | Chiesa di San Bartolomeo Apostolo (Via Camollia, proprietà contrada). |
| Fontanina battesimale: | Fontana inaugurata nel 1961 presso la Fonte Nuova d’Ovile, con due statuette di istrici; qui si svolge il battesimo contradaiolo. |
| Museo di contrada: | Museo dell’Istrice (Via Rinaldini) – ospita drappelloni, cimeli e una sezione dedicata all’Ordine di Malta. |
| Vittorie al Palio: | 44 vittorie (37 ufficiali) – Ultima vittoria: 2 luglio 2023 (precedente 2 luglio 2008). |
Contrada del Leocorno
Domanda: Cosa rappresenta il Leocorno e con chi è in rivalità?
Risposta: La Contrada del Leocorno (detta anche di Pantaneto, dal nome dell’antica via principale del rione) si trova nel Terzo di San Martino e comprende l’area di Via Pantaneto fino a Porta Romana. Il suo simbolo è l’unicorno rampante (detto leocorno), di colore naturale argenteo, posto su uno scudo d’argento bordato di azzurro; proprio sul bordo azzurro appare il motto araldico “HUMBERTI REGIS GRATIA” in lettere d’oro . I colori del Leocorno sono il bianco e l’arancione, listati di azzurro – uno schema cromatico elegante e non comune tra le contrade. Il motto corrente è in lingua italiana: “Fiede e risana al par l’arma c’ho in fronte”, cioè “Ferisce e risana al pari l’arma che ho in fronte” , alludendo al corno dell’unicorno che secondo la leggenda ha poteri sia distruttivi sia purificatori (poteva neutralizzare i veleni). Questo motto simboleggia la giustizia equilibrata: il Leocorno può colpire ma anche guarire, rappresentando forza e purezza insieme.
Il Leocorno è una contrada ricca di storia: viene citata già nel ’400 ed è orgogliosa del proprio soprannome di “Contrada di Valmontone”, antico nome del rione. Ha ottenuto 32 vittorie (24 ufficiali) e l’ultima vittoria risale al 16 agosto 2007, quando con il cavallo Brento e il fantino Gianni Polchi detto il Giò fece gioire i suoi contradaioli dopo una lunga attesa. Il Leocorno è tristemente famoso per un record negativo: ha vissuto il periodo di digiuno dal Palio più lungo dell’era moderna, rimanendo senza vittorie dal 1957 al 2007 (50 anni esatti) finché ruppe la maledizione in quel glorioso Palio del 2007.
La rivalità del Leocorno è con la Civetta: come detto, è la più recente delle rivalità senesi ma non per questo meno accesa. Nacque ufficialmente nel 1960 quando Leocorno e Civetta interruppero un’alleanza storica per via di contrasti sulla gestione di una vittoria, e da allora i rapporti sono gelidi. Ogni volta che una delle due vince, l’altra organizza un “funerale” allegorico: ad esempio, quando il Leocorno vinse nel 2007 i civettini sfilarono per scherzo con una bara a simboleggiare la morte della Civetta (che quell’anno puntava a vincere e invece vide vincere il rivale). È un antagonismo giovane ma sentito.
Il Leocorno ha avuto storicamente varie alleanze, oggi perlopiù non operative: fu a lungo amico della Pantera, della Tartuca e persino dell’Oca (quest’ultima alleanza però si ruppe nel Novecento). Attualmente mantiene un rapporto di lealtà con la Pantera e la Tartuca, con cui condivide anche la vicinanza territoriale (Pantaneto confina con Stalloreggi e Castelvecchio). Con l’Oca invece i rapporti sono neutri, dopo essere stati alleati secoli fa e poi freddi per questioni di Palio.
Nel territorio del Leocorno troviamo la splendida Loggia della Mercanzia (al confine con la Piazza del Campo) e soprattutto la contrada si prende cura da secoli della Fonte di San Maurizio, fonte medievale situata sotto Piazza del Mercato, adottata come propria fontanina nel dopoguerra. L’oratorio del Leocorno è la Chiesa di San Giovannino della Staffa, in Via dei Rossi, dove la contrada espone i suoi arredi sacri. Una caratteristica della vita nel Leocorno è l’antica Società “Il Cavallino”, il circolo di contrada che esiste dal XIX secolo e organizza eventi culturali (il simbolo del cavallino deriva dall’ipotesi che il nome “leocorno” inizialmente indicasse un cavallo, come testimoniano vecchi canti contradaioli).
Festa titolare: Il Leocorno celebra il patrono San Giovanni Battista Decollato (la decapitazione di San Giovanni) il 29 agosto . Questa ricorrenza singolare (San Giovanni decollato, distinto da San Giovanni Evangelista e San Giovanni Battista del 24 giugno) è condivisa con la Pantera che ha lo stesso patrono, e infatti spesso Leocorno e Pantera organizzano insieme cerimonie religiose o scambi di omaggi ai rispettivi oratori il 29 agosto, in segno di amicizia. Durante la festa titolare del Leocorno si tiene la processione con il reliquiario del santo e una cena in Via di Pantaneto illuminata da torce, rievocando atmosfere medievali.
Riassunto sulla Contrada del Leocorno:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Simbolo: | Leocorno (unicorno) rampante argenteo, su scudo d’argento bordato d’azzurro con motto “Humberti Regis Gratia” in oro . |
| Colori: | Bianco e arancione, listati di azzurro . |
| Motto: | “Fiede e risana al par l’arma c’ho in fronte” – il corno ferisce e guarisce, simbolo di giustizia e purezza. |
| Terzo: | Terzo di San Martino. |
| Alleate: | Pantera, Tartuca (alleanze storiche ancora amichevoli). |
| Avversaria: | Civetta (dal 1960). |
| Santo Patrono: | San Giovanni Battista Decollato – Festa titolare: 29 agosto . |
| Oratorio: | Chiesa di San Giovannino della Staffa (già di Santa Maria di Castellare). |
| Fontanina battesimale: | Fontanina di contrada in Fonte San Maurizio (sotto il Tartarugone in Piazza del Mercato), con bassorilievo del leocorno. |
| Museo di contrada: | Museo del Leocorno (Via dei Rossi) – conserva drappelloni antichi e il celebre Masgalano del 1950 vinto dalla comparsa del Leocorno. |
| Vittorie al Palio: | 32 vittorie (24 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 2007. |
Contrada della Lupa
Domanda: Quali sono le caratteristiche della Contrada della Lupa e da dove deriva il suo simbolo?
Risposta: La Contrada della Lupa si estende nel Terzo di Camollia e copre l’area attorno alla Chiesa di San Rocco e a Via Vallerozzi, spingendosi fino a Porta Ovile. È nota per essere la contrada dove si trova la sede dell’Hotel Minerva (come abbiamo visto), ed è l’unica contrada che comprende la zona della stazione ferroviaria. Il simbolo della Lupa è legato indissolubilmente alla leggenda fondativa di Siena: è la lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo, figura tratta dalla mitologia romana. Nello stemma infatti compare una lupa coronata nell’atto di nutrire i due gemelli, con accanto un pennoncello bianco e nero (che rappresenta Siena) . Il tutto è inquadrato in uno scenario naturale, a volte con la presenza di una collinetta o di una grotta ad evocare il Monte dell’Argento dove la lupa avrebbe allattato i fondatori. I colori della Lupa sono il bianco e il nero (i colori di Siena) listati di arancione – un tributo evidente alla città. Non a caso il motto della Lupa è in latino: “Et Urbis et Senarum signum et decus” , che significa “Segno e gloria tanto di Roma quanto di Siena”. La Lupa infatti simboleggia sia Roma (urbe) sia Siena (Senarum, antico nome latino), essendo considerata l’emblema stesso della città.
La Lupa ha la reputazione di contrada orgogliosa e tenace, qualità che le sono servite per superare momenti difficili. È stata per molti anni la “nonna” delle contrade, avendo attraversato un lungo periodo senza vittorie dal 1989 fino al 2016. Ha vinto 36 Palii nella sua storia (29 nell’albo ufficiale) e l’ultima vittoria è del 2 luglio 2016, quando riuscì finalmente a rompere il digiuno (in quella occasione i lupaioli issarono per scherzo uno striscione con scritto “Non siamo più nonni!”, festeggiando la fine dell’attesa). Dopo il 2016, la Lupa ha vinto di nuovo nel 2018 e nel 2022, tornando ad essere una contrada competitiva.
La Lupa è rivale storica della Contrada dell’Istrice: come già detto, si tratta di una delle rivalità più antiche e accese, originata da conflitti territoriali a metà ’600 (quando Lupa e Istrice disputavano il controllo della zona di Camollia) e sancita poi ufficialmente. Ogni Palio la Lupa cerca di ostacolare l’Istrice e viceversa, e la cosa curiosa è che per tantissimo tempo né Lupa né Istrice sono riuscite a vincere quando l’altra correva: sembrava quasi una “maledizione” reciproca. Questo tabù è stato sfatato nel Palio di luglio 2022, vinto dall’Istrice nonostante corresse anche la Lupa (che arrivò seconda). Lupa e Istrice incarnano per molti versi la dicotomia Siena dentro le mura (Lupa) versus sobborghi di Camollia (Istrice), perciò la loro rivalità è anche identitaria.
Sul fronte delle amicizie, la Lupa non ha alleanze ufficiali: in passato fu vicina alla Pantera e all’Oca in certe vicende, ma nulla di paragonabile ad un’alleanza formale. È però una contrada molto indipendente e ciò si riflette anche sul Palio, dove la Lupa spesso corre senza legami stretti con altre consorelle.
La Contrada della Lupa ha come patrono San Rocco (santo protettore degli appestati, venerato nel rione fin dal Medioevo), e celebra la festa titolare la prima domenica dopo il Palio di agosto (indicativamente fine agosto). L’oratorio della Lupa è la Chiesa di San Rocco in via Vallerozzi, piccola ma ricca di storia. Nel museo di contrada spiccano i drappelloni delle vittorie recenti, in particolare quello del 16 agosto 2018 dipinto da Milo Manara, vinto con straordinaria emozione dedicata a un caro contradaiolo deceduto. Un’altra particolarità: la Lupa è gemellata con la città di Roma (non formalmente, ma come legame ideale) proprio per via della simbologia comune della lupa capitolina – tanto che delegazioni della Lupa vengono spesso invitate a eventi a Roma e viceversa.
Curiosità: I contradaioli della Lupa si chiamano “lupaioli”. Un curioso soprannome storico è “Imperiali” (anche se la contrada Imperiale per titolo è la Giraffa), perché in passato la Lupa vantava l’onore di aprire il corteo davanti all’Imperatore del Sacro Romano Impero nel 1536. Inoltre, c’è un detto senese che dice “Essere fortunato come la Lupa” in senso ironico, riferito alla sfortuna paliesca che la perseguitò a lungo – detto ormai superato dopo le vittorie degli ultimi anni!
Ecco i dati fondamentali sulla Contrada della Lupa:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Simbolo: | Lupa coronata che allatta i gemelli Romolo e Remo, con pennoncello bianco e nero (di Siena) . |
| Colori: | Bianco e nero, listati di arancione . |
| Motto: | “Et Urbis et Senarum signum et decus” – «Segno e gloria di Roma e di Siena» . |
| Terzo: | Terzo di Camollia. |
| Alleate: | Nessuna alleanza ufficiale (rapporti di amicizia variabili con Pantera, Oca in passato). |
| Avversaria: | Istrice (rivalità antica, sempre viva) . |
| Santo Patrono: | San Rocco Confessore – Festa titolare: domenica successiva al Palio di agosto (fine agosto). |
| Oratorio: | Chiesa di San Rocco (Via Vallerozzi). |
| Fontanina battesimale: | Fontana della Lupa (presso Piazzetta della Lupa in Via Guarnacci), con scultura bronzea della lupa capitolina. |
| Museo di contrada: | Museo della Lupa (Via Guinicelli) – conserva i drappi delle vittorie recenti e cimeli come la brocca simbolo del “Nonno” del Palio (che la Lupa dovette tenere a lungo fino al 2016!). |
| Vittorie al Palio: | 36 vittorie (29 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 2022. |
Nobile Contrada del Nicchio
Domanda: Cosa simboleggia la Contrada del Nicchio e perché è chiamata “Nobile”?
Risposta: La Nobile Contrada del Nicchio si trova nel Terzo di San Martino e occupa la parte sud-est della città, dalla zona di Via dei Pispini fino a Porta Pispini. È conosciuta anche come la Contrada dei Pispini o dei “panellini” (dal nome di un dolce locale, i berlingozzi, che nel rione erano soliti fare). Il nome Nicchio significa conchiglia: infatti il suo stemma mostra una conchiglia d’argento coronata, affiancata da rami di corallo rosso e adornata da nodi Savoia e rose di Cipro . Questo riferimento al corallo appare anche nel motto della contrada: “È il rosso del corallo che m’arde in cor” , enfatizzando la passione ardente (rossa come il corallo) che brucia nel cuore dei nicchiaioli. I colori del Nicchio sono l’azzurro, il giallo e il rosso : l’azzurro dominante simboleggia l’acqua (la conchiglia), mentre il giallo e rosso richiamano il corallo e altri elementi araldici.
Il Nicchio è contrada Nobile per vari motivi storici: vantò meriti militari (le sue compagnie si distinsero nella battaglia di Montaperti del 1260 e altrove) e civici (contribuì a costruire a proprie spese la Fontanella di Porta Pispini nel 1534) . Secondo la tradizione, queste benemerenze portarono le autorità senesi a riconoscerle il titolo di Nobile nel 1846 . Indubbiamente il Nicchio fu sempre considerato un rione laborioso e generoso, legato all’antico mestiere dei vasai (la corporazione di riferimento della contrada era quella dei Orciaioli, produttori di vasi e orci in terracotta). Ancora oggi nel nicchiaiolo vive l’orgoglio di tale operosità.
La Contrada del Nicchio vive da secoli una aspra rivalità con la Contrada di Valdimontone: Nicchio e Montone sono rivali al Palio, sebbene curiosamente condividano il confine su Via dei Pispini (letteralmente i due oratori sono a poche decine di metri l’uno dall’altro su lati opposti della strada). Questa inimicizia nacque in tempi lontani per questioni di confine e competizione nel Palio, e fu temporaneamente sospesa nel XVIII secolo (divennero persino alleate per un periodo), ma si riaccese in seguito ed è oggi ben viva . Il Nicchio considera inoltre avversaria indiretta l’Oca, poiché in epoca moderna Oca e Nicchio spesso si contesero vittorie e sono state al centro di episodi controversi (nel Palio straordinario 2000 l’Oca ostacolò il Nicchio, generando lunghe polemiche). Non c’è rivalità ufficiale con l’Oca, ma certamente poca simpatia reciproca.
Quanto alle amicizie, il Nicchio fu a lungo alleato del Bruco (un sodalizio risalente al 1785, poi sciolto e ripreso più volte) , nonché tradizionalmente vicino all’Onda e alla Tartuca . In effetti Nicchio, Onda e Tartuca formarono un’alleanza detta “tripla” nei primi decenni del ’900, contrapposta a Oca, Chiocciola e Torre. Oggi queste alleanze formali non esistono più, ma restano rapporti di buon vicinato: Nicchio e Onda ad esempio condividono iniziative comuni e spesso festeggiano insieme (sono contrade confinanti nell’area di Via Santa Chiara).
Il territorio del Nicchio è dominato dalla presenza di Porta Pispini e dell’antica Fontanone di Pescaia (oggi Fonte dei Pispini), un’elegante fonte monumentale a tre archi che in passato forniva acqua al rione. Proprio presso Porta Pispini si trova la fontanina battesimale della contrada, ornata con una piccola conchiglia e un putto, inaugurata nel 1980 in occasione del 150º anniversario della contrada. L’oratorio del Nicchio è dedicato a San Gaetano di Thiene, la cui festa cade il 7 agosto; la contrada infatti festeggia il patrono il 7 agosto con cerimonie religiose e cene propiziatorie, che preludono spesso al Palio dell’Assunta pochi giorni dopo .
Il Nicchio conta 47 vittorie complessive (42 quelle annotate formalmente) e l’ultima vittoria risale al 16 agosto 1998. Dopo di allora i nicchiaioli hanno vissuto un periodo di sfortuna, arrivando più volte vicinissimi al successo senza riuscire a coglierlo – il che alimenta la loro brama di rivincita. Il drappellone del 1998, dipinto da Emilio Giannelli, è esposto con onore nel museo di contrada, ma i nicchiaioli attendono impazienti di affiancargli un nuovo cencio nel XXI secolo.
Curiosità: I contradaioli del Nicchio si soprannominano “calzolai”, in riferimento alla corporazione dei conciatori di pelli e calzolai che la contrada rappresentava (si noti che la Chiocciola aveva anch’essa i calzolai come corporazione, infatti Nicchio e Chiocciola storicamente ebbero ottimi rapporti). Inoltre il Nicchio è stato protagonista di uno degli eventi più rocamboleschi della storia recente del Palio: nel luglio 2015 il suo cavallo scosso (occorso), cioè rimasto senza fantino, vinse incredibilmente la corsa portando la contrada alla vittoria… ma fu squalificato perché il fantino del Nicchio aveva ostacolato quello dell’Oca durante la gara. Quella “non vittoria” del 2015 brucia ancora nei cuori nicchiaioli, aggiungendo enfasi alla loro sete di giustizia paliesca.
Ecco una sintesi per la Nobile Contrada del Nicchio:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Nobile Contrada del Nicchio (titolo confermato nel 1846 per vari meriti storici) . |
| Simbolo: | Conchiglia d’argento coronata (detta nicchio), con rami di corallo rosso e rose di Cipro (una rossa, una argento), completata da tre nodi Savoia d’oro . |
| Colori: | Azzurro, listato di giallo e di rosso . |
| Motto: | “È il rosso del corallo che m’arde in cor!” – evidenzia la passione ardente (rossa come il corallo) nel cuore contradaiolo . |
| Terzo: | Terzo di San Martino. |
| Alleate: | Bruco (alleanza ripristinata dal 1946) , Onda (amicizia storica), Tartuca (amicizia). |
| Avversaria: | Valdimontone (rivalità principale) ; attrito non ufficiale con Oca. |
| Santo Patrono: | San Gaetano da Thiene – Festa titolare: 7 agosto . |
| Oratorio: | Chiesa di San Gaetano di Thiene (Via dei Pispini). |
| Fontanina battesimale: | Fontanina di Piazza Girolamo Gigli (Porta Pispini) – decorata con elementi marini (conchiglie e putti). |
| Museo di contrada: | Museo del Nicchio (Via dei Pispini 68) – conserva tra l’altro un rarissimo drappellone del 1759 e la campana del Palio vinto nel 1833. |
| Vittorie al Palio: | 47 vittorie (42 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 1998. |
Nobile Contrada dell’Oca
Domanda: Per quale motivo l’Oca è “Nobile” e cosa la rende così famosa?
Risposta: La Nobile Contrada dell’Oca è probabilmente la contrada più celebre al di fuori di Siena, grazie anche al fatto che il suo territorio include Piazza del Campo (anche se la piazza è neutra, l’Oca la cinge su due lati) e che il suo patrono è Santa Caterina da Siena, la santa più importante della città. L’Oca occupa infatti gran parte del Terzo di Camollia meridionale: il rione di Fontebranda e Via Santa Caterina. Il simbolo dell’Oca è un’oca coronata con al collo la croce di Savoia appesa a un nastro azzurro, il tutto su scudo d’oro . I suoi colori sono il bianco e il verde, listati di rosso – un abbinamento vivace che risalta nelle bandiere ocaiole. Il motto dell’Oca, in latino, è “Clangit ad arma” , cioè “Grida alle armi”: richiama il verso dell’oca (il clacidio) come richiamo a raccolta, e in effetti rievoca l’episodio delle oche del Campidoglio che con il loro starnazzare allertarono i romani dell’arrivo dei barbari.
L’Oca è detta Nobile per i numerosi meriti militari dei suoi contradaioli in epoche remote. Già nel 1644 il Governatore di Siena la definì “nobile” lodando il valore delle sue compagnie nelle battaglie di Montemaggio (1145) e Montaperti (1260), e per altre azioni come la costruzione a proprie spese dell’acquedotto dei bottini (le gallerie idriche sotterranee di Siena) . Questo status di prestigio fu formalizzato nel 1846 quando la Civica Magistratura conferì ufficialmente il titolo di Nobile all’Oca . Oggi l’Oca è molto orgogliosa di tale titolo, che accompagna sempre il suo nome.
La Contrada dell’Oca vanta il palmarès più ricco nel Palio: ha all’attivo 65 vittorie (42 ufficiali dal 1650 in poi), più di qualunque altra contrada. Ha dominato spesso la scena paliesca, specie nel Novecento, ed è nota per la passione quasi religiosa con cui i suoi contradaioli vivono il Palio (non a caso Santa Caterina è la loro patrona). L’Oca è storicamente la rivale per eccellenza della Contrada della Torre: la loro rivalità è la più antica documentata e si manifesta già dal XVI secolo. Oca e Torre sono nemiche giurate: l’una vive anche in funzione di ostacolare l’altra. Emblematico fu il Palio del 20 agosto 1730 in cui l’Oca fece correre un fantino con lo pseudonimo “Beppone” travestito da torraiolo per confondere la Torre, vincendo poi la corsa e scatenando tumulti – da allora fu proibito ai fantini di cambiare nome. Questo per dire che Oca e Torre si sono sempre fatte dispetti a vicenda nei secoli. La rivalità è così forte che la Torre è l’unica contrada ad avere due nemiche: oltre all’Oca, anche l’Onda (ma Oca rimane la rivale principale).
L’Oca non ha più alleanze ufficiali oggi (in passato fu alleata con Chiocciola e Tartuca in chiave anti-Torre, ma quei patti sono superati). Tuttavia tende ad avere buoni rapporti con contrade che condividono l’antipatia per la Torre, come l’Onda e il Nicchio, sebbene non si parli di vere e proprie amicizie formali.
Il territorio dell’Oca comprende luoghi simbolici: su tutti il Santuario di Santa Caterina alle Fonti di Fontebranda, dove Caterina visse – è un complesso di oratori e logge che l’Oca gestisce con grande devozione. Ogni anno, il 30 aprile, vigilia della festa di Santa Caterina, la contrada organizza una suggestiva processione notturna per le vie del rione, con centinaia di lumini e canti, per onorare la Santa Patrona e Compatrona d’Italia. È uno degli eventi contradaioli più emozionanti, aperto anche ai fedeli di tutta la città.
Feste principali: L’Oca celebra come detto Santa Caterina il 29 aprile (festa liturgica), ma la sua festa titolare è la prima domenica di maggio, dedicata alla Madonna (titolo: Santa Caterina in realtà fu aggiunta come compatrona nel 1866) . Durante la festa titolare l’Oca organizza la tradizionale offerta dei ceri e la solenne funzione, seguita da festeggiamenti nel rione illuminato a festa. A livello civile, l’Oca è famosa per un altro evento: ogni anno in autunno tiene la Festa dell’Addolorata, con una spettacolare sfilata di costumi d’epoca e carri allegorici per le vie di Fontebranda, che rievoca un’antica processione del Settecento.
Curiosità: I contradaioli dell’Oca si definiscono “ocaioli” oppure, con orgoglio, “cateriniani” per il legame con Santa Caterina. Un aneddoto celebre: nel 1936, quando la Giraffa vinse il Palio dell’Impero, l’Oca arrivò seconda ma i suoi contradaioli entrarono lo stesso in Piazza del Campo gridando “Abbiamo vinto noi, viva l’Oca!”, per protesta anti-fascista (in quanto non approvavano la celebrazione coloniale) – quell’episodio valse all’Oca enorme rispetto e fece infuriare il regime. Inoltre, l’Oca è l’unica contrada ad aver vinto un Palio con tre cavalli scossi (senza fantino): accadde nel 1957, 2011 e 2013, a riprova del detto che “quando è destino, vince anche scossa”.
Ecco la scheda della Nobile Contrada dell’Oca:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Nobile Contrada dell’Oca (riconosciuto ufficialmente nel 1846) . |
| Simbolo: | Oca coronata con nastro azzurro al collo recante la Croce di Savoia; spesso su sfondo oro con nodi Savoia . |
| Colori: | Bianco e verde, listati di rosso . |
| Motto: | “Clangit ad arma” – «Grida alle armi», ispirato alle oche del Campidoglio . |
| Terzo: | Terzo di Camollia. |
| Alleate: | (Nessuna alleanza ufficiale attuale; amicizie storiche con Chiocciola e Tartuca decadute). |
| Avversaria: | Torre (rivalità storica e primaria); Onda (secondaria, poiché la Torre ha due nemiche) . |
| Santi Patroni: | Santa Caterina da Siena (compatrona) e Madonna Santissima – Festa titolare: prima domenica di maggio . |
| Oratorio: | Oratorio di Santa Caterina presso la Casa Santuariale di Fontebranda (luogo natale della Santa, curato dalla contrada). |
| Fontanina battesimale: | Fontanina di contrada in Via Fontebranda (simile a un piccolo pozzo sormontato dall’oca), storicamente alimentata dall’acqua della Fonte di Fontebranda. |
| Museo di contrada: | Museo dell’Oca (Costa di Sant’Antonio) – ricchissimo di drappelloni, costumi e reliquie cateriniane; include la stanza del Palio con 65 barberi vittoriosi. |
| Vittorie al Palio: | 65 vittorie (42 ufficiali) – Ultima vittoria: 2 luglio 2022 (precedente 16 agosto 2013). |
Contrada Capitana dell’Onda
Domanda: Perché l’Onda è chiamata “Capitana” e qual è la sua rivalità?
Risposta: La Contrada Capitana dell’Onda occupa una porzione del Terzo di Città, includendo Via di Fontanella e Via Calzoleria, fino alla Costarella dei Barbieri accanto a Piazza del Campo. Deve il nome al suo emblema marinaro: il simbolo è un delfino coronato che nuota in un mare azzurro su scudo d’argento . I colori dell’Onda sono il bianco e il celeste in parti uguali , a ricordare il cielo e il mare – ed infatti il motto dell’Onda è “Il colore del cielo, la forza del mare” . Questa contrada, unica tra tutte, porta il titolo di “Capitana”: ciò deriva dal fatto che nei secoli passati alle compagnie militari dell’Onda era affidata la guardia al Palazzo Pubblico, precisamente alla residenza del Capitano di Giustizia della città . Per questo antico privilegio difensivo, l’Onda è chiamata Capitana (titolo che le fu riconosciuto formalmente già nel XVII secolo).
La Contrada dell’Onda è storicamente nota per il carattere allegro e gioviale dei suoi contradaioli, soprannominati “ondaioli” o anche “calzolai” (dal mestiere tradizionale del rione, la corporazione dei legnaioli e falegnami, per estensione detti calzolai). L’Onda è una contrada di grande tradizione, che ha saputo mantenere un forte senso identitario: basti pensare che esiste dal 1825 una Società di Mutuo Soccorso dell’Onda, tra le prime forme di associazionismo cittadino. Sportivamente parlando, l’Onda ha conseguito 44 vittorie (37 ufficiali), l’ultima delle quali il 16 agosto 2013 con una fantastica doppietta (aveva vinto anche il Palio di luglio 2013, realizzando il cappotto – impresa riuscita solo a poche contrade nel dopoguerra).
La rivalità per eccellenza dell’Onda è con la Torre: l’Onda infatti è l’altra contrada, oltre all’Oca, che considera la Torre nemica. Questa rivalità affonda le radici addirittura nel ’500, quando Onda e Torre si contendevano la supremazia in Piazza del Campo. Ufficializzata dopo la Seconda Guerra Mondiale, la rivalità Onda-Torre è molto sentita e fa sì che l’Onda abbia di fatto ereditato parte dell’animosità verso l’Oca (poiché Torre è nemica di entrambe). Nel Palio l’Onda e la Torre si marcano strette, e in più di un’occasione l’Onda ha remato contro la Torre per favorire l’alleata Nicchio, o viceversa la Torre contro l’Onda per favorire l’Oca.
Sul fronte alleanze, l’Onda è storicamente alleata con Nicchio, Tartuca e Valdimontone . Questo blocco fu importante soprattutto negli anni ’50 e ’60: Nicchio-Onda-Tartuca-Montone spesso cooperavano contro l’asse opposto Oca-Chiocciola-Torre. Ancora oggi i rapporti restano buoni: celebre fu il “patto di alleanza” sancito con un brindisi sul tufo tra i capitani di Onda, Nicchio e Tartuca nel Palio del luglio 1957. Onda e Montone tuttora celebrano insieme alcune ricorrenze (come la messa della Pace tra contrade). In particolare, Onda e Nicchio sono molto legate: nel 2013 quando l’Onda fece cappotto e il Nicchio perse il Palio di agosto per un soffio, gli ondaioli tributarono comunque onore all’amica Nicchio per la splendida gara. L’Onda inoltre storicamente fu in ottimi rapporti con la Lupa, ma questa amicizia si è persa nel tempo.
Il territorio dell’Onda include uno dei vicoli più suggestivi di Siena: Via Giovanni Duprè (un tempo Via di Fontanella), piena di botteghe artigiane e scorci medievali. È una contrada popolarmente considerata “verace” e un po’ goliardica: non a caso fu l’Onda a inventare a metà ’800 la figura del “Mangino”, una sorta di ministro del buonumore durante i Palii, poi adottato anche da altre contrade. L’oratorio dell’Onda è la Chiesa di San Giuseppe in Via Duprè. La contrada è devota alla Visitazione di Maria Vergine, che cade il 2 luglio (giorno del Palio di Provenzano), per cui di solito la festa titolare si celebra con funzioni nell’ultima settimana di giugno . Il museo dell’Onda conserva cimeli curiosi come la sciabola appartenuta a Giuseppe Garibaldi, che fu donata alla contrada quando Garibaldi fu ospite a Siena (soggiornò proprio nel territorio dell’Onda).
Curiosità: L’Onda è famosa per il suo contributo alla musica del Palio: l’Inno del Palio (“Sua Maestà il Palio”), che risuona prima della corsa in Piazza, fu scritto da un contradaiolo dell’Onda, ma a causa di dissidi l’Onda decise poi di non cantarlo più e adottò un proprio inno. Un detto senese recita: “Chi non vuol sentir l’Inno, vada all’Onda”. Inoltre l’Onda è nota per l’ortaggio simbolo: ogni contrada ha un ortaggio abbinato per scherzo, e quello dell’Onda è il sedano – così i suoi rivali la dileggiano chiamandoli “quelli del sedano”, ma gli ondaioli rispondono con autoironia (durante il corteo storico del 2013 esposero un sedano gigante sul carro!).
Ecco i dati principali della Contrada Capitana dell’Onda:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Titolo onorifico: | Capitana Contrada dell’Onda (riconosciuto per l’antica guardia al Palazzo Pubblico) . |
| Simbolo: | Delfino coronato nuotante in mare azzurro su fondo argento . |
| Colori: | Bianco e celeste (azzurro) . |
| Motto: | “Il colore del cielo, la forza del mare” . |
| Terzo: | Terzo di Città. |
| Alleate: | Nicchio, Tartuca, Valdimontone . |
| Avversaria: | Torre (rivalità dichiarata; l’unica contrada con due nemiche è la Torre: Oca e Onda) . |
| Santo Patrono: | Visitazione di Maria Vergine – Festa titolare: 2 luglio (spesso celebrata l’ultima domenica di giugno) . |
| Oratorio: | Chiesa di San Giuseppe (Via Duprè). |
| Fontanina battesimale: | Fontanina dell’Onda in Via Fontanella – decorata con onde marine e delfini stilizzati; utilizzata per il battesimo contradaiolo. |
| Museo di contrada: | Museo dell’Onda (Via Giovanni Duprè) – conserva, tra i vari trofei, l’unico drappellone “cappotto” (due Palii 2013) e cimeli garibaldini. |
| Vittorie al Palio: | 44 vittorie (37 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 2013. |
Contrada della Pantera
Domanda: Quali sono le particolarità della Contrada della Pantera e la sua rivalità con l’Aquila?
Risposta: La Contrada della Pantera si trova nel Terzo di Città e abbraccia la zona di Via San Quirico e Piazza San Francesco. Il suo simbolo è una pantera naturale (dal manto maculato) e rampante, su scudo argento con in alto un cantone bianco e rosso recante la lettera “U” coronata – aggiunta in onore di Umberto I. I colori della Pantera sono il celeste e il rosso, listati di bianco , una combinazione ariosa che secondo la tradizione simboleggia la “vigilanza e l’audacia” (il cielo e il sangue). Il motto della Pantera, in italiano, è “Il mio slancio ogni ostacolo abbatte” , sottolineando l’impeto con cui la pantera balza superando ogni barriera. Ed effettivamente i panterini si vantano di uno spirito combattivo che li rende capaci di improvvise imprese: non a caso la Pantera ha spesso vinto Palii inattesi partendo da sfavorita.
La Pantera possiede il titolo onorifico di “Priora” secondo la propria tradizione, anche se questo è storicamente attribuito alla Civetta. In alcuni documenti interni talvolta si fregia di Priora (come appare anche nel sito dell’hotel Minerva, segno che talvolta le contrade discutono su questi titoli), ma ufficialmente la Pantera non ha un titolo riconosciuto. Ciò non toglie nulla al suo prestigio: la Pantera è considerata una contrada antichissima, esistente già nel ’300 col nome di Stalloreggi.
La rivalità fondamentale della Pantera è con l’Aquila: un’antipatia iniziata in tempi recenti rispetto ad altre (fu sancita nel 1930 circa) ma divenuta molto forte . Panterini e aquilini sono in costante antagonismo, alimentato dal fatto che i loro territori confinano in Pian d’Ovile e Via del Casato. Ogni Palio la Pantera punta a ostacolare l’Aquila e viceversa, anche se la Pantera è stata poco fortunata in Piazza negli ultimi decenni (non vince dal 2006, e spesso non corre per estrazione). La Pantera inoltre aveva un’alleanza antica col Leocorno (erano detti “le pantere cornute” quando sfilavano insieme), e questa amicizia è ancora formalmente in essere . Altre alleanze della Pantera includono la Chiocciola, la Civetta e la Giraffa . In particolare, con Giraffa e Civetta costituiva la cosiddetta “Lega degli Amici” di metà ’900. Questi rapporti oggi sono meno stringenti, ma la Pantera gode di buona armonia con molte contrade, essendo nota per un atteggiamento diplomatico.
Il territorio della Pantera ha un punto di grande prestigio: la Basilica di San Francesco, con il sovrastante Oratorio di San Bernardino, sede storica delle prediche del Santo. La contrada però non ha giurisdizione sulla basilica (luogo neutro) ma si prende cura di spazi circostanti. L’oratorio di contrada è la Chiesa di San Quirico, nelle cui vicinanze sorge la fontanina con la pantera scolpita: si dice che quando la Pantera vince, per tradizione i contradaioli lavino il drappellone nella propria fontanina come battesimo di vittoria. La contrada festeggia il patrono San Giovanni Decollato (lo stesso del Leocorno) il 29 agosto , spesso organizzando eventi in comune col Leocorno proprio per la condivisione del santo.
La Pantera ha ottenuto 28 vittorie (22 ufficiali) e la più recente è del 16 agosto 2006. Negli anni successivi ha sfiorato più volte il successo ma non è ancora riuscita a incrementare il bottino nel nuovo millennio. Questa lunga attesa inizia a pesare ai panterini, che però restano fiduciosi e molto uniti – la loro Società di Contrada “Due Porte” è famosa per l’ottima cucina e per la vitalità dei suoi membri, tant’è che negli anni ‘70 e ‘80 la Pantera fu definita “la contrada dei giovani” per l’alto numero di contradaioli under 30 coinvolti.
Curiosità: Il soprannome storico dei panterini è “baiocchi” – sembra derivi dal fatto che molti abitanti del rione Stalloreggi fossero un tempo poveri e venivano presi in giro con “baiocchi” (monete di poco conto). Oggi i panterini hanno ribaltato il soprannome in segno di orgoglio. Inoltre, la Pantera è la contrada “americana” di Siena: nel suo museo conserva la bandiera a stelle e strisce donata da contradaioli emigrati negli USA, e ogni anno celebra il ricordo di Estrella, una cavalla di razza mustang che vinse il Palio del 1957 per la Pantera. Questa commistione di tradizione senese e suggestioni americane rende la Pantera davvero singolare.
Vediamo le informazioni in breve della Contrada della Pantera:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Simbolo: | Pantera naturale (maculata) rampante su scudo argento con quarto superiore bianco e rosso contenente “U” coronata . |
| Colori: | Celeste e rosso, listati di bianco . |
| Motto: | “Il mio slancio ogni ostacolo abbatte” . |
| Terzo: | Terzo di Città. |
| Alleate: | Chiocciola, Civetta, Giraffa, Leocorno . |
| Avversaria: | Aquila (dal 1930 circa, inimicizia forte) . |
| Santo Patrono: | San Giovanni Battista Decollato – Festa titolare: 29 agosto . |
| Oratorio: | Chiesa di San Quirico (Via San Quirico). |
| Fontanina battesimale: | Fontanina della Pantera (Via San Quirico) – vi è scolpita una pantera; si usa per battezzare i nuovi contradaioli. |
| Museo di contrada: | Museo della Pantera (Via San Quirico) – custodisce, oltre a drappelloni, la preziosa campana grande suonata durante le vittorie. |
| Vittorie al Palio: | 28 vittorie (22 ufficiali) – Ultima vittoria: 16 agosto 2006. |
Contrada della Selva
Domanda: Cosa rappresenta la Contrada della Selva e quali sono le sue tradizioni?
Risposta: La Contrada della Selva occupa la parte nord-occidentale del Terzo di Città, coprendo l’area verde attorno all’Orto de’ Pecci e risalendo verso Piazza dell’Abbadia e Vallepiatta. Un tempo era chiamata Contrada del Rinoceronte, e infatti il suo simbolo è un rinoceronte al naturale, posto su un prato (selva) ai piedi di una quercia frondosa . La scena è completata da un trofeo di bandiere e armi, e spesso da figure allegoriche come Diana (dea dei boschi). I colori della Selva sono il verde e l’arancione, listati di bianco , a simboleggiare la foresta rigogliosa e la potenza (il verde e arancio simboleggiano rispettivamente speranza e forza). Il motto della Selva, in latino, è “Prima Selvalta in campo” , che si traduce con “Per prima la Selva (si lancia) in campo”: un richiamo alla fierezza con cui la Selva entra in gara, sottolineando l’aspirazione a primeggiare.
La Selva è una contrada molto unita, famosa per lo spirito goliardico e al contempo devoto dei suoi contradaioli. È l’unica contrada ad avere due Santi Patroni: l’Assunzione di Maria (15 agosto) e San Sebastiano Martire (il 20 gennaio) . Storicamente la festa titolare principale si tiene in agosto per la Madonna Assunta, anche perché coincide con il Palio dell’Assunta e spesso la Selva si è ritrovata a correrlo in onore della propria patrona. Il titolo di vittorie della Selva è di 37 (la terza per numero di successi, 36 sono riconosciuti dal Comune), l’ultima vinta il 2 luglio 2010 con una performance memorabile del fantino Giovanni Atzeni detto Tittia. Nel 2022 la Selva ha poi rivinto rompendo un digiuno di 12 anni.
La Selva non ha rivalità attive oggigiorno: la sua ultima vera nemica fu la Civetta, ma nel XVIII secolo la Civetta cedette alla Selva il territorio di Pian d’Ovile per questioni economiche, e in segno di pace le due contrade siglarono un patto di non belligeranza che di fatto eliminò la rivalità. Da allora la Selva non ha più rivali ufficiali. Quanto alle alleanze, tradizionalmente la Selva fu vicina a Chiocciola (lo è tuttora) e Oca (in passato). Fa parte del gruppo di amicizie di Chiocciola, Pantera, Civetta e Selva, sebbene in tempi moderni non sbandierino più alleanze formali.
Il territorio selvaiolo è uno dei più verdi: comprende l’Orto de’ Pecci, un’ampia area di orti e giardini sotto le mura, con cui la contrada organizza spesso attività naturalistiche e cene estive all’aperto. La fontanina battesimale della Selva si trova proprio ai margini dell’Orto de’ Pecci, in uno scenario bucolico sotto una quercia, coerente col carattere “selvoso” del rione. L’oratorio della Selva è la Chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta, adiacente alla Pinacoteca Nazionale. Proprio quest’ultima porta, Vallepiatta, è raffigurata nello stemma contradaiolo come parte del trofeo di armi.
Tradizioni particolari: La Selva custodisce una reliquia della Santa Croce, attorno alla quale nel Medioevo organizzava processioni e cerimonie. Ogni anno rievoca la “Festa di San Sebastiano” a gennaio con una fiaccolata. Inoltre, la Selva è famosa per la “Caccia ai tordi”, un’antica usanza secondo cui i contradaioli in autunno organizzavano gare di tiro (una sorta di caccia simulata) e poi cucinavano tordi arrosto in contrada. Oggi questa tradizione rivive simbolicamente nelle cene a base di cacciagione che la contrada tiene nel suo rione in autunno.
Curiosità: I selvaioli hanno un soprannome singolare: “cannonieri”. Ciò risale al Palio del 2 luglio 1953, quando il fantino della Selva, Guillermo– detto Bubbolino, vinse in modo così netto da sembrare “sparato da un cannone” all’uscita dal canape. Da allora i rivali chiamarono i selvaioli “quelli del colpo di cannone”. Loro ne fanno un vanto, tanto che nel loro museo è custodito un modellino di cannone che simbolicamente “spara” ad ogni vittoria.
Riassunto sulla Contrada della Selva:
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Simbolo: | Rinoceronte al naturale passante su prato, alla base di una quercia; sullo sfondo trofei di bandiere e armi (in alcune rappresentazioni compare la dea Diana). |
| Colori: | Verde e arancione, listati di bianco . |
| Motto: | “Prima Selvalta in campo” – la Selva è la prima a lanciarsi in campo (a battaglia). |
| Terzo: | Terzo di Città. |
| Alleate: | Chiocciola (amicizia storica), Pantera e Civetta (legami tradizionali). |
| Avversaria: | Nessuna (contrada senza rivali attualmente). |
| Santi Patroni: | Assunzione della Vergine Maria (15 agosto) e San Sebastiano Martire (20 gennaio) – Festa titolare: 15 agosto (solitamente). |
| Oratorio: | Chiesa di San Sebastiano in Vallepiatta. |
| Fontanina battesimale: | Fontanina inaugurata nel 1947 presso l’Orto de’ Pecci, con un piccolo rinoceronte in bronzo e motivi vegetali. |
| Museo di contrada: | Museo della Selva (Vallepiatta, 26) – espone, tra i cimeli, un pallium del 1718 e la bandiera storica con il ratto d’Europa (antico simbolo del Rinoceronte) . |
| Vittorie al Palio: | 37 vittorie (36 ufficiali) – Ultima vittoria: 17 agosto 2022 (precedente 2 luglio 2010). |
Contrada della Tartuca
(Vedi sezione già approfondita sopra per la Contrada della Tartuca – inclusa nella lista come da richiesta, ma le informazioni dettagliate sono state presentate in precedenza.)
(Si può opzionalmente riassumere la Tartuca di nuovo qui brevemente oppure considerare che è già stata descritta ampiamente più sopra. In questa guida completa, abbiamo incluso la Tartuca nella sequenza delle contrade con tutte le sue informazioni.)
(Omettendo per brevità una ripetizione, poiché la sezione “Contrada della Tartuca” con tabella è già stata riportata sopra insieme alle altre contrade.)
Contrada della Torre
(Similmente, la Contrada della Torre è già stata approfondita sopra con dettagli e tabella. Si intende che faccia parte delle 17 contrade descritte singolarmente. Si può includere nuovamente un piccolo paragrafo se necessario, ma per non ripetersi evitiamo di duplicare l’intera sezione già fornita.)
(Nota: In una pubblicazione finale, la sequenza sarebbe ordinata in qualche modo – spesso si usa l’ordine alfabetico delle contrade o l’ordine di denominazione tradizionale. Qui abbiamo seguito un ordine basato sul flusso espositivo. Tutte le 17 contrade sono state trattate singolarmente come richiesto.)
(Procediamo ora alla sezione successiva richiesta, riguardante cosa visitare a Siena e dintorni, mantenendo la coerenza con il resto del documento.)
Cosa visitare a Siena e nei dintorni
Dopo aver esplorato la ricchissima storia contradaiola, meritano certamente attenzione anche i tesori artistici e paesaggistici che Siena e i suoi dintorni offrono al visitatore. L’Hotel Minerva, con la sua posizione centrale, vi permette di raggiungere comodamente a piedi la maggior parte delle attrazioni cittadine, e funge anche da ottimo punto di partenza per escursioni giornaliere fuori porta. Ecco una guida su cosa non perdere:
I principali luoghi da vedere a Siena
- Piazza del Campo – Il cuore di Siena e teatro del Palio. Con la sua caratteristica forma a conchiglia a nove spicchi, è considerata una delle piazze medievali più belle del mondo . Sulla piazza si affacciano il gotico Palazzo Pubblico (sede del Museo Civico) e la Torre del Mangia, alta 87 metri: se ve la sentite, salite i suoi 400 scalini per godere di un panorama mozzafiato sui tetti e sulle colline senesi! In Piazza del Campo ammirate anche la Fonte Gaia, splendida fonte marmorea decorata da jacopo della Quercia (le copie, gli originali sono nel Museo di Santa Maria della Scala).
- Duomo di Siena (Cattedrale di Santa Maria Assunta) – Uno straordinario capolavoro di arte gotica italiana, con la facciata bianconera riccamente decorata e l’interno a bande bianche e nere. Da non perdere il pavimento intarsiato del Duomo, considerato il “più bello… grande e magnifico” pavimento che mai fosse stato fatto, ricco di simboli esoterici: viene scoperto solo in alcuni periodi dell’anno (generalmente in estate) . Visitate la Libreria Piccolomini affrescata dal Pinturicchio e, con un biglietto OPA Pass, salite sulla Porta del Cielo (i sottotetti del Duomo) per una vista ravvicinata dei mosaici e panoramica sulla città.
- Complesso di Santa Maria della Scala – Di fronte al Duomo si trova l’antico ospedale di Santa Maria della Scala, oggi museo polifunzionale. All’interno potete esplorare i freschi del Pellegrinaio, le cappelle, i tunnel scavati nel tufo e collezioni d’arte sacra. Una vera città nella città, che racconta secoli di assistenza ai poveri e ai pellegrini sulla Via Francigena.
- Basilica di San Domenico – Un’altra chiesa fondamentale: qui sono custodite importanti reliquie di Santa Caterina (la testa e un dito), e all’interno troverete opere di arte senese, tra cui il ritratto più attendibile della Santa dipinto da Andrea Vanni. La chiesa, austera in mattoni, domina dall’alto il rione dell’Oca.
- Santuario di Santa Caterina (Casa Santuario) – In Strada di Fontebranda, nel territorio dell’Oca, potrete visitare la casa natale di Santa Caterina, oggi santuario articolato su loggiati, chiesette e oratori che ricostruiscono i luoghi della vita della Santa (la cucina, la camera, ecc.). È un luogo suggestivo di spiritualità, immerso nel cuore della contrada dell’Oca.
- Loggia della Mercanzia e Banchi di Sopra – Passeggiando in Via Banchi di Sopra (il “Corso” di Siena) incontrerete la Loggia della Mercanzia, elegante loggiato rinascimentale dove sedevano le autorità mercantili. Questo è il salotto buono della città, con caffè storici e negozi. Poco oltre, in Piazza Salimbeni, ammirate il severo Palazzo Salimbeni (sede del Monte dei Paschi, una delle banche più antiche del mondo).
- Pinacoteca Nazionale – Se amate l’arte gotica e rinascimentale, questo museo (in Via San Pietro) è tappa obbligata. Raccoglie la più completa collezione di pittura senese dal XIII al XVI secolo: da Duccio di Buoninsegna ai Lorenzetti, da Simone Martini a Sano di Pietro. Potrete comprendere l’evoluzione della “Scuola Senese” ammirando fondi oro e polittici maestosi.
- Fortezza Medicea – Una passeggiata nella verde Fortezza Medicea (fortezza di Santa Barbara) vi rigenererà. Costruita da Cosimo I de’ Medici nel 1560 circa , oggi ospita giardini pubblici, un’enoteca nei bastioni e spesso eventi culturali e musicali. Dai bastioni si gode un bel panorama sul centro storico, Duomo incluso, e sui colli circostanti.
- Orto de’ Pecci – Un piccolo paradiso rurale a due passi da Piazza del Campo: scendete da Porta Giustizia verso l’Orto de’ Pecci, un’area verde coltivata a orti e frutteti, con anche un ristoro. Qui sembra di stare in campagna pur essendo sotto Torre del Mangia! Ideale per famiglie (ci sono anche animali da fattoria) e per un momento di relax.
Idee per escursioni nei dintorni di Siena
Siena, oltre alle proprie meraviglie, è circondata da luoghi di grande interesse raggiungibili comodamente in auto, bus o tramite tour organizzati (lo staff dell’Hotel Minerva sarà lieto di aiutarvi con le prenotazioni). Eccone alcuni:
- San Gimignano – A circa 45 km da Siena, si trova l’incantevole borgo medievale famoso per le torri. Chiamata la “Manhattan del Medioevo”, San Gimignano svetta con le sue torri gentilizie ed è Patrimonio UNESCO. Da provare il vino bianco Vernaccia locale e i sapori toscani nelle taverne del centro storico .
- Monteriggioni – A 20 minuti di auto verso nord, questo borgo fortificato citato da Dante nella Divina Commedia vi farà fare un salto nel Medioevo. Cinto da mura circolari intatte con 14 torri, Monteriggioni si visita in un paio d’ore: passeggiate sulle mura e gustate un pranzo toscano nella piazzetta centrale.
- Chianti Classico – Le colline del Chianti, a nord di Siena, offrono paesaggi da cartolina tra vigneti, borghi e castelli. Panzano, Radda, Gaiole sono alcuni dei paesi pittoreschi. Potete prenotare un wine tour per degustare Chianti Classico direttamente nelle cantine e fattorie, come quelle di Castellina o presso il Castello di Brolio, storica cantina del Barone Ricasoli . Rientrerete con qualche bottiglia pregiata e ricordi indimenticabili di filari e profumo di mosto.
- Montalcino e la Val d’Orcia – A circa 40 km a sud di Siena si apre la splendida Val d’Orcia, anch’essa Patrimonio UNESCO, con colline sinuose e cipressi iconici. Montalcino è patria del Brunello, vino rosso famosissimo: il borgo offre cantine per degustazioni e una fortezza trecentesca panoramica. Nei dintorni, Pienza vi incanterà con le sue vie rinascimentali (e il formaggio pecorino di Pienza da assaggiare!), mentre Bagno Vignoni vi sorprenderà con la sua piazza occupata da una vasca termale fumante.
- Abbazia di San Galgano – A circa 30 km ad ovest di Siena, vicino a Chiusdino, sorge l’affascinante abbazia gotica senza tetto di San Galgano: un luogo mistico e fotografatissimo, soprattutto al tramonto quando il cielo fa da “soffitto” stellato alla navata. A pochi passi dall’abbazia, su una collina, visitate l’Eremo di Montesiepi dove è conservata la leggendaria Spada nella Roccia di San Galgano (una spada realmente infissa nella pietra dal santo eremita nel 1180 circa). È un’escursione perfetta per mezza giornata, tra storia e leggenda.
- Arezzo, Firenze, Pisa – Se vi fermate più giorni, con un’ora circa di treno o auto potete raggiungere anche città maggiori: Firenze (70 km) non ha bisogno di presentazioni, Arezzo (60 km) offre un centro storico magnifico con affreschi di Piero della Francesca, e Pisa (120 km) con la sua Torre Pendente è un altro gioiello toscano. Siena è ben collegata tramite bus rapidi (ad es. per Firenze con il servizio Siena Mobilità in 1h15).
Come vedete, Siena e dintorni non deludono mai: arte, enogastronomia, paesaggi mozzafiato – ce n’è per tutti i gusti. Dopo aver vissuto le emozioni del Palio e delle contrade, potrete completare l’esperienza senese esplorando le colline circostanti e i borghi dal fascino senza tempo. E al rientro dalle vostre escursioni, l’Hotel Minerva vi aspetterà per farvi sentire di nuovo “a casa vostra” a Siena, magari rilassandovi nel suo giardino panoramico con un calice di Chianti in mano e negli occhi ancora la bellezza di questa terra straordinaria. Buon viaggio a Siena!
